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Lourdes Giubileo 2008

CHIAVE 1, La vocazione di Bernardetta
CHIAVE 2, Il segno della roccia
CHIAVE 3, Il segno dell'acqua
CHIAVE 4, Il segno della luce
CHIAVE 5, Il segno delle folle
CHIAVE 6, Il segno "dell'altro mondo"
CHIAVE 7, Il segno della riconciliazione
Il 15O° anniversario delle Apparizioni ha dato vita a
numerose pubblicazioni: libri, canti, album, fumetti,
riviste. Quando l'anno si chiuderà, sarà interessante vedere
come viene presentato il Messaggio di Lourdes oggi,
all'inizio del terzo millennio. Questo Messaggio, per il suo
contenuto, è vicino al Vangelo. L'invito alla conversione ed
alla penitenza udito da Bernardetta segue le esortazioni di
Giovanni Battista e di Gesù stesso.
Ma la somiglianza tra il Messaggio di Lourdes ed il Vangelo
si avverte anche nel modo in cui, l'uno e l'altro, sono
stati espressi e si esprimono. Per i cristiani, il Vangelo
non può essere ridotto a valori umanistici divulgati da un
saggio chiamato Gesù. Il Vangelo è l'avvenimento della
salvezza che si attua nella vita, nella morte e nella
Resurrezione del Cristo che esprimono il loro senso
attraverso le sue parole. Ugualmente, il Messaggio di
Lourdes non può essere ridotto ad alcune parole della
Vergine riportate da Bernardetta. Il Messaggio è tutto ciò
che si è avverato tra l'11 febbraio ed il 16 luglio 1858. In
alcuni momenti le parole della Vergine illuminano il senso
di ciò che sta accadendo ma queste parole assumono un
significato solamente se illuminate dalle Scritture.
Così, nelle pagine che seguono, Fratel Jean Philippe Rey si
muove con disinvoltura tra il racconto di ciò che è
accaduto, i riferimenti alle Scritture e le parole della
Vergine. Ma Lourdes ha un altro discorso ancora, quello dei
segni, materiali e umani. È facile individuare a Lourdes il
ruolo dei quattro elementi, già distinti dai filosofi
dell'antica Grecia: il fuoco, l'acqua, l'aria e la terra. A
Lourdes, tutto comincia con un colpo di vento e la Signora
invita Bernadette dalla fenditura di una roccia.
L'universalità di questi simboli spiega, probabilmente, la
dimensione internazionale, interculturale, di Lourdes che
trova conferma nella diversità di pellegrini e visitatori
provenienti dai quattro angoli del mondo. Tra essi, i malati
hanno il primo posto, come nei Vangeli.
Sì, Lourdes è veramente un luogo evangelico!
Mons. Jacques Perrier,
vescovo di Tarbes e Lourdes
Stiamo per meditare con gioia e insieme, i Segni di Lourdes
ed il Messaggio della Signora. Conosciamo la storia di
Bernardetta e delle diciotto apparizioni. Con queste
riflessioni vorrei ravvivare semplicemente la nostra memoria
comune, la nostra devozione, il nostro affetto per la
ragazza col cappuccio bianco che ha visto l'Immacolata
Concezione ed il suo sorriso, che ha sentito la Signora
annunciare che, la strada che conduce della Terra al Cielo,
è aperta.
A Lourdes, in vista del viaggio celeste, Maria ci rivolge le
raccomandazioni che costituiscono ciò che viene chiamato il
Messaggio di Lourdes.
Non esistono scritti, ma sette frasi che contengono
l'autentica realtà delle apparizioni:
—
"Ciò che le
devo dire non è necessario scriverlo".
—
"Vuole avere
la grazia di venire qui per quindici giorni".
—
"Non le
prometto di renderla felice in questo mondo ma nell'altro".
—
"Penitenza.
Penitenza. Penitenza. Pregherà Dio per i peccatori. Vada a
baciare la terra per la conversione dei peccatori".
—
"Vada a bere
ed a lavarsi alla sorgente. Mangerà di questa erba".
—
"Vada a dire
ai sacerdoti che si venga qui in processione; che vi si
costruisca una cappella".
—
"Io sono
l'Immacolata Concezione".
Maria appare diciotto volte tra l'11 febbraio ed il 16
luglio 1858. Ogni apparizione dura dai dieci minuti ad
un'ora abbondante e noi ne abbiamo conservato solamente
sette frasi. La Signora si è adeguata a Bernardetta.
È solamente grazie ai testimoni che queste frasi sono giunte
sino a noi. Sono stati loro, infatti, a porre domande alla
veggente al termine della condizione di estasi.
Fratel Jean Philippe Rey,
domenicano, direttore dell'Hospitalité del Rosario
Chiave 1: LA
VOCAZIONE DI BERNARDETTA

La prima apparizione (11 febbraio 1858). Racconto
La mattina presto, la famiglia Soubirous si alza. Louise
batte le coperte per arieggiarle, le ragazze sistemano la
casa, compiono i gesti essenziali per sei persone che vivono
in un piccolo locale. François resta a letto. È senza lavoro
ed è ammalato. Verso le 11, mentre i bambini più piccoli
giocano in un angolo e le due più grandi filano la stoppa,
Louise vede che non c'è più legna. Ieri, prima dell'alba,
Louise e Toinette erano andate a cercarne e l'avevano
venduta, ci avevano ricavato sei soldi, grazie ai quali la
famiglia si era potuta nutrire quell'il febbraio 1858.
Bisogna andare a cercare altra legna, altrimenti domani non
ci sarà niente da mangiare. Toinette si prepara prima di
uscire al freddo. Arriva la sua amica Jeanne Abadie. Ha
undici anni e a quest'ora tiene il bimbo di una vicina.
Andare a cercare della legna? Buona idea. Decide di
accompagnare Toinette ed esce, il tempo di trovare un'altra
che si occupi del piccolo. Bernardetta ne approfitta per
ottenere l'autorizzazione di andare anche lei. La madre le
dice: “Se prendi
freddo, ti verrà la tosse e allora la prossima notte nessuno
dormirà nella camera...". Bernardetta promette di non
prendere freddo. Mette le calze di lana ed il cappuccio
bianco comperato d'occasione sulla piazza del Mercato.
Le bambine escono dal cachot, percorrono la rue du Baous
prima di scendere fino al Ponte Vecchio. Sotto il ponte, ci
sono dei rami appesi, c'è anche Tata Pigou che lava le
viscere di un maiale. "Che
cosa fate qui con questo freddo?” -
“Cerchiamo della
legna. Andate del lato dei La Fitte!" È questa la
direzione che prendono. Per gioco, decidono di seguire il
Gave ma si trovano bloccate da un piccolo ruscello che
taglia loro la strada.
Ecco il racconto che Bernardetta farà a Padre Gondrand tre
anni più tardi: "Andavo
in riva al Gave per raccogliere della legna con altre due
ragazze. Hanno attraversato il ruscello e poi si sono messe
a piangere. Ho chiesto loro perché piangessero e mi hanno
risposto che l'acqua era fredda; allora le ho pregate di
aiutarmi a gettare delle pietre nell'acqua per passare senza
togliermi le calze; mi hanno risposto che dovevo fare come
loro. Per questo mi sono spostata un po' più lontano per
vedere se potevo passare senza togliermi le calze. Non ho
trovato. Allora sono ritornata davanti alla grotta per
togliermi le calze. Stavo per farlo, ho sentito un brusio.
Mi sono girata verso la prateria; gli alberi non si
muovevano affatto. Ho continuato a togliermi le calze,
quando ho sentito lo steso brusio. Ho sollevato la testa
guardando la grotta. Ho visto una Signora vestita di bianco;
aveva un abito bianco, una cintura azzurra ed una rosa
gialla su ogni piede, medesimo colore della catena del suo
rosario. Quando l'ho vista, mi sono strofinata gli occhi;
credevo di ingannarmi. Ho messo la mano in tasca; ho trovato
il rosario. Volevo fare il segno della croce; non sono
riuscita a portare la mano alla fronte: mi è ricaduta. La
visione ha fatto il segno della croce. Allora, la mia mano
tremava; ho riprovato e ci sono riuscita. Ho passato il
rosario; la visione faceva scorrere i grani del suo, ma non
muoveva le labbra. Quando ho finito il rosario la visione è
sparita di colpo..."

Comprendere la prima apparizione
Riprendiamo il canovaccio di questa storia: descrive la
vocazione di Bernardetta, descrive la vocazione di un
gigante della fede in Israele, Mosè. Bernardetta è sola
sulla riva. È separata dalla Grotta. Si toglie le calze.
Vede qualcuno vestito di bianco sulla roccia. Non crede ai
propri occhi, che strofina energicamente. Prende in mano il
rosario. La tradizione locale ci dice che un cespuglio di
rosa selvatica si arrampicava sulla Grotta, e si sa che
l'acqua sgorgherà dalla roccia, che i malati guariranno.
Vediamo come, attraverso questi avvenimenti aneddotici, la
Signora fa mimare a Bernardetta la vocazione di Mosè
affinché divenga la sua vocazione.
La chiave di questa prima apparizione è il libro dell'Esodo.
Nel capitolo 3, si tratta di Mosè che "arrivò
al monte di Dio, l'Oreb. L'angelo del Signore gli apparve in
una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto". Bernardetta è
anch'essa sulla montagna. Vede una Signora luminosa che
appare in un cespuglio di rose.
"Egli guardò ed ecco:
il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava".
Strana formula che i teologi hanno cercato di interpretare
fin dai primi secoli. Per loro, non vi è dubbio che questo
passaggio della scrittura parli di Maria e della sua
verginità. Uno di loro dirà: "Nel
cespuglio infiammato ma non consumato, abbiamo riconosciuto
la tua verginità mirabilmente conservata". Così dunque,
all'origine della vocazione di Mosè, c'è già Maria
misteriosamente presente. Ed anche se non ha ancora detto il
suo nome Immacolato a Bernardetta, sappiamo che è lei che
viene a rivelarle la sua vocazione a Lourdes.
Continuiamo la lettura del libro dell'Esodo. Mosè pensò: "Voglio
avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il
roveto non brucia?". Mosè ha uno spirito concreto come
Bernardetta, che si strofina gli occhi per veder meglio ed
esser certa di non avere le traveggole. "Il
Signore vide che si era avvicinato per vedere" come
Bernardetta che dice: "sono
rimasta un po' più in basso per vedere..." e Dio lo
chiamò dal roveto e disse: "Non
avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo
sul quale tu stai è una terra santa!" Bernardetta,
che non può avvicinarsi alla Grotta, che cosa fa? Si toglie
le calze. Il Signore gli disse: "Che
hai in mano?". Rispose: "Un
bastone". Riprese: "Gettalo
a terra!". Lo gettò a terra e il bastone diventò un
serpente [...] Il Signore disse a Mosè: "Stendi
la mano e prendilo per la coda!". Stese la mano, lo
prese e diventò di nuovo un bastone nella sua mano. "Questo
perché credano che ti è apparso il Signore" (Esodo 4,
2-5). È il primo segno. E tu Bernardetta, che cosa hai nella
mano? La tua mano cerca nella tasca del grembiule, dove
trova un rosario. Un rosario di legno, come il bastone di
legno. Un rosario agile come il serpente nella mano di Mosè.
Un'arma contro il maligno.
Il rosario è un
segno di Lourdes. Il segno della preghiera.
Il Signore gli disse ancora: "Introduci
la mano nel seno!". Egli si mise in seno la mano e
poi la ritirò: ecco la sua mano era diventata lebbrosa,
bianca come la neve. Egli disse: "Rimetti
la mano nel seno!". Rimise in seno la mano e la tirò
fuori: ecco era tornata come il resto della sua carne. "Dunque
se non ti credono e non ascoltano la voce del primo segno,
crederanno alla voce del secondo!" (Esodo 4, 6-8).
Per Bernardetta di Lourdes non credo sia necessario
sviluppare qui gli aspetti miracolosi legati alla Grotta di
Massabielle. Ne parleremo più avanti.
La vocazione
guaritrice è un segno di Lourdes.
Dio dice a Mosè: "Se
non credono neppure a questi due segni e non ascolteranno la
tua voce, allora prenderai acqua del Nilo e la verserai
sulla terra asciutta: l'acqua che avrai presa dal Nilo
diventerà sangue sulla terra asciutta" (Esodo 4, 9).
Per Mosè questo segno è coniugato al futuro. Anche per
Bernardetta il segno dell'acqua arriverà più tardi, alla
nona apparizione. Ricordiamo che la sorgente sgorgherà sulla
terra asciutta, ai piedi della roccia. Quest'acqua,
mescolata al limo, imbratterà il volto di Bernardetta,
quando vi si laverà la prima volta.
L'acqua è un grande
segno di Lourdes.
Dio dice a Mosè: "Ecco,
io starò davanti a te sulla roccia, sull'Oreb; tu batterai
sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà..."
(Esodo 17, 6). E Lourdes diviene l'Oreb. La roccia di
Massabielle è stata colpita, scavata da Bernardetta alla
ricerca della sorgente. L'acqua ne è sgorgata e una
moltitudine di pellegrini la beve. Ecco cosa dice san Paolo
nella sua lettera ai Corinzi: "Tutti
bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da
una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia
era il Cristo" (1 Corinzi 10, 4). Così fece Mosè. "Si
chiamò quel luogo Massa e Meriba [...] perché misero alla
prova il Signore, dicendo: Il Signore è in mezzo a noi sì o
no?" (Esodo 17, 7). Qual è a Lourdes il nome del luogo
dove sgorga l'acqua dalla roccia? Massa? Massabielle! E la
domanda di alcuni cristiani rimane:
Maria è o no tra noi
a Lourdes?
(Quest'ultima vuole solamente essere una piccola analogia
della quale non bisogna esagerare la portata...).
Dopo aver ricevuto tre segni privilegiati,
"bastone-serpente, guarigione, acqua della roccia", Mosè
accetta la sua vocazione e conduce il popolo di Israele
attraverso il Mar Rosso. Cosa fa Bernardetta quando accetta
la propria missione? La cronaca ci dice che ha seguito le
sue due amiche, ha attraversato il ruscello ghiacciato ma lo
ha trovato tiepido.
La prima apparizione è silenziosa, ma i gesti sono molto
eloquenti. Maria chiede a Bernardetta di entrare nella
storia dei credenti, di trovare il suo posto, la sua
vocazione. Bisogna attraversare il mar Rosso o il ruscello
del Savy, ma in entrambi i casi la chiamata è la stessa,
uscire dalla schiavitù. E per Bernardetta la schiavitù si
chiama malattia, analfabetismo, povertà.
Vedremo più avanti quale Terra Promessa le rivelerà la
Signora.

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Chiave 2: IL SEGNO DELLA ROCCIA

I volti della Grotta
Di tutti i segni di Lourdes, la Roccia di Massabielle è
fondamentale. Nessun pellegrino passa da Lourdes senza
venire alla Grotta. L'argomento è conosciuto e talmente
ripetuto sotto il suo aspetto teologico che talvolta prevale
sugli "avvenimenti". Alla fine, della Roccia non si ricorda
che questo: "Il Cristo
è la nostra Roccia spirituale". È l'essenziale, ma non
dice tutto dell'esperienza di Bernardetta a Massabielle.
Il libro della Genesi inizia così: "In
principio Dio creò il Cielo e la Terra".
Nella sua creazione, Dio aveva cominciato dal principio.
Che cosa ne è delle terre rocciose del Vangelo?
—
Roccia di Natale: Grotta di Betlemme dove Gesù nasce
in mezzo a noi.
—
Roccia del Tabor: Montagna di fuoco dove Gesù è
trasfigurato in mezzo a noi.
—
Roccia di Pasqua: Grotta del Santo Sepolcro dove Gesù
morto risuscita in mezzo a noi.
Dire "credo",
significa testimoniare che Maria è il cuore di Lourdes, che
il Cristo è la Roccia di Lourdes. Come diceva Bernardetta: "La
Grotta è già il cielo".
La storia della Grotta
Grotta plurimillenaria, Massabielle porta così bene il suo
nome di Massa Bielle, ovvero Roccia Vecchia in dialetto
bigordino. Cosa poteva conoscere Bernardetta di questo luogo
prima delle Apparizioni? Oso contraddire coloro che
affermano che la piccola veggente fosse senza cultura solo
perché non sapeva leggere e scrivere. Bernardetta conosceva
la storia della creazione del mondo, la storia di Mosè e di
Gesù, le leggende dei Pirenei, i canti popolari, ma anche le
ricette delle nonne che curano gli animali e gli uomini.
Sapeva se bisognava potare le piante o tagliare i capelli al
tempo della luna piena, conosceva detti come: "Da
Santa Lucia, il giorno si allunga di un salto di pulce".
Che cosa poteva conoscere della Grotta prima delle
apparizioni? A Lourdes, come altrove, vi sono dei quartieri
dove è meglio non attardarsi. Luoghi dove si sconsiglia ai
ragazzi ed alle ragazze di passeggiare. Elfrida Lacrampe
racconta: "Quando si
voleva parlare di qualcuno maleducato, le persone del popolo
avevano l'abitudine di dire: Deve essere stato educato sulla
riva di Massabielle". Il luogo non è dunque
frequentabile, o per essere più giusti, il luogo è
frequentato da un centinaio di maiali del comune che il
porcaio Samson accompagna là tutti i giorni. È a causa della
folla delle apparizioni che il branco abbandona Massabielle,
la sua buona erba, la sua acqua fresca e la sua grotta che
proteggeva così bene dalle intemperie.
A questo proposito, Bernardetta avrebbe potuto raccontare la
storia del taglialegna che aveva trovato riparo nella
grotta, un giorno di temporale. Là, sentì grida lamentose e
gemiti che gli fecero paura al punto di farlo fuggire da
quello strano luogo. Croisine Duconte lo conferma: "Prima delle apparizioni, qualche cosa mi spingeva a farmi il segno della
croce, alla grotta, andando verso il bosco". E Frainois
Soubirous, che non si è affatto stupito che sua figlia
avesse visto qualche cosa a Massabielle, pensava che si
dovesse pregare per l'anima di un anziano della famiglia che
veniva a sollecitare aiuto. Se l'atmosfera della Grotta
faceva paura ad alcuni Lourdesi, il suo carattere selvaggio
ne attirava altri. Dominique Vigne testimonia: "Da
giovani vi cercavamo i nidi. Ho raccolto anche delle fragole
sui bordi della Grotta". Il fattore delle Espelugues
aggiungeva: "Era uno
dei luoghi dei giochi della nostra infanzia. Talvolta
andavamo lì anche per bagnarci". La Grotta provoca
giudizi contrastanti e Bernardetta si trova dalla parte
delle famiglie che non vanno alla Grotta.
Fino all'11 febbraio 1858, giorno della prima apparizione,
Bernardetta e sua sorella non hanno mai messo piede a
Massabielle. E’ la necessità di trovare della legna e la
presenza di Baloum Abadie, per la quale il luogo è ben
conosciuto, che le spinge verso questa riva. Così la Grotta
sollecitava l'immaginario dei Lourdesi e certo anche quello
di Bernardetta. Gli storici non hanno dato peso a queste
credenze popolari. È un peccato, perché queste leggende
permettono di comprendere perché i Lourdesi non abbiano
fatto nessuna fatica a credere che Massabielle suscitasse il
fantastico ed il soprannaturale.
L'inquilina della Grotta durante le
apparizioni
La Grotta era per la Madonna un semplice punto di appoggio
oppure ci viveva? (entrambe queste espressioni sono
funzionali ma inadeguate ad un essere celeste...). Ed in
questo caso, la sua casa era grande e pratica? Dalla prima
apparizione Bernardetta aveva detto ad Azun di Bernétas: "Ho visto il rosaio che era all'entrata della grotta agitarsi, ed
immediatamente dopo ho visto davanti a me, ad una distanza
di circa quindici passi ed ad un'altezza pressappoco uguale,
in piedi sulla roccia, l'immagine di una bella Signora".
E’ sempre apparsa là dove oggi c'è la statua. Da questa
posizione non ha mai parlato a Bernardetta, ma dall'interno
della Grotta. Fin dalla terza apparizione, Bernardetta nota
questo spostamento della Signora. Che cosa è successo?
Bernardetta davanti alla Grotta contempla in silenzio la
Signora silenziosa a sua volta. Poi la Signora fa un gesto
col dito come per dirle di avvicinarsi. Bernardetta si
avvicina ma l'Apparizione sembra arretrare e svanire.
Bernardetta si immobilizza. La fa fuggire? La Signora ripete
il segno col dito. Bernardetta entra nella grotta. Nella
cavità in fondo a destra (luogo ove attualmente si trova il
tabernacolo), ritrova la Signora. L'apparizione le chiede di
venire qui per quindici giorni.
Ecco che cosa riportano i testimoni... Lettera di Maria Dufo
al fratello seminarista: "La
Signora ha sorriso e ha fatto segno a Bernardetta di
avvicinarsi. La ragazza ha ubbidito e ha sentito che poteva
parlare, cosa che le era impossibile prima di essere così
vicina alla visione". Le conversazioni hanno luogo
quando sono fisicamente molto vicine. A quale distanza?
Bernardetta dirà a sua cugina Jeanne Védère: "L'avreste
toccata". Così dunque, la Signora ha fatto un gesto con
la mano affinché Bernardetta entrasse nella Grotta, e
contemporaneamente si è spostata indietro. Ma come faceva la
Signora a recarsi da un posto all'altro? Bernardetta
risponde così ad Azun: "L'apparizione
si lasciava scivolare attraverso la fenditura della roccia".
Sorella Bonnefoy chiede: "Quando
la Madonna si avvicinava a lei, camminava? No, non faceva
nessun movimento, planava". Nel nostro contesto le
espressioni "scivolare e planare" sono sinonimi. Vogliono
dire che la Signora scivolava da un luogo all'altro,
sfidando le leggi della natura. Bernardetta, descrivendo
così i movimenti della Signora, dimostra quanto avesse
consapevolezza di trovarsi alla presenza di un essere reale
e celeste al tempo stesso. Un teologo, parlando di corpo
glorioso, non avrebbe toccato più da vicino il Mistero.
Clarens, grazie al suo personale interrogatorio, porta
elementi nuovi: "La
visione, mentre mi avvicinavo, arretrava come per
accogliermi all'interno del suo rifugio, in modo tale che la
vedevo sempre davanti a me". Adélaide Monlaur conferma:
"Non avevo potuto
guardare dentro la Grotta e vi sono ritornata sabato. Questa
Grotta è grande, nella volta si vedono altre due cavità
comunicanti tra loro. Potei esaminare bene e senza fretta il
luogo dove la fanciulla parlava alla visione". Più tardi
Clarens parla del "rifugio
della Signora", e qui, Adélaide descrive due "cavità
comunicanti". Quindi qualcuno viveva in questo luogo, ma
chi? Una fata per le leggende della Bigorre, Maria, Madre di
Dio, per gli spiriti più ferventi, una persona male
intenzionata che si burlava di Bernardetta per gli spiriti
più razionali. La giustizia e la polizia seguiranno questa
terza pista, invitandosi nel rifugio.
Cosa ne dice la polizia
Il commissario Jacomet visita la Grotta il 19 aprile 1858, e
presenta il suo rapporto al prefetto Massy: descrive la
grotta principale ed il suo accesso.
La Signora ha detto che bisognava venire QUI e che bisognava
costruire una cappella QUI. "Qui"
significa presso l'apparizione, vale a dire nel ventre della
Grotta. Prima ancora che il clero abbia intenzione di
edificare una cappella, un luogo di culto si è già stabilito
nella cavità. Tra le prime persone ad addentrarsi nelle
profondità della Grotta troviamo Marie Cazenave, Magdeleine
Cazaux, Honorine Lacroix. Ecco la testimonianza di Marie: "Poiché
la Madonna si è degnata di lasciare il cielo per venire ad
abitare qui, non saremmo degne di posarvi i nostri piedi.
Poiché ci siamo, almeno preghiamo". Queste donne, poi
altre, ed infine gli uomini sono penetrati nella cavità.
Sono andati lì tutti per pregare la Madonna che onorava la
Grotta con la sua presenza. Alcune di queste persone hanno
poi sostenuto di aver visto la Madonna in quel rifugio. Il
clero, questa volta, prende sul serio il caso, difendendo i
visionari i cui racconti confermano le parole di Bernardetta.
I visionari
Affronto per un istante il dossier dei visionari perché la
Roccia di Massabielle è il luogo principale degli
avvenimenti che non devono essere confusi con quelli
riguardanti la Signora. Marie Cazenave, stimata dal
commissario e dal curato, racconta la sua visione: "Ho
visto una pietra bianca e quasi allo stesso tempo una forma
di donna, di taglia ordinaria, con un bambino sul braccio
sinistro: il volto sorridente, capelli ricciuti ricadenti
sulle spalle, sul capo qualche cosa di bianco, rialzato come
da un pettine; infine un abito bianco. Quanto al bambino,
l'ho distinto solo imperfettamente...". Magdeleine
Cazaux, accusata di abbonarsi talvolta al bere, dice questo:
"Ho visto sulla pietra
bianca qualche cosa della misura di una ragazza di dieci
anni, aveva un velo bianco sulla testa, che le ricadeva
sulle spalle, i capelli che scendevano sul seno".
Allora, illusione o realtà? Il clero a quel punto crede alla
realtà delle visioni! L'architetto Tiffon di Tarbes, il
procuratore imperiale ed il commissario, a loro volta
ispezionano ad uno ad uno i luoghi per sventarvi un
sotterfugio. Il 18 aprile 1858, dopo la sua visita, il
procuratore Vitale Dutour scrive: "La
luce della candela illumina le stalattiti arrotondate ed una
successione di sagome di pietre biancastre [...] che
assumono pertanto forme fantastiche; tra le altre quella di
una statua coperta di drappeggi, ora piccola ed ora grande,
a seconda delle prospettiva e della direzione della luce".
Questi visionari in buona fede ma dagli spiriti esaltati
hanno confuso la roccia con l'apparizione desiderata. Questi
avvenimenti saranno conosciuti a Lourdes sotto il nome di
"Impronta della Vergine".
La storia della cappella esterna
La domenica delle Palme, Adelaide avvisa che la Grotta
sarebbe stata decorata con quadri, bandiere bianche e blu,
fiori, e quel giorno si contano cinquantotto ceri accesi.
Otto giorni più tardi, il commissario scopre una Vergine in
gesso su un tappeto fiorito. Dieci giorni dopo, constata che
vi sono tre Vergini di gesso una delle quali porta intorno
al collo un gioiello di valore. Dopo altri quindici giorni
scrive: "Le Vergini
sono letteralmente coperte da belle corone, di mazzi di
fiori finti, ai loro colli sono appese catene, medaglie,
croci d'oro e d'argento". Il 26 aprile una quarta statua
della Vergine viene sistemata nella Grotta.
Le donne hanno un ruolo determinante nella decorazione della
cappella, ma gli uomini non sono da meno. La confraternita
dei cavapietre si assume il compito di costruire ciò di cui
una cappella ha bisogno. Jacomet fa il suo rapporto al
Prefetto: "Davanti
all'altare hanno costruito una balaustra di legno, la qual
cosa dà alla grotta l'aspetto di una vera cappella. Ora,
Sig. Prefetto, tutti questi uomini hanno lavorato senza
paga? Mi sembra incredibile. E poi chi li ha autorizzati,
chi li incoraggia, chi li finanzia? Lo ignoro".
Perché degli operai, dopo il loro lavoro stremante e mal
pagato, andrebbero a fare altri lavori a loro spese, in una
grotta comunale? La forza pubblica, così abile a fare del
sarcasmo sulla "asprezza del guadagno" dei Lourdesi, non
riesce a comprendere cosa li spinga. Non sapevano che il
soffio delle beatitudini stava passando su Lourdes. Non
sapevano che il fervore di Bernardetta aveva capovolto la
scala dei valori. Coloro che donano, non sanno perché lo
fanno, né per chi. Alla Grotta, si dà per dare. Si dà con lo
stesso zelo che si aveva prima nel prendere.
Sì, la Grotta è già un importante luogo spirituale dove si
prega giorno e notte, dove si dona con gioia, dove si lavora
gratuitamente. Il suo solo difetto: un altare sul quale
nessun sacerdote viene a celebrare l'Eucaristia ed una
decorazione che si realizza a colpi di dettagli e di
accumulo; ma è grave tutto questo? Sì, è grave per chi non
crede alla presenza di Maria e che, in questa devozione, non
vede che superstizione. Il governo imperiale decide di
distruggere questo luogo di culto selvaggio, ed è nel suo
diritto farlo. Il 5 maggio 1858 il commissario fa rispettare
la legge: "Sono deciso
a far cessare tutte queste idolatrie che sono un vero
insulto alla nostra santa religione. Fin da oggi, in accordo
con l'autorità ecclesiastica, faremo sparire della grotta
gli emblemi religiosi che la credulità popolare vi ha
deposto". Quel giorno, tuttavia, trova alcune difficoltà
a trovare un carro ed un cavallo per trasportare il mobilio
della cappella. Finalmente, una donna del quartiere povero
si lascia convincere ad affittargli il carro. Davanti alla
sua casa, i passanti gridano: "Che il diavolo rompa il collo del tuo cavallo. Creperà".
Alle otto della mattina, Jacomet con i suoi uomini di fatica
è pronto. Per dare l'esempio, getta lui stesso i primi ceri
nel fiume. La piccola folla venuta a pregare lascia fare ciò
che considera come un sacrilegio. Il castigo divino si
sarebbe certo abbattuto!

Mentre Jacomet trasporta una statua della Vergine sul carro,
questa si sgretola tra le sue mani e la gente nota che egli
ha lasciato cadere la pipa, che si è rotta. Maledizione! Più
tardi il gendarme che toglie le corone appese al rosaio
selvatico si punge. Jacomet gli chiede di nascondere la mano
insanguinata affinché la folla non creda ad una punizione
della Vergine. Infine l'uomo che sega la balaustra davanti
all'altare si schiaccia un piede con una pesante asse di
legno. Che importa che ciò sia vero o falso, questo alimenta
le dicerie, dà da riflettere ai Lourdesi che affrontano da
soli il mistero della Grotta.
La Grotta è vuota e vietata. La fede è forse scomparsa dalla
Grotta in quel 5 maggio 1858? L'11 maggio, alla sera, alcune
giovani appartenenti alla confraternita della Figlie di
Maria partono dalla città in una sorta di processione con
ceri e canti mariani. Una conclamata resistenza all'autorità
del prefetto. Ma cosa si può fare contro queste giovani
devote che hanno, praticamente, inventato la processione
mariana della sera?
Ma una domanda si fa pressante: che cosa fare
e dove?
Finalmente il vescovo di Tarbes crederà al Messaggio della
Madonna di Lourdes e deciderà di far costruire una cappella.
Ma una domanda si fa pressante: che cosa fare e dove? Il
Signor de La Fitte, proprietario delle terre intorno alla
Grotta, tenta di convincere il vescovo ad accettare il
seguente progetto: costruire la cappella sulla roccia, bene
in vista. Mancherebbe certo lo spazio per questa grande
cappella, quindi i muri di sostegno dovrebbero scendere fino
al Gave. La Grotta sarebbe così chiusa, illuminata da una
vetrata nel muro di sostegno. Vi si potrebbe così accedere
solamente da una scala che scenderebbe dalla chiesa
superiore. In questo modo il luogo sarebbe mantenuto sempre
tranquillo e raccolto. Questo progetto attira l'attenzione
del vescovo che decide di costruire la cappella sulla
roccia. Ma su questo non sono tutti d'accordo. Un sacerdote
spagnolo lancia una polemica. Per lui, la cappella ha senso
solamente situata in basso, là dove è comparsa la Signora: "E che non si dica che in basso, alla Grotta, si metterà un altare o che
si farà una piccola cappella, e che la chiesa sarà in alto:
non ci sarebbe crimine più grande, sarebbe come fare della
nicchia dell'apparizione, che è l'oggetto principale, un
luogo secondario. Questo insulto alla gloriosa Vergine,
questo atto di disprezzo non rimarrebbe senza castigo. Se la
Regina degli Angeli avesse voluto la sua cappella sulla
roccia, l'avrebbe detto". I lavori cominciano
sacrificando la roccia. Il curato Peyramale dice: "Da
alcuni giorni ci sembra di essere all'assedio di Sebastopoli.
L'eco delle montagne ripete le esplosioni delle mine e
ovunque si dice che si lavora per la Regina dei Cieli. Le
detonazioni fanno tremare la terra e trasalire i cieli".
Prima della sua partenza per Nevers, alcune persone
ricordano di aver chiesto a Bernardetta dove si trovasse
durante le apparizioni. Ella aveva risposto: "E’
tutto talmente cambiato che mi ci riconosco appena". Il
fondo della Grotta era stato sgomberato, le grandi pietre
tolte, le parti basse arrotondate per allargare l'entrata.
Sabato 19 maggio 1866 il vescovo di Tarbes viene a
consacrare i cinque altari della cappella (che oggi si
chiama Cripta); solo due giorni dopo, il lunedì di
Pentecoste, viene celebrata la prima messa alla presenza di Bernardetta. Dove, secondo voi? Nella cappella? Certo no.
Riuscite forse ad immaginare trecento sacerdoti e più di
ventimila fedeli nella Cripta?
Questa architettura non era assolutamente adatta per le
folle di Lourdes, pertanto, questa prima messa pontificale
viene celebrata alla Grotta, su un grande altare di fronte
alla statua. Dopo la messa, un sacerdote viene incaricato di
parlare e descrivere la bellezza di questo giorno ma il
Cielo, conoscendo questo chiacchierone, manda un temporale
per fermarlo. Il sacerdote, lungi dal farsi scoraggiare, fa
acclamare dalla folla il parroco, il vescovo, papa Pio IX e
Nostra Signora di Lourdes. I testimoni hanno detto che
l'entusiasmo dei pellegrini è esploso più forte del tuono.
Ma non una parola su Bernardetta, che viene semplicemente
ricordata con la parola "bambina".
Lasciamo concludere a Bernardetta la nostra
passeggiata nella roccia
Arrivata a Nevers, Bernardetta scrive alle religiose di
Lourdes: "Vi devo dire
che Léontine ed io annaffiamo bene la giornata della
domenica con le lacrime! Vi prego, mie carissime sorelle, di
essere così buone di pregare per me, soprattutto quando
andate alla Grotta. Dal canto mio vi ricordo sempre davanti
a Nostra Signora delle Acque che è in fondo al giardino, in
una specie di Grotta. È là che ho cercato consolazione al
mio cuore nei primi giorni, e poi, la nostra cara madre
superiora ci ha permesso di andarci tutti i giorni".
Andare a pregare alla grotta di Nostra Signora delle Acque
di Nevers era stato il suo primo rimedio contro la
malinconia, il suo secondo rimedio era fatto di tre piccole
pietre raccolte nel cortile del convento. Sulla prima
pietra, aveva scritto "Nevers,
Casa madre", sulla seconda "Lourdes"
e sulla terza pietra, "La
Grotta". Diceva di queste tre pietre in fondo alla sua
tasca: "Ecco le mie compagne che amo". Queste pietre che l'accompagnavano
nei momenti difficili sono le pietre del Vangelo di Luca 19,
40: "Vi dico che, se
questi taceranno, grideranno le pietre". Per darsi
coraggio nel cammino religioso, Bernardetta fa gridare alle
pietre il suo avanzamento spirituale. La pietra che dice "Lourdes",
dice da dove viene. La pietra che dice "Nevers, Casa Madre" dice la sua consacrazione a Dio; la pietra che
dice "Grotta" è il
filo conduttore della sua vita dall'11 febbraio 1858 sino al
letto di morte.
Fino al suo ultimo respiro la Grotta è rimasta il suo faro,
il suo segno del cielo, la sua predicazione.


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Chiave 3:IL SEGNO DELL'ACQUA

Commento della seconda e nona apparizione
Il fatto che io sia
originario di una regione vinicola non aggiungerà niente
alla nostra meditazione, ma che sia l'addetto alla
biancheria del mio convento, mi fa già considerare l'acqua
come uno strumento di lavoro. Vi parlerò dell'acqua pensando
a ciò che ha scritto l'abate Pomian, confessore di
Bernardetta: "Ho interrogato la bambina sul catechismo. Non conosce la dottrina,
ignora anche gli elementi di base, come il Mistero della
Santissima Trinità". È per questo che affronterò il tema
dell'acqua dal punto di vista di Bernardetta e delle sole
apparizioni, senza rievocare necessariamente, il legame
"acqua - battesimo", perché lei non ne parla. Non avrete qui
un catechismo cattolico dell'acqua, ma una semplice
illuminazione sulle fraterne relazioni che legano
Bernardetta all'acqua della Grotta.
Prima delle apparizioni,
l'acqua è la rumorosa compagna che passa sotto la casa di
famiglia, il mulino di Boly, il mulino della felicità. Poi,
l'acqua porta il colera a Lourdes, e la malattia per
Bernardetta. Infine, l'acqua è il mezzo di sostentamento
della madre che diventa guardarobiera. Poi c'è il tempo
delle apparizioni. Non dirò niente della prima apparizione,
dove il ruscello del Savy gioca il ruolo del mare (vedi
chiave 1). Contempleremo i gesti di Bernardetta durante la
seconda e la nona apparizione, perché chiariscono le parole
della Signora: "Vada
a bere ed a lavarsi alla fontana". "Vada a bere alla sorgente e vi si
lavi"
La seconda apparizione: una storia di acqua benedetta
Quando Bernardetta parla
della apparizione della Signora, l’11 febbraio 1858, dice: "Volevo fare il segno della croce, non ho potuto, la mia mano ricadeva.
Allora mi sono un po' spaventata...". Vi era forse un
maleficio? Alla seconda apparizione, ingegnosamente, porta
un'arma terribile contro i demoni: l'acqua benedetta del
parroco. Bernardetta testimonia: "La
seconda volta, è stata la domenica seguente. Sono tornata
con altre ragazze; abbiamo portato con noi una piccola
bottiglia d'acqua benedetta e siamo andate alla grotta.
Arrivate là, ciascuna ha preso il proprio rosario e ci siamo
inginocchiate per dirlo. Appena detta la prima decina, ho
visto la stessa Signora; allora le ho gettato contro l'acqua
benedetta dicendole che, se veniva da parte di Dio di
restare, altrimenti che se ne andasse, continuando a
gettarle dell'acqua addosso. E lei mi ha sorriso".
Perché questa paura e
questa domanda: da Dio o dal diavolo? Il parroco di Lourdes
ha chiesto a Bernardetta: "È
forse un essere malefico quello che vedi?". Bernardetta
gli ha risposto: "Se
fosse il demonio non mi avrebbe sorriso quando le ho gettato
l'acqua benedetta". Lasciatemi dire una parola su queste
paure ancestrali, che Bernardetta conosce bene e che non
sono del tutto estranee al nostro desiderio di bere e di
lavarci alla sorgente. Se si leggono le opere sul folclore e
le leggende dei Pirenei nel XIX° secolo, si apprende che i
paesani celebravano ovunque il solstizio di San Giovanni.
Venuta la notte si rotolavano nella rugiada poi, verso
mezzanotte, andavano a bere grandi quantità d'acqua alla
fontana più vicina. Questo rituale compiuto in quel preciso
momento assicurava di essere preservati da gravi malattie
durante l'anno. Si ripartiva poi con bottiglie d'acqua
riempite a queste fonti. Il messaggio di Bernardetta non
cadrà nel vuoto. E la Madonna di Lourdes, secondo
Bernardetta, appare di piccola statura, in una grotta,
vicino all'acqua, vestita di bianco. È cosi che nella
Bigorre si descrivono le fate, signorine o signore bianche
che abitano i luoghi selvaggi.
Maria non si è adeguata
solamente parlando il dialetto della Bigorre, cosa già di
per sé straordinaria, ma riprendendo anche le colorite
leggende dei Pirenei, per dar loro un senso cristiano. Sì,
la Signora accetta di condurre Bernardetta senza farle
rinnegare la sua cultura montanara. La loro strada comune
sarà lunga, e solamente alla diciottesima apparizione lei
rivelerà il suo nome: "Io sono l'Immacolata Concezione".
Alla seconda apparizione l'acqua benedetta scioglie il
profano nel sacro. Il rifugio dei maiali diventa un
santuario. L'acqua benedetta trasforma il luogo selvaggio e
malsano nel luogo d'appuntamento di una ragazzina e di un
essere celeste. I poveri Lourdesi non si sono ingannati.
La nona apparizione: Bernardetta ricorda la Passione del
Cristo
L'acqua per l'esterno e
per l'interno, per lavarsi e per bere. Un'apparizione dai
colori del venerdì santo. Apparizione centrale, poiché è la
nona su diciotto. Apparizione cruciale, perché dalla roccia
scura e vecchia sta per sgorgare una nuova purezza. Entriamo
nello scenario dell'apparizione di giovedì 25 febbraio 1858.
Alle due del mattino Marie Portau, sarta ad Omex, e due sue
amiche arrivano alla Grotta. Precedono di poco Pauline
Cazaux accompagnata dal fratello. Alle cinque, centinaia di
persone sono sul posto ed i punti più favorevoli sono stati
occupati. Manca solamente Bernardetta. Le persone si
sistemano come possono, il falegname Domengieux si infila a
sinistra appiattito in fondo alla Grotta. È il testimone di
Bernardetta quando scava la terra e trova l'acqua. Piove, fa
freddo, ma i cappelli e gli ombrelli sono vietati, perché
tutti vogliono vedere Bernardetta, e la Grotta è già un
santuario. Alle sei Bernardetta è in ginocchio, con il
rosario in una mano, un cero acceso nell'altra, ed inizia la
preghiera. Poi porge il cero a sua zia. Si muove in
ginocchio in direzione del Gave e della Grotta. Affonda
nella cavità verso l'angolo dove c'è Domengieux, gratta il
suolo, scava un buco nel terreno, sputa l'acqua per tre
volte poi la beve, si imbratta il viso con il fango ed esce
dalla Grotta per mangiare l'erba, la cosiddetta "dorine" che
cresce là ai suoi piedi. La folla la rimprovera, Bernardetta
fa un po' paura col viso imbrattato di limo. Una donna
grida: "La facciamo
finita con questa commedia?" In mezzo a tutta questa
confusione Bernardetta torna al suo posto, finisce di
recitare il rosario, si alza e ritorna a casa. Nello stesso
momento, Domengieux si avvicina alla pozzanghera di fango,
si china e beve. Durante tutta la giornata Bernardetta sarà
assalita da domande su questa apparizione che ha spaventato
la gente. Risponde: "La Signora mi ha detto che dovevo andare a bere alla fontana. Non
vedendone sono andata per bere verso il Gave. "La Signora mi ha detto che non era là; mi ha fatto segno col dito,
mostrandomi la fontana. Mi sono avvicinata e ho visto solo
un po' d'acqua sporca, ho cercato di raccoglierne con la
mano. Non riuscendo a prenderne, ho grattato ancora, e ci
sono riuscita. Per tre volte l'ho sputata, alla quarta volta
ho potuto bere. Poi, la visione è sparita e mi sono ritirata".
Dopo queste spiegazioni i Lourdesi tornano alla Grotta per
esaminarla meglio. Jeanne Montat arriva con una fiala di
acqua benedetta che spruzza nella Grotta. Conosce le
leggende che si raccontano su questo luogo.

Poiché non accade
niente, si avvicina e vede la pozzanghera. Ha la sua fiala
vuota, la riempie di questa acqua. Una volta a casa, dice a
suo padre: "Bisogna
bere di questa acqua". "Perché?"
"Qualche cosa me lo
dice". Quel giorno stesso la Signorina Penne ha visto il
figlio della tabaccaia di piazza del Mercato riempire una
bottiglia alla Grotta. Dice che aveva una benda su un occhio
e che nei giorni seguenti non l'aveva più.
Così, nella prima
apparizione, Bernardetta gioca il ruolo di Mosè all'Oreb,
alla nona apparizione sostiene il ruolo di Gesù al Getsemani.
Atmosfera da venerdì santo, acqua della Passione. Questa
apparizione non contiene solamente il tema dell'acqua. Oltre
alla spiegazione che segue, vi invito a riportarvi anche
all'articolo sulla Penitenza (chiave 7).
Riprendiamo il
canovaccio di questa apparizione... Scava il suolo, sputa
per tre volte l'acqua sporca che è affiorata. Alla quarta
volta beve, poi si lava il viso col fango. Nel Vangelo di
Matteo (26, 39), Gesù è al Getsemani; lascia i suoi
discepoli: "E
avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e
pregava dicendo: Padre mio, se è possibile, passi da me
questo calice!". E’ la stessa scena che vedono i
Lourdesi. Bernardetta si china portando il volto sino a
terra, nella stessa posizione fisica di Gesù. E, per evitare
di bere questa acqua torbida, racconta che per tre volte
l'ha sputata, e che alla quarta volta ha potuto bere. Nello
stesso modo, per tre volte il Vangelo di Matteo riporta che
Gesù evita di bere la coppa dell'amarezza rifugiandosi
vicino agli apostoli. La quarta volta, in croce, Gesù dirà
la sua sete.
E sapete quale Vangelo
aveva letto precisamente il sacerdote quel giorno? "Ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì
sangue e acqua" (Giovanni 19, 34). Nessuno dei
testimoni, alcuni dei quali avevano certamente assistito
alla messa del mattino, è stato capace di associare il
Vangelo del giorno a ciò che Bernardetta viveva. Essa
tuttavia scava la terra della Grotta davanti a tutti e fa
sgorgare un'acqua fangosa, come testimoniano le persone che
si trovano più vicino. Nessuno, allora, volle vedere nella
Roccia di Massabielle un'immagine del Cristo Roccia. Acqua
del venerdì santo, acqua del Cristo dal quale sgorgano
sangue ed acqua per lavarci dal nostro fango. Acqua e sangue
del costato del Cristo, ma anche della sua fronte
insanguinata e madida di sudore. A questo proposito, coloro
che passano un fazzoletto sulla Grotta ripetono, in qualche
modo, il gesto di Veronica sulla Via Crucis.
Conclusione sul segno dell'acqua
Nel suo corpo, con i
suoi gesti, Bernardetta vive e prolunga la Passione e la
Resurrezione del Cristo. Mangiando l'erba ricorda la sua
schiavitù passata, ricoprendosi di fango confessa il suo
peccato, bevendo proclama la sua fede eucaristica in una
morte che conduce alla vita eterna, dichiarando tutto questo
è per i peccatori esprime la sua vocazione cristiana.
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Chiave 4: IL SEGNO DELLA LUCE

Il cero e l'estasi
Il primo giorno della
Creazione "Dio disse: «Sia la luce!». "E la luce
fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce
dalle tenebre". (Gen 1, 3-4). San Paolo dice che la luce
deve portare frutti di giustizia e di verità, altrimenti
produce ombre che si confondono con le tenebre. E voi
conoscete il Principe delle Tenebre! Si chiama Lucifero:
portatore di luce, è così che la Bibbia latina traduce il
nome del diavolo e di satana. L'angelo caduto è un angelo di
luce che si perverte all'ombra dell'orgoglio. La luce si è
rivelata pericolosa per lui. Percepite certamente il mistero
fondamentale di questo strano elemento. La luce è stata
creata, così come la terra, l'acqua ed il vento; ma Dio non
dice mai: "Sono
l'acqua, sono la terra, sono il vento". In compenso,
ogni Persona della Trinità dice: "Sono
la luce", come se solo questa rappresentasse l'immensità
dell'amore di Dio. Così, dire che Dio è luce, significa dire
l'essenziale. Ne ho appena parlato... ho dunque detto tutto!
Ma continuo. Vorrei parlarvi della luce come si presenta a
Lourdes durante le apparizioni.
La luce e le leggende della Bigorre
L'esposizione che segue
potrà sembrarvi talvolta inutile, perché seguirà, passo a
passo, la riflessione dei Lourdesi dell'epoca. Non
dimentichiamo che dobbiamo molto ai Lourdesi, senza i quali
non sapremmo quasi niente degli avvenimenti della Grotta. I
Lourdesi e Bernardetta la Lourdese si sono comportati come
sto per raccontarvi. Vediamo innanzitutto nelle apparizioni
ciò che si ricollega direttamente alle leggende della
Bigorre, e che la Signora non ha avuto cuore di giudicare
duramente. Da molto prima delle apparizioni, il fuoco e la
luce dei ceri giocano un ruolo importante nella vita dei
Lourdesi ed in quella di Bernardetta. Ad esempio, faceva
parte della tradizione popolare interrogare le candele
affinché orientassero le cure ai malati. In quei tempi
antichi, quando la medicina aveva ancora tutto da imparare,
ci si affidava facilmente alla diagnosi dei ceri, quando i
guaritori non conoscevano i rimedi per una malattia. Per
questo, si accendevano ai piedi del letto quattro candele
alle quali si dava il nome dei quattro santi favorevoli alla
guarigione. La prima candela che finiva segnalava il santo
al quale bisognava votarsi.
Se le candele fornivano
diagnosi per i malati, il servizio essenziale che si
chiedeva al fuoco era di proteggere dalla malattia. E tra
tutti i fuochi, quello di san Giovanni aveva un ruolo
privilegiato. Al solstizio d'estate, in quella notte così
breve, i Lourdesi accendevano grandi fuochi per festeggiare
san Giovanni Battista. E’ il santo dell'acqua, è quello che
battezzava. Ma se leggiamo le sue parole nel Vangelo,
constateremo che la parola "fuoco" è in lui molto
ricorrente. Egli annuncia che il Cristo battezzerà nello
Spirito Santo e nel Fuoco e dice anche: "Egli
[il Cristo] ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia
[...]; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile"
(Luca 3, 17). A questo profeta del fuoco, i Lourdesi
offrivano preghiere, poi uomini, donne e persino il bestiame
saltavano attraverso le fiamme. Le giovani coppie che
saltavano insieme si assicuravano maggior calore nei loro
sentimenti. Quelli che non lo facevano correvano il rischio
di essere colpiti dalla malattia.
Siamo certamente lontani
dalla nostra cultura scolastica e cittadina, ma non
dimentichiamo che i nostri predecessori dovevano difendersi
da molte incognite ed il fuoco era un loro alleato, una
protezione.
Ho così introdotto la
mia esposizione per cercare di affinare il nostro sguardo su
alcune delle pratiche di Bernardetta durante le apparizioni.
Anche lei cercava la protezione del Cielo attraverso la luce
dei ceri. E la Chiesa rispondeva alla sua attesa. Il clero
infatti riserva benedizioni privilegiate a quattro oggetti
materiali durante le cerimonie: l'acqua, le ceneri, le palme
ed i ceri. Ceri della Candelora, ceri di Pasqua, ceri del
battesimo. Questa benedizione fa del cero un "sacramentale",
un oggetto santo.
Bernardetta ed i ceri benedetti
Bernardetta non poteva
certo prevedere la prima apparizione, ne è stata sorpresa.
Ma questa "improvvisazione" non accadrà più. Preparerà
sempre gli incontri successivi con minuziosità. Vediamo
come. Abbiamo visto nel capitolo 3 come Bernardetta si fosse
munita di acqua benedetta e ne avesse asperso l'apparizione.
Alla terza apparizione, Bernardetta migliora il suo sistema
di difesa. Non ritorna con l'acqua benedetta, ma
accompagnata dalla Signorina Peyret, dalla Signora Millet E
da un cero. Questo cero, benedetto alla Candelora, deve
troneggiare sull'armadio per proteggere la casa. La Signora
Millet lo accendeva nei giorni di temporale, affinché il
fulmine non toccasse la casa o affinché un morente facesse
una buona morte... Oggi il cero viene portato alla Grotta
affinché l'apparizione non porti disgrazia. Dopo
l'apparizione, Bernardetta dice alla Signorina Peyret che
teneva il cero durante l'estasi: "La
Signora l'ha guardata a lungo", al che la Signora Millet,
proprietaria del cero, ha replicato: "Guardava
il cero". In conclusione, non sappiamo cosa guardasse
Nostra Signora, se la Signorina Peyret o il cero, ma non è
impossibile che la Madonna sia, come noi, affascinata dalla
fiamma di una candela.
Non inganniamoci, questa
storia può essere interpretata in modo affascinante, ma non
bisogna dimenticarne i suoi aspetti d'ombra e d'angoscia.
Padre Sempé interroga la Signorina Peyret, per comprendere
il ruolo di quel cero. Ecco cosa ne riporta: "Antoinette
Peyret, cristiana illuminata, si era munita di difese
soprannaturali, semplici e potenti, che la Chiesa ci
fornisce contro le influenze sataniche ed ha acceso un cero
benedetto...". Questo sacerdote conosceva bene le
pratiche dei parrocchiani di Lourdes. Alla quarta
apparizione, Bernardetta non porta più il cero benedetto
della Signora Millet ma quello di sua zia Lucile. Durante
tutta la quindicina delle apparizioni, è questo cero che
l'accompagnerà alla Grotta, e la sua madrina glielo
accenderà, come nel giorno del suo battesimo.
La luce dell'estasi
Lasciamo questi Lourdesi
dallo stile colorito ed avviciniamoci sotto un'altra Luce.
Luce visibile sul viso di Bernardetta, luce invisibile sulla
Signora. Durante le sue estasi, sappiamo che Bernardetta non
vede la folla che la circonda, non sente niente delle
conversazioni o del semplice brusio. Bernardetta è come
assente. La definizione stessa dell'estasi nel dizionario è:
"Estasi: azione dell'essere fuori da se stesso e fuori dal
mondo sensibile. Sinonimo di estasi, contemplazione,
visione". Bernardetta sembra completamente inghiottita nella
visione della Signora. Tuttavia, quando una folata d'aria
spegne il cero, lo tende ad una vicina che lo riaccende
immediatamente. Come se il cero fosse parte dell'estasi.
Come se si trattasse di un colloquio a tre: la Signora,
Bernardetta ed il cero acceso.
All'inizio delle
apparizioni essa è in ginocchio e prega davanti alla Grotta;
poi i testimoni si accorgono che Bernardetta è in estasi.
Anche i meno attenti avvertono subito il cambiamento.
Allora, cosa hanno visto i testimoni? Tutti dicono che
diventava livida. Jeanne Laborde Cassus dirà che Bernardetta
era "bianca così", e indicava il foglio di carta sul quale Padre Cros
scriveva la sua deposizione. E aggiungeva: "Sembrava morta". Padre Sempé precisa: "Le
sue guance erano estremamente pallide, come se fossero
attraversate dalla luce". Da dove viene dunque questa
luce che pare attraversarla? Ecco la risposta data dal
cugino Jean Soubirous, di 12 anni: "Una
mattina, guardandola, ho avuto quasi paura. Non si muoveva,
ed il suo viso era talmente bello che non la riconoscevo
più... Si vedeva subito che era il sole che andava su di
lei. Ma quel giorno, il cielo era coperto. Interrogai una
donna che era vicino a me. «Perché è così bianca?». La donna
mi rispose: «È l'apparizione che l'illumina»".
Questa testimonianza ci
riporta direttamente al Vangelo della Trasfigurazione, in
Matteo 17, 1-2: "Sei
giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni
suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E
fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il
sole e le sue vesti divennero candide come la luce". La
Signora non è tuttavia la luce: è rivestita del Cristo, è
avvolta dalla Luce del Cristo. Questa donna avvolta dal
sole, è la Vergine Maria, non c'è nessun dubbio, ma di
concerto, come un riflesso, come una grazia, si potrebbe
dire che Bernardetta è anche lei avvolta di sole. Infatti il
mercoledì dopo Pasqua, il 7 aprile 1858, mentre il cero
pasquale brucia nella Chiesa, alla Grotta sta per
verificarsi un secondo miracolo visibile a tutti. Il primo
miracolo era l'estasi di Bernardetta, con le metamorfosi che
abbiamo appena rievocato. Il secondo miracolo sarà chiamato:
il miracolo del cero.
Il miracolo del cero
Ecco la storia delle mani avvolte dal fuoco che tuttavia non soffrono di bruciature. Per raccontarvi il miracolo del cero, devo parlarvi della giornata che precede la diciassettesima apparizione. Da quando la settimana santa è finita e sono iniziate le vacanze, la folla degli stranieri si aggiunge ai Lourdesi devoti del comune, e questa mescolanza provoca un rumore incessante intorno alla casa dei Soubirous.

La famiglia ha paura di
questo clamore. Il 6 aprile 1858 si presenta una bella
opportunità. Nella mattinata, il figlio dei Vergès viene ad
invitare i Soubirous a pranzo. Perché questo invito? Perché
Blazy Vergès vuole ringraziare Bernardetta. Per molto tempo
Blazy ha sofferto di reumatismi invalidanti ed il dottor
Larré aveva provato di tutto per alleviare il male. Vergès
diceva di avere difficoltà anche solo a sbottonare i propri
abiti e persino a fare il segno della croce. Il Suo medico
era venuto a sapere che c'era una nuova sorgente a
Massabielle che si diceva calmasse certi mali. Vi conduce
così il suo paziente. Il 17 marzo, davanti alla Grotta,
aiuta Blazy a spogliarsi davanti al rivolo d'acqua della
sorgente. È un buon medico, più attento all'ammalato che
all'onore della scienza. Blazy si bagna la spalla dolorante
sperando nella guarigione, ma non accade nulla, non sente
alcun effetto. Rientrando più tardi al suo villaggio di Adé,
riscopre l'agilità del braccio, non soffre più. Pieno di
gratitudine per la ragazza che ha scoperto la sorgente
desidera ringraziarla, ed è per questo che invita a pranzo
la famiglia Soubirous. Blazy, negoziante in vino, è l'ex
sindaco del villaggio. Immagino che abbia offerto loro un
buon pasto, ben annaffiato di Jurancon. Per la famiglia
Soubirous, è un momento di pace, lontano dalla folla che fa
rumoreggia senza posa nella rue des Petits-Fossés. E' un
momento di riposo. Tuttavia, alle sedici, Bernardetta chiede
che la si riporti a Lourdes. Il figlio dei Vergès li
riaccompagna. Prima che essi ripartano, Blazy offre a
Bernardetta un bel cero del peso di due libre alto settanta
centimetri. Il pranzo era per ringraziare Bernardetta, il
cero vuole onorare la Signora, e ringraziarla per la salute
ritrovata.
Arrivata a Lourdes,
Bernardetta va dall'abate Pomian per confessarsi e per fare
benedire il cero, che conta di portare alla Grotta. La
famiglia ritrova il clamore della via. La tensione è
altissima. La folla eccitata ha solamente un'idea in testa:
vedere e toccare Bernardetta. Verso le otto di sera, prima
di ritornare a casa, il figlio dei Vergès torna dai
Soubirous. Vedendo la situazione divenuta ormai
insostenibile, propone loro di dormire ad Adé. Essi
accettano, chiedendogli di riportarli l'indomani alla
Grotta. All'alba del 7 aprile la carrozza riaccompagna la
famiglia a Lourdes e Bernardetta si presenta
all'appuntamento con la Signora con il grosso cero. Prima
che Bernardetta arrivi alla Grotta il vetturino Tarbès,
passando nei pressi di Massabielle, nota la folla che si
ammassa, come nei giorni delle apparizioni. Si affretta ad
informare il suo amico dottor Dozous, che desiderava
assistere all'evento. Questi, che stata facendo colazione,
si veste in fretta e corre verso la Grotta. Sebbene la folla
sia già molto compatta, spingendo e sgomitando riesce a
porsi accanto a Bernardetta. La folla protesta per questa
intrusione grossolana, ed anche perché porta il cappello in
quel luogo dove ormai gli uomini rimangono a capo scoperto.
Egli risponde alla folla dichiarando: "Non
vengo da nemico, ma in nome della scienza. Ho corso e non
posso, grondante di sudore, espormi a queste correnti di
aria". Aggiunge, un po' infervorato: "Sono
il solo a potere studiare il fatto religioso che si verifica
qui. Lasciatemi perseguire questo studio". La folla,
venuta per vedere qualcosa di più importante di Dozous,
torna alla preghiera. Bernardetta è in ginocchio. Davanti a
lei, al suolo, il grosso cero offerto da Blazy. Entrata in
estasi, Bernardetta mette le mani in modo che la fiamma non
si spenga, malgrado le folate d'aria. Ecco ciò che ha visto
Antoinette Tardhivail: "Sono
stata testimone di una delle sue estasi che, secondo un
medico che la osservava attentamente, è durata un'ora... Ha
tenuto le due mani unite sulla fiamma del cero per dieci
minuti, come se vi si appoggiasse. Si vedeva la fiamma tra
le dita". Il dottor Dozous, vista la stessa cosa, ne
parla al commissario Jacomet: "Sono
rimasto colpito, ed è un fatto soprannaturale per me, vedere
Bernardetta inginocchiata davanti alla Grotta, in estasi,
che tiene un cero acceso e copre la fiamma con le due mani,
senza risentire minimamente del contatto con il fuoco".
A Lourdes la conversione può venire anche attraverso un
cero!
Alla fine
dell'apparizione, Bernardetta si alza, posa il grosso cero
che finirà di ardere e si prepara a rientrare. Dozous la
ferma, le esamina le mani e dichiara: "Non c'è la minima traccia di bruciatura". Egli se ne intende di
bruciature in quanto, oltre ad essere medico, è anche
tenente dei pompieri del municipio. Dozous, il medico del
piccolo seminario di Saint Pé rimane turbato. Quel giorno,
dice a Bernardetta: "Non ci credevo, ma adesso credo che tu veda qualche cosa". A Lourdes
la conversione può venire anche attraverso un cero! Le
sorelle Tardhivail raccontano ancora: "L'ho
vista la sera stessa, è venuta a casa nostra. La pelle non
era nemmeno ruvida. Le abbiamo chiesto perché avesse messo
le mani sulla fiamma. Ci ha risposto che non ricordava di
averlo fatto. Poi le abbiamo fatto tenere una candela
dall'alto, come aveva tenuto il cero, ma ha ritirato subito
le mani dicendo "Quem Creniy' mi brucio!" Uscendo da
casa Tardhivail, essa incontra la Signora Garoby che
l'invita a casa sua, le fa raccontare la storia, e le
avvicina una candela per fare anche lei la prova.
Bernardetta se ne va. Fugge da queste fanatiche che si
meravigliano che non voglia scottarsi le mani...

