
Cosa vedere a Fatima
Pellegrinaggi e cerimonie a Fatima
Da Fatima viene la
speranza
Le
apparizioni della Madonna
I tre
pastorelli
Il segreto di
Fatima
I Papi e Fatima
Il messaggio
di Fatima
Fatima e il
rosario
Altri aspetti
del messaggio di Fatima
LUOGHI MINORI:
ALCOBACA Nostra Signora Assunta
BATALHA
Santa
Maria della Vittoria
BRAGA - SAMERIO
Nostra Signora della Concezione
NAZARE'
Nostra
Signora di Nazarè
FATIMA
Nella regione centrale del Portogallo, a circa 50 chilometri dall'Oceano
Atlantico, nel territorio del municipio di Ourém, sorge il villaggio di
Fatima. Questi due toponimi, come tanti altri in Portogallo, risalgono ai
tempi dei Mori. Come è noto, Fatima era il nome della figlia di Maometto, il
grande profeta dell'Islam. Oggi Fatima sta a indicare il villaggio centrale,
di cui fa parte l'omonima parrocchia. A circa un chilometro da Fatima si
trova Aljustrel, la piccola frazione dove sono nati i tre pastorelli a cui è
apparsa la Madonna nel 1917. Verso occidente, poco distante da Aljustrel, su
di una collina coperta di ulivi, si erge una minuscola agglomerazione di
rocce, la Loca do Cabeco, dove nel 1916 l'Angelo apparve ai pastorelli per
ben due volte. Due chilometri a ovest di Fatima, si snoda una delle tante
piccole valli della regione, chiamata Cova da lria: qui la Madonna apparve
cinque volte ai veggenti. In un'altra piccola valle, tra Aljustrel e Loca do
Cabeco, chiamