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| UNA GRADITA VISITA

 

 

  S.E. Mons. MORETTI

 Assistente Ecclesiastico Nazionale

 

 

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Mons. Mercati saluta la venuta di S.E. Mons. Luigi Moretti, nostro Assistente Ecclesiastico nazionale, per aver chiesto questo incontro che vuole rappresentare la visita del Pastore per trattare ed accogliere proposte fattive. Tra di esse non può mancare la formazione spirituale per avere nel cuore la persona di Cristo, figura che dobbiamo vedere nei nostri fratelli.

 

Mons. Moretti porge il suo carissimo saluto e si dichiara contento di essere qui, a Bologna, per incontrare gli amici della Sezione Emiliano — Romagnola e, prosegue: "per confrontare e condividere con voi la vita della nostra associazione, che vive nell'esperienza di tante persone che dedicano vita ed entusiasmo. Farò considerazioni di esperienza parlando con chi condivide le responsabilità nell'Unitalsi. Vorrei riflettere insieme ed interloquire su cosa significhi oggi vivere un'esperienza associativa come la nostra. Diverso è portare una divisa dal portarla con delle responsabilità. Abbiamo riconsiderato il nostro modo di essere, le nostre esperienze e abbiamo riletto il patrimonio passato per renderlo attuale. Siamo diventati una Associazione pubblica di fedeli, cioè ecclesiale. La nostra realtà si radica dentro l'esperienza della Chiesa. Chi entra nell'Unitalsi, sceglie due volte: l'essere cristiano e cercare aiuto per vivere meglio l'esperienza della crescita nella vita cristiana con una carità che si manifesta nell'attenzione ai più deboli. Si è istituita la Giornata dell'Adesione per far sì che chi partecipa oggi deve dare un'adesione esplicita e rinnovata ogni anno ed abbia il senso dell'appartenenza alla vita associativa sapendo cosa si sceglie e ritrovandosi assieme agli altri per vivere una attenzione particolare alla vita di carità. Tutto ciò deve far aiutare le persone a vivere questa esperienza vera. La responsabilità di garantire tutto ciò è di tutti coloro che hanno delle responsabilità, non solo di noi sacerdoti, l'Unitalsi non è clericale ma laicale. L'autenticità dell'identità dell'Associazione siete voi, non noi Assistenti di ogni livello. Il corso di formazione non è per complicarvi la vita, ma per darvi un minimo di strumenti e di possibilità per farvi vivere bene questa opportunità. Il compito di noi sacerdoti è molto più importante, dobbiamo aiutarvi a diventare quello che dovete essere. È questa la grande sfida che farà sì di rendere l'Unitalsi credibile e utile. Non è semplice e non è facile, aiutiamoci ad essere tutto questo! Non dobbiamo essere perfetti, ma dobbiamo sapere dove andare, all'interno del progetto che stiamo realizzando. La nostra esperienza associativa, ecclesiale, come tale ha il suo elemento decisivo nella comunione. (Gesù nel Cenacolo chiede agli Apostoli che siano una cosa sola). Dobbiamo pertanto essere unitari, seppur con le varie specificità regionali! Siamo quindi parte di un corpo unico; non esistono 20 Unitalsi, ma una sola! Non essere solo semplici esecutori passivi, ma far sì che diventi patrimonio di tutti. Dobbiamo aiutarci a far crescere la prospettiva sempre più adeguata alle aspettative della Chiesa, ma sempre dentro l'Unitalsi. Non dobbiamo rappresentare un circolo chiuso; questo vale per tutti: Sottosezioni, Sezioni e Presidenza Nazionale!

Una esperienza uguale per tutti, anche se con sensibilità diverse e senza sacrificare la creatività arrivando ad una esperienza di fraternità e condivisione del servizio. Il mio incontro con voi Unitalsiani è stato un dono di Dio e lo ringrazio per questa chiamata; dal di fuori, non conoscendovi prima, ho potuto cogliere tutte le esperienze ricche e straordinarie. All'Unitalsi si può arrivare in tanti modi, ma chi è responsabile deve favorire il vivere dentro questa esperienza. Abbiamo un ruolo decisivo ed importante: dobbiamo riuscire a creare le condizioni per una forte spiritualità e curarne molto il senso (senza di me non potete fare nulla, dice Gesù). Dobbiamo attingere a questa sorgente vera e crescere il livello di questa attenzione spirituale."

 

Mons. Moretti, ha poi proseguito affermando che, pur essendo giuridicamente divenuti una Onlus, non dobbiamo però fermarci ad essere solo scuola di solidarietà. "Non solidali, ma caritatevoli. Devo cercare e servire l'altro perchè così servo Cristo, non perchè è cosa bella e buona. Se non amiamo più il Signore, faremo sicuramente cose belle, ma diverse! Aiutiamoci a scaldare il cuore dell'Associazione, facendo in modo che tutti i responsabili si abituino a parlare di Gesù Cristo per condividere quello di bello che Gesù fa in noi. Gli altri strumenti della vita e della società sono necessari, ma noi dobbiamo avere un'anima pastorale; guai a noi se la perdiamo e se non riusciamo ad andare oltre la solidarietà per vivere la carità: dobbiamo sempre vedere Cristo nel nostro prossimo! Ricordo un'affermazione del Santo Padre: passare dalla collaborazione alla corresponsabilità; è questo il volto nuovo della Chiesa e dell'Unitalsi: muoversi in una logica completamente diversa. Ecco allora che la formazione ci aiuta a conoscere per condividere questo cammino; non scaricate la Croce, ma prendetela!

La Chiesa ci chiede di essere un'esperienza che diventi testimonianza della Chiesa stessa, per renderne visibile e credibile il volto. Siamo chiamati a vivere una dimensione di missionarietà, cioè aiutare a far vivere agli altri l'incontro con il Signore.

Il pellegrinaggio è esperienza di Fede.

Non dobbiamo mai snaturarci; dobbiamo mantenere il nostro senso di identità e specificità, ma all'interno dell'esperienza della Chiesa. Per far questo l’unitalsiano deve incarnarsi nella realtà delle parrocchie, attuare un legame vero con il Vescovo e i parroci, far parte dei consigli pastorali e delle consulte per poter vivere un cammino di Chiesa comune. Il proporsi deve essere senza pretese, ma per mettersi a servizio; cerchiamo di essere anzitutto credibili, cioè servi che credono nel servizio: verità che si impone e non deve essere dimostrata. La gente si accorgerà così dell'Unitalsi: se esprimiamo le nostre grandi possibilità!"

 

A questo punto, Mons. Moretti ha affrontato il problema dei giovani, dal momento che nel pomeriggio si sarebbe poi recato a Forlì per il loro incontro regionale, affermando che sta crescendo un movimento straordinario di giovani, che va aiutato a crescere! "Dobbiamo essere, per loro, una scuola di vita ed aiutarli a capire che fanno parte di un'unità più grande. Siracusa, con il convegno nazionale, è stata un'esperienza magnifica. Il nostro compito è quello di creare e favorire la crescita di persone che dovranno poi assicurarsi le responsabilità all'interno dell'Associazione.

Il limite dei due mandati per le cariche Sezionali e Sottosezionali è stato introdotto proprio per dare spazio a tutti; non arrocchiamoci su noi stessi! È importante guardare avanti con fiducia: siamo Unitalsi oggi, nel nostro tempo! Non dobbiamo pensare sempre al passato, ma nemmeno fare fughe in avanti. Amiamo l'oggi che viviamo. Parlate sì delle questioni tecniche, ma anche di quello che siamo per essere credibili a tutti i livelli, con un'organizzazione trasparente".

 

Mons. Moretti ha concluso il suo intervento ricordando le parole di Gesù: "A chi è stato dato di più, sarà chiesto di più". Abbiamo una grande opportunità, ma anche una grande responsabilità! Il tempo è tiranno ed essendo in programma la celebrazione della Santa Messa in Santuario, rimane poco spazio per eventuali domande o repliche.

 

Il Consigliere regionale aggiunto Belosi si lamenta degli Assistenti che dovrebbero fare formazione ai responsabili delle proprie Sottosezioni per renderli in grado di rispondere anche ai quesiti posti dai malati e dai disabili, ai quali non si riesce sempre a dare una risposta pronta ed esauriente.

Mons. Moretti risponde che gli Assistenti non devono far mancare quello di cui si ha diritto e che devono aiutare anche loro in questa crescita. È pertanto necessario sollecitare e stimolare gli Assistenti di Sottosezione ad occuparsene meglio.

 

Don Baldazzi, Assistente della Sottosezione di Cesena, ringrazia per il richiamo fatto agli Assistenti ed afferma quanto sia faticoso, all'interno dell'Unitalsi e della Chiesa, rendere evidente il discorso di Cristo nella morale familiare e sacramentale.

Gli risponde Mons. Moretti che si appartiene alla Chiesa per il battesimo; ci si deve sforzare ad aiutare le persone che vivono queste difficoltà a farle sentire Chiesa e non abbandonarle. Non è giusto ridurre il problema semplicemente al discorso di consentire o meno la comunione con l'ostia consacrata. È una banalizzazione del problema e ricorda che chi si accosta all'ostia in maniera indegna, è condannato. Il compito, anche dell'unitalsiano, è quello di non sbattere la porta in faccia a nessuno e di aiutare a trovare il senso della verità con cui ci si rapporta a Dio che è il Dio della misericordia. Il Signore dice: "non giudicate!" l'Unitalsi non deve essere una strada chiusa per nessuno.

 

Riprende la parola Mons. Mercati ringraziando Mons. Moretti per il suo discorso e nel ringraziare i convenuti, ricorda loro di far tesoro delle parole ascoltate.

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