Ecco, raccontata nel
modo più conciso, la diciassettesima apparizione, quella del
miracolo del cero. Questo miracolo è oggi rappresentato su
una vetrata della basilica dell'Immacolata Concezione. A
Lourdes i ceri hanno diritto ad una vetrata. Vi è in questo
racconto un dettaglio che colpisce: Bernardetta ha lasciato
il cero di Blazy Vergès alla Grotta. Già nella precedente
apparizione aveva fatto la stessa cosa con il cero di sua
zia. E’ una nuova tappa nell'esperienza di Bernardetta. Ma i
Lourdesi si interrogano. È stata la Madonna a desiderare che
questi ceri fossero lasciati alla Grotta? Padre Sempé
riferisce questo: "Un giorno, verso la fine dell'estasi, Bernardetta si alzò, ancora
pallida e radiosa, si chinò verso sua zia Lucile che
l'accompagnava quel giorno e le disse: «Vuol darmi il suo
cero, e permettermi di lasciarlo alla Grotta?", "Sì
te lo do, va' a deporlo se vuoi". La bambina si diresse
verso il fondo della Grotta. Piantò nella terra l'estremità
del cero, appoggiandolo alla roccia e lo lasciò acceso, poi
ritornò al suo posto. Dopo l'apparizione la zia le chiese: "Perché mi hai pregato di darti il cero e perché l'hai portato laggiù?"
"La visione mi ha
chiesto se volevo lasciarlo bruciare alla Grotta e, siccome
era suo, non potevo farlo senza il suo permesso". Il
giorno stesso, il commissario Jacomet fece due ispezioni a
Massabielle scrisse: "I
Lourdesi sono convinti che la Signora abbia chiesto a
Bernardetta di lasciare il cero. Ciò provoca la follia della
gente che, a mezzogiorno di questo 25 marzo, ha già lasciato
65 ceri, altri 50 arderanno sino alle 10 della sera".
E, noi pellegrini,
nutriti dalla spiritualità di Bernardetta ed attenti ai
desideri di Nostra Signora, ascoltiamo l'insegnamento di
Bernardetta. E’ a noi che essa parla ed è Jeanne Védère, sua
cugina, che racconta la scena: "Bernardetta ha parlato con una signora. Questa portava un bambino di tre
anni che non camminava e non parlava. La madre del bambino
ha dato a mia cugina Bernardetta un cero per presentarlo
alla Santa Vergine, chiedendole di pregare per suo figlio.
Bernardetta ha riflettuto un po, poi ha detto: "Signora,
pregherò per il suo bambino. Quanto al cero, potrà farlo
bruciare lei stessa alla Grotta o in chiesa, in onore della
Madonna". Questa risposta è per ciascuno di noi. Sì,
Bernardetta porterà al Signore le nostre intenzioni di
preghiera, le nostre sofferenze. Ma Bernardetta non si
sostituisce a noi. Dobbiamo, anche noi, rispondere
personalmente alla richiesta di venire qui, come figli della
Luce.

Conclusione
Non potevo concludere
questo capitolo senza parlare dell'immagine che si associa
più frequentemente a Lourdes: la processione con le
fiaccole! Le sue origini ci portano al tempo delle
apparizioni del mese di Maria. Il 7 maggio 1858, il
commissario Jacomet fa posizionare un cartello davanti alla
Grotta sul quale si può leggere: "Divieto
di depositare oggetti alla Grotta. Ogni contravventore sarà
rigorosamente perseguito". E’ quindi vietato depositare
qualunque oggetto alla Grotta. Per i Lourdesi, la sola
domanda che si pone è come aggirare il regolamento senza
pagare la multa. Le prime a trovare la soluzione saranno le
Figlie di Maria. Non si può depositare niente, nemmeno un
cero, ma non è vietato recarvisi con i ceri accesi e
ripartirne. Ed iniziano la sera stessa. Jacomet vede qui lo
spirito giocoso delle ragazze. Scrive: "E’
una bricconata che ha la sua piccola malizia ma credo che,
per il momento, non convenga intervenire". Le devote
signorine, galvanizzate dalla vittoria conseguita contro
l'oppressione amministrativa, continuano la loro
riflessione. Possiamo illuminare la Grotta nella misura in
cui possiamo tenere il cero in mano. Questo non è vietato.
Non è nemmeno vietato cantare. La sera dell'11 maggio 1858,
si recano alla Grotta con le candele accese e lungo il
percorso cantano le litanie della Vergine. Il commissario si
arrabbia e pensa di perseguirle per il reato di schiamazzi
notturni. Le ragazze diventano così delle eroine. Calata la
notte esse si recano in processione fino alla Grotta
cantando, illuminate dai ceri. Sarà necessario che il curato
Peyramale le riprenda, affinché la processione si svolga con
meno ostentazione.
Era nata così la
processione mariana della sera. Più tardi, un padre
cappuccino di Tolosa riprenderà la processione con le
fiaccole... ma questa è già un'altra storia.
Chiave 5:
IL SEGNO DELLE FOLLE

Commento della tredicesima apparizione
Desidero accostarmi a
questo argomento attraverso uno dei suoi aspetti più
modesti: Bernardetta e le folle al tempo delle apparizioni.
Gli evangelisti parlano delle folle che seguono Gesù, che
ascoltano il suo insegnamento, che sono state nutrite con
pani e pesci, che hanno voluto farlo re nel giorno delle
Palme, che hanno gridato "Crocifiggetelo".
Folla incoerente. Folla che Gesù amava. Il Vangelo di Matteo
(9, 35-36) dice: "Gesù
andava attorno per tutte le città e i villaggi, insegnando
nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e
curando ogni malattia e infermità. Vedendo le folle ne senti
compassione, perché erario stanche e sfinire, come pecore
senza pastore". Poiché Gesù ha avuto pietà della folla
di Lourdes. Nostra Signora ha svegliato i pastori chiedendo
loro che si venga alla Grotta in processione e che vi si
costruisca una cappella.
Al principio del mondo.
Dio creò l'uomo nella solitudine. Solitudine di Adamo nel
Paradiso. solitudine di Mosè in Egitto, solitudine di
Bernardetta a Bartrès. E Dio vide che questo non era buono.
Allora Dio diede una vocazione ad ogni uomo. Adamo sposò
Eva; Mosè condusse Israele alla terra promessa... e
Bernardetta? La sua vocazione sarà il bagno di folla. Più
tardi, quando la vocazione religiosa la porterà a lasciare
Lourdes per Nevers, dirà: "Vado
a Nevers per nascondermi dalla folla".
Bernardetta stata
schiacciata come l'uva, che si preme e che si spreme.
affinché si trasformi in vino. Bernardetta è stata calcata
come il lino che deve passare attraverso la stigliatura
affinché diventi un solido lenzuolo. Bernardetta accompagna
questa folla tenebrosa fino a trasformarla in pellegrini
della luce.

Meditiamo insieme la
tredicesima apparizione, durante la quale Nostra Signora ci
trasmette questo messaggio: "Vada
a dire ai sacerdoti che si venga qui in processione e che vi
si costruisca una cappella". Ma per arrivare a
contemplare questa pietra preziosa bisogna mettere i nostri
passi su quelli delle folle di Bernardetta, e lasciarci
spremere insieme a lei. Che cosa le dice il commissario
Jacomet il 21 febbraio 1858? "Tu fai accorrere tutti dietro te, vuoi forse diventare una ragazza
malfamata?" Bernardetta reagisce: "Non
dico a nessuno di recarsi lì". "Si,
sei già molto contenta di farti vedere". "No, ne sono stanca". "Ebbene,
se ne sei stanca, di' che non hai visto niente..." "Ma
io ho visto" Che importa a Jacomet se una ragazza di 14
anni ha delle visioni? Se la tratta male, se le suggerisce
una falsa dichiarazione, è a causa della folla che la segue.
E che dice il parroco?
Zia Basile, che ha accompagnato Bernardetta all'epoca del suo primo incontro col parroco Peyramale, riporta questo: "Sei una piccola bugiarda. Ti fai delle illusioni, è un scandalo, accorrere tutti. Gli operai lasciano il lavoro per andare a vedere una bugiarda, le persone della campagna perdono la mattinata per andare a vedere una bugiarda. Sai che si parlerà di te in tutto il mondo, si parlerà della Grotta, si saprà degli scandali che hai provocato, sei una bugiarda". Le autorità civili e religiose hanno ragione di preoccuparsi.

Le cifre parlano da sole
per questo villaggio di 3000 abitanti. Fino a quel momento
eravamo davanti ad un affare privato, ad una ragazzata e le
autorità civili, inizialmente, erano piuttosto divertite da
questo sussulto spiritualistico. Ma ciò che ne consegue
obbliga tutti a prendere posizione. Ecco le cifre della
folla delle dodici successive apparizioni: 30, 100, 150,
230, 300, 600. 800, 1150, 1450, 1650, 3500. Ed il giorno
della quindicesima apparizione: 8000 fedeli.
Parliamo di questa folla
A che ora bisogna andare
alla Grotta per trovare Bernardetta? A causa della folla zia
Basile. dice: "Voglio
andarci. ma non vorrei che ci fosse già tanta gente:
andiamoci più presto o più tardi". La famiglia decide di
partire alle cinque, ma i Soubirous scoprono che molte
persone vegliano tutta la notte. Poiché non serve a niente
alzarsi presto, la famiglia uscirà verso le sette, per
arrivare alla Grotta con l'alba.
Chi sono le persone che
compongono la folla di Lourdes durante le apparizioni? I
primi testimoni sono i bambini poveri della scuola di
Bernardetta. Con apparizioni più mattiniere ed una folla più
opprimente, il loro numero tenderà a diminuire
sensibilmente. Il contingente più importante di fedeli è
costituito dalle donne del ceto basso (terminologia estratta
dai rapporti di polizia). Le prime donne della borghesia
appartengono alla congregazione delle Figlie di Maria, una
confraternita di persone devote, attive nella parrocchia, e
nella quale si incontravano persone appartenenti a diverse
classi sociali. Con la scoperta della sorgente, ecco fare la
loro comparsa sulla scena le mogli dei notabili. Desiderano
vedere Bernardetta in estasi all'alba. Convincono gli uomini
di buona reputazione a condurle a Massabielle in piena
notte. E grazie a queste signore che entrano in scena anche
i signori del Café français. Estrade, controllore delle
tasse, accompagna la sorella Enunanuelite. Si sente
confortato nel trovare alla Grotta un medico, un capitano ed
il presidente del collegio degli avvocati di Lourdes che
fanno da chaperon, chi alla moglie, chi alla sorella, chi
alla figlia.
Le ultime apparizioni
hanno una loro nota originale. Innanzitutto, gli uomini dei
ceti più bassi vengono numerosi e, tra loro, un contingente
di cinquecento operai venuti dalle cave di marmo e di
ardesia di Lourdes. E sin dalla quindicesima apparizione il
numero delle persone che giungono da fuori aumenta
sensibilmente. Lourdes, città del mondo.
I gendarmi, il
procuratore imperiale, il sindaco ed il commissario di
polizia giungono alla Grotta per motivi professionali. Nel
nostro immaginario pensiamo che siano "i malvagi", coloro
che calpestano i diritti dei poveri a schierarsi "contro"
Bernardetta.
La verità è un'altra.
Citiamo, ad esempio, ciò che ha detto Jeanne Adrian del
commissario Jacontet: "Ho
visto con piacere il Signor commissario di polizia in
ginocchio, a quattro passi di distanza da Bernardetta, che
metteva per iscritto i cambiamenti che avvenivano sul volto
della giovane. Ora era un sorriso, ora una espressione
calma, pensierosa. Quando sentii dire che il commissario
voleva impedire alle persone di recarsi alla Grotta, pensai
che parlasse contro la propria coscienza...". Invece vi
era una sorta di rispetto religioso anche da parte dei
gendarmi e dei militari presenti.
C'è molta gente alla Grotta, ma ci sono tutti?
Una delle poche persone
alla quale è vietato l'accesso alla Grotta è l'abate Pène.
Egli testimonia: "Quando
sono uscito per dire la messa, la prima cosa che mi ha
colpito è stata la solitudine ed il silenzio di Place du
Marcadal. Questa piazza, di solito così animata, era
deserta. Il silenzio e questa solitudine si avvertivano in
tutta la città. Invece, la notte era stata tumultuosa, non
di quel tumulto eccitato da qualche passione o malcontento
popolare, ma dal rumore prodotto naturalmente da una
quantità di stranieri arrivati in una cittadina, che passano
la notte all'addiaccio, chi per non mancare l'ora mattutina
della visione, chi per mancanza di alloggi. Questa folla,
giunta dai paesi circostanti. fin da otto leghe di distanza.
alla quale si univa l'intera città, all'alba si trovava nei
dintorni della roccia di Massabielle".
Dobbiamo concludere
dunque che fossero tutti là? No, gli ambienti clericali non
erano presenti.
L'abate Pène scrive: "Il
Signor parroco, al principio, non ha manifestato alcuna
solidarietà con gli avvenimenti della Grotta ed anche
durante tutta la famosa quindicina. Di lì, il divieto fatto
al clero di prender parte, anche come semplici spettatori, a
quelle riunioni. Ho sempre considerato questa misura come
un'assurdità... Stiamo in disparte, diceva ai suoi vicari...
Del resto, se l'avvenimento è realmente divino, raggiungerà
il suo fine senza avere bisogno di noi!".
Oh! La bella anima da
apostolo! In questo contesto, la Signora chiederà: "Vada
a dire ai sacerdoti che si venga qui in processione, e che
vi si costruisca una cappella". E’ l'unica volta che
la Signora dà un compito a Bernardetta. Tutte le altre
frasi, "Vuole
farmi la grazia di venire qui", "Sono l'Immacolata Concezione";
"Vada a bere ed a lavarsi...”, avrebbero potuto essere dette solo
per Bernardetta, e nulla l'avrebbe obbligata a rivelarcele.
L'interpretazione
tradizionale del messaggio della tredicesima apparizione è
che la folla è caotica, ed il clero ne assumerà la guida per
strutturarla in popolo che fa processione dietro al
Santissimo Sacramento. Questa lettura è teologica,
apologetica, favorevole al clero. Non rende tuttavia
impossibile una lettura più pertinente. Tutti sono venuti in
processione alla Grotta, tutti hanno pregato nel silenzio,
tutti, poveri e ricchi, bambini, massaie, operai,
funzionari, politici, soldati, notabili. Tutti, eccetto i
sacerdoti. Maria li convoca esplicitamente a venire in
processione: "Vada
a dire ai sacerdoti che si venga qui in processione...”.
Mancano solamente loro!
La storia della tredicesima apparizione
Martedì 2 marzo 1858, i
primi visitatori arrivano verso mezzanotte, e quando
Bernardetta arriva alla Grotta, all'alba, vi sono
milleseicentocinquanta persone. Farà fatica ad attraversare
la folla, e dovrà essere aiutata da alcuni uomini a passare
attraverso questa marea umana. Folla ingombrante. Il solo
fatto ragguardevole di questa apparizione è che Bernardetta
è rimasta a lungo nella Grotta, di fronte alla nicchia
interna (l'attuale posizione del Santissimo Sacramento); e
là, rideva e muoveva le labbra come in una conversazione.
La Signora parlava
sempre a Bernardetta da questa nicchia, e mai dal punto in
cui si trova la statua. Questa scena incuriosisce ed
inquieta i testimoni che sono nella Grotta. Poiché la
Signora aveva chiesto a Bernardetta di venire qui per
quindici giorni, siamo a due giorni dalla fine delle
apparizioni. La Signora le ha forse appena detto cosa stava
per accadere alla quindicesima apparizione?
Corrono voci in città.
Adélaide dirà che i Lourdesi temevano un terremoto. Nel
giornale L'Ère Imperiale del 6 marzo 1858, si può leggere: "Una
rivelazione della Vergine era stata annunciata dalla giovane
veggente e questa notizia aveva prodotto grande impressione
sullo spirito fin troppo suggestionabile della
popolazione... Sarà questo un presagio di morte per le valli
del Lavedan? La città di Lourdes va verso la sorte di Ninive?
Questo è il triste pensiero che getta il panico nelle anime.
Le menti catastrofiche si divertono a ricordare che,
nell'antichità, la città di Lourdes era stata inghiottita
nelle viscere della terra e che un vasto lago si era formato
al suo posto". Altri dicono che la Francia intera sarà
colpita da sventure se non ritornerà a Dio. Altri sostengono
che l'apparizione si mostrerà ogni giovedì e che vi sarà un
grande miracolo... Folla che non conosceva ancora il destino
di Lourdes.
L'essenziale di questa
apparizione si sviluppa in seguito. lungo tutta la giornata
appena iniziata. Bernardetta attraversa la folla, protetta e
fagocitata dalle vicine devote. Esse sollecitano Bernardetta
raccontare perché ha riso, di cosa stesse parlando, cosa ha
annunciato l'apparizione.
Per avere pace
Bemardetta dice qualcosa: "Bisogna
dire ai sacerdoti di venire qui in processione". Le
donne credono di aver compreso tutto. Per loro vi sarà un
cataclisma in questo giovedì della quindicesima apparizione,
a meno che il parroco non organizzi una processione a
Massabielle. Ecco dunque che corrono per annunciare per
prime la notizia.
Bernardetta arriva a
Lourdes con il messaggio in testa: "Vada a dire ai sacerdoti che si venga qui in processione e che vi si
costruisca una cappella”: Per lei, "i sacerdoti”,
non sono che l'abate Pomian il suo catechista e confessore.
Va a cercarlo all'ospizio in cui è cappellano. Lui l'ascolta
con prudenza, ha ancora ben presente l'insegnamento della
settimana precedente. Lo cito: "Ho
interrogato la giovane sul catechismo. Non sa nulla di
dottrina, ignora persino i primi elementi, come il Mistero
della Santissima Trinità..”.
Inoltre, temeva che
le apparizioni rasentassero la farsa, sapendo che si era
sporcata il viso di acqua fangosa. In breve, l'ascolta e la
manda dal parroco Peyramale che è il solo a poter decidere
se fare una processione.
Bernardetta non conosce
Peyramale se non per averlo visto celebrare la messa, o per
averlo udito predicare. Prima di andarci, ottiene
l'assistenza delle sue zie Basile e Bernarde. Non sa che è
stata preceduta dal gruppo di donne alle quali ha detto una
parte del messaggio.
Queste donne, cacciate
dal parroco, hanno avuto il tempo di dire che la "Vergine
voleva una processione per giovedì" (da notare due
elementi aggiunti al messaggio originale: "Vergine" e
"giovedì").
Partendo dalle
testimonianze, Padre Laurentin stabilisce il seguente
dialogo:
—
Sei tu che vai
alla Grotta!
—
Sì Signor
parroco.
—
E tu dici che
vedi la Madonna?
—
Non ho detto
che è la Madonna.
—
E tuttavia
tutti quelli che fai correre dietro a te dicono che è la
Madonna. Allora che cosa vedi?
—
Vedo qualche
cosa che somiglia ad una Signora.
—
Qualche cosa!
—
Signor parroco,
aquero (quella cosa n.d.t.) chiede che si venga alla Grotta
in processione.
—
Bugiarda. Come
vuoi che io possa decidere di fare una processione! E’
Monsignore che decide le processioni. Se la tua visione
fosse qualche cosa di buono. non ti direbbe tali
sciocchezze. E per quando la vuole questa processione?
Giovedì hai detto?"
Bernardetta si confonde,
non ricorda di avere sentito che era per giovedì: è solo
un'invenzione delle altre donne. Risponde:
—
Non so più per
quando.
—
E che ti ha
chiesto una processione, ne sei ben sicura?
—
Credo.
—
Ah, credi. Ah,
non ne sei sicura. Ebbene, quando non si è sicuri, si resta
a casa. E una disgrazia avere una piccola così che fa
accorrere tutti. Allora, ti daremo una torcia! Andrai a fare
la tua processione e qualcuno ti seguirà... non hai bisogno
di sacerdote.
Peyramale aumenta il
tono e se la prende con le zie: "E'
una disgrazia avere una famiglia cosi che mette scompiglio
nella città". E vero che una zia aveva avuto un bambino
prima del matrimonio, che il padre di Bernardetta era stato
in prigione, che la madre era una presunta alcolista.
Zia Basile dirà: "E’ spaventoso vedere il parroco gridare come durante il sermone, e anche
più forte". Dirà anche che si è sentita macinata come un
grano di miglio davanti a questa santa collera. Le due zie
sono prese dai tremito, Basile piange. II parroco congeda le
tre donne. Fuori, ancora tremante. zia Basile si ripromette
di non tornare più al presbiterio. Bernardetta ritrova la
calma: "Se non vuole
crederlo, che faccia pure, io ho fatto la mia commissione”.
Ma sulla strada del
ritorno a casa, esclama: "Bisogna
tornare dal parroco, ho dimenticato di dire della cappella”.
La zia "macinata" rifiuta. Bernardetta cerca un sostegno
vicino alla sagrestia della Chiesa, che accetti di fare da
intermediario, ed ottenga un appuntamento per Bernardetta la
sera stessa alle sette.
La nostra giovane si
ritrova, come aveva chiesto Maria, di fronte ai sacerdoti di
Lourdes. L'atmosfera è più calma, è il momento della
digestione, e riesce cosi a consegnare la seconda parte del
suo messaggio: "Vada a dire ai sacerdoti di fare costruire qui una cappella".
Peyramale chiede: "Non
sai ancora quale sia il suo nome, ebbene bisogna
chiederglielo. Se dice il suo nome e se fa fiorire il roseto
della Grotta, si costruirà la cappella".
Se è vero che una realtà
può nasconderne un'altra, come sui binari di una stazione
dove un treno può nasconderne un altro. nelle apparizioni
parecchie storie coabitano sotto la stessa apparenza. Ciò
che ho scritto in corsivo mi serve da canovaccio per
interpretare la tredicesima apparizione.
L'interpretazione della tredicesima apparizione
L'apparizione giustifica
quindi i pellegrini a venire a Lourdes, a venire in
processione. Ma è questo tutto ciò che Maria aveva da dirci?
E se questa apparizione parlasse della domenica di Pasqua,
della domenica della Resurrezione? E se questa apparizione
dovesse essere letta come il copione di un film, con i
sacerdoti nel ruolo degli apostoli e le zie in quello delle
pie donne al sepolcro, e Bernardetta nel ruolo di Maria di
Magdala, l'apostolo degli apostoli? Rileggiamo questa storia
come un Vangelo.

I Vangeli non parlano
del momento della Resurrezione. Questa è avvenuta in una
grotta, senza testimoni, di notte. Il Vangelo descrive i
fatti scaturiti dalla scoperta del sepolcro vuoto, La stessa
cosa accade per la tredicesima apparizione, della quale non
conosciamo nulla se non le esperienze che la seguono.
Cercherò di mostrarvi
come questa apparizione riprenda i Vangeli della
Risurrezione.
Leggiamo il passo del
Vangelo secondo san Matteo, capitolo 28, versetti 1-8.
Provate a fare dei confronti. "Passato
il sabato, all'alba del primo giorno Alla settimana, Maria
di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro.
Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore,
sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a
sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il
suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero
di lui le guardie tremarono tramortite. Ma l'angelo disse
alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il
crocifisso. Non è qui. E' risorto. come aveva detto, venite
a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai
suoi discepoli: E' risuscitato dai morti, e ora vi precede
in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto».
Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia
grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli".
Poniamo ora a confronto
questo Vangelo e la storia della giornata di Bernardetta a
Lourdes.
^
Il Vangelo ci dice che le donne si recarono al
sepolcro "all'alba'', e Bernardetta arriva alla Grotta alle
sette della mattina, quando il giorno comincia a spuntare.
^
Il Vangelo ci racconta che "vi
fu un gran terremoto" al loro arrivo. Un terremoto? E’
proprio quello che ha scritto il giornale Ere Impèriale che
ci segnala che i Lourdesi temono proprio un terremoto, alla
vigilia della quindicesima apparizione.
^
Allora, "l'Angelo
del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra";
e a Lourdes, la Signora del Cielo é in piedi sulla pietra
della Grotta.
^
"Il suo aspetto
era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve",
e Bernardetta ci descrive Nostra Signora di Lourdes col suo
abito bianco come neve, e luminosa.
^
"Ma l'angelo
disse alle donne [...] andate a dire ai suoi discepoli",
e la Signora di Lourdes dice a Bernardetta: "Vada a dire ai sacerdoti".
^
Chi sono queste donne nel Vangelo che vanno a cercare
gli Apostoli? Il Vangelo di Luca, al capitolo 24, ci dice
che "Erano Maria di
Màgdala, Giovanna e Maria di Giacomo". Ovvero tre donne
chiamate. E anche a Lourdes tre donne andranno ad incontrare
il parroco: zia Bernarde, zia Basile e Bernardetta.
^
Il Vangelo non si accontenta di parlare delle tre
donne, aggiunge: "Anche
le altre che erano insieme lo raccontarono agli apostoli.
Quelle parole parvero loro come un vaneggiamento e non
credettero ad esse". Anche a Lourdes, quel giorno,
intervengono altre donne. Le prime riferiscono che è stata
chiesta una processione. Aggiungono i loro errori (una
processione per il giovedì, chiesta dalla Madonna) ed il
parroco Peyramale le caccia. Come gli apostoli, le accusa di
vaneggiare.
^
L’Angelo dice: "Venite
a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai
suoi discepoli: E' risuscitato dai morti, e ora vi precede
in Galilea; là lo vedrete" (Matteo 28, 6-7). La Signora
dice a Bernardetta: "Vada
a dire ai sacerdoti che si venga qui in processione".
Lourdes, crocevia delle valli, crocevia delle nazioni,
Galilea. Il Cristo ci ha preceduti a Massabielle, noi ve lo
ritroveremo.
^
Il Vangelo di Marco 16, 8 aggiunge: "Ed
esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro perché erano piene
di timore e di spavento. E non dissero niente a nessuno,
perché avevano paura...". Tremanti, come le zie di
Bernardetta quando escono dal presbiterio, impaurite. Ed il
silenzio che le donne del Vangelo si ripromettono di
mantenere, ha un'eco a
Lourdes? Ebbene, si.
Bernardetta ha sempre avuto coraggio davanti al commissario
di polizia, al procuratore imperiale, ma davanti alla
collera del parroco Bernardetta fa silenzio, non ripete la
richiesta della cappella. Tanto che, nella sua pastorale del
1862 Monsignor Laurence, che ricapitola tutte le notizie sul
Messaggio di Lourdes, dimentica di menzionare questa
richiesta: "Vada
a dire ai sacerdoti che si venga qui in processione”.
Incredibile dimenticanza. Sconvolgente paura di Bernardetta.
In mezzo a questo
silenzio resta la testimonianza di zia Basile. Dice di
essersi sentita come grano di miglio che si trita e che si
macina. Scegliendo questa immagine, realistica per la figlia
di un mugnaio, rinforza il tono di resurrezione nella
tredicesima apparizione.
Il Vangelo di Giovanni
annuncia (12, 24): "Se
il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo;
se invece muore, produce molto frutto". Zia Basile muore
di paura. ma la sua testimonianza porta frutto. Gli
avvenimenti di questa apparizione ci fanno scoprire il ruolo
del mistero evangelico. Quel giorno, Peyramale accusò le zie
di Bernardetta di avere una vita parrocchiale poco
edificante: "E' una
disgrazia avere una famiglia cosi, che provoca disordine
nella città". Allo stesso modo anche i discepoli di Gesù
erano accusati di vaneggiare, e Gesù si era ribellato contro
la religione delle apparenze nel Vangelo di Luca (7, 33-34):
"E' venuto infatti
Giovanni il Battista che non mangia pane e non beve vino, e
voi dite: Ha un demonio. E' venuto iI Figlio dell'uomo che
mangia e beve, e voi dite: Ecco un mangione e un beone,
amico dei pubblicani e dei peccatori”. E da Maria di
Magdala, prima testimone della Resurrezione, Gesù aveva
cacciato sette demoni! Anche lei doveva portare scompiglio
in città...
E poi, c'è il secondo
messaggio del giorno a Lourdes. La Signora chiede che si
costruisca una cappella. E sempre nei Vangeli del tempo
della Pasqua che si trova la chiave di lettura di questo
messaggio di Lourdes. La richiesta della cappella supera la
semplice costruzione architettonica. Il messaggio ci dice
che il tempio è distrutto e ricostruito in tre giorni, che
il Cristo è risuscitato dai morti. Nel momento della
crocifissione, il venerdì santo, i sommi sacerdoti con gli
scribi e gli anziani lo schernivano: "Ha
salvato gli altri, non può salvare se stesso. E' il re
d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo". I
sacerdoti vogliono delle prove e dei segni. E che dicono i
sacerdoti di Lourdes a Bernardetta? "Se la Signora dice il suo nome e se fa fiorire il roseto della Grotta,
allora si costruirà una cappella". Anche loro chiedono
dei segni e delle prove. Fare fiorire il roseto? Sì, Maria è
la rosa mistica sbocciata. Il suo nome? Sì, farà sapere che
il suo nome è “Immacolata Concezione", ma
solo coloro che hanno orecchie per intendere lo crederanno.
Per finire, vi ricordate
che i testimoni hanno sentito Bernardetta ridere nella
Grotta, mentre nei giorni precedenti piangeva. Lei rideva
come le donne al sepolcro vuoto: "Abbandonato
in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne
corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli" (Matteo 28,
8).
La mia conclusione
Sì, la Signora ha
chiesto di venire in processione e che si costruisse qui una
cappella. La Signora ha fatto di più in quel giorno. Ci ha
chiesto di partire per la Galilea Massabielle perché il
Cristo Risorto ci ha preceduto. Alla terza apparizione, la
Signora, per prepararci, aveva detto: "Vuol
farmi la grazia di venire qui per quindici giorni?"
Era un invito personale. Alla tredicesima apparizione dice "Venite
in processione'', affinché diventiamo un popolo.
Perché non si può fare una processione da soli. Il 4 aprile
1864 duecento sacerdoti e ventimila fedeli si recano in
processione alla Grotta per inaugurare la statua dello
scultore Fabish (la statua che vi è attualmente). La Signora
aveva chiesto una processione a tutti, passando tramite
Bernardetta e il parroco Peyramale. Ma nessuno dei due vi
prenderà parte, benché si trovassero entrambi a Lourdes.
Ecco la testimonianza di
Julie Garros. amica d'infanzia di Bernardetta, divenuta
anche lei suora di Nevers:"Un
giorno richiamavo alla memoria di Bernardetta il ricordo
della prima processione alla Grotta. Mi disse che il parroco
Peyramale le aveva proibito di prendervi parte perché era
ammalata...". Di che cosa si preoccupa il curato, vuoi
forse giocare al medico? Bernardetta aggiunge: "Sì,
ma la Madonna ha pensato anche a lui, gli ha mandato una
bella colica che gli ha impedito di assistervi"! I due
principali testimoni sono a Lourdes quel giorno, ma non alla
processione richiesta. Che importa...
Il desiderio di Dio è
che ci rechiamo numerosi a questo invito, e noi dobbiamo
essere pronti a dire si.

Chiave 6: IL SEGNO “DELL'ALTRO MONDO”
Ammalata... ma hospitalier
Forse, in questo
articolo, darò l'impressione di rivolgermi più agli
hospitalier che ai pellegrini. E’ il mio modo per farvi
entrare nel mistero della sofferenza a Lourdes. Gli
argomenti trattati sono di comune interesse, perché, nelle
nostre famiglie e nelle nostre vite, abbiamo molte sventure
da convertire.
Parlare dei malati mi
porta a parlare degli hospitalier, perché non ci sono malati
senza hospitalier a Lourdes. Malati ED hospitalier. Non
posso parlare degli uni e degli altri se non alla luce della
loro complicità, dividerli sarebbe come dire che tra loro
esiste una frontiera invalicabile che si chiama salute.
Sarebbe come negare che gli uni e gli altri sono le dita di
una stessa mano. Gli uni e gli altri sono Pellegrini.
Parlerò dell'ospitalità e di Bernardetta, il suo archetipo.
Per molteplici ragioni possiamo considerarla la santa
hospitalier e la santa dell'ospitalità. Bernardetta, la
malata, è il modello dei malati. Bernardetta, l'infermiera
di Nevers, diviene il modello di coloro che li accompagnano.
Avendo una doppia competenza, può consigliarci sulla nostra
vocazione, informarci sulle qualità che dobbiamo sviluppare
e sui difetti da correggere. Può convincerci che gli malati
e gli hospitalier sono talmente complementari da essere
intercambiabili. Dico proprio intercambiabili!
Ma allora, chi
accompagna chi? Chi non ha mai visto un hospitalier su una
barella? Quale malato non ha mai incoraggiato e confortato
un barelliere esausto? E se i malati sono malati, come
direbbe Monsieur de La Palisse, posso testimoniare che
numerosi hospitalier sono estremamente discreti sulle
proprie malattie. Lottano con la forza del Cristo, che non
ama certo più di loro la sofferenza. Quando Gesù dice a
ciascuno di noi: "Prendi la tua croce e seguimi", non dice: "Vieni
a soffrire con me". Dice "Entra con me nell'amore".
E non è un problema di salute che può dispensarci dal
seguirlo, perché non si può vivere senza amore e non si può
amare senza soffrire.
Ma soffrire amando, non
è soffrire, è amare. È importante ricordarselo.
Tutti, malati ed
hospitalier, a Lourdes abbiamo la stessa vocazione,
rispondiamo tutti all'invito di Nostra Signora: "Vuole farmi la grazia di venire qui". E qui, il modello dei
malati e degli hospitalier, è Bernardetta. Ciò che distingue
gli uni dagli altri è che i malati hanno bisogno che li si
aiuti a bere, a mangiare, che si riservi loro un posto nelle
processioni. Mettiamo i nostri passi su quelli di
Bernardetta, affinché ci sia rivelato il nostro posto a
Lourdes.
A Lourdes, tutto comincia sempre dalla prima apparizione
E’ l'11 febbraio 1858.
Fa freddo e Toinette ansima un po, sua madre le ha appena
chiesto di andare a cercare della legna. Si prepara ad
uscire, la sua amica Jeanne Abadie la accompagna. Fino a
quel momento non vi è nessun hospitalier, perché la
vocazione dell'hospitalier non è quella di andare a cercare
la legna. E’ il seguito che c'interessa, perché una terza
persona vuole andare: Bernardetta, la gracile, colpita dal
colera e dall'asma. Sua madre è contraria, fa troppo freddo.
Quando si è ammalati si resta a casa, si resta in disparte,
e poi non sarebbe di nessuna utilità in questo lavoro
faticoso. Bernardetta trova l'energia per convincere sua
madre. Andrà. Ma non sarebbe andata senza sua sorella e
senza Jeanne. Le due ragazze l'accettano, non come un
intralcio, ma come un'amica. È questo lo spirito hospitalier!
Le nostre due hospitalier accettano la malata, ed escono in
strada. Arrivate alla prateria, è la malata che propone di
andare verso quello che viene chiamato il rifugio dei
maiali. Malata, partecipa a questo primo pellegrinaggio, in
totale uguaglianza con le sue due amiche, dà il suo parere
che in questo contesto è ascoltato. Non dimentichiamo mai di
ascoltare i desideri dei malati, anche se talvolta
contraddicono il programma. Alla fine della strada, le
ragazze incrociano il ruscello di Savy. Le due passano e
Bernardetta chiede:
“Portatemi
sulla schiena". Questo no. "Aiutatemi
a fare un passaggio di pietre nell'acqua". Le rispondono
ancora di no. Ci sono dei luoghi dove i malati non possono
andare. Gli hospitalier devono sapere dire no, così come le
due amiche. A volte, c'è pericolo per i malati, e noi
dobbiamo proteggerli. Non è un problema. Bernardetta sta per
vivere un'esperienza spirituale unica. Grazie alle due
ragazze che si incaricano di tutto, Bernardetta si sbarazza
dei suo impedimenti. Fra un istante, non penserà più al suo
male che le impedisce di attraversare; fra un istante, vedrà
la Signora faccia a faccia. E Toinette, come Jeanne, saranno
state il supporto di questa esperienza mistica. Supporto, un
bel ruolo per gli hospitalier. Misteriosamente è ciò che
siamo quando serviamo i pasti, spingiamo i carrelli,
portiamo un orinale. Attraverso la nostra buona volontà si
realizzano i disegni del cielo.
Ma non perdiamo di vista
il racconto della prima apparizione: "Sollevai
la testa guardando la grotta. Vidi una Signora vestita di
bianco. Aveva un abito bianco, un velo bianco, una cintura
blu ed una rosa gialla su ogni piede. Credevo di ingannarmi,
mi strofinai gli occhi, guardai ancora, ed vidi sempre la
stessa Signora, allora portai la mano alla tasca per
prendere il rosario. Cercai di fare il segno della croce,
non potei, la mia mano ricadde. Allora, fui presa dallo
spavento, tuttavia, non fuggii". “La visione fece il segno della croce, provai anch'io a rifarlo; allora
potei ed appena l'ebbi fatto, mi sentii tranquilla. Recitai
la corona, avendo questa Signora sempre davanti agli occhi;
col dito mi fece segno di avvicinarmi a lei, ma non osai;
rimasi sempre allo stesso posto".

Riprendiamo come
insegnamento alcuni elementi di questa testimonianza: "Vidi
la Signora, allora portai la mano alla tasca per prendere la
corona. Cercai di fare il segno della croce, non potei, la
mia mano ricadde". Che cosa vuole dire?
Davanti a questa
situazione sconosciuta, Bernardetta ha il riflesso della
preghiera come una protezione e... la sua mano ricade. Così,
la Signora le insegna che la preghiera non precede mai
l'incontro con l'altro. Allora Bernardetta disse, "fui un po' presa dallo spavento, tuttavia non fuggii". Un doppio
sentimento, ha paura, ma non fugge. Gli hospitalier possono
talvolta aver paura davanti a corpi disarticolati. Ciascuno
di noi ha avuto paura di ritornare in contatto con un malato
o un handicappato. Come si parla ad un malato che non
reagisce? Come si accudisce un corpo dolorante? La prima
risposta è: "Non si fugge". L'hospitalier può avere paura di
un corpo sofferente. Bernardetta ha avuto paura di un corpo
aggraziato. Come comportarsi con qualcuno così diverso da
noi?
Ritorniamo al racconto:
"La visione fece il
segno della croce, provai anch'io a rifarlo, allora potei...
e ne fui molto tranquillizzata”. Bernardetta è entrata
in relazione con la straniera, può fare il segno della croce
e può raggiungere la pace interiore. Così, il rimedio allo
spavento può essere quello di imitare il movimento degli
altri. Per noi, è il malato che c'insegna i gesti corretti.
Il racconto si conclude:
"Lei mi fece segno con
le dita di avvicinarmi, ma non ho osato. Sono sempre rimasta
al mio posto". "Con
le dita, mi fece segno". Non tutto si comunica con le
parole, tra Maria e Bernardetta, tra i malati e gli
hospitalier. E' la forza dei gesti: sistemare un cuscino,
coprire i corpi con i teloni prima che piova... Ma sentiamo
la lezione delle ultime parole di Bernardetta: "Non
ho osato. Sono sempre rimasta al mio posto". A Lourdes,
come altrove, la discrezione è cosa magnifica, non la
rigidità. Bernardetta è risoluta, è rimasta al suo posto.
Non ha accettato di muoversi, malgrado l'invito di Maria.
Che cosa vuole questa Signora? Bernardetta rimane dov'è al
suo posto. Pregare con una straniera, d'accordo, ma ciascuno
al proprio posto!!! Più tardi la giovinetta ritornerà alla
Grotta, dispiaciuta di avere perso l'occasione al primo
incontro. Anche noi, nella nostra vita quotidiana, tessiamo
delle relazioni rigide, per mancanza di semplicità. Ma
questo non deve succedere durante il pellegrinaggio a
Lourdes.
Sempre accompagnata
In questo alto luogo
fraterno, diventiamo capaci di dare il meglio, mai il
peggio. Come succede? A Lourdes, decentriamo noi stessi.
Offriamo il primo posto, il posto migliore, offriamo il
nostro posto ai malati. Questa spogliazione ci arricchisce
di una fratellanza speciale. Sì, l'hospitalité è una grande
famiglia che accompagna i suoi membri malati fino alla
Grotta. Alla prima apparizione, Toinette e Jeanne giocano il
ruolo delle hospitalier. Da quel momento, gli hospitalier
tracciano sempre la strada ai malati. C'è stata una sola
eccezione: il 3 marzo 1858. Per noi, è un insuccesso. Che
cosa è accaduto? Quel giorno, tremila persone si sono
ammassate da una parte e dall'altra del Gave. Bernardetta,
quando arriva, non trova nemmeno il posto per mettersi in
ginocchio, nemmeno per andare e venire. Quella mattina non
vi sarà alcuna apparizione.
E’ il lavoro di
organizzazione che garantisce la pace e la preghiera del
malato. Lavoro modesto ed indispensabile, perché senza lo
spirito hospitalier i pellegrini diventano una folla
egoista, incapace di far posto a Bernardetta, ad un malato,
e dunque nemmeno a Maria che, infatti, non verrà. A parte
questo nefasto 3 marzo, Bernardetta è sempre stata
accompagnata dagli hospitalier più diversi: bambini, soldati
in permesso, un conducente di cavalli, notabili, mugnai,
vanno uno dopo l'altro ad aiutarla a penetrare la folla
compatta. Qui sono rappresentate tutte le categorie sociali
e tutti accettano il gomito a gomito per il servizio. Il
nostro legame non è né sociale né culturale, ma mistico e
familiare. E’ per questo che nell'hospitalité non ci saranno
mai donne dello stile di Dominiquette. Vi ricordate la
moglie di un notabile, tentata di seguire Bernardetta alla
Grotta, che rifiutava tuttavia di andarci scandalizzata nel
vedere quali tipi di donne di basso ceto seguivano
Bernardetta. Da noi, non c'è posto per questo genere di
persone. Nella famiglia hospitalier abbiamo Maria per madre
e Bernardetta per sorella maggiore. Ricchi o poveri, siamo
onorati di essere ricevuti al cachot dai Soubirous. Come
dice Maurice Zundel, crediamo che la più grande povertà dei
poveri, sia nel fatto che nessuno ha bisogno della loro
amicizia. Ed a Lourdes, tutti insieme, facciamo sgorgare
questa amicizia.
Come una persona guarda un'altra persona
A Lourdes, dobbiamo
essere attenti alla qualità dei nostri incontri, ed
altrettanto alla qualità del nostro servizio, Visto che il
modello dell'incontro è Nostra Signora. Com'è l'approccio
con Bernardetta, durante le apparizioni?: "Mi
guardava come una persona guarda un'altra persona". La
Signora non era una statua e non la prendeva per un vaso. La
Signora la guardava come un suo simile. E gli atti seguono
lo sguardo. Maria si propone di recitare la sola preghiera
del Rosario che conosce Bernardetta... in dialetto, anche se
il clero lo trova indegno del cielo. Nello stesso modo
dobbiamo adattarci ai disadattati della vita, non per trarne
alcun tipo di riconoscimento, ma per comunicarci insieme a
loro in una medesima speranza. Accompagnate Bernardetta
malata, e siate testimoni delle sue metamorfosi.
Al ritorno dalla Grotta,
è la debole ragazza che sostiene le più forti con la sua
preghiera. E’ la povera ragazza che arricchisce i più ricchi
con il suo amore. E’ la malata che offre la propria vita per
la salute del genere umano. Gli hospitalier accompagnano
Bernardetta ed i malati, sia per aiutarli che per
partecipare alle loro gioie. Questo è guardare, come una
persona guarda un'altra persona.

Nell'atteggiamento della
Signora non c'è pietà. C'è amicizia, sorrisi e gesti di
conforto. Coloro che provano pietà per i malati non sono
hospitalier, o per dirla in modo meno brutale, hanno ancora
tutto da imparare. Non si tratta di vedere in Bernardetta un
fenomeno, come quel medico che vede in lei un bel caso di
isteria, o quella religiosa che l'accoglie con difficoltà,
perché non porta nessuna dote al convento. Oppure come quei
pellegrini di oggi che hanno uno sguardo afflitto davanti a
certi ammalati e che ci offendono con la loro tristezza
guardona.
Dicevo prima che la
Signora si adattava a Bernardetta, senza abbassarsi. Per
esempio, la Signora dà del lei a Bernardetta e le chiede di
pregare per la conversione dei peccatori. Dicendo ciò, ci
ricorda che i malati non hanno solamente richieste di salute
da fare, ma anche una vita da santificare. Tocca a noi
aiutare i malati a trovare la loro via, anche nella
malattia. Il ruolo dell'hospitalier non è mai quello di
piangere sulla sorte del malato. Qualunque cosa il nostro
occhio indiscreto ci racconti, dobbiamo sempre pensare che
il malato è una persona normale, che ha solo bisogno di
essere aiutata per andare in processione, per lavarsi e
bere. Dunque, è una persona che bisogna guardare "come una
persona".
Bernardetta, malata ed hospitalier
Dopo esserci fermati su
Bernardetta malata, circondata dai suoi amici, su
Bernardetta malata davanti a Nostra Signora, proseguiamo con
Bernardetta, visitatrice degli infermi.
Bernardetta è ammalata.
Il colera ha colpito la città. Lei è scampata, ma la sua
crescita si è fermata e l'asma prima ed una tubercolosi poi,
opprimono il suo petto. Sputa sangue, il suo ventre è gonfio
al punto di non potere chiudere il suo abito. Dopo le crisi,
tutto va bene. Nei momenti di tregua, non vive nell'angoscia
della prossima crisi. Va a scuola, accetta di visitare i
malati. Vediamo come se ne occupa.
All'uscita da scuola,
Giuseppina le chiede di passare da lei: suo fratello è
malato e desidera vederla. Bernardetta va dunque a visitare
Jean Marie Doucet. Nella grande sala della fattoria Piqué,
vicino a Bartrès, vede questo strano spettacolo: una grande
bocca aperta come un forno ed un bambino mingherlino di 9
anni, seduto in una specie di culla. Da dopo Natale, è la
disperazione della famiglia. Non cammina più e si nutre
appena. I medici pronunciano la parola "incurabile". Gli
amici ed i vicini manifestano la loro pietà e la loro
curiosità. La sua famiglia lo cura in modo maldestro.
Nessuno lo guarda come una persona. Bernardetta arriva nella
grande sala, ed il piccolo infermo fa un guaito gioioso. La
sua bocca invade il viso come una piaga spalancata, svela
una lingua secca, ruvida e la bava sgocciola sulle sue
ginocchia. Lo spettacolo è doloroso, ma Bernardetta fa buon
viso. Gli parla delle sue giornate per conoscerlo meglio e
non prende il rosario come all'epoca della prima
apparizione. Ha compreso la lezione. Due giorni dopo ripassa
alla fattoria. Con buon umore gli chiede: "Come
va? Non bene. Hai fame? Si! Ebbene allora sforzati dunque di
chiudere la bocca e mangia!!!". E infatti, la sua bocca
si richiude, ed inghiotte un piccolo pasto. L'indomani,
ritorna per la terza volta. Sente che è ripiegato su se
stesso. Con un tono allegro, lo scuote: "Allora
non vuoi proprio guarire! Sono sempre io che devo venire a
vederti!" Risponde: "Oh!
Se potessi alzarmi, mi alzerei volentieri. —
No, sei un fannullone.
Fai il malato per mangiare quello che ti piace". Il
bambino allora accetta un po' di cibo. La domenica, andando
a Bartrès, si ferma per l'ultima volta. Siccome mangia molto
lentamente finisce per dirgli: "Non
vuoi mangiare. Parto". Egli allora si sbriga per farle
piacere. Il suo stato migliora. Lei non ritornerà più.
Bernardetta non ha manifestato pietà. Non gli concede delle
scuse perché è giovane e malato. Lo vede vivo, e lo spinge a
crescere: "Vengo per
aiutarti. Se non vuoi mangiare, parto".
Non sei il
Mio malato. Non sono la Tua
schiava. Bernardetta dà questa consegna. Qualunque sia il
nostro stato, il pellegrinaggio deve aiutarci a raddrizzarci
nella vita. Bisogna rifiutare il ripiegamento su se stessi.
Dice a Jean Marie: "Sono sempre io che devo venire a vederti. Sono sempre io che mi
avvicino, e tu quando vai ad aprirti con la tua famiglia,
con i tuoi amici?". Questa domanda va posta senza posa
ai malati.

Le visite di Bernardetta
a Jean Marie sono durate il tempo di un pellegrinaggio, e
lei non ritornò più da lui. Jean Marie ha vissuto la
separazione senza troppe difficoltà, perché Bernardetta non
ha fatto luccicare una terra promessa nella quale si
sarebbero visti regolarmente. Bernardetta gli ha insegnato
che bisogna vivere con tutte le proprie forze, per la
famiglia, gli amici, le persone che prestano le cure e per
Dio. Tuttavia, so che la separazione è difficile da
accettare alla fine di un pellegrinaggio.
Vedo, talvolta, uno
sciame di giovani pellegrini che aiutano un malato.
L'immagine è bella e confortante. Dice che l'uomo non è un
lupo per l'uomo. Ma attenzione: si dà il proprio numero di
telefono, l'indirizzo, si fa la promessa di rivedersi. Ci si
acceca. Ci si dimentica che, dopo il pellegrinaggio, la vita
quotidiana riprende, con sempre nuovi incontri per gli uni,
e molta solitudine per gli altri. Promettere troppo al
ritorno può dimostrarsi molto negativo, perché alla
solitudine si aggiungerà il sentimento di inganno.
Bernardetta ci consiglia rapporti veri e diretti, perché il
malato è una persona e non una malattia. Non dobbiamo
infantilizzarlo, ma aiutarlo solamente in ciò che non può
fare solo. Quando ci troviamo con un vecchio stanco ed
assetato, aiutiamolo a bere, per non esaurirlo oltre e
perché questo gesto affettuoso lo conforterà. Ma quando ci
troviamo davanti ad un handicappato che impiega molto tempo,
ed è un po' maldestro, nel raggiungere il bicchiere,
afferrarlo, avvicinarlo alla bocca, non aiutiamolo, con il
cattivo argomento che si fa prima e si eviteranno le
macchie. Lasciamo che ottenga una vittoria sul suo male,
perché il nostro aiuto verrebbe a negare la sua capacità di
vivere la sua vita. A ciascuno giudicare quando deve
intervenire ma, ricordiamocelo, i nostri gesti devono
adattarsi alle richieste, mai precederle.
Malata o infermiera secondo il giorno
Per concludere con il
nostro piccolo giro d'orizzonte hospitalier, vi propongo di
illuminare le metamorfosi di Bernardetta, malata o
infermiera, secondo i momenti. Durante la sua vita a
Lourdes, la voce pubblica riporta che Bernardetta abbia più
volte guarito dei malati. Viene interrogata su questo
argomento alla presenza del procuratore, del commissario e
del sindaco. Dice tutto in modo chiaro: "Non
credo di avere guarito nessuno, e del resto non ho fatto
niente in questo senso". Ma la voce si amplifica, e
molto tempo dopo le apparizioni, alcuni malati vengono a
supplicarla: "Mi
guarisca. — Per chi mi prende? Sono come voi, non ho poteri. Tutto ciò che posso
fare è pregare per lei". Bernardetta non è taumaturga.
Non sa guarire, ma impara a curare! Nel giorno della sua
professione religiosa, la madre superiora non le dà nessuna
missione ed aggiunge: "E’ una buona a nulla". Il vescovo, che ha più immaginazione, le ha
chiesto di pregare. Ma questo non è molto originale per una
suorina. Che cosa stava per accadere della nostra santa
buona a nulla su un inginocchiatoio? Per darle qualche
occupazione, la si nomina aiuto infermiera di suor Marthe; e
quando questa si ritirerà, la responsabilità dell'infermeria
ricadrà su di lei che, nel frattempo, era diventata
perfettamente competente. Lei, che aveva già ricevuto tre
volte l'estrema unzione, non doveva farsi molte illusioni
sulla capacità della medicina di curare, tuttavia questo non
l'ha dispensata dallo studiare, dico bene studiare, con
molta serietà, tutto quello che doveva conoscere
un'infermiera. Non è più la ragazzina che non sa né leggere
né scrivere.
Ma il passato le rimane
incollato addosso. Un medico della Salpetriere, quindici
anni dopo le apparizioni, dichiarò che le guarigioni si
basavano sulla fede di una bambina allucinata e
successivamente, rinchiusa a Nevers. Questa polemica diede
l'opportunità al dottor Robert Saint Cyr di difendere la sua
assistita ed assistente: "Come medico della comunità, ho prestato delle cure a questa giovane
suora la cui salute delicata ci ha creato inquietudini per
molto tempo. Oggi, il suo stato è migliorato, e da malata è
diventata la mia infermiera, svolgendo alla perfezione il
suo compito. E’ piccola, di gracile aspetto, ha ventisette
anni. Di natura calma e dolce, cura i malati affidati alle
sue cure con molta intelligenza e senza omettere niente
delle prescrizioni fatte, gode anche di grande autorità e di
una completa fiducia da parte mia”. E’' un bel
complimento del medico alla sua infermiera. Sa che non
omette nessuna delle prescrizioni, segnala anche la sua
intelligenza nelle cure. Forse qui fa riferimento alle cure
che applica senza prescrizione medica. Queste, possiamo
continuare ad applicarle senza prescrizione nel XXI° secolo;
si tratta dell'acqua della Grotta, dell'amabilità ridente,
della fede, della delicatezza. Queste cure vengono proposte
non per guarire dalla malattia, ma per guarire da sé stessi.
Con queste cure, Bernardetta vuole ricordare al malato che è
una persona viva, e che non deve diventare un Narciso
scorbutico.
Nel 1876, da infermiera,
diventa malata. Scrive ad una sorella amica: "Sono
sempre giù di forma... ho perso completamente l'uso delle
gambe, devo subire l'umiliazione di essere portata, ma le
nostre sorelle lo fanno così di buon cuore che mi rendono il
sacrificio meno grande. Temo sempre che si possano sforzare
troppo e, quando glielo dico, si mettono a ridere e, direi
anche, a burlarsi di me. Mi dicono che ne potrebbero portare
quattro come me". Il malato può sentirsi umiliato
nell'avere bisogno di noi. Come dice Bernardetta, se i gesti
si fanno di buon cuore e nella gioia, l'umiliazione può
diventare una simpatica complicità. Ma non credo che questo
sia sempre facile da vivere. Bernardetta ne era molto
consapevole, ed era severa con le sue giovani aiutanti
quando mancavano di attenzione nel servizio. Sorella Vincent
Garros ricorda che Bernardetta curava con affetto una
religiosa colpita da un tumore al seno. Chiese a sorella
Vincent di fare una passeggiata con la malata per
rilassarla, e siccome la giovane infermiera non prendeva sul
serio questo servizio, le disse: "Ne
avrai cura come se fosse il Buon Dio", cosa che fece
sobbalzare la novizia, convinta che vi fosse molta
differenza tra l'Uno e l'altra. Bernardetta riprese la
lezione invitando la sua giovane consorella a ritornare in
infermeria alla sera. Le mostrò la piaga della malata. "Non posso sopportare lo spettacolo", disse suor Vincent; e
Bernardetta, lapidaria, le disse: "Che
sorella della Carità puoi essere! Con così poca fede. Sì,
per noi come per sorella Vincent, certe piaghe sono
insostenibili a guardarsi, tuttavia occorre che il nostro
viso sia un balsamo confortante. Bisogna, come Nostra
Signora, rimanere in saldi ai piedi della croce, piuttosto
che compiangere e lamentarsi. La nostra vocazione può andare
al di là delle nostre forze. Ma ricordiamoci che, insieme,
ci mettiamo del nostro perché la Signora dà del suo. Il
centro della nostra spiritualità è là, e non altrove. Il
viso del Cristo si contempla nei nostri amici sofferenti”.
Bisogna fare così,
Bernardetta parla poco della sofferenza. Sorella Agata vede
sul suo letto un'immagine di san Bernardo. Chiede: "Dunque
prega il suo santo patrono?" "Lo
prego volentieri, ma non lo imito. San Bernardo amava la
sofferenza, io la evito finché posso". Anche noi
dobbiamo fare di tutto per evitare di aggiungere sofferenze
ai malati.
Che si sia ammalati o
sani, perché venire a Lourdes per vivere questa esperienza?
Lasciate che vi racconti una piccola storia che segna
l'inizio di un cammino. Un padre dice a suo figlio: "Ti
do un euro se mi dici dove si trova Dio sulla terra". Il
bambino risponde: "Ti do due euro se mi dici dove non si trova Dio sulla terra". Dio è
dunque ovunque!
Il padre gli chiede: "Perché
scappi sempre verso la Grotta?". Il bambino risponde: "Cerco
Dio". Il padre chiede: "Dio
non è ovunque?". "Sì,
dice il bambino: Dio è ovunque". Il padre insiste: "Dio
non è ovunque lo stesso?". "Sì,
dice il bambino: Dio è ovunque lo stesso, ma io non sono lo
stesso ovunque".
Per voi, per me, per
Bernardetta, la Grotta è già il Cielo. Lourdes è il nostro
luogo privilegiato per incontrare Dio e gli uomini

Chiave 7: IL SEGNO DELLA RICONCILIAZIONE
Per i peccatori
Le Sante Scritture
affermano che, nel primo giorno della Creazione, Dio creò la
terra e l'acqua, la luce ed il cielo. A Lourdes, la terra
offre una grotta. L'acqua ci dona la sorgente che sgorga
dalla roccia. La luce dona l'aura luminosa alla Signora. Il
cielo dà il vento della prima apparizione. Questi elementi
sono altrettanti segni nel messaggio di Lourdes. Ma il
messaggio non sta tutto intero nel simbolismo della
Creazione, perché la Signora è venuta a parlarci. È venuta a
dirci che suo Figlio ha aperto la via che conduce della
Terra al Cielo. È venuta a farci delle raccomandazioni
affinché il nostro viaggio sia già degno della vita in
Cielo.
Ricordate le sue parole:
—
"Vuol farmi la
grazia di venire qui per quindici giorni?".
—
"Non le
prometto di renderla felice in questo mondo, ma nell'altro"
o ancora, secondo un'altra formulazione: "Le
prometto di renderla felice, non in questo mondo ma
nell'altro".
—
"Penitenza.
Penitenza. Penitenza. Pregherà Dio per i peccatori. Vada a
baciare la terra per la conversione dei peccatori".
—
"Vada a bere ed
a lavarsi alla fontana. Mangerà di quell'erba".
—
"Vada a dire ai
sacerdoti che si venga qui in processione, che vi si
costruisca una cappella".
—
"Io
sono l'Immacolata Concezione".
E’ a questo tesoro che
attingiamo per illuminare il tema fondamentale della
penitenza per i peccatori e rispondere alle domande: mentre
la Signora le parlava di penitenza, che cosa faceva
Bernardetta? Quale significato dobbiamo dare all'erba
mangiata, alla terra baciata, all'acqua fangosa inghiottita?
Perché la folla si è scandalizzata vedendo Bernardetta
penitente? Penitenza e risate sono compatibili? La penitenza
è un mezzo di conversione o un modo di vivere?
Cominciamo col passare
in rassegna le prime apparizioni, per verificare se ci sono
delle tracce di penitenza.
Le prime sette apparizioni
Fin dall'inizio, i
testimoni vengono volentieri a vedere il viso "luminoso" di
Bernardetta. Le sue estasi e le sue metamorfosi sconvolgono
più di una persona. Fanny Nicolau, la seria maestra, non può
trattenersi dal piangere, tanto è forte la sua emozione
davanti allo spettacolo di Bernardetta in preghiera, e la
Signorina Penne parla così: "Era
come un'espressione di felicità, di gioia, di estasi al
massimo livello". Per loro non vi è nessun dubbio, il
Cielo è sceso a Massabielle, ma la Signora fa veramente un
invito alla penitenza? Bernardetta dichiara: "Ho visto la Signora che mi ha chiesto se volevo avere la grazia di
andare lì per quindici giorni, le ho risposto di sì... mi ha
anche detto che non prometteva di farmi felice in questo
mondo, ma nell'altro". Scambio di promesse. Bernardetta
verrà per quindici giorni, e la Signora le assicura una vita
felice nell'altro mondo. Estrade l'interroga, un po' geloso
e un po' dispettoso: "Poiché
la Signora ha promesso di renderti felice nell'altro mondo,
non hai che da lasciarti vivere e dormire tranquillamente
tra due guanciali". Lei risponde: "Si
hey pla" (Se mi comporto bene).
Confessiamo che questo
ha un significato un po' oscuro. Perché la Signora non può
prometterle la gioia in questo mondo, mentre Bernardetta è
già felice in questo mondo, circondata dai suoi genitori, e
grazie ai suoi appuntamenti alla Grotta? All'indomani della
prima comunione le viene chiesto: "Di
che cosa sei stata più felice: della prima comunione o delle
apparizioni?". Risponde: "Sono
due cose che vanno insieme, ma che non possono essere
paragonate. Sono stata molto felice in entrambi i casi".
Dunque, Bernardetta vive felice in questo mondo. La frase
della Signora "Non le
prometto di renderla felice in questo mondo", non vuole
dire che la Signora le annuncia grandi disgrazie, o che la
sottometterà ad una mortificazione severa. A causa
dell'ambiguità della formula, certi esperti raccomandano di
tradurre così: "Non le
prometto di renderla felice secondo i criteri di questo
mondo". Ed i criteri di questo mondo, li conoscete, sono
il potere e la conoscenza. Tanti simboli che non hanno mai
rallegrato questa povera ragazza malata, incolta, fragile.
Trovo che questa
interpretazione sia interessante, ma questi sotterfugi non
interessano i Lourdesi. Per loro, le sole realtà sono le
gioiose trasformazioni di Bernardetta e la folla non
s'inganna, quella folla che accorre sempre più numerosa, più
stupita, più esaltata. Ascoltiamo Jean Baptiste Estrade, che
vuol convincere i suoi amici del Café français: "Devo
confessarlo... pensavo di trovare alla Grotta una pantomima
abilmente inscenata. Mi ero ripromesso di concentrare tutta
la mia attenzione sulla scena che avrei avuto sotto gli
occhi... Bernardetta si è presentata alla Grotta alla solita
ora. Il caso, più dei miei sforzi, mi ha posto accanto a
lei. La giovane veggente si è messa in ginocchio senza
costrizione, senza turbamento; ha estratto il rosario, ha
fatto il segno della croce ed ha cominciato a pregare... Oh
meraviglia! Che cosa era dunque successo? Improvvisamente si
è trasformata, Bernardetta non era più Bernardetta. Era un
angelo del cielo in contemplazione davanti alla Madre di
Dio. Le parole mancano di colore per descrivere la
fisionomia della giovane in estasi. I suoi occhi
amorosamente aperti erano insaziabili di vedere... il Suo
sorriso. Oh! Quale sorriso! Voglio allontanare da questo
racconto ogni tipo di metafora, e tuttavia, come esprimermi
senza guardare il cielo per ritrovare questo sorriso... Dio
conosce il giubilo che doveva regnare nell'anima di questa
bambina”. Il testimone si esalta, il suo vocabolario
slitta. Dopo avere detto che Bernardetta era un angelo,
dagli occhi innamorati e dal sorriso celeste, afferma che
Bernardetta è più bella della Signorina Rachel, la grande
attrice del Secondo Impero. E è vero che, grazie a lei, il
mondo vede diversamente Massabielle e Bernardetta.
Bernardetta non è più la povera Soubirous, ma l'eletta del
Cielo, e non si pensa più alla Grotta come ad un rifugio per
maiali, ma come ad un luogo di appuntamenti meravigliosi.
Nondimeno, Estrade falsa il messaggio concentrando la luce
solo sull'estetica. Lourdes diventerebbe convincente per la
sola bellezza del luogo santo? Il Cielo non apprezza questa
insipida fantasticheria hollywoodiana. Le apparizioni
successive raddrizzano la rotta, inducendo la graziosa
Bernardetta a sporcarsi. Affinché i peccatori aprano i loro
cuori, Bernardetta vivrà, davanti a loro, la Passione del
Cristo.
La fase penitenziale
Studieremo qui l'ottava
e la nona apparizione che dicono l'essenziale del messaggio
penitenza. Il 24 febbraio, Jean Baptiste Estrade e sua
sorella hanno convinto Elfrida Lacrampe a venire con loro
alla Grotta, all'alba. Elfrida è una ragazza devota, della
buona borghesia, e la Grotta la lascia ancora indifferente.
Estrade pensa che la misteriosa bellezza estatica di
Bernardetta potrà convincere anche lei. La veggente arriva.
Accende il cero, si mette in ginocchio, fa scorrere i grani
del rosario. Recitata appena una decina e i Lourdesi notano
l'abituale metamorfosi: il viso impallidisce, guadagna in
dolcezza, i gesti guadagnano in grazia. Tutto è dunque come
al solito? No, oggi, c'è qualcosa di nuovo. La Signorina
Penne dice: "[...]
Bernardetta si è messa ad ascoltare attentamente, e nella
maniera più seria, gli occhi fissi verso la nicchia;
sembrava entrata in intimo colloquio con la visione. Durante
questo colloquio, la folla vede Bernardetta fare un segno
affermativo con la testa, ed un istante dopo un altro
negativo”: La sera stessa la Signorina Penne fa andare
Bernardetta a casa sua, affinché le spieghi i misteriosi
segni con la testa. Bernardetta parlerà della Signora dal
volto triste che le ha chiesto "se
volesse pregare per i peccatori, se volesse porsi in
ginocchio a baciare la terra come penitenza per i peccatori".
A tutto ciò, Bernardetta aveva risposto SÌ. La Signora
allora aveva chiesto se le sarebbe dispiaciuto farlo, e
Bernardetta aveva risposto NO.

Bernardetta, felicissima
di ubbidire alla visione, si sposta in ginocchio su un
terreno cosparso di sassi. Comincia così gli esercizi di
penitenza. Sono brevi, perché zia Lucile, al colmo
dell'emozione, grida e si accascia. Sua nipote esce
dell'estasi per dirle di non farlo ma, intanto, la Signora è
sparita. Bernardetta ritorna a casa delusa. Ma ha compreso,
nello sguardo triste della Signora, che si doveva fare
qualcosa per i peccatori. La sera, addormentandosi, si sarà
ben chiesta cosa fare l'indomani, e già medita sulla sua
nuova vocazione: preoccuparsi della salvezza dei peccatori.
L'indomani mattina, eccola di ritorno. E’ durante questa
nona apparizione che si sviluppa tutto quello che è fallito
alla vigilia. Fate attenzione a questi avvenimenti, li
interpreteremo poi.
Alle sei, Bernardetta è
in ginocchio, il rosario in una mano, un cero acceso
nell'altra. Comincia la preghiera. Poi porge il cero alla
zia e si toglie il cappuccio. Ci si domanda perché, dal
momento che fa freddo. Elfrida testimonia: "Si muoveva agilmente sulla ripida pendenza, disseminata di pietre che
creavano asperità, niente sembrava disturbare la sua marcia;
camminava sulle ginocchia, come aveva camminato con i piedi".
Bernardetta comincia la giornata come l'aveva finita il
giorno precedente: fa penitenza andando in ginocchio, come
aveva chiesto la Signora. Lo fa col cuore, ma il suo viso
presenta tracce di inquietudine, di tristezza. I suoi gesti
sono bruschi, va in tutte le direzioni senza motivo
apparente. Eccola alla Grotta, poi si dirige verso il Gave,
ritorna sui suoi passi, guarda la nicchia, penetra nella
cavità. Gratta il suolo, scava la terra, per tre volte porta
fango alla bocca e lo sputa, poi beve, si imbratta il viso
ed esce della Grotta per mangiare l'erba che è ai suoi
piedi. Zia Bernarde, non sopportando di vedere la sua
figlioccia con una maschera di fango, tenta di asciugarle il
viso. Siccome Bernardetta non si presta, riceve un schiaffo
fragoroso. Come se ciò non bastasse Bernardetta bacia, con
enfasi, il suolo sporco di deiezioni animali. Pimorin dirà:
"Tre volte ci è stato
dato di vedere Bernardetta che si inginocchiava, baciava, o
piuttosto mordeva la terra. Era una penitenza imposta alla
povera bambina dall'apparizione". Non dimentichiamolo,
erano tutti là per assistere alla trasfigurazione della
poverina, ed eccoli testimoni di una "pantomima". Il mento
di Bernardetta, imbrattato di fango, si è trasformato in
grugno bestiale, e non può più essere confusa con la
Signorina Rachel. La Signorina Lacrampe e la Signora Jacomet
la qualificano come "sporcacciona".
La Signorina Estrade ricorda: "Una
parola terribile, straziante, circolò di bocca in bocca:
questa bambina diventa pazza! Si guardava ancora la
veggente, ma il prestigio era caduto, e si guardava la
bambina solo per compiangerla". Anche i fedeli di
Bernardetta non sanno più che pensare. Eléonore Pérard dirà:
"Confesso che la mia
fede è terribilmente scossa; mi sembra che questa ragazza
abbia perduto la testa, ed io sono sballottata tra mille
pensieri di scoraggiamento". Estrade, più attento,
confessa alla scettica Elfrida: "Comincio ad essere sconcertato io stesso, e non ci capisco più niente".
Se dei testimoni si perdono in congetture, altri continuano
a leggere gli avvenimenti come segni favolosi, e non come
una penitenza.
Le parole penitenziali della Signora
—
"Penitenza.
Penitenza. Penitenza. Pregherete Dio per i peccatori. Vada a
baciare la terra per la conversione dei peccatori".
—
“Vada a bere ed
a lavarsi alla fontana. Mangerà di questa erba".
Le parole "penitenza", "conversione dei
peccatori", "preghiera"
sono nel cuore della spiritualità di Nostra Signora di
Lourdes. Le frasi sono semplici, tuttavia sono convinto che
talvolta ne diamo delle interpretazioni contorte.

Una parola sulla penitenza. Le apparizioni di cui parliamo si
sono svolte durante il tempo di quaresima, periodo
privilegiato da tutti i cristiani per vivere maggiormente la
penitenza. Ma conosciamo bene la realtà di questa parola?
Bernardetta non ha aspettato l'ottava apparizione per vivere
in spirito di penitenza. La malattia, la fame, l'umiliazione
familiare, sono state disgrazie naturali che avrebbero
potuto provocare rabbia, abbruttimento, il ripiegamento su
se stessa. Non è stato così. Bernardetta ha vissuto ed
accettato queste disgrazie come penitenze, perché aveva fede
in Dio: "Quando si dice che il Buon Dio lo permette, non ci si lamenta". La
Signora non è venuta dunque ad insegnare a Bernardetta cos'è
la penitenza. E’ venuta ad incoraggiarla, per operare alla
conversione dei peccatori. Diffidiamo se questa richiesta ci
appare estremamente chiara. Il pensiero moderno definisce
facilmente la penitenza come un insieme di esercizi
faticosi, frustranti per il corpo e per lo spirito. Nostra
Signora è venuta invece a riaffermare il senso fondamentale
della penitenza. Parlando di penitenza per la conversione,
lega due parole che sono sinonimi. Nella Bibbia la penitenza
è l'atto di deviare dal peccato, girandosi verso Dio.
Convertirsi e pentirsi costituiscono lo stesso movimento
spirituale. Il profeta Gioele (2, 13) lo dice: "Laceratevi
il cuore e non le vesti (fate penitenza), ritornate al
Signore vostro Dio (convertitevi)". Se la penitenza ha
la vocazione di cambiare i cuori di pietra in cuori amanti,
essa utilizza talvolta delle tecniche ascetiche e corporali,
come preparazione dell'essere al ritorno verso Dio.
La Terra gioca un ruolo
simbolico maggiore, permettendo ai peccatori di purificarsi
prima di avvicinarsi a Dio. Giobbe (42, 1-2.6) diede questa
risposta a Yahvé: "Comprendo
che puoi tutto... Perciò mi ricredo e ne provo pentimento
sopra polvere e cenere...". Giobbe si purifica facendo
penitenza nella polvere della terra. Bernardetta fa la
stessa cosa. Mediante questi strani gesti, Bernardetta si
inserisce nella tradizione profetica. Bacia la terra, mangia
l'erba, scava il suolo. Questi esercizi non l'hanno
disgustata perché, facendoli con compassione per i
peccatori, portano frutto. L'acqua della sorgente diventa
pura. Che cosa le hanno portato personalmente queste
pratiche nel cammino verso Dio? Mons. Trochu risponde che la
Signora l'aiuta a spezzare il suo spirito di indipendenza
facendola operare per i peccatori. Che la Signora l'aiuta a
infrangere il suo amor proprio facendola inginocchiare
davanti a tutti, con il volto imbrattato di fango. Che la
Signora l'aiuta a spezzare ogni passione per i piaceri
chiedendole di mangiare l'erba amara, di bere l'acqua
fangosa.
Penitenza per chi?
La Signora dice: "Pregherà Dio per i peccatori. Vada a baciare la terra per la conversione
dei peccatori". Sono colpito che la penitenza e la
preghiera siano incentrate unicamente sui peccatori e che
nulla venga detto della santificazione della penitente
Bernardetta? Ecco un aspetto importante del messaggio di
Lourdes, qui missione e santificazione vanno di pari passo.
Vivere a Lourdes significa vivere con gli altri e vivere per
gli altri.
Bernardetta ha imparato
la lezione. A Nevers essa continua a dedicare la sua vita ai
peccatori. Nel suo Carnet de notes intimes, scrive: “Oh
Gesù e Maria, fate che tutta la mia consolazione in questo
mondo sia di amarvi e di soffrire per i peccatori”.
Mons. Théas riporta che Bernardetta faceva penitenza
volentieri "per il
grande peccatore". "Lo
conosce?". "No, ma
la Madonna lo conosce". Divertente formula quella del "grande
peccatore". Bernardetta non conosce l'età, né il paese,
né il peccato di colui per il quale si offre. Bernardetta
non ha bisogno che le si faccia un disegno. Vive nella
comunione dei santi, sa che la sua penitenza non cancellerà
la responsabilità di nessuno davanti al proprio errore. Sa
che la sua preghiera offrirà ai peccatori la possibilità di
conformarsi ai meriti dei santi per il tramite della Chiesa.
Bernardetta vive ciò che proclama san Paolo (1Corinzi 12,
22-23.26): "...e
quelle parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le
circondiamo di maggior rispetto, e quelle indecorose sono
trattate con maggior decenza [...] Quindi se un membro
soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è
onorato, tutte le membra gioiscono con lui".
Bernardetta ha una
solidarietà spirituale con i vivi e i morti, i piccoli ed i
grandi peccatori. Questa attitudine a pregare per i
peccatori sarà la sua vocazione, sia da viva che da morta.
Nella sua lettera al papa, Bernardetta scrive: "Le mie armi sono la preghiera ed il sacrificio, che conserverò fino al
mio ultimo respiro. Solamente allora l'arma del sacrificio
cadrà, ma quella della preghiera mi seguirà in Cielo dove
sarà ben più potente".

Vorreste che dicessi di
più sulla spiritualità di Bernardetta penitente? Non potrei.
Per Bernardetta, penitenza e conversione sono delle realtà e
non delle formule. Nella grande quantità degli Scritti di
Bernardetta a Nevers, si conta solamente cinque volte la
parola "penitenza",
e ancora meno la parola "conversione".
Presso queste persone, Signore, ci si dona. Accettiamo la
lezione silenziosa e meditiamo sui gesti penitenziali che
hanno prodotto quella parola così sferzante di Elfrida a
Estrade: "Ci hai
portati vedere una piccola "sporcacciona".
La penitenza, tempo di conversione
Sì, Bernardetta presenta
il volto angosciato dopo aver mostrato un volto radioso. Il
messaggio di Lourdes porta verso le lacrime o verso i
sorrisi? Le apparizioni radiose erano solamente un aperitivo
che precedeva il piatto principale, guarnito di
mortificazione e di lacrime? Per dirla in altre parole, il
messaggio ci chiede di umiliarci seguendo l'esempio di
Bernardetta? Dobbiamo inginocchiarci, mangiare l'erba,
lavarci nell'acqua fangosa, baciare il suolo della grotta?

Credo che a Lourdes la
penitenza sia un tempo di conversione, ma mai un modo di
vivere. Vorrei spiegarlo facendo il punto sugli elementi di
penitenza che risvegliano la folla, al di là delle
suggestioni, per far sì che si rivolga verso Dio. Questi
elementi in quanto tali non sono faticosi da sopportare
quanto questo punto. A Lourdes, la penitenza non è mai una
mortificazione. Guardiamo le cose in faccia.
^
Mangiare l'erba...
Bernardetta non si è stupita di dover mangiare l'erba. La
medicina tradizionale è a base di piante, e dunque di erbe.
I guaritori dell'epoca non sapevano forse che l'erba era
ricca di vitamine, ma sapevano che purifica l'organismo
grazie alle sue qualità. Anche i gatti lo sanno. Domanda: la
Signora voleva curarla, o umiliarla? Bernardetta ubbidisce
senza sapere. Il suo gesto, dunque, non è vissuto a priori
come una penitenza. Tre anni dopo le apparizioni l'abate
Miègeville scrive: "Fui mandato da Mons. Laurence a Massabielle, per riconoscere l'erba che
la Santissima Vergine aveva ordinato a Bernardetta di
mangiare; trovammo il suolo della Grotta letteralmente
tappezzato di questa fragile sassifragacea volgarmente
chiamata "dorine". Per me, è chiaro! I Lourdesi ed il
clero erano rimasti scandalizzati nel sapere che aveva
mangiato l'erba, perché l'immagine profetica li ha
incalzati, li ha fatti riflettere, li ha fatti uscire da un
torpore spirituale. Ma, obiettivamente, lei non si è mai
posta il problema, si trattava di brucare alcuni steli, una
sola volta. Mangiare quell'erba amara, che certo le avrà
provocato qualche smorfia, esprimeva tutto quello che ci
poteva esservi di amaro da compiere per la conversione dei
peccatori.
^
Inginocchiarsi...
Non è questa forse la posizione più tradizionale delle donne
nella Chiesa del XIX° secolo? In che cosa questa postura
poteva evocare la penitenza per Bernardetta? Justine Cassou
racconta: "La vidi
salire su quella brutta pendenza bagnata, non cadeva mai,
gli altri scivolavano, quando cercavano di salire". In
realtà era una penitenza per i Lourdesi, non per Bernardetta.
Claire Trézères lo conferma: "Quello
che mi ha fatto credere che fosse la Madonna, era vedere
Bernardetta in ginocchio, che baciava la terra, con le
braccia stese in croce, senza toccare la terra con le mani,
e che faceva tutto questo con stupefacente vivacità,
rialzandosi ed umiliandosi senza vacillare. Ero più forte di
lei ma non sarei stata in grado di farlo". Forse il
Cielo dava una forza straordinaria alla fragile bambina, per
permetterle di realizzare ciò che le veniva richiesto. Ma
allora, dov'è la penitenza? Forse Bernardetta soffriva, come
gli altri, al contatto dei sassi che coprivano il suolo, ma
non lasciava trapelare nulla per offrire la sua sofferenza
ai peccatori? Sì, forse... Ma prima di noi, Eléonore Peyrard
ha voluto ottenere una risposta. Cito la sua amica Elfrida:
"La Signorina Peyrard, riconducendo Bernardetta alla città, voleva
assicurarsi se risalendo in ginocchio il pendio sassoso, la
bambina non si fosse scorticata le ginocchia. Esaminandole
con cura poté verificare che non c'era nessun segno, così
come nemmeno una briciola di terra o di fango! E voi sapete
quanto ve ne fosse quel giorno? Ho modo di ricordarlo,
perché aveva piovuto tutta la notte, ed io sono tornata a
casa infangata fino alle orecchie". Nemmeno una piccola
scorticatura che ci si sarebbe affrettati ad aggiungere alle
sofferenze del Cristo. Niente. Bernardetta era rimasta
fisicamente indenne. Tutto ciò conferma che la Signora che
invita alla penitenza, invita soprattutto alla conversione.
^
L'acqua sporca...
"La Signora mi fece
segno col dito, mostrandomi la sorgente. Vi andai. Vidi
solamente un po' d'acqua sporca. Ne presi, e tre volte la
sputai, alla quarta volta, la potei bere". Arrivata a
Nevers, le si fa raccontare la storia e lei racconta della
sua repulsione a bere l'acqua fangosa. Le "sante" religiose
di Nevers si scandalizzano, con poca spesa, che una
cristiana non abbia ubbidito ciecamente ad un ordine del
Cielo. Madre Alexandrine dirà alle sue consorelle: "Potete
giudicare, da questo, la sua poca mortificazione".
Bernardetta, candida, risponde semplicemente che l'acqua era
molto sporca. Questa risposta ha mortificato le suore!
Bernardetta è stata una vera penitente, donandosi totalmente
per la conversione dei peccatori, ma non ha subito penitenze
al di là delle sue forze.
Se per Bernardetta la
penitenza consisteva nel mangiare l'erba, nell'andare in
ginocchio, nel bere e lavarsi alla sorgente, la Chiesa
invece ci sollecita alla penitenza attraverso la preghiera,
il digiuno e l'elemosina. Ma chi avrebbe osato chiedere a
Bernardetta di digiunare, a lei che soffriva la fame; chi le
avrebbe chiesto di fare l'elemosina, a lei che apparteneva
alla famiglia più povera di Lourdes? Restava la preghiera.
Si è trasformata dunque in una fervente orante.
Mi chiedevo, poco prima,
se il messaggio di Lourdes fosse più incline alle lacrime o
ai sorrisi. Vorrei allora domandare, in conclusione: a
Lourdes, la penitenza è compatibile con il ridere?
Fare penitenza e ridere
Per me, una delle grandi
originalità del messaggio di Lourdes è che Bernardetta ha
riso nella Grotta. Tra lei e la Signora, la comunicazione si
è stabilita anche con il riso. Ecco cosa dà un colore
gioioso alla penitenza. Come potrebbe Bernardetta prendere
sul serio tutti questi esercizi di penitenza, quando la
Signora stessa ne ride? "Mi
disse di mangiare dell'erba che era vicino alla sorgente. Ne
presi un piccolo pugno, e l'inghiottii". "Cosa
ti disse la Signora?" "Mi
ringraziò, ridendo graziosamente". Eh sì, la Signora
ride, anche quando chiede a Bernardetta di mangiare l'erba
in penitenza per i peccatori. Donare la propria vita per i
peccatori non viene vissuto dunque in un clima oscuro, ma
nella complicità. Lascio la parola ai testimoni del riso
penitenziale. La Signorina Penne dice dell'ottava
apparizione: "Quando
Bernardetta è tornata al suo posto, e ha riportato lo
sguardo verso la cavità della roccia, è esplosa in un riso
di grande soavità che rispondeva probabilmente a qualche
cosa di piacevole che le aveva detto la visione". La
Signorina Penne avrebbe potuto avere le traveggole, ma la
sua testimonianza è confermata da quella di numerosi
Lourdesi. E Estrade aggiunge una sua nota particolare: "Mentre
l'estasi sembrava al suo culmine e, vista da lontano,
Bernardetta sembrava scoppiata a ridere, si osservava che il
contenimento della felicità le impediva quasi di respirare".
E la definizione stessa della ridarella. Forse ho parlato
troppo delle fasi della gioia, ma volevo sottolineare
decisamente il riso e la penitenza, affinché il tema sia
affine allo spirito di Lourdes.
La sera della nona
apparizione il procuratore Dutour la convoca per un
interrogatorio snervante e le vieta di tornare alla Grotta.
Bernardetta, che la mattina stessa è stata trattata da "sporcacciona",
che è stata schernita, umiliata, risponde tuttavia: "provo troppa gioia quando vado lì". Alcuni mesi dopo le apparizioni
si reca alla Grotta con suor Vittoria, dell'ospizio: "Ci
ha raccontato, in questa occasione, come la Madonna l'avesse
obbligata a bere dell'acqua fangosa, malgrado la sua
ripugnanza. Ricordo ancora la sua sincera allegria e il suo
riso ingenuo quando ce lo raccontava".
Occorre farlo,
Bernardetta parla di questi momenti di penitenza con un tono
ridente. Sa che questo costituisce una tappa positiva nella
sua vita, e non un ricordo tragico. Il riso e la sofferenza
l'hanno resa libera. Le superiore di Nevers lo vivranno a
loro spese. Era così umile, che non poterono umiliarla. Suor
Brusson, compiangendo la giovane che si occupava della
manutenzione dei gabinetti, ricevette questa risposta
limpida: "Ma è il mio
impiego". Ed il famoso giorno della sua professione
religiosa, quando madre Giuseppina Humbert a voce alta disse
che Bernardetta era una buona a nulla. "È
vero!", fu la sua risposta felice a questo giudizio
temerario.
La vita di Bernardetta è
stata la vita del cuore. Ha abbandonato l'opacità ed il
peso, si è svuotata, affinché la luce del Cristo la potesse
trasfigurare. Era una larva, è divenuta una farfalla. Le
occorreva un tempo da crisalide, il tempo della penitenza
che le ha insegnato la leggerezza e l'oblio di sé.
Sì, Bernardetta si è
purificata al fuoco della penitenza.
In seguito essa ci
parlerà della nostra Madre del Cielo, se solo saremo umili
di cuore.
"Come avrei saputo che
la sofferenza è madre della gioia
e che sotto la delusione si
nascondono mille tesori".
(Ansàri, mistico persiano)

”IO SONO L'IMMACOLATA
CONCEZIONE”
Quel giovedì 25 marzo 1858, mattina dell'Annunciazione,
Maria rivela il suo mistero cristallino nella lingua
dialettale di montagna, che arrotola le parole come un
torrente fa con i sassi, ad una ragazzina figlia di un
mugnaio ignorante e ingenuo che si alzata di buon'ora
tossicchiante: "Que soy era Immaculada Councepciou",
"Sono l'Immacolata
Concezione". Seppur contenta, la ragazzina non comprende
niente: la limpidezza dell'apparizione custodisce così tutto
il suo mistero. Dopo gli avvenimenti, essa corre a ripetere
al parroco la frase incomprensibile. Una breve frase così
intensa, dove tutto è così veloce, che il suo senso profondo
supera la velocità della luce. Questo nome è un lampo
incastonato in una formula. Puro cristallo. Puro e senza
fondo.
Il cuore della ragazzina, plasmato dal buonsenso, risuona
come un'eco di montagna. Parecchie volte, durante il
cammino, ha rischiato di dimenticare il nome, lo ha ripetuto
nella sua testa, prima di spingere la porta del presbiterio;
parecchie volte lo Spirito Santo è intervenuto, senza nulla
togliere ai meriti dell'ignoranza, perché l'ignoranza fa
riuscire meglio l'insegnamento così come la notte fa
risaltare le stelle. La corsa è veloce per la fretta di
arrivare alla chiesa e la paura di non ricordare e tradire
così la fedeltà del messaggio. Una cosa è sicura: la
freschezza ignara della giovane porta il candore insondabile
di ciò che viene detto. L'ignoranza dei poveri è profetica
dell'umiltà, dove Dio si sente bene. E’ l'arca scelta. Poi,
vengono i portatori, i teologi.
Dio ci dona un fiore, veramente un grande fiore del cielo
che ci parla qui, sopra la sporcizia che si ammassa come il
peccato in questa vecchia montagna di "Massabielle",
cosparsa di ciottoli e di grotte, battuta da venti e piogge.
Un rifugio per maiali, mio Dio, ma queste bestie erano segno
di impurità al tempo di Gesù! Ma questa Signora è ebraica.
Questa Signora? Ma è meglio non dire troppo. Piuttosto una
giovane donna che sorride, una preadolescente eterna, là,
sotto il roseto. La Sua età? Forse quattordici anni.
Verrebbe da chiederle dov'è suo padre, e cosa ci fa lì. Ha
una voce da uccellino che si impone al Gave, una purezza,
una grazia assolutamente deliziose. Il suo abito le
somiglia. Ha una rosa gialla su ogni piede, uno sguardo
luminoso.
Nessuna vanità la copre di soddisfazione. E’ di una
trasparenza da fare impallidire un ruscello. A più riprese,
nel corso delle sue venute, la "signora" sorride o ride
deliziosamente all'ingenuità delle domande, con questo
piccolo sorriso puro, un po'celato. Bernardetta, alcune
volte, le ha fatto eco. Il Cielo è vivo. Si dovrebbe
meditare su questo sorriso, e la teologia dovrebbe venerarlo
come un prezioso indizio. Il grande poeta Dante, alla fine
del Paradiso nella Divina Commedia, scrive che Dio nella sua
luce trinitaria "sorride
a se stesso". L'amore è una vera felicità, "sorgente
di acqua che zampilla per la vita eterna" (Gv 4, 14). In
questa aurora che si alza, Bernardetta alla quale piaceva
ridere, ma seria, premurosa, quattro volte chiede alla
Signora il suo nome. L'Apparizione sorridente, "fece
un giro guardando la Grotta", dice Adelaide Monlaur.
Prende tempo. "Come la
cerva anela ai corsi d'acqua, così l'anima mia..."
(Salmo 41). Con piacere, prima di non apparire più, si fa
conoscere solamente dopo essersi fatta pregare.
Stamane dunque, 25 marzo 1858, giorno della sedicesima
apparizione, quattro volte la giovinetta della terra chiede
alla giovinetta del cielo chi sia, sul tono vivo e squisito
dell'attrattiva. "Dimmi
il tuo nome", chiedeva già Giacobbe all'Angelo del guado
prima dell'aurora (Gn 32, 23-33); e Mosè al Roveto ardente
della montagna dell'Oreb, come per caso.
Un sorriso, poi ancora un sorriso, petalo su petalo, un
sorriso per ogni risposta. La giovinetta della Grotta gioca
all'indovinello con l'altra ragazzina della stessa età nella
corte della montagna! Questo segreto è così ben custodito da
secoli e secoli che, anche per la Signora, bisogna scoprirlo
con dolcezza, svelarlo lentamente come un profumo, svolgerlo
adesso nel cielo della fede, solennemente. Allora, giunto il
momento, solleva le braccia, unisce le mani all'altezza del
petto, perché deve tutto al cielo, poi le muove, le distende
verso la terra, perché sa da dove viene e per chi intercede,
lasciando cadere queste parole di rugiada e di fuoco. La
teologia rabbrividisce ancora. Il parroco aveva ben ragione
di vacillare sulle sue gambe. Questa giovinetta nascondeva
una maestà. Questa maestà procede con una gratitudine
inaudita, tutta danzante: "L'anima
mia magnifica il Signore".
La bontà di una madre
La Signora è una luce in fiore. È così giovane che il suo
corpo non è logorato. Una creatura tra le rocce! Quale
contrasto! È una ragazza che appare alla Grotta, giovane ma
capace di una gravità improvvisa, da far piegare le
ginocchia. La sua umiltà è immensa, così radiosa che non può
nasconderla. Quando parla, insegna. Quando sorride, avvolge.
Quando prega il rosario, con le braccia distese, illumina il
fondo dell'universo con la sua fiducia. Quando chiede la
cappella, il mondo intero ubbidisce. Naturalmente, la
Madonna non è un giorno la giovane donna della Grotta, e un
altro giorno, in un altro luogo di pellegrinaggio, la Madre
di Dio. È la stessa persona, vista sotto diverse
angolazioni, per completare la sua pedagogia. Questa
ragazzina, questa fonte di grazia sotto il roseto, ha già la
bontà di una madre, e l'autorevolezza di una regina.
"Que
soy era Immaculada Councepciou". Che cosa stai
farneticando, pensa il parroco Peyramale. La bambina avrà
pronunziato male quel "Councepciou"!
Il dogma dell'Immacolata Concezione era stato definito l'8
dicembre 1854 da Pio IX, affermando che "la
beata Vergine Maria è stata, dal primo istante del suo
concepimento, per una grazia ed un favore singolare di Dio
Onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore
del genere umano, preservata intatta da ogni macchia del
peccato originale". La povera Bernardetta, già poco
dotata nel ricordare il catechismo, non comprende
assolutamente nulla di questo linguaggio. È molto ingenua.
Ma anche per le menti avvezze allo studio, come comprendere
che la Vergine sia l'Immacolata Concezione? E la concezione
più perfetta poiché Immacolata? Direste mai che, poiché
siete nati il tale giorno, siete la nascita in persona? No,
certamente. La purezza del mistero della Vergine fa
oltrepassare il dogma, come la goccia fa traboccare il vaso:
non è concepita solamente senza peccato, è "l'Immacolata
Concezione".
Durante i secoli, si confrontano due dottrine: la Vergine è
purificata del peccato originale, santificata prima della
sua nascita, oppure è preservata del peccato originale fin
dalla sua concezione. Purificata o pura? Santificata o
Immacolata? Le più belle immagini rivaleggiano presso i
Padri della Chiesa, i dottori ed i santi, per suggerire la
nascita immacolata di Maria. E’ il giardino chiuso al
serpente, il bianco vello dove si deposita la rugiada del
cielo, il giglio fiorito tra le spine... Il Satana
infernale, il male fin dall'origine, può solamente fuggirla
ed arrabbiarsi, tanto questa creatura avrebbe potuto essere
per lui una facile preda. È umiliante per lui. Avviciniamoci
al mistero a nostra volta.
La vittoria annunciata
La fresca idea completamente nuova che è germogliata in Dio,
fin da prima della creazione del mondo, prima che nascessero
le montagne, per preparare la venuta di suo Figlio, è questa
ragazza, Maria. L'idea cristallina, come se gli fosse venuta
all'istante, di fare tutto affinché nessun peccato possa in
qualche modo inquinare l'incarnazione del Figlio per
comprometterla, è questa giovane, ed è in lei che prende
vita. Questo tratto di fuoco che è sgorgato da Dio per
preservare radicalmente dal male colei che partorirà il
Verbo, è questa ragazza, Maria. La vittoria a lungo
annunciata è dunque della piccola creatura docile allo
Spirito Santo, e libera. Questa idea di Dio che ha preso
corpo nel tempo, la madre per questo figlio dalle origini
eterne, è lei, la ragazzina della roccia, la figlia adottiva
dell'Amore. Il concetto nato da Dio che voleva che fosse una
donna la casa, l'arca di suo Figlio, il grembo accogliente
della saggezza in ogni cosa, è lei: questo concetto si
realizza in Maria. Perché Dio è Dio, e non si accontenta di
pensare, per lasciare poi cadere il suo pensiero. Ascoltate
piuttosto: "Come
infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi
ritornano senza avere irrigato la terra... così sarà della
parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza
effetto, senza aver operato ciò che desidero" (Is
55, 10-11). Il suo pensiero comporta pensieri d'amore,
decisioni intime, una volontà. Padre, Figlio, Spirito Santo,
ne hanno dovuto parlare tra loro. Pensare, in Dio, porta
subito il suo frutto. "Ora vedrai se la parola che ti ho detta si realizzerà o no" (Nm
11, 23), dice Dio a Mosè. E noi abbiamo visto. Ed la
ragazzina ha visto. E non è finito!
Poiché Dio è santo, senza l'ombra di un'ombra, luce
assoluta, Maria, la sua creazione, è la sua concezione più
pura, l'idea perfetta di ogni concezione, il desiderio di
Dio diventato realtà. La concezione è ciò che ha ricevuto:
la trasparenza personificata. La trasparenza alla luce. Se
la luce è una sorgente, ha penetrato l'intima grotta del suo
cuore. È la concezione fatta donna, se si può dire. È la
santa dei santi, la punta di diamante di tutta la creazione.
Prima che la sua anima penetri il suo corpo, prima di questo
momento misterioso dove, grazie ad un prodigio, Dio fa unire
in ogni persona il materiale e l'immateriale, lo spirituale
ed il carnale, prima della sua nascita, Maria è preservata
del peccato originale, "piena
di grazia". Le azioni di Dio sono tanto nascoste
quanto supreme. Lei è la giovanissima Immacolata, quando
nasce, quando spera senza comprendere, quando invecchia.
Ecco dove porta l'intuizione del Padre alleata alla volontà
dello Spirito e che agisce nella prospettiva
dell'incarnazione del Figlio: alla futura madre salutata
dall'Angelo, ebraica di sangue e di cuore, figlia di Anna e
di Gioachino, alla giovinetta della Grotta, rugiada del
mondo, roseto dei roseti.
L'amore è una roccia
Sorgente di grazia, ho detto, ma grazia nel suo splendore
sarebbe più giusto. Mio Dio! Si comincia a comprendere e ci
si sente un po' come un'ape entrata nel calice di un fiore
sino al nettare: la regina delle regine, la Stella della
fede, nostra magnifica sorella, Maria, ci mostra e ci fa
assaporare la pura grazia. Il suo abito è bianco come il
fondo immacolato dell'Amore che l'ha concepita nell'atto
creatore, la sua cintura è blu come un ruscello che riflette
il cielo. E' il pensiero dello Spirito, che aveva un
desiderio impellente: che essa prendesse carne. Ebbene,
questo è avvenuto! Il Gave scorre, gli uccellini continuano
il loro volo, la montagna appare piccola a cospetto di tanta
benedizione. La roccia ripida ricorda che l'amore è solido,
che la brezza prima delle apparizioni era solamente lo
Spirito Santo che pensava a lei da sempre, e che la neve
eterna, lassù, simboleggia questo Altissimo Amore assoluto e
santo che presiede ad ogni principio e ad ogni fine.

Anche prima che lo stesso Spirito Santo la coprisse con la
sua ombra, con la sua potenza di fecondità, viene salutata
dall'Angelo con il titolo di "piena
di grazia". Il Suo essere è già in stato di grazia.
Maria è stato di grazia che accoglie la Grazia in persona,
musica pura che sale, inchinandosi davanti al suo Autore. Il
candore di Dio, inconcepibilmente santo, in lei si è
depositato nel suo "fiat",
ha sposato il suo cuore. È dunque anche, allo stesso tempo,
la più graziata e la più "piena
di grazia", la più debitrice di tutte le creature, "l'umile serva" per eccellenza. Nella scia del Verbo, come suo figlio
che "non considerò un
tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio" (Fil 2, 6),
non si è arrogata nessun primato. I Vangeli ce la mostrano
estremamente discreta, modesta, in disparte, per lasciare il
passo a suo Figlio. Per tutta la vita lo ha consegnato al
mondo dopo averlo partorito. Ha ceduto ai consigli dello
Spirito Santo, al suo amore soprannaturale fino all'estremo,
che non avviene per fatalità ma che è un cammino. Lei
prefigura la Chiesa, la Sposa del Cristo, l'umanità
riscattata, come l'alba annuncia l'aurora. E Dio le ha
chiesto il suo consenso, che conosceva
Un inconcepibile amore da sempre, che aspettava
impazientemente, che non ha mai forzato. Il "fiat"
di Maria all'Angelo è un sì radioso, sebbene turbato. Se la
benedizione è un dono, l'incarnazione è un'alleanza.
Signora di ogni bellezza
Dio ha impiegato grandi mezzi. È stato radicale contro il
male, fondamentale per la salvezza: ha associato, attraverso
la premeditazione d'amore, come solo l'amore sa fare, Maria
alla Pasqua di suo Figlio, ai suoi meriti, alla potenza
della Risurrezione. "Tu
rendi saldi i monti con la tua forza" (Sal 65) Egli l'ha
posta lontana da ogni oscurità del male, dal peccato che
s'incolla al cuore come la polvere umida che finisce per
formare il fango. L'ha eletta affinché la sua libertà non
pesi sulla passività, come accade a noi, ma si eserciti con
la docilità e la fermezza richieste. E ciò nei limiti di una
donna, che si è fatta delle domande, ha temuto per suo
figlio, ha temuto per la propria vita,
ha sofferto il martirio nel vederlo trafitto, con una
fiducia che ha abbattuto il male: "E
anche a te una spada trafiggerà l'anima", aveva
profetizzato il vecchio Simeone (Lc 2, 35). I suoi limiti le
hanno dato l'opportunità di andare in fiducia anche dove lo
spirito non comprende, dove il cuore da solo non potrebbe
discernere! Dio l'ha presa e l'ha esaltata: "Ha
innalzato gli umili".
Qui, la fine giustifica il mezzo, e la fine rende ancor più
magnifico il principio. Perché la Redenzione giustifica la
Creazione, che è già un atto gratuito, dove regnano tante e
tante miserie, che potrebbero anche ritorcersi contro il suo
Creatore. Bisogna che un altro atto gratuito sopraggiunga,
ci conforti, e infine ci salvi; e salvi la Creazione. Maria
è la salvezza in anticipo sul peccato, l'umanità salvata. Il
suo legame molto forte con l'Universo, la terra mater, la
roccia, il Gave, il roseto, gli uccelli, tutto indica che
l'universo stesso parteciperà alla Trasfigurazione, alla
Gloria. Non è forse la Donna "vestita
di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una
corona di dodici stelle" dell'Apocalisse? L'universo è
diventato il suo inseparabile abito, e paramento.
"Io Sono l'Immacolata Concezione". Ci addentriamo in un mistero che ci accoglie come la corolla di un fiore, in un immenso amore che ci colma di bellezza e di trasparenza. Possiamo addentrarci perché anche noi siamo un riflesso di questo Amore immacolato, di questa grazia che aiuta tutti noi, fratelli e sorelle, per l'eternità: "Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò", dice di noi il libro della Genesi. Come faranno i teologi adesso? Chi vorrebbe violare tanta purezza, tanta verità? Sarebbe come voler prendere la rugiada mattiniera con le dita. Ma la ragione ha un coraggio da leone, poiché Dio ce lo ha dato. Il Cielo non cade dal cielo. Bisogna scavare. Senza dimenticare l'invito: "Vada a bere ed a lavarsi alla fontana"...
(Fonte Lourdes Magazine)
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DOMANDE SU LOURDES
Mons.
Jacques Perrier, vescovo di Tarbes e Lourdes risponde
001 - Lourdes, nel XIX secolo, costitui un problema politico?
002 -
Cosa ne pensano i medici?
004 -
Perchè tanti mendicanti a Lourdes?
006 -
Quale è stato il ruolo della stampa?
007 -
"Aquerò": che cosa significa questa parola?
010 -
Lourdes ha un avvenire?
011 -
I mosaici sulla facciata del Rosario sono stati messi
come elemento decorativo?
012 -
In quale momento dell'anno è meglio venire a Lourdes?
013 -
Quanti negozi vi sono a Lourdes?
014 -
Perchè Lourdes piace tanto ai giovani?
015 -
Lourdes è attrezzata adeguamente per ricevere le
persone handicappate?
016 -
Come Bernardetta è divenuta santa Bernardetta?
017 -
Cosa c'è nella teca di santa Bernardetta?
019 -
Cosa significa "Immacolata Concezione?
021 - Chi ha composto l'Ave Maria di Lourdes?
022 -
Cosa resta di Lourdes così come l'ha conosciuta
Bernerdetta?
023 -
Cosa ne è dei ceri che non vengono bruciati subito?
024 -
L'acqua di Lourdes è miracolosa?
025 -
Quanti pellegrini vengono a Lourdes?
026 -
Le donne con il velo sono tutte religiose?
027 -
Cos'ha Lourdes di veramente originale rispetto agli
altri Santuari?
028 -
La maggior parte delle apparizioni ha avuto luogo
durante la Quaresima: perché?
029 -
Vi sono dei nuovi pellegrinaggi?
030 -
Qual è l'importanza di Lourdes nella Chiesa?
031 -
Bisogna credere a Lourdes?
032 -
Da dove viene la processione del Santissimo
Sacramento?
033 -
Come è nata la processione mariana con le fiaccole?
034 -
Perché 18 apparizioni?
035 -
Da dove proviene la statua dalla Grotta?
036 -
Quante statue della Madonna vi sono a Lourdes?
037 -
Ci si confessa sempre a Lourdes?
038 -
Perché non ci sono più stampelle esposte alla Grotta?
039 -
Cosa vogliono dire "i misteri del rosario"?
040 -
Da dove vengono i sacerdoti che si vedono a Lourdes?
041 -
L'acqua è proprio quella della sorgente?
042 -
Quanti sono i dipendenti?
043 -
Come si riconosce un miracolo?
044 -
Cosa ne pensano i protestanti?
045 -
Perché Giovanni Paolo II e Benedetto XVI sono venuti a
Lourdes?
046 -
Da dove proviene il denaro?
047 -
Perché Bernardetta è stata l'unica ad aver visto?
048 -
Tutte le persone che baciano la roccia non compiono
forse un' atto di superstizione?
049 -
Per saperne di più
cosa propone?
(Fonte Lourdes Magazine)
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