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| I TRENI DI LOURDES
Storia dei "treni bianchi" dell'unitalsi

Maurizio Panconesi






















L’attuale sigla “Unitalsi” rappresenta, come sappiamo, l’acronimo di “Unione Nazionale italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali”, riportando in essa il fine ultimo che si è da sempre prefissa fin dalla sua prima dizione, quella storica di “Unione per il Trasporto dei Malati Poveri a Lourdes”, successivamente poi variata più volte negli anni fino a quella attuale. Se molto si conosce delle vicende della nostra Associazione, poco o nulla invece è stato detto dello strumento tramite il quale, per decenni, i pellegrinaggi sono stati resi possibili: il treno. Queste poche pagine, pur nella loro limitata estensione, desiderano esporre in quali condizioni si viaggiava nei decenni scorsi e quali siano stati i mezzi grazie ai quali migliaia di pellegrini, fin dalle origini, nel corso di ormai un secolo, hanno potuto raggiungere dall’Italia i grandi santuari di Lourdes, Fatima, Banneux e Loreto.
La storia dei pellegrinaggi di massa, specie verso il grande Santuario mariano francese, coincide in pratica con l’evoluzione dei treni che li hanno resi possibili: prima del 1870, sarebbe infatti stato impensabile trasportare per via stradale centinaia di persone ed ammalati verso una meta così lontana servendosi dei lenti veicoli a trazione animale e delle vie di comunicazione assai carenti dell’epoca: soltanto con il ricorso al treno ed alle sue grandi possibilità di un più agevole trasporto (sia in termini quantitativi che qualitativi e di velocità) si poté pensare a realizzare “grandi pellegrinaggi collettivi” che consentissero ai pellegrini, provenienti da una stessa regione, di effettuare insieme il viaggio, restando uniti dal momento della partenza a quello del ritorno a casa.
La storia dei treni bianchi per Lourdes (ed in seguito, anche per Loreto, Fatima e Banneux) è la storia stessa di un’innovazione tecnica — il treno — messa in questo caso al servizio del dolore e della fede. Il primo, storico pellegrinaggio ufficiale a Lourdes dall’Italia per ferrovia, ebbe luogo nel giugno 1875, seguito da altri tre, rispettivamente nei mesi di settembre degli anni 1876, 1877 e 1878, tutti a quell’epoca organizzati dalla Società della Gioventù Cattolica Italiana. Il secondo ed il terzo pellegrinaggio in particolare, furono effettuati per accompagnare l’offerta alla statua della Vergine di Lourdes, da parte dell’allora Pontefice Pio IX (che aveva decretato, nel 1854, il dogma dell’ Immacolata concezione di Maria) della Palma d’oro e della Rosa d’oro, la prima - arricchita di smeraldi e diamanti - a simbolo della lotta e delle conseguita vittoria sul male, la seconda a rappresentare un reverente omaggio di affetto filiale. Particolarmente numeroso si rivelò il terzo pellegrinaggio, che giunse a Lourdes il 15 settembre 1877: ad esso parteciparono rappresentanze delle maggiori città italiane come Torino, Milano, Bologna, Roma e Napoli; alle ore quattordici del successivo 16 settembre, si tenne la commovente offerta della Rosa d’oro inviata da Pio IX alla statua della Madonna, nella Grotta di Massabielle, al termine di un’imponente processione che aveva avuto inizio nella basilica. Ma purtuttavia, il ricorso al mezzo su rotaia è stata un’idea che si è sviluppata soprattutto nel Novecento. Nel secolo precedente infatti, pur con i viaggi sopra citati - che avevano avuto però per protagonisti semplici pellegrini e persone generalmente autosufficienti - non esisteva ancora il concetto del trasporto in treno degli infermi; la stessa disastrosa situazione a seguito delle sanguinose campagne risorgimentali, ne era stata la prova: appena pochi anni prima infatti, le migliaia di feriti di Solferino e San Martino, frutto delle campagne del 1859, abbandonati per giorni nel fango delle colline teatro degli scontri tra Franco-Piemontesi ed Austriaci, erano la triste (ed allora ricorrente) realtà che avrebbe ispirato a Henri Dunant la creazione di quella mirabile Istituzione che poi prenderà il nome di Croce Rossa Internazionale. In circostanze come quelle, le precarie condizioni dei feriti erano aggravate dal consueto ricorso per il loro trasporto (normale per l’epoca) ai carri bestiame, dotati di pagliericci sul pavimento! L’idea di realizzare dei rotabili ferroviari atti al trasporto (più veloce e confortevole) dei feriti e degli ammalati in genere, si deve purtroppo far risalire a quelle tristi realtà belliche ed alle elevate percentuali di perdite che tali primi, rudimentali sistemi di trasporto solitamente comportavano. Ma il passaggio a soluzioni più “umane” ed igienicamente adeguate, non fu così veloce: per diversi decenni ancora, si continuò a far ricorso per il trasporto dei feriti ai carri stradali, divenuti poi vagoni merci per il bestiame (i famosi carri detti “da cavalli 8, uomini 40” per designarne cinicamente la capacità) giungendo fin alle soglie della Grande Guerra. Tuttavia esistevano già, nella seconda metà dell’Ottocento, vetture particolari “per il trasporto ammalati”, seppur in numero esiguo e di uso specifico: si trattava, in realtà, di pochissime unità, dotate di uno o due posti letto, che le compagnie ferroviarie dell’epoca “noleggiavano” a ricchi benestanti desiderosi di spostarsi senza rinunciare alla benché minima comodità, avendo quindi a disposizione un intero vagone comprensivo della relativa camera da letto, locale per la servitù di accompagnamento, e servizi: rappresentava, in sostanza, una soluzione assai più raffinata (e costosa) rispetto a quella consentita dagli allora già esistenti “vagoni-letto” nei quali al viaggiatore era assegnata una brandina collocata in uno spazio assai ristretto, spesso condiviso (come oggi) con altri, due o tre passeggeri. Grazie a vecchi documenti, possiamo oggi risalire a quella che fu la prima “vettura per il trasporto ammalati” che corse sui binari italiani: era la “AB 138”, appartenuta verso il 1870 alla Società delle Strade Ferrate Romane, un rotabile però non di quegli anni ma derivante a sua volta dalla trasformazione di una precedente carrozza viaggiatori realizzata circa vent’anni prima, nel 1848, dal costruttore inglese Wright per la Società della Strada Ferrata Leopolda (una delle prime società ferroviarie toscane che gestiva la linea da Firenze a Pisa); la vettura era assai simile a quella riportata nel disegno che accompagna il testo, con un compartimento dotato di un solo letto destinato all’infermo, uno per il personale di assistenza, ed un locale - toilette, una “comodità” quest’ultima non da poco poiché — lo ricordiamo - i servizi igienici furono assenti a bordo dei convogli fino alle soglie del Novecento (...occorreva infatti scendere dal treno durante le fermate ed usufruire dei servizi delle stazioni ... o salire su appositi bagagliai, agganciati allo stesso treno, destinati a tale scopo!) Il tipo di vettura citato tuttavia, era più assimilabile ad una cosiddetta carrozza-salone dell’epoca che ad una normale carrozza viaggiatori, proprio per quelle caratteristiche di lusso ed esclusività che la contraddistinguevano. Negli anni successivi, intorno al 1880, apparvero lungo le ferrovie italiane altre due carrozze per ammalati, costruite dallo stabilimento di Felice Grondona per la Società delle Strade Ferrate dell’Alta Italia, rotabili che vennero contraddistinti dai numeri 2.823 e 2.824, passando poi nel 1887 alla Rete Mediterranea con i numeri 10 ed 11. Con il 1905 e l’avvento delle nuove Ferrovie dello Stato, la nuova gestione statale acquisì le precedenti due vetture della Società Mediterranea e le altrettante della Società Adriatica, adibendo negli anni successivi, per Io specifico trasporto ammalati, varie altre carrozze provenienti da precedenti destinazioni d’uso: per questo, le FS procedettero nel 1914 alla ricostruzione di 2 preesistenti vetture, trasformando poi anche una vettura austriaca di preda bellica e, nel 1933, altre 2 ex carrozze-salone. Si trattò, come comprensibile, di adattamenti operati di volta in volta onde incrementare un (limitato) parco di rotabili destinati a tale uso, dando vita tuttavia ad una serie di mezzi assai eterogenea e con conseguenti problemi di compatibilità; gran parte infatti delle prime carrozze destinate ad entrare in composizione ai treni verso Lourdes organizzati fin dal 1905 da parte dell’allora Unione Trasporto degli Ammalati Poveri a Lourdes, vennero tratte dall’ordinario servizio viaggiatori, venendo di volta in volta “adattate” al trasporto degli ammalati in virtù o meno della predisposizione di cui avevano beneficiato in sede di progetto e di costruzione. Seguirono altri viaggi, via via con sempre maggior partecipazione: rimase memorabile il primo Pellegrinaggio Nazionale del 1908, effettuato in occasione del cinquantenario delle Apparizioni che vide il trasporto di 70 infermi, e quello del 1911 che fu attuato trasportando per la prima volta gli ammalati a bordo di vagoni con letti. Nel 