CZESTOCHOWA
Il Santuario di Czestochowa è noto a molti, ma pochi ne conoscono la storia,
una storia assai interessante. Qui, come forse in nessun altro luogo della
Polonia si trovano, da sei secoli ed in uno stato perfetto, ricche raccolte
che stanno a testimoniare il profondo patriottismo del popolo polacco, i
suoi legami con la cultura e le tradizioni patrie. Il monastero di Jasna
Góra è in Polonia l'unico complesso architettonico di valore storico
risparmiato dalle razzie e dalle calamità storiche. E' operante
ininterrottamente dal momento della sua fondazione nel 1328 a tutt'oggi,
sempre saldamente legato alla storia nazionale. Lo attestano i numerosi
cimeli qui appunto custoditi.
All'epoca della fondazione del monastero nulla ancora faceva presagire il
ruolo che la sede dei Padri Paolini avrebbe svolto nella storia della
Polonia. Le circostanze in cui venne fondato sono note con sufficiente
esattezza. L'evento ebbe luogo nel periodo in cui Luigi il Grande, re di
Polonia e d'Ungheria, ormai in punto di morte, delegò per questa missione un
suo nipote ed allo stesso tempo paladino, il principe di Opole — Ladislao.
L'atto di fondazione fu compiuto in un luogo senza dubbio abitato da diversi
secoli. Il Colle di Czestochowa, la cima più alta della catena di Jura
Krakowsko-Czestochowska, nasconde certamente remote tracce di un abitato.
Nei secoli X11—XIII esisteva qui, come ci si può immaginare, una borgata con
una cappella od una piccola chiesa.
Quando, nel giugno del 1382, i Padri Paolini presero in possesso il Colle di
Jasna Góra, vi si trovava una chiesa in legno consacrata a Maria Vergine
Madre Divina, ed il cui pievano era Henryk Biel-Ostoja da Bleszno. Questa
chiesa passò sotto l'amministrazione dei Padri Paolini. Il primo gruppo di
monaci, circa sedici, giunse dall' Ungheria, dalla chiesa di San Lorenzo
presso Buda, dove l'Ordine possedeva una sede imponente e rappresentativa.
La fondazione fatta da Ladislao di Opole fu più de nomine che de facto,
poiché finanziariamente doveva basarsi sui canoni di fitto, che nella zona
di Czestochowa, allora poco popolata, erano difficili da riscuotere. Di qui
è lecito supporre che, nei primi anni di permanenza a Jasna Góra, i Paolini
non si potevano permettere investimenti edilizi di una certa entità.
Morto Luigi il Grande, la
carriera politica del principe di Opole stava ormai per concludersi. Ad
avere la voce in capitolo arrivarono i signori della regione di Matopolska
(Piccola Polonia), i quali decisero di dare in moglie al principe lituano
Ladislao Jagellone la figlia di Luigi il Grande, Edvige. Jagellone
nuovamente rifornì di mezzi il monastero e, nel 1393, conferì ad esso altri
privilegi creando cosi concrete basi economiche per il suo sviluppo. Al
nuovo solenne atto di donazione di beni al monastero di Jasna Góra partecipò
anche la regina Edvige. Difatti dal relativo documento regale risulta che la
fondazione venne fatta da Ladislao Jagellone a nome proprio e della sua
diletta consorte.
E' lecito pensare che con la fondazione a beneficio dei Paolini il monarca
connettesse certi suoi piani dinastici, sottolineando il proprio
atteggiamento di ardente neofita, il che accresceva notevolmente le sue
possibilità di fronteggiare la politica degli Ausburgo a lui avversa. Come è
noto, gli Ausburgo non volevano riconoscere legale il matrimonio di Edvige e
Jagellone, matrimonio che intralciava i loro piani politici. Cosi in Europa,
ad opera loro, fu fatta correre la voce che questa unione sarebbe stata
illegale dato il fidanzamento tra Edvige e Guglielmo Ausburgo bambini nonché
in considerazione del paganesimo del consorte della regina cristiana. Per
questa ragione Ladislao Jagellone nella politica nei confronti della Chiesa
cattolica ebbe cura di sottolineare sempre la propria assoluta ortodossia,
attestata da numerose donazioni a favore della Chiesa e tanto maggiormente
volle prendere sotto la propria protezione il monastero fondato su
iniziativa del padre della consorte, Luigi il Grande.
L’atto di fondazione del monastero di Jasna Gora nel 1382,
il principe Ladislao consegna ai paolini l’immagine della madonna.
Dipinto del XVII sec. Sala dei Cavalieri.
Il momento di svolta nella storia di Jasna Góra fu quello dell'arrivo dell'immagine della Madonna. Si suppone che il dipinto raffigurante la Madonna fosse portato qui due anni dopo l'atto di fondazione compiuto dal principe di Opole, cioè nel 1384. Dall'esame dei documenti ritrovati risulta difatti che il principe portò l'immagine dalla Rutenia, dove da tempo era molto venerata come antica icona; essa, come voleva la tradizione bizantina, era riccamente adornata di oro e di gemme. Rappresentava quindi un grosso valore materiale, a parte il fatto di essere considerata una reliquia preziosissima legata alla vita della Sacra Famiglia. La leggenda aggiunge che il principe trovò l'immagine nel castello di Beli, da dove si proponeva di trasferirla ad Opole. Tuttavia in quali circostanze il dipinto fosse stato portato a Jasna Góra non lo si sa con precisione. Secondo la tradizione si sarebbe trattato di un intervento miracoloso. Confrontando le date che segnano gli avvenimenti, si giunge a concludere che il principe tornando dalla Rutenia con il suo bottino aveva molta fretta, poichè proprio allora Ladislao Jagellone decise di esiliarlo nel principato di Opole. Il bottino era notevole, e comprendeva tra l'altro altre splendide icone, ricche di oro e di gemme. Forse allora, per timore di perdere il bottino o nel desiderio di assicurarsene almeno una parte, il principe decise di depositare l'immagine della Madonna a Jasna Góra, dove è rimasta per sempre. E'evidente che egli aveva anche delle intenzioni pie. L'immagine della Madonna mutò in modo essenziale il ruolo della prima sede paolina in Polonia. Come è noto, l'Ordine dei Paolini in origine era stato una congregazione di eremiti dedicati alla contemplazione, isolata da grandi centri abitati. La regola dell'Ordine prevede lunghi periodi di contemplazione, ore di silenzio e severi esercizi d'ascesi. In poche parole l'Ordine non prevedeva contatti più ampi con il mondo esterno. Intanto la presenza dell'immagine della Madonna fece sì che nel giro di poco più di dieci anni dalla fondazione, Czestochowa divenne uno dei piú importanti ed i piú noti luoghi di pellegrinaggio non soltanto in Polonia, ma anche nell'Europa centrale. Come scrisse lo storico quattrocentesco Jan Dlugosz, giungevano qui numerosi pellegrinaggi dalla Slesia, dalla Moravia, dall'Ungheria e dalla Prussia, mentre il crescente culto della Madonna di Czestochowa diede luogo ad un rapido sviluppo economico del monastero.

Madonna di Czestochowa
Dlugosz, nella sua Storia, piú volte torna a scrivere sulla sede dei Paolini, benché ogni volta lo faccia in modo alquanto diverso. Ad esempio riporta una leggenda, secondo la quale San Luca sarebbe stato l'autore dell'immagine della Madonna; un'altra volta afferma che l'immagine è dipinta in un modo strano e raro, poiché lo sguardo della Madonna segue chi La guarda. Dlugosz rileva nel contempo che l'immagine si trova già nella nuova chiesa, mentre lui la ricorda ancora nella chiesa di legno. Nulla da meravigliarsi poiché Dlugosz nacque a Brzenica presso Czestochowa ed all'epoca della fondazione della nuova chiesa aveva ormai 5 anni, per cui poteva ricordare sia quale sistemazione architettonica avesse il Colle sia come fosse l'aspetto del dipinto. Nel 1430 ebbe luogo un evento importante benché triste per la sede paolina: la profanazione compiuta nella Settimana Santa. Venne profanata e danneggiata l'immagine della Madonna, che strappata dall'altare venne portata davanti alla cappella, fatta a pezzi con le sciabole ed infine trafitta con una spada. L'attacco venne compiuto da ussiti del confine tra la Boemia e la Moravia, guidati dal principe della Volinia, Fedor Ostrogski. In apparenza l'aggressione aveva esclusivamente il carattere d'incidente religioso, però è da ricordare anche il suo risvolto politico, poiché il principe della Volinia era allora in stretti contatti con il Gran Duca Lituano, Witold e poi con il successore di quest'ultimo Swidrygiello. Ambedue erano allora in aspra controversia con Ladislao Jagellone in merito al problema della corona lituana. E' lecito quindi supporre che motivo dell'aggressione fosse il desiderio di provocare disordini politici. Come afferma Dlugosz, quando il sospetto cadde sugli ussiti della Slesia e della Boemia, Jagellone era quasi deciso di iniziare ostilità belliche. Due aggressori vennero catturati e per qualche tempo tenuti prigionieri nel castello di Cracovia: erano del resto due nobili polacchi. L'immagine della Madonna, seriamente danneggiata, venne poco dopo trasferita a Cracovia, dove fu sottoposta ad interventi di restauro del tutto eccezionali per il Medioevo. Secondo le usanze d'allora, le sculture, le immagini ed i dipinti profanati — peraltro conformemente alla liturgia cattolica — venivano esposti in chiesa durante la solenne funzione d'implorazione. Lavati poi con l'acqua benedetta, dopo le preghiere dei penitenti, potevano tornare nei loro antichi posti.

L’aggressione ussita del 1430. Frammento della Profanazione
dell’immagine. Dipinto del XVII sec. Sala dei Cavalieri.
Intanto da scritti dell'epoca si apprende che l'immagine della Madonna venne esposta nella sede del Municipio ed affidata alla custodia del suo Consiglio. E là che vennero eseguiti i lavori di restauro. Ed ecco una traccia interessante. Sembra difatti che l'immagine fosse portata al Municipio in seguito alla decisione di intentare un processo giudiziario ai profanatori. In questo senso la sacra immagine fu non solo una sorta di corpus delicti, ma anche di pubblica accusa, secondo l'interpretazione della legge nel Medioevo. Il dipinto risultò seriamente danneggiato e le circostanze del suo restauro - misteriose. Documenti scritti informano che per primi tentarono di farlo pittori ruteni che alla corte di Jagellone stavano realizzando diverse ordinazioni. Ben tre volte cercarono di applicare la vernice nei posti distrutti ed ogni volta, il giorno dopo, la trovavano grondante dal quadro. “I tagli e le ferite non si lasciavano coprire con la vernice” — si legge da Risinius (Piotr da Rozprza), scrittore paolino dell'inizio del XVI secolo. Ladislao Jagellone ordinò allora di far venire pittori imperiali, certamente della corte d'Ausburgo, probabilmente oriundi della Boemia che avevano il dovere di portare con sè lettere credenziali, a conferma delle loro capacità artistiche. Deridendo l'inabilità dei loro predecessori anche essi compirono due tentativi. Senza risultato. Solo al terzo tentativo, come dice la leggenda, si pervenne a restaurare il quadro e cosi Jagellone lo fece rivestire con nuove lamiere d'oro. Venne riportato a Czestochowa e rimesso al suo posto nella cappella. Tutto ciò sembrava essere semplicemente un poetico racconto medioevale, però ribadito con conseguenza nella leggenda dell'immagine per secoli interi. Occorre tuttavia dire che l'immagine della Madonna di Czestochowa, malgrado gli esami assai accurati ed effettuati due volte da esperti di restauro come opera d'arte nasconde un segreto non svelato fino in fondo. I primi lavori di restauro di carattere scientifico vennero effettuati negli anni 1925/26 dal prof. Jan Rutkowski (capo del Laboratorio Restauro Dipinti presso la Direzione delle Collezioni d'Arte di Stato a Varsavia). A parere del Rutkowski si tratta dell'immagine originale danneggiata durante l'aggressione nel 1430, restaurata e riverniciata che si è conservata a tutt'oggi. Sulla base del risultato dei primi esami l'origine stilistica dell'immagine della Madonna di Czestochowa fu rifatta alla pittura italiana dei secoli XII—XIV, e la sua sistemazione a Jasna G6ra collegata con la dinastia angioina. (Tale giudizio venne espresso, tra l'altro, da Wl. Podlach, St. Tomkowicz, K. Pieradzka). Karol Estreicher invece incluse l'immagine fra le opere pittoriche ceche del periodo intorno al 13 50. Alla tesi sulla provenienza ungherese del dipinto si richiamò, nel 1971, E. SniezOska-Stolot, attribuendolo alla scuola di Simeone Martini, realizzato nel primo quarto del XIV secolo.
Per la seconda volta ìl dipinto venne sottoposto ad un intervento di restauro negli anni 1948-1952 ad opera del prof. Rudolf Kozlowski (della Sezione Pittura delle Collezioni d'Arte di Stato del Castello Reale di Wawel a Cracovia). Secondo Kozlowski, l'attuale quadro è un'opera omogenea, realizzata interamente dopo il 1430, e che sostituisce il dipinto originale assai più antico, del quale sono rimaste le tavole, mentre la figura della Madonna, rara ed atipica, sarebbe stata copiata dall'originale. Il frammento di tela trovato sotto l'attuale dipinto, peraltro di dimensioni microscopiche, e, secondo Kozlowski, proveniente dall'originale, data la presenza di appretto a colla, consente di supporre che l'immagine originale potesse essere realizzata con la tecnica della cera, il che indicherebbe una data di nascita dell'originale notevolmente anteriore. In seguito agli esami effettuati da Kozlowski più probabile è sembrata la tesi sull'origine orientale dell'immagine sacra di Czestochowa, forse realizzata con la tecnica encaustica, non usata in Occidente. M. Walicki suggeriva dal canto suo che l'originale fosse basato su un dipinto bizantino, che però nel momento in cui era stato danneggiato, nel 1430, costituiva un'opera composta di numerosi strati e rifacimenti e che denotava in misura predominante le caratteristiche dell'arte del XIV secolo, legata alla corte angioina. A loro volta T. Mroczko e B. Dijb sono dell'avviso che il dipinto originale fosse un'icona orientale, che, vista la sua composizione e la presenza dei nimbi scolpiti non poteva essere anteriore al XIII secolo. Con due interventi scientifici di restauro e dopo scrupolosi esami tecnologici dell'immagine della Madonna di Czestochowa, effettuati a distanza di 25 anni, si torna all'interrogativo di fondo – l’origine italiana oppure bizantino-rutena, l'originale realizzato nei secoli XIII-XIV oppure un’opera nata a Cracovia dopo il 1430, un dono della dinastia d'Angiò oppure parte del bottino fatto in Rutenia da Ladislao di Opole? Le divergenze or ora esposte indicano in modo tangibile che lo studio dell’immagine inizia appena; i metodi tecnologici perfezionati in due secoli potranno dare la spiegazione del complesso problema della storia della Madonna di Czestochowa. Se si accogliesse tuttavia l'ipotesi del Kozlowski, secondo cui l'originale sarebbe stato realizzato con la tecnica encaustica, si otterrebbe la spiegazione delle leggendarie informazioni sulle difficoltà incontrate durante il restauro dell'immagine danneggiata. I tentativi compiuti nel 1434 di ricoprire il dipinto con colori a tempera erano, naturalmente, condannati a fallire in quanto che questi non si legano con la cera. Cosi i pittori imperiali, di cui s'ignorano i nomi, dopo alcuni vani tentativi, si accinsero ad un lavoro, per quell'epoca, del tutto eccezionale.
Il dipinto impossibile da restaurare fu copiato con la massima fedeltà, dopo di che, del sottoquadro, vennero prelevati frammenti di tela con resti dei colori a cera. Poi le tavole vennero unite ed assicurate con una salda cornice, mentre sul sottoquadro fu applicata un'altra tela con la copia dell'originale. A ricordo dell'aggressione sopra descritta, sulla guancia sinistra della Madonna furono praticati tagli infiltrati di pittura rossa. Sorge quindi un interrogativo di fondo: perché con questo dipinto ci si comportò in una maniera così inconsueta, cercando ad ogni costo di conservare le vecchie tavole, mentre sarebbe stato di gran lunga più facile usarne altre, completamente nuove. Occorre ricordare che l'immagine di Czestochowa ha un ruolo particolare nel culto mariano. Non è semplicemente un'immagine della Madonna, ma anche — come vuole la tradizione — una reliquia legata alla Sua vita. Secondo la leggenda fu dipinta su un'asse del tavolo di Nazareth, servito alla Sacra Famiglia per lavorare e per consumare i pasti. Secondo le concezioni medioevali, tutti gli oggetti legati direttamente con la vita della Madre Divina e di Gesù avevano, come reliquie, il massimo valore e l'asse del tavolo di Nazareth faceva parte delle reliquie più venerate nell'Europa cristiana. Gli interventi tanto inconsueti indicano che si trattava in primo luogo di conservare la reliquia legata alla Madonna, mentre l'immagine venne replicata. In questo modo poteva nascere un dipinto eccezionale nella sua forma e che rifacendosi al precedente, alla sua tradizione storica, venne realizzato negli Anni Trenta del XV secolo. Lo stile per la sua morbidezza è tipico dell'epoca. Eccellenti pittori (o pittore) in maniera incredibilmente armoniosa ed al contempo suggestiva crearono un'opera artistica di grande classe: difatti l'immagine della Madonna di Czestochowa, a parte gli aspetti religiosi, costituisce uno splendido esempio dello stile gotico nella pittura, in Polonia.

Cappella della Madonna. volta tardo-gotica, presbiterio.
Certamente, in occasione del restauro fatto per volere di Jagellone, il quadro venne trasformato in trittico con due ali mobili portanti le effigie delle Sante Caterina e Barbara. La fama di questi lavori di restauro, delle misteriose circostanze in cui essi si svolsero ed infine l'atteggiamento di sentito impegno di Ladislao Jagellone fecero sì che Jasna Góra divenne uno dei luoghi di pellegrinaggio più celebri. La cappella tardo-gotica, coperta all'inizio del XVI secolo con una volta a crociera venne trasformata in presbiterio. I suoi affreschi originali vennero coperti. nel periodo antecendente il 1609, da una policromia dalle caratteristiche del manierismo italiano. Certamente la si deve al pittore di corte, il veneziano Tommaso Dolabella. Il tocco della sua mano è senz'altro visibile nelle dinamiche figure degli otto angeli sulla volta: a lui pure si attribuiscono le grandi composizioni sulle pareti laterali raffiguranti la Presentazione al Tempio e la Madonna col Bambino, adorata dalle Sante Caterina e Barbara. Dell'antico arredamento gotico della cappella. oltre allo stesso dipinto, si è conservato soltanto il grande crocefisso che dal 1659 si trova nell'altare laterale destro. Come hanno dimostrato le più recenti ricerche, quest'opera venne realizzata nell'ultimo decennio del XV secolo e le sue caratteristiche di stile consentono di collocarla fra le opere di primissimo valore della scuola di Cracovia, del gruppo di uno dei massimi scultori europei — Wit Stwosz. Venne cambiata pure l'incorniciatura dell'immagine della Madonna. Il trittico gotico venne sostituito, dopo il 1609, da un altare dorato in stile tardo-rinascimentale, fu riprodotto con abbastanza credibile esattezza il quadro raffigurante la Comunione degli Jagelloni, pure esso un'opera della scuola del Dolabella. Ma anche quest'altare risultò in breve tempo troppo modesto per l'immagine sempre più venerata. Nell 1650 il Gran Cancelliere della Corona Jerzy Ossolinski, donò un nuovo ed imponente altare a tutt'oggi nel presbiterio della cappella, annoverato fra le opere più pregevoli del primo Barocco in Polonia. La sua struttura lignea è rivestita d'ebano il cui elegante nero contrasta con gli elementi ornamentali in argento d'eccezionale bellezza, opera del noto orafo pomerano Bierpfaff, attivo a Toruà ed a Danzica. Levata in alto sopra le folle di fedeli l'immagine miracolosa, come reliquia nazionale venerata sempre diventava tuttavia sempre meno visibile via via che aumentavano gli elementi aggiunti per arricchire la sua incorniciatura. Negli anni 1641—1644 venne separata dall'interno, frattanto ingrandito, della cappella con una robusta grata fabbricata a Danzica e donata dal primate Maciej Lubieàski. Nel 1673 la sacra immagine venne nascosta da un magnifico drappo di lamiera d'argento lavorata, offerto come ex-voto dalla famiglia Dzialyàski e raffigurante la genesi della Concezione Immacolata della Vergine Maria, con un'iscrizione in versi in antico polacco sul margine inferiore dell'incorniciatura. Il drappo, opera dell'orafo Jan Leman a tutt'oggi viene aperto in forma solenne al suono di fanfare, di solito solo per le ore delle funzioni religiose.
Infine, l'ultimo elemento che completò la ricchezza dell'altare fu il grande paliotto in argento realizzato in occasione della coronazione dell'immagine miracolosa nel 1717. La sua parte centrale riproduce il vero aspetto d'allora della fortezza di Jasna Góra quale simbolico bastione divino. Nel XVII secolo e, più esattamente, nella sua seconda metà cominciò l'usanza di ornare il quadro con vesti di gemme, offerte in gran numero come ex-voto. Queste vesti, conservatesi a tutt'oggi, costituiscono una collezione unica nel suo genere, spontaneamente arricchita, di cui si parlerà nei capitoli successivi.

Cappella della Madonna. L’appello serale davanti l’immagine
sacra. E’ visibile il presbiterio e l’altare donato dal Cancelliere Jerzy
Owolinski nel 1650.
Il complesso architettonico di Jasna Gòra costituisce, per cosi dire, una sintesi dei gusti di alcune epoche: ecco lo scheletro gotico sul quale sono associati in modo armonioso rifacimenti ed aggiunte del Barocco. L'esterno nello stile tardo Barocco della basilica ed i complessi architettonici dei secoli XVII—XVIII, sorti via via a Jasna Gòra a tutt'oggi hanno conservato quasi intatta la loro forma originale. Difatti, queste vestigia rappresentano, nella storia dell'arte polacca, un insieme di eccezionale valore; tutte le iniziative artistiche qui realizzate sono — cosa importante — documentate da atti d'archivio. Il complesso di Jasna Góra è saldamente legato alla storia nazionale cosi come forse soltanto lo sono ancora i Castelli Reali a Cracovia (Wawel) ed a Varsavia. La chiesetta in legno esistente in origine e destinata unicamente ai bisogni dei Padri Paolini, in breve tempo, trent'anni dopo la sua muratura, non fu in grado di accogliere i fedeli. Di conseguenza negli Anni Sessanta del XV secolo iniziò la costruzione di una grande chiesa a tre navate spaziose e di eguale altezza, che doveva essere un tipico santuario- meta di pellegrinaggi. Il tempio esiste a tutt'oggi, trasformato dopo l'incendio nel 1690 in basilica con l'elevazione del soffitto della navata centrale. Le singole parti architettoniche sorsero intorno allo scheletro gotico del XV secolo, mentre il complesso d'origine, compatto e chiuso, era costituito di una chiesa, di una cappella consacrata alla Nascita della Santissima Vergine Maria e di edifici del convento disposti a quadrilatero. Dagli atti relativi alla visita del cardinale Jerzy Radziwill, nel 1593, s'apprende sull'aspetto dell'intero complesso architettonico di Jasna Góra. Il cardinale richiamava l'attenzione sulla necessità di realizzare numerosi ed urgenti investimenti. Fra i più importanti includeva l'ampliamento della cappella della Madonna, non più in grado di contenere un numero rilevante di fedeli. Il problema non era di facile soluzione, in quanto che la cappella poteva essere ampliata solo in direzione occidentale, cioè verso il posto dove sorgeva in origine il monastero, che, secondo il testo, era costruito in maniera antica, in pietra, oltremodo robusto e solido. Si trattava di una costruzione gotica tipica, chiusa a quadrilatero, con un cortile attorniato da logge. Nel 1644 sullo stesso posto venne eretto il corpo a tre navate della cappella, conservatosi a tutt'oggi. Vale la pena di sottolineare che si tratta qui di una splendida opera architettonica nel cosiddetto stile di Lublino, oltremodo tipico dell'edilizia polacca nel periodo a cavallo del Manierismo e del Barocco. Le eleganti proporzioni delle singole parti architettoniche, i bellissimi stucchi, completati soltanto negli Anni Ottanta del XVII secolo, che adornano la volta e la travatura della navata centrale, come pure i fini particolari scultorei in marmo ed in alabastro fanno annoverare la cappella fra le più splendide opere d'architettura in Polonia dell'epoca della Controriforma.
Successivamente, le opere edili a Jasna Góra — iniziate dal re Sigimondo III — riguardarono in primo luogo le fortificazioni. Sotto il suo regno il monastero venne cinto con un vallo di terra e quattro bastioni, mentre un quinto venne murato dalla parte della città. La fase successiva dell'ampliamento del complesso ebbe luogo sotto Ladislao IV e poi Giovanni Casimiro regnante. In quel tempo la fortezza assunse ormai la forma di quadrilatero con i bastioni notevolmente sporgenti oltre le cortine. Le fortificazioni erano, naturalmente, ormai in muratura. Questo sistema di fortificazioni, chiamato neo-italo-olandese si diffuse in Europa dopo l'invenzione delle armi da fuoco. In questo modo Jasna Góra divenne un nuovo posto di difesa sul confine tra le regioni di Malopolska e della Slesia. Lo conferma l'efficace resistenza opposta all'aggressore svedese nel 1655. Non di meno, nella seconda metà del secolo, dato il costante perfezionamento della tecnica militare, le fortificazioni di Jasna Góra richiesero di essere ampliate ed irrobustite. Già nel 16 5 7 — durante il soggiorno a Jasna Góra — il re Giovanni Casimiro II con la consorte, per dare buon esempio, parteciparono ai lavori di sopraelevamento, dei valli di terra della fortezza. Nel 1674, grazie ad una fondazione dello „starosta” di Ogwiécim, Jan Odrowii Pieniazek, all'architetto di corte, Krzysztof Mieroszcwski, venne dato l'incarico di progettare il rifacimento del bastione sud-est della fortezza. Nel 1676, dal lato sud, davanti alla cortina delle mura, venne costruita una fortificazione a sè stante di piccole dimensioni (rivellino), destinata a proteggere i bastioni sud-est e sud-ovest nonché l'entrata principale della fortezza.

Jasna Góra. Veduta da sud- est.
Nella prima metà del XVIII secolo, secondo le nuove esigenze della tecnica militare, la fortezza venne totalmente rimodernata. Tutte le fortificazioni furono circondate da un fossato e da palafitte. I bastioni sud-est e sud-ovest furono, negli anni 1742—1745 ampliati secondo i progetti dell'ingegnere Krystian Dahlke, e nel 1750 rifatti dal lato sud e dal lato ovest, mentre l'insieme delle mura sopraelevate venne irrobustito con mattoni. All'epoca della Confederazione di Bar (contro il re, i dissidenti e la Russia ed in difesa della libertà), quando nel 1770 il significato della fortezza di Jasna Góra risultò nuovamente attuale, Kazimierz Pulaski comandante la difesa, ordinò di impiantare presso di essa un campo fortificato e di rafforzare da ovest con altri terrapieni tutta la sommità del colle di Czestochowa. Nel periodo tra la prima e la seconda spartizione della Polonia ad opera di potenze straniere, venne fatto l'ultimo tentativo per rafforzare la fortezza di Jasna Góra, però il progetto non fu mai realizzato. Tuttavia il suo significato difensivo doveva essere sempre ancora non dì poco conto una volta che all'epoca del Granducato di Varsavia la fortezza riuscì, nel 1809, a fronteggiare gli attacchi delle truppe dell'occupante austriaco. Anche lo zar Alessandro I dava senz'altro il giusto valore al significato simbolico di Jasna Góra per il popolo polacco e per questo, caduto il Granducato di Varsavia ed occupata Czestochowa, ordinò, nel 1813, di demolire l'indomabile fortezza. Vennero difatti abbattuti i rivellini dei bastioni e della cortina delle mura ed anche ì valli di terra, mentre rimasero le porte conducenti all'interno del complesso del monastero. Questo stato di cose durò fino al 1843, cioè appena 30 anni; difatti per ordine dello zar Nicola I le mura, prive ormai di significato militare, vennero in parte completate usando la pietra del luogo e rifinendola con mattoni. All'origine di questa decisione imperiale. in apparenza sorprendente, era il desiderio di dimostrare all'intera Europa la tolleranza e la benevolenza nei confronti della Chiesa. Indipendentemente dai lavori di fortificazione nei secoli XVII e XVIII, continuarono, a Jasna Góra, altri lavori edili. Negli anni 1617— 1622 una torre a più piani nascose la facciata ovest della chiesa. Dal lato sud venne poi attaccato ad essa un monumentale portico a cupola dalle proporzioni particolarmente ricercate, che nella sua forma imitava cappelle rinascimentali. Probabilmente essa svolgeva pure il ruolo di un palcoscenico sui generis per le cerimonie d'accoglienza in onore di re polacchi.
Già nel XVII secolo, al lato sud della chiesa, sorsero tre edifici a cupola che danno l'impressione di essere volutamente rifatti alla facciata sud della cattedrale del Castello di Wawel a Cracovia, con in più una serie di cappelle. La cappella dei Denhoff, un'altra costruzione a cupola, la più imponente, può essere inclusa fra i più splendidi mausolei del periodo del cosiddetto Barocco Vasa, in Polonia. Conservatasi in eccellente stato a tutt'oggi, venne costruita negli anni 1644--1671, partecipe il maestro stucattore di Cracovia, Franciszek Zaora. Il terzo edificio a cupola, dirigendosi lungo la chiesa verso il presbiterio, è la doppia cappella delle Sacre Reliquie e dei Santi Angeli Custodi, che nella parte inferiore custodisce reliquie di numerosi santi ed in quella superiore — il mausoleo della famiglia Jablonowski. La cappella venne costruita in due tappe. La prima cappella venne eretta nel 162 5 — come dono del provinciale dei Paolini, Andrzej Goldonowski — e chiamata degli Angeli Custodi; nel suo sotterraneo, nel i 666, fu collacata la cappella delle Sacre Reliquie. Negli anni 1751 — 1754 fu rifatta a fondo e la sua parte superiore, sempre chiamata cappella dei Santi Angeli Custodi o dei Jablonowski, venne destinata al mausoleo di uno dei benefattori del monastero — Stanislaw Jahlonowski, voivoda di Rawa. Le reliquie dei martiri vennero collocate in nicchie a vetri nella trasformata cappella inferiore e sui nuovi altari furono sistemati i piú preziosi ostensori d'argento. La costruzione del monastero di Jasna Gòra durò due secoli. Sorse così un'opera architettonica quadrilatera nelle cui due ali si trovano le celle, mentre i locali restanti hanno carattere di sale di rappresentanza. Nell'ala sud, al primo piano, sopra la grande cappella del Rosario, due locali sono occupati dall'imponente Sala dei Cavalieri. Costruita nel 1649 era destinata non soltanto a manifestazioni conventuali ma anche pubbliche. Talvolta si svolgevano qui riunioni del Senato della Repubblica. Nell'ala ovest, invece, nel refettorio ultimato in fretta per l'occasione, nel 1670 si svolsero le cerimonie nuziali del re Michele Korybut Wigniowiecki e della principessa austriaca, Eleonora. Questo avvenimento è testimoniato a tutt'oggi da numerosi doni custoditi nel Tesoro ed allora offerti dai neosposi e dai loro ospiti.

Refettorio, l’interno. 1647-1670. La policromia della volta
(1693-1695) è di Karol Dankwart
Nell'arco dei seicento anni di esistenza Jasna Góra fu felicemente risparmiata da cataclismi storici, però nel 1690 venne colpita da un cataclisma naturale, un incendio abbattutosi e sulla chiesa e sul convento. L'incendio di Jasna Góra, già allora luogo caro a tutti i polacchi, ebbe larga risonanza nel paese. Offerte per la sua ricostruzione giungevano non solo da magnati, ma anche da gente di modestissima condizione. Nell'archivio del monastero è custodita una lettera del re Giovanni III Sobieski, il quale esprimendo la pena provata dopo aver appreso la notizia sulla sciagura occorsa al santuario, offerse una congrua somma per il suo restauro. Un altro documento interessante è la lettera del poeta Wespazjan Kochowski. Gravemente malato, non può presentarsi di persona “per consolare”, ma si mette subito a scrivere una composizione intitolata “Rubus incombustus ossia l'Arbusto Ardente dal Fuoco non divorato”, dedicata a Jasna Góra. Grazie alla generosità di numerose persone il restauro fu fatto in un tempo incredibilmente breve. Già nel 1693 vennero terminati gli affreschi sulla nuova volta della basilica. Gli affreschi furono realizzati dal noto pittore Karol Dankwart in meno di tre anni. Di sua mano sono anche gli affreschi nel refettorio e nella sagrestia del convento (1693—1695). Promotore della grande iniziativa di ricostruzione di Jasna Góra dopo l'incendio fu il priore padre Tobiasz Czechowicz, e poi padre Konstanty Moszyríski, priore e provinciale, eminente mecenate dell'arte. Durante i suoi ripetuti soggiorni a Roma s'appassionò dell'arte italiana. Alla sua vena inventiva la basilica di Jasna Góra deve in primo luogo la trasformazione ed il nuovo arredamento nello spirito del tardo Barocco. L'altare maggiore ed anche quelli laterali, realizzati in stucchi policromi, dorati e marmorizzati, fanno parte degli esempi più pregevoli dell'arte figurativa nata in Polonia nel primo trentennio del XVIII secolo. Già nel XVII secolo a Jasna Góra vennero costruiti diversi edifici amministrativi destinati a vari scopi. Accanto al secondo arsenale indispensabile alla fortezza, sorsero gli edifici della tipografia operante per due secoli. Uscirono da essa molte e preziose pubblicazioni e non soltanto religiose. I Padri Paolini costruirono anche le cosiddette Case dei Musicanti, dove alloggiava la servitù laica del convento, tra l'altro i membri dell'orchestra con le famiglie.

Sala dei Cavalieri. l'interno ultimato nel 1647, veduta
generale: dal 1660 ospitava talvolta riunioni del Senato.
Il complesso architettonico di Jasna Góra, chiuso entro le mura della fortezza, caratteristico nella sua forma e completato lungo secoli, dalla fine del XVIII secolo in sostanza non subì trasformazioni di rilievo. Nel difficile periodo della dominazione straniera Jasna Góra cominciò a fungere da anello di collegamento tra le tre parti del paese smembrato, tenendo vive le tradizioni patriottiche volutamente represse dagli occupanti. Diventò poi presto il luogo di custodia non soltanto di oggetti del valore di opere d'arte, ma anche di cimeli di valore extra-artistico, di significato storico e che per il popolo sotto il giogo straniero possiedevano una fortissima carica sentimentale. Questo ruolo di Jasna Góra riemerse durante il buio tempo di occupazione nazista. Impressionanti oggetti-ricordo dai campi di concentramento ed ex-voto di soldati battutisi su tutti i fronti della II guerra mondiale, trovarono nel forziere di Jasna Góra un degno luogo di custodia. Nel corso del XIX secolo a Jasna Góra vennero effettuati diversi lavori di restauro, ma non si trattò di investimenti edilizi di grande entità. Merita invece l'attenzione il monumento al priore dei Paolini, padre Kordecki, opera dello scultore Henryk Stattler, realizzata nel 1859 e collocata sul vallo della fortezza. Dopo l'Insurrezione del 1863 le autorità russe, per repressione, confiscarono il resto dei beni conventuali, e sul lato est della piazza venne eretto un monumento allo zar Alessandro II. Dopo la prima guerra mondiale fu sistemata qui una statua della Santissima Vergine Maria. Alla fine del XIX secolo ed all'inizio del XX si ebbe una certa intensificazione dei lavori edilizi. Nel 1891 venne ricostruita la porta del vallo nonchè quella del rivellino con la statua in pietra della Madonna Addolorata. Un altro ponte, necessario dato il crescente afflusso di pellegrini, venne costruito accanto a quello già esistente e collegante la fila di porte conducenti al monastero. Nel 1900 un grave incendio distrusse la torre di Jasna Góra, ricostruita poi negli anni 1900—1906 secondo il progetto dei noti architetti Stefan Szyller e Józef Dziekonski. Nel 1903 la cappella della Santissima Vergine Maria ebbe una nuova cuspide con un altare nella galleria esterna usato, secondo la tradizione del XVII secolo, durante le cerimonie di rilevanza in occasione di funzioni di massa. Negli anni 1900-191 3 lungo i valli vennero disposte le Stazioni della Via Crucis, riuscita opera dello scultore Pius Welonski; i monumentali piedistalli di grossi massi furono progettati dall'architetto Stefan Szyller, uno degli autori della torre di Jasna Góra. Nel ventennio interbellico ebbero luogo qui due, ormai ultime, iniziative edili di un certo rilievo, e precisamente l'edificio delle Confessioni nonché il cosiddetto Cenacolo, ossia un quadrilatero di logge con una cappella destinato alle confessioni ed alla distribuzione della Comunione in massa. Queste due costruzioni, erette negli anni I 9 2 t — 19 26 vennero realizzate secondo il progetto dell'architetto Adolf Szyszko-Bohusz. Il bassorilievo estroso e suggestivo sul frontone della cappella del Cenacolo è una delle opere piú pregevoli dello scultore Tadeusz Hukan.
Jasna Góra fu numerose volte
teatro di avvenimenti strettamente connessi con la storia della nazione. E'
giusto ricordare qui almeno i piú importanti. Il monastero di Jasna Góra
passò momenti drammatici durante il „diluvio” svedese, che sebbene — come è
noto — non produsse danni e distruzioni di grande rilievo, rappresentò
tuttavia una minaccia per gli abitanti di Jasna Góra e per i beni culturali
colà depositati. L'aggressione svedese scosse tutti i ceti della nazione
polacca e il suo ricordo rimase impresso per molto tempo nella sua
coscienza. Occorre difatti tener presente che gli svedesi presero tutti i
piú importanti punti di resistenza nel paese, comprese le piú potenti
fortezze. Jasna Góra fu una delle poche fortezze resistite all'aggressore.
Nel 1655 era già fortificata. e preparata per i combattimenti nel modo
migliore possibile. Disponeva di un considerevole equipaggio, di un buon
vettovagliamento e di una sorgente naturale entro le mura, attiva, peraltro,
a tutt'oggi. Della valanga svedese in arrivo i Padri Paolini erano stati
informati per tempo.
In previsione di un lungo assedio, padre Kordecki provvide innanzitutto
all'organizzazione del soccorso. A questo scopo inviò monaci in Slesia,
nella regione di Cracovia e nella Subcarpazia. I frati portarono con loro
una parte notevole del tesoro e con il danaro ricavatone formarono truppe
mercenarie. Queste unità dovevano più tardi organizzare la diversione nelle
retrovie del nemico. Allo stesso tempo fu acquistato per la fortezza un
consistente quantitativo di armi, vennero fatte venire scorte di polvere da
sparo, cosi che, quando l'esercito svedese al comando di Miiller s'avvicinò
alle mura, i difensori poterono respingere la proposta di capitolazione. Gli
svedesi s'aspettavano un grosso bottino da prendere dal forziere di Jasna
Góra, tanto piú che conoscevano ormai il valore dei beni razziati in molte
altre chiese. Bisogna ricordare che in quell'epoca vennero spogliati quasi
tutti i forzieri di maggiore rilievo delle chiese polacche. Documenti
d'archivio della cattedrale di Gniezno, ad es., ci informano che i canonici
del luogo venivano torturati col fuoco perché svelassero dove fosse stato
nascosto argento ed oro appartenenti alla chiesa.

Basilio,
interno, navata centrale e presbiterio
Quando Muiller insistette per avere aperte le porte della fortezza, padre Kordecki si preoccupò di inviargli lettere formulate con molta diplomazia per temporeggiare fino all'arrivo dei soccorsi. Nel momento in cui gli svedesi s'attendevano di effettuare un efficace attacco, la diversione organizzata nelle retrovie costrinse Muiller a cambiare totalmente i piani. Gli aggressori si ritirarono il giorno di Santo Stefano, cosicche le ultime celebrazioni delle festività natalizie ebbero luogo nella fortezza ormai libera.
La battaglia per il
monastero di Jasna Góra fu uno degli episodi della guerra contro gli
svedesi, in cui diedero prova di corragio e valorosità la popolazione ed il
clero del luogo. Padre Kordecki, comandante della fortezza ed allo stesso
tempo priore dell'eroica comunità monastica, descrisse le sue vicende in
un'opera intitolata „Nuova Gigantomachia”. Il titolo allude ad una
composizione del poeta romano Claudiano, prendente lo spunto dall'antico
mito greco dell'eroica battaglia degli dei dell'Olimpo, comandati da Zeus e
da Atene contro i Giganti. Quest' opera ebbe alcune edizioni nel XVII secolo
e nella prima metà del XVIII. La prima copia è custodita nella biblioteca di
Jasna Góra. Non molto tempo fa la „Nuova Gigantomachia” ha dato luogo ad una
scoperta che ha fatto molto clamore — l'analisi letteraria del testo fatta
da E. Jelonek ha messo in luce un'importante duplicità dello stile. La
narrazione, piena di semplicità, condotta da padre Kordecki è intercalata da
inserti barocchi stilisticamente del tutto diversi e che come si puó
supporre, sono dovuti al dottore in teologia padre Stefan Damalewicz,
segretario della regina Luisa Maria, più tardi editore del libro di padre
Kordecki. Gli avvenimenti collegati con l'assedio della fortezza sono noti
anche da documenti iconografici degni dì fede. Nel monastero dì Jasna Góra,
poco dopo l'assedio, venne realizzato un grande dipinto raffigurante in
forma panoramica i combattimenti di poco tempo prima. Il dipinto venne
sistemato nella cappella della Madonna, sopra la grata tra il presbiterio e
le navate. Un altro dipinto raffigurante l'assedio svedese si trova nella
Sala dei Cavalieri, anch'esso ricco di particolari degni di fede ed
essenziali contributi alla storia degli armamenti e dell'arte bellica. Di
quell'epoca sono anche alcune stampe riproducenti i memorabili eventi. Uno
dei calcografi più famosi, autore di un panorama dell'assedio, fu Jan
Bensheimer; la sua incisione venne poi copiata e ritoccata da Adam Kilian e
da Jan Aleksander Gorczyn. La stampa rappresenta per gli studiosi d'oggi un
documento prezioso dal punto di vista della storia militare polacca, della
geografia storica e della storia dell'architettura. Oltre al panorama di
Jasna Góra è riprodotta anche la città di Czestochowa, accanto ad essa- le
borgate situate ai piedi del monastero. accanto alle truppe svedesi sotto le
mura della fortezza — la sagoma della chiesa gotica trasformata poi in
basilica barocca.
Altro avvenimento storico importante nella cronaca di Jasna Góra fu la
Confederazione di Bar. Qui si difese dal settembre del t 770 Kazimierz
Pulaski, eroe nazionale della Polonia e degli USA, respingendo più volte
l'attacco dell'esercito russo. Quando nel tardo autunno del 1770 i l corpo
d'intervento di Caterina I l s'avvicinò a Czgstochowa, Pulaski con le sue
truppe si chiuse nella fortezza di Jasna Góra e preparò l'equipaggio all'utima
vittoriosa battaglia. La difesa di Jasna Góra all'epoca della Confederazione
di Bar fu l'ultimo accordo nella storia della Repubblica indipendente.
Kazimierz Pulaski, costretto l'esercito russo alla ritirata, lasciò
Czestochowa per recarsi poco dopo in emigrazione e non rivide mai più la
patria.A Jasna Góra è custodito un cimelo dell'eroe nazionale, connesso
appunto con l'assedio russo: si tratta della Croce dei Confederati di Bar,
l'onorificenza militare conferita a Pulaski per la difesa della fortezza di
Czestochowa in occasione della festa della Madonna Candelora, il 2 febbraio
del 1771. La Croce, conservata nel Tesoro di Jasna Góra è l'unico esemplare
tuttora esistente. A tutt'oggi, peraltro, non è stato stabilito con tutta
certezza se questa distinzione venne conferita a Pulaski dalle massime
autorità della Confederazione, oppure Pulaski, tendente allora a prendere
nelle sue mani la dittatura, creò lui stesso una sorta di prototipo della
Croce dei Confederati e la depose come ex-voto davanti all'immagine
miracolosa. Benchè si sappia che senz'altro- sull'esempio di altri dittatori
— Pulaski istituì un'onorificenza per i meriti militari, si ignora come essa
fosse e non si ha nemmeno la certezza se tale progetto venne realizzato. In
ogni caso la Croce di Pulaski si trova attualmente, avvolta in un nimbo di
mistero, nel Tesoro di Jasna Góra, mentre la scritta sintetica, una volta
decifrata, non fa dubitare della sua appartenenza a Pulaski. Del periodo
posteriore provengono i commuoventi oggetti-ricordo di un altro eroe
nazionale, Tadeusz Kokiuszko, da lui stesso confezionati durante la
prigionia in Russia dopo il fallimento dell'Insurrezione del 1794.
SIGNORA DI WARMIA,
Gietrzwald
La Warmia è una regione storica della Polonia, ma per lunghi secoli ha fatto
parte della Prussia orientale. Fin dal 1580, venne esposta al culto, nella
chiesa dei Santi Pietro e Paolo, un'immagine che riproduceva piuttosto
liberamente quella di Częstochowa.
Nella seconda metà del 1800, gli abitanti della zona furono oggetto di una
massiccia opera di germanizzazione, che mirava a sradicare la cultura
polacca. Il santuario di Nostra Signora di Warmja è sorto nel villaggio di
Gietrzzuald in seguito a 166 apparizioni della Vergine, avvenute dal 27
giugno al 16 settembre 1877, a due ragazze, figlie di contadini, una di
tredici e l'altra di dodici anni: Justyna Szafranska e Barbara Damulowska.
La Madre di Dio parlò loro in dialetto polacco locale, nonostante il severo
divieto dell'autorità politica dominante. Disse di essere l'Immacolata
Concezione e raccomandò di recitare il Rosario dovunque, in tutte le
occasioni, e soprattutto nelle famiglie. Annunziò la fine della persecuzione
religiosa, la riapertura delle chiese e il ritorno dei sacerdoti
imprigionati. Il luogo divenne presto centro di pellegrinaggi, anche se il
riconoscimento canonico si è fatto attendere cento anni: l'11 settembre
1977, il card. Wojtyla, nel suo discorso celebrativo ritenne molto prezioso
questo centenario ed espresse un vivo ringraziamento alla Vergine: "Per
tutti questi cento anni il popolo di Warmja e con esso tutta la nazione
polacca - specialmente dal momento in cui queste terre sono di nuovo nostre
-ringrazia la Madonna di Gietrzwald. La ringrazia per le sue parole
pronunciate in polacco, la ringrazia, perché ha dato sollievo agli animi
oppressi, perché ha dato la speranza, perché ha ricordato il Rosario e ha
dato la forza di resistere; perché ha rimproverato quanto ostacola la
dignità dell'uomo e la difesa dei diritti della Nazione". Ovviamente il
riconoscimento delle apparizioni ha accresciuto l'afflusso dei pellegrini,
che a decine di migliaia vi si recano a piedi.
MADRE DI DIO DEL CALVARIO,
Kalwaria
Paclawska
Questo santuario unisce la venerazione della passione del Signore a quella
per la Vergine sua madre. Kalwaria Paclawska, Madre di Dio del
Calvario, è un santuario fondato nel secolo XVI, che, per la sua
situazione geografica, ricorda la Terra Santa: due alti
colli, circondati da folti boschi e divisi da una profonda valle dal fiume
Wiar, rassomigliano al Golgota, al Monte degli Ulivi e al Cedron.
Nel 1602, il governatore di Cracovia, di ritorno dalla Terra Santa, volle
ricostruire nelle adiacenze del santuario la "Santa Città di Gerusalemme",
disseminando tra i sentieri che si estendono per 7.662 metri ben 42
cappelle, talune copie ridotte di quelle palestinesi.
Nel 1672, dalla chiesa dei Francescani di Kamienice Podolski, fu trasportata
un'immagine barocca della Vergine, dipinta sul lino, la quale in breve
diventò celebre per i miracoli e le grazie. Dopo l'incoronazione, avvenuta
il 15 agosto 1882, la devozione crebbe sempre di più e si estese anche in
Germania, Ungheria e Slovacchia. Al "mistero sacro" della Settimana Santa
partecipano alla processione penitenziale e alla sacra rappresentazione
decine di migliaia di pellegrini, in prevalenza giovani.
Ma la più importante manifestazione religiosa a Kalwaria Paclawska si svolge
per la festa dell'Assunzione, chiamata la festa "grande", che viene
celebrata dal 9 al 15 agosto con una rappresentazione della morte, della
sepoltura e dell'assunzione di Maria. Dalla "Casa di Maria",
processionalmente, recitando il Rosario e cantando inni mariani, si percorre
la "Via della Madre Addolorata", composta di sedici stazioni, in cui si
sosta per brevi omelie sulla Passione di Cristo. Il 13 agosto ha luogo il
"Funerale della Madre di Dio", durante il quale la statua dell'Addolorata
viene posta in una tomba; ma, dopo una breve pausa, i pellegrini passano
attraverso le "Vie gloriose" di Maria, mentre il 14 agosto celebrano le "Vie
del Signore Gesù", che comprendono ventisei stazioni. Poco prima della
mezzanotte, si svolge una solenne processione con la statua dell'Assunta e,
a conclusione, viene celebrata una Messa pontificale sulla piazza antistante
al santuario.
L'immagine mariana più venerata è quella che fu collocata nel santuario nel
1642 e dalla quale erano state viste sgorgare lacrime di sangue. Queste due
manifestazioni richiamano ogni anno circa 200 mila pellegrini. Kalwaria
Paclawska come centro spirituale e di pellegrinaggio è seconda solo a
Czestochowa.

REGINA DELLA POLONIA ADDOLORATA,
Lichen
Questo santuario fu fondato in seguito a un'apparizione avuta da un soldato
polacco, Tommaso Klossowski, mentre giaceva gravemente ferito sul campo di
battaglia di Lipsia (1813). La Vergine gli si presentò piangente e con
un'aquila bianca, simbolo della Polonia, stretta al petto. Gli promise di
guarirlo e gli chiese di ricercare un'immagine simile a quella della
visione. Il ritrovamento avvenne ventitré anni dopo, mentre Tommaso tornava
da un pellegrinaggio a Częstochowa;
egli ottenne di poter staccare l'immagine dall'albero sul quale era
collocata e di sistemarla su un pino nel bosco di Lichen. Dal 1850 al 1852
- periodo in cui la Polonia era spartita tra Russia e Prussia - un pastore
devoto di tale immagine ebbe numerose apparizioni. I messaggi riguardavano
la conversione e il destino della Polonia, le sue sofferenze e la sua
rinascita. Proprio per questo il pastore fu arrestato e torturato in
prigione. Nel frattempo scoppiò una pestilenza e la gente cominciò a
credere a quanto il pastore aveva raccontato e nacque un grande movimento di
culto. L'apposita commissione vagliò i fatti e fece trasportare il quadro
nella chiesa di Lichen. Il culto praticato in questo santuario si è sempre
caratterizzato per due elementi strettamente connessi: la penitenza e lo
spirito nazionale.
IMMACOLATA CONCEZIONE,
Niepokalanów
La "Città-santuario dell'Immacolata" - questo significa Niepokalanów - è
sorta velocemente a partire dal 1927 ad opera di san Massimiliano Kolbe,
come centro di apostolato mariano: vi operavano circa settecento frati
dediti a un'intensa attività editoriale, che aveva come capofila il
periodico "Il Cavaliere dell'immacolata". La seconda guerra mondiale bloccò
tale attività e disperse quasi tutti i frati, ma i locali rimasero in
piedi. Kolbe venne arrestato per le idee che esprimeva nelle sue
pubblicazioni e deportato ad Auschwitz, dove il 14 agosto 1941 morì martire
della carità, in sostituzione di un suo compagno di prigionia. Subito dopo
la fine della guerra le attività ripresero con grande slancio, ma il governo
comunista non tardò a ostacolarle e a limitarle in tutti i modi.
Niepokalanów da sperduto villaggio, nei pressi di Varsavia, oggi occupa un
territorio di 24 ettari, di cui 20 mila mq sono occupati dal santuario e
dalle strutture pastorali. La "zona sacra", costituita da un vasto parco con
piante verdi e fiori, assicura ai pellegrini raccoglimento e invito alla
preghiera. A partire dalla beatificazione di padre Kolbe (11 ottobre 1971),
l'interesse per Niepokalanów è andato sempre crescendo, tanto da renderlo
uno dei più importanti santuari in Polonia (richiama quasi 500 mila
pellegrini all'anno). La grande chiesa di Niepokalanów, ora basilica
minore, era stata iniziata da Kolbe, che però non era andato oltre le
fondamenta. I lavori furono ripresi e terminati nel dopoguerra. Essa
divenne, anche in ricordo di san Massimiliano, uno dei principali centri di
pellegrinaggio. Il 3 maggio 1966 vi si celebrò una delle giornate più
importanti dei "Millennio", con la consacrazione della Polonia
all'immacolata, secondo lo spirito di Kolbe. La basilica è in stile
neoclassico, a croce latina, e sull'altare principale troneggia una statua
dell’Immacolata nella raffigurazione della Medaglia Miracolosa. La festa
principale per il maggior afflusso dei pellegrini (circa 25 mila) è
l'Assunzione. Vi partecipano bande musicali, gruppi di famiglie di
agricoltori, che viaggiano ancora con cavalli e carri, e gruppi di
pellegrini che indossano costumi folkloristici. Alla fine della Messa
solenne, che viene celebrata solitamente da un vescovo o da un padre
provinciale dei frati Minori Conventuali, si svolge il rito della
benedizione dell'erba, come ringraziamento per i frutti della terra. Nel
pomeriggio ha luogo la processione, che si snoda intorno alla basilica con
la statua della Madonna di Fatima, mentre si recita la coroncina dei sette
gaudi di Maria e si tengono sette brevi discorsi su temi mariani.
Niepokalanów è anche uno dei centri più affermati di cultura e devozione
mariana nella Polonia centrale.

BEATA MADRE DI PIEKARY,
Piekary Slanskie
Piekary Slanskie si
trova a pochi km da Katowice, capoluogo della Slesia. L'immagine, che vi si
venera, è chiamata "Matka Boska Piekarska" e regge sul braccio
sinistro il Bambino Gesù, mentre con la mano
destra porta un calice toccato da Gesù benedicente. Nella
chiesa di Piekary già nel 1400 si venerava un'immagine mariana. Nel corso
del 1600 il luogo fu affidato ai gesuiti, che vi collocarono un altro quadro
e, con la devozione mariana, riuscirono a neutralizzare l'influenza del
protestantesimo tedesco imperante e a salvaguardare lo spirito polacco con
la predicazione, le preghiere e i canti in lingua polacca, abolita dal noto
programma del "Kulturkampf" (lotta per la civiltà) del cancelliere Otto
Bismark.. Il culto crebbe ulteriormente quando varie località della zona
furono liberate dalla peste, in seguito a processioni penitenziali con la
sacra immagine; tali fatti costituirono un valido sostegno per la fede
cattolica in un'area molto influenzata dal protestantesimo. Nel 1702, in
un'epoca di pericolo, l'immagine fu portata a Opole e lì rimase per sempre,
per cui a Piekary si tornò a venerare l'immagine precedente. Nel 1890 fu
costruita la Via crucis monumentale (Calvario). Se lo spirito polacco si
conservò in Slesia fu grazie al santuario di Piekary, perché lì era
possibile ascoltare la predicazione, pregare e cantare in polacco, lingua
che era stata ufficialmente abolita. Da Piekary partì anche una vasta
campagna contro l'alcolismo, che costituiva un grave pericolo sociale per la
Slesia. Caratteristici di Piekary sono i pellegrinaggi riservati ai soli
uomini, che avvengono , ultima domenica di maggio con una numerosa
partecipazione di fedeli, per lo più operai.
NOSTRA SIGNORA DELLA CLEMENZA, Varsavia
Si tratta di una forma di devozione importata dall'Italia, precisamente da
Faenza, ad opera di padre Giacinto Orselli, nativo di quella zona e
fondatore degli scolopi in Polonia. Nel 1651, in occasione di
una pestilenza, egli fece dipingere una copia
dell'immagine di Faenza, la pose in venerazione nella chiesa del convento e
ne diffuse la devozione. Il culto dei fedeli fu subito molto intenso e si
sviluppò sempre di più.
Immagini della Madonna della Clemenza sono venerate in molte città, sia
polacche che lituane. Il santuario subì una lunga serie di vicissitudini: la
prima chiesa, in legno, fu incendiata dagli svedesi nel 1656; la seconda fu
requisita dal governo russo nel 1834 e ceduta alla Chiesa ortodossa. Gli
scolopi si trasferirono nella ex chiesa dei gesuiti, ridotta in rovina.
Nostra Signora della Clemenza
è un santuario che sorge
vicino alla cattedrale di San Giovanni Battista a Varsavia. Costruito
fra il 1609 e il 1626, fu affidato ai Gesuiti, ma, allo scioglimento
dell'Ordine nel 1773, passò al clero secolare e quindi ai frati di S.
Benone, ai Padri Paolini, ai Piaristi e, solo nel 1920, ritornò ai
Gesuiti.
La chiesa del tardo Rinascimento ha la tipica architettura della "Scuola di
Lublino": ha un'unica navata con volte a botte e lunette, coro semicircolare
e abside sormontata da un'agile torre.
Durante l'insurrezione di Varsavia, nel 1944, fu seriamente danneggiata, ma
fu salvo il dipinto italiano, portato da Faenza nel 1651, che
rappresenta Nostra Signora della Divina Clemenza che tiene quattro
frecce nella mano sinistra e tre nella destra, mentre due angeli sostengono
una corona sopra il capo. Questo santuario andò distrutto nel corso della
seconda guerra mondiale e venne riedificato nel 1957. Durante queste
vicende la sacra immagine fu sempre salvata.
Il culto è stato sempre vivo nei secoli, poiché i cittadini di Varsavia
hanno considerato sempre la Clemente Madre di Dio loro amorevole Patrona,
proclamata ufficialmente nel 1968.
MADONNA DI LORETO (POISKI
LORET),
Cracovia
Il santuario di Poiski Loret, dedicato alla Santa Casa di Loreto, è
tra le testimonianze più belle che si incontrano a Cracovia in "ulica
Lorenstanska" (via Lauretana), vicino alla chiesa dell'Annunciazione dei
frati Cappuccini.
Le sue origini sono descritte nella cronaca del convento, in data 20 aprile
1712: "Albrecto Dembinski, fondatore del convento, mosso da profonda
devozione per la Madonna di Loreto, ha voluto costruire una Santa Casa, sul
modello di quella portata miracolosamente da Nazareth a Loreto, in Italia,
dove è oggetto di universale venerazione". Benedetta e posta la prima
pietra, i lavori furono forzatamente interrotti per la comparsa improvvisa
di moltissima acqua su tutta l'area fabbricativa. Si ricorse allora solo
all'erezione di una statua della Madonna di Loreto e tutto doveva finire lì
quando, invece, l'acqua scomparve e i promotori del santuario fecero
riprendere i lavori, che furono condotti a termine il 5 maggio 1715.
Nella festa di Pentecoste del 1719 la "Poiski Loret" fu inaugurata con
l'intronizzazione di una statua, copia perfetta di quella di Loreto, e con
la partecipazione del clero secolare e regolare, delle autorità civiche e
religiose e di numerose persone di Cracovia e regioni limitrofe.
Con l'andare degli anni, il santuario divenne meta di pellegrinaggi
soprattutto per i patrioti polacchi, che aggiungevano al canto delle litanie
lauretane l'invocazione "Regina Poloniae, ora pro nobis". Fu proprio dalla
Poski Loret che Taddeo Kosciuszko portò gli insorti contro i Russi
alla vittoria del 1794. Karol Wojtyla, quando era vescovo e cardinale di
Cracovia, si recava a pregare nel santuario ed affermava che la "Loreto
polacca" ha sempre sostenuto le aspirazioni religiose e patriottiche dei
Polacchi.
In occasione della celebrazione del "Sacrum Poloniae millenarium" (1966), il
santuario è stato restaurato e la vecchia statua è stata sostituita con una
nuova, donata dal santuario di Loreto d'Italia. Attualmente l'affluenza dei
pellegrini è numerosa e continua in tutto l'arco dell'anno.
inizio pagina