1913 poi, “storico” e rimasto negli “annali”, fu il viaggio verso Lourdes guidato dall’allora cardinale di Bologna Giacomo Della Chiesa (poi Papa Benedetto XV) con al seguito 250 persone (di cui 5 inferme) in un Pellegrinaggio Nazionale, effettuato con 8 treni ed a cui aderirono nel complesso oltre 2.500 pellegrini e 112 infermi provenienti da tutta l’Italia. Ricordiamo inoltre, per inciso, che nel frattempo, nel 1909 era iniziata l’attività della Sezione Emiliana dell ‘Unitalsi. Specie nei primi anni, per i pellegrinaggi si dovette spesso ricorrere ad adattamenti di vetture viaggiatori non realizzate per tale particolare utilizzo; si continuò così ad effettuare pellegrinaggi facendo ricorso a carrozze non strutturate per tale scopo, con i conseguenti problemi e difficoltà di ordine pratico che ne derivavano. Procedeva intanto, anno dopo anno, l’incremento dei fedeli che desideravano raggiungere il grande Santuario mariano francese a bordo dei nostri treni: furono 1.000 i pellegrini e 110 gli ammalati trasportati nel 1921, in uno dei primi anni dopo la triste parentesi della Grande Guerra.
Finalmente, tra il 1935 ed il 1942, alcune carrozze del gruppo “Cz 36.000” vennero trasformate dalle FS per costituire dei “treni — ospedale” consentendovi la collocazione all’interno di 32 barelle; terminato anche il secondo conflitto, gran parte delle vetture furono riconvertite, lasciando soltanto 10 unità nell’allestimento tipo “treno — ospedale” con destinazione i treni per Lourdes e Loreto contrassegnandole, quale segno esteriore di distinzione dalle altre carrozze dello stesso gruppo, con grandi croci rosse in un circolo bianco, collocate sia sulle fiancate che sul tetto, mantenendo in pratica la caratterizzazione che esse possedevano in tempo di guerra. La scelta cadde ancora sui vagoni “Cz 36000”, definiti all’epoca “centoporte” (così chiamati per il fatto di essere provvisti di un elevato numero di sportelli che davano accesso, lateralmente, ai singoli scompartimenti) in considerazione della possibilità che questi mezzi avevano di rendere più agevole il carico di infermi tramite l’apertura di una seconda anta, già esistente ma solitamente mantenuta chiusa nel normale esercizio, onde facilitare il passaggio delle barelle con feriti od ammalati, anta mobile progettata appositamente per l’impiego dei rotabili in periodo bellico. Inizialmente queste vetture furono assegnate alla Stazione di Roma Ostiense, venendo utilizzate in composizione ad altre carrozze solo in occasione di pellegrinaggi verso Lourdes: a tale fine, vennero abilitate anche alla circolazione internazionale mediante particolari accordi. A seguito dell’invasione dell’Etiopia da parte dell’Italia e delle conseguenti sanzioni ad opera della comunità internazionale, i viaggi con destinazione Lourdes subirono le prime limitazioni, venendo cancellati molti pellegrinaggi fin dal novembre 1935; tale situazione si protrasse per alcuni anni, provocando non poche difficoltà organizzative e portando nel 1939 al definitivo abbandono di Lourdes quale meta dei nostri itinerari di fede. Con la progressiva riduzione dei viaggi verso la Francia, venne introdotta Loreto quale meta alternativa: con il primo pellegrinaggio del maggio 1936, recante 230 ammalati, venne sancita l’elezione del Santuario marchigiano quale polo cui fare capo per i pellegrinaggi nazionali; in considerazione dell’introduzione della nuova destinazione di pellegrinaggi, la sigla nata “per il trasporto dei malati poveri a Lourdes”, subi sce una modifica con l’aggiunta della dizione “e ai Santuari Mariani d’Italia”.
Proprio in vista di questo, la nostra Associazione, insieme con il “Comitato pro Palestina e Lourdes”, avevano iniziato, fin dal gennaio 1936, a prendere contatti con la Direzione del Santuario di Loreto onde farne una delle mete preferenziali dei propri viaggi in treno con pellegrini ed ammalati. Con il passaggio della guerra e la risalita del fronte lungo la Penisola, a partire dal settembre 1943 anche tale attività dovette essere sospesa: riprese però immediatamente terminate le ostilità, dal settembre 1946, con i viaggi verso la cara ed amata Loreto; per raggiungere Lourdes invece, sarebbe stato necessario attendere ancora un anno , fino al primo pellegrinaggio postbellico effettuato dal 28 agosto al 2 settembre 1947 con due treni, l’uno proveniente dal Nord Italia, l’altro dal Centro-Sud, recanti a bordo centinaia di sorelle, barellieri ed ammalati che desideravano anche dimenticare le tante miserie e lutti retaggio dei precedenti anni di guerra.I treni bianchi ripresero quindi la strada verso Loreto trasportandovi già, nel 1946, quasi 5.000 tra pellegrini ed ammalati. Il numero dei fedeli crebbe poi anno dopo anno, richiedendo già nel 1954 l’effettuazione di ben 30 treni diretti a Loreto e 31 verso Lourdes. Tra le date più significative, restò però quella storica del 1958, con i numerosi viaggi compiuti dalle varie regioni italiane verso la meta pirenaica: anche chi scrive, pur essendo allora soltanto un bambino, ricorda ancora con nostalgia quei giorni memorabili in cui vi partecipò con il nutrito Pellegrinaggio marchigiano guidato dai vescovi delle varie diocesi; in quell’anno, nostri 61 treni bianchi portarono fino alla Grotta di Massabielle quasi 45.000 persone. Gli anni che seguirono, mostrarono un costante incremento del numero dei viaggi, raggiungendo nel 1978 i 76 treni per Lourdes ed i 32 per Loreto, passati poi ai 116 e 36 rispettivamente degli ultimi anni; nel 2002 poi, si è raggiunta un’altra tappa epocale: l’inizio del trasporto in aereo verso la meta pirenaica, un evento che, se per alcuni “ha sottratto” una parte del fascino e della “preparazione” fino ad oggi posseduti dai lunghi, viaggi in treno, dall’altro ha indubbiamente contribuito ad alleviare fatiche e problemi, specie per quegli ammalati più bisognosi di cure ed assistenza. Ritornando alle vicende dei mezzi utilizzati per i pellegrinaggi, le vecchie “centoporte”, grazie alle quali furono trasportati migliaia di infermi nel corso di quasi mezzo secolo, restarono in servizio fino al 1981 quando furono sostituite da 10 modernissime carrozze SOCIMI che assunsero la marcatura “BMz” (successivamente divenute “BM”); i nuovi mezzi, definiti nel gergo unitalsiano come “vetture barellato”, oltre a possedere una maggiore capacità potendo accogliere 36 barelle contro le precedenti 32 in virtù della loro maggiore lunghezza (26 mt. contro i 18 delle “centoporte”), potevano entrare in composizione a treni abilitati alla velocità massima di 160 km/orari contro i precedenti 120 consentiti dalle vecchie “centoporte Cz 36.000”.
Tali nuovi rotabili si distinguevano da ogni altro, proprio per il fatto di essere stati progettati appositamente per il trasporto degli ammalati, beneficiando per questo di particolari predisposizioni che ne rendevano più razionale l’utilizzo; pur ispirandosi alle già esistenti vetture del tipo “X”, disponevano infatti di una cassa con diverse differenziazioni, come la larga porta centrale ad ante ripiegabili per consentire l’incarrozzamento più agevole di lettini e barelle, i due vani unici sui due lati destinati ad accogliere, su due ordini di altezze, i lettini degli infermi, ed i due ambienti alle estremità per i servizi ed il guardaroba.
Anche su di esse non fu più presente sul tetto la “croce rossa”, retaggio dell’utilizzo “bellico”, mentre il simbolo venne ancora riportato sulle fiancate ad attestarne la specifica destinazione. Delle vecchie, gloriose ma assai scomode “centoporte”, protagoniste di tanti, lunghi viaggi della speranza, quattro unità vennero subito demolite nello stesso anno 1981, seguite dall’accantonamento a Roma Ostiense delle restanti sei, con la loro successiva demolizione nel 1987. Nel 2003 infine, in un più ampio piano di creazione di un parco di vagoni destinati ai treni diretti a Lourdes e Fatima da ogni sede regionale, le Ferrovie dello Stato adattarono 90 carrozze-cuccette di Il classe al fine di renderle disponibili per il servizio dell’Unitalsi: la trasformazione venne effettuata dalle Officine FERVBT di Castelfranco Veneto, da quelle Magliola di Santhià, dalle RSI di Roma e dalle Officine Veronesi. Le nuove vetture sono andate a costituire 10 convogli - standard, composti da 9 carrozze di tale tipo più 1, la “BM” (barellato), destinata ad accogliere i malati più gravi non autosufficienti; le modifiche hanno comportato anche l’installazione di un impianto di condizionamento sulla “BM”, il rifacimento della tappezzeria in colore blu e la sostituzione delle precedenti porte a battente con altre “a libro” per un più agevole accesso degli ammalati. Infine una notizia dell’ultima ora: la Società Corifer ha allo studio la costruzione di un nuovo tipo di carrozza destinata all’Unitalsi, abilitata per una velocità massima di 200 km. l’ora, realizzata a 2 piani e dotata di 8 letti per gli infermi più gravi oltre che di 56 poltroncine reclinabili con un’angolazione massima di 30° per consentire il riposo degli occupanti.

immagini


la grotta di lourdes nel 1903, anno di nascita dell'unitalsi

la stazione di lourdes negli anni '900

arrivo di convogli alla stazione di lourdes negli anni '900


la vettura trasporto ammalati della società mediterranea


carrozza centoporte FS nel progetto originale nel 1905


treno unitalsi con carrozze centoporte, anni '50


partenza da bologna centrale, anni '30


interno con lettino di una vettura centoporte, anni '30


l'allestimento delle vetture tipo 36.000 con 32 barelle con ordine sfalsato


l'allestimento delle vetture tipo 36.000 con 24 barelle su due livelli


interno vettura centoporte adibita a barellato, anni 50


scarico di infermi su una vettura tipo 36.000, anni 50


il primo treno unitalsi giunto a loreto nel 1936

i barellieri del primo pellegrinaggio a loreto 8 maggio 1936


loreto 1936, ritorno a casa del primo pellegrinaggio

partenza da loretol di un treno unitalsi, anni '40

lourdes anni '30, dame appena scese da un treno bianco

tanto entusiasmo... in terza classe per una partenza negli anni '50

le nuove carrozze SOGIMI assegnate dal 1981 all'unitalsi per il trasporto degli ammalati


lourdes arrivo convogli ai primi del '900

Relativamente alla storia dei pellegrinaggi effettuati dall'Unitalsi, Associazione nata come sappiamo nel 1903, i primi viaggi furono già effettuati negli anni immediatamente successivi a tale data: in particolare, desideriamo ricordare il primo pellegrinaggio compiuto dall'Emilia-Romagna, effettuato dal 5 al 13 agosto 1913.

I dati riportati sono stati tratti dalla relazione lasciataci da Mons. Pranzini, che visse personalmente quella prima esperienza insieme a 6 ammalati, nel contesto della più ampia partecipazione di 270 pellegrini emiliani e 2.250 da tutta l’Italia; si trattò del primo viaggio dalla nostra Regione e del decimo in assoluto organizzato dalla nostra Associazione dalla data della sua fondazione.
Il treno partì alle ore 11 del 5 agosto dalla Stazione di Bologna: era guidato spiritualmente dall’Arcivescovo del Capoluogo emiliano, Mons. Della Chiesa. Quando pellegrini, barellieri ed ammalati giunsero sul marciapiede della stazione, era già pronto in attesa un lungo convoglio, recante su ogni sportello il numero dello scompartimento assegnato a ciascun gruppo di partecipanti; preso posto a bordo non senza un po’ di smarrimento (...per i più, questo costituiva il primo viaggio su un treno!) il lunghissimo convoglio, sbuffando, si allontanò lentamente dalla tettoia della stazione sotto una grande nuvola di fumo e vapore: lasciando la lanterna di San Luca sempre più all’orizzonte, mentre nelle carrozze del convoglio echeggiavano canti mariani, il treno effettuò poi altre fermate caricando infermi ed accompagnatori visibilmente commossi per questa loro prima esperienza verso Lourdes.
Ammalati e loro accompagnatori trascorsero la notte - come era uso allora - sotto la pensilina della stazione di Genova (...ben altra cosa quindi da quanto accade oggi!) mentre la Città era rischiarata da migliaia di luci, dalla parte alta fino al mare; giunti il mattino successivo a Ventimiglia, vi fu una lunga sosta per il controllo doganale e dei passaporti, provvedendo anche ad arretrare di un’ora gli orologi: qui venne effettuato il laborioso trasbordo degli ammalati - pellegrini e loro bagagli - su un treno francese: si ripartì alle 14,30, mentre Mons. Pranzini osservava nel suo diario di viaggio, non senza disappunto: “...le carrozze non sono più intercomunicanti come le nostre”.
Trascorsa la seconda notte a Montpellier, l’alba accolse il nostro treno in vista di Carcassonne, sotto un cielo plumbeo, denso di nuvole: si giunse poi a Tarbes, seppur con un po’ di ritardo, e poco dopo, dai finestrini si iniziò a scorgere in lontananza la croce in ferro del Pic Du Jer mentre, lungo la strada che fiancheggiava la linea, altri pellegrini in carovana rispondevano ai saluti di coloro che erano sul treno.
L’arrivo degli emiliani coincise con quello di molti altri fedeli giunti in quegli stessi giorni a Lourdes da altre provenienze, tanto che si contarono oltre 40.000 presenze. Scesi dal convoglio, infermi e loro accompagnatori attesero con emozione il momento di giungere fino alla Grotta anche se ormai era già notte ... questo non impedì loro la partecipazione alla processione dei flambeaux che illuminava a giorno l’Esplanade.
Trascorsi i tre giorni della permanenza nella Cittadina di Bernadette, la mattina dell’11 agosto giunse l’ora triste del ritorno, non senza aver reso un ultimo omaggio a Maria ed alla Grotta. Raggiunta Marsiglia ormai al crepuscolo e preso posto sulla funicolare, i pellegrini salirono fino al Santuario di NS. della Guardia (...quasi un “gemellaggio” - anche nel nome - con Bologna!) per partecipare alla funzione in programma; risaliti quindi sul convoglio, si arrivò in vista di Genova verso la mezzanotte.
E finalmente, seppur ancora nel buio, il primo treno dell’Unitalsi partito dalla terra emiliana fece ritorno nel Capoluogo; queste le parole che concludono quel memorabile viaggio negli appunti presi dal nostro illustre cronista: “
...Ecco il chiarore della Città! Fischia la vaporiera e, col ritardo di un’ora, entra nella tettoia sonante: il marciapiede è gremito dei nostri cari, è tutta una festa.
Cara coincidenza: nel giorno stesso, 13 agosto, in cui il nostro pellegrinaggio si compiva, a Roma, Bernadette Soubirous era dichiarata venerabile! Ora son passati parecchi giorni, ma Lourdes è sempre nel nostro pensiero, Lourdes è nel nostro cuore ... Lourdes è il sogno delle nostre notti!”
Così si concludeva - ed anche noi ci accingiamo a farlo - lo straordinario resoconto di Mons. Pranzini del primo pellegrinaggio emiliano compiuto ormai un secolo fa.

Il dato è stato tratto dalla mirabile opera di Enrico Lasserre: “Storia di Nostra Signora di Lourdes”, pubblicato nel 1878 nella sua edizione italiana e riproposto quest’anno dall’UNITALSI in una elegante ristampa anastatica. Al 1905 risale infatti il primo, storico pellegrinaggio organizzato dall’UNIT.ALSI, all’epoca U.N.T.M.A.L. — Unione Nazionale Trasporto Malati A Lourdes, a cui partecipò lo stesso fondatore già gravemente ammalato, Giovan Battista Tornassi, 2 assistenti, un piccolo gruppo di pellegrini e 9 ammalati (8 uomini ed 1 donna),

 

Il dato è stato tratto dalla mirabile opera di Enrico Lasserre: “Storia di Nostra Signora di Lourdes”, pubblicato nel 1878 nella sua edizione italiana e riproposto quest’anno dall’UNITALSI in una elegante ristampa anastatica. Al 1905 risale infatti il primo, storico pellegrinaggio organizzato dall’UNIT.ALSI, all’epoca U.N.T.M.A.L. — Unione Nazionale Trasporto Malati A Lourdes, a cui partecipò lo stesso  fondatore già gravemente ammalato, Giovan Battista Tornassi, 2 assistenti, un piccolo gruppo di pellegrini e 9 ammalati (8 uomini ed 1 donna) 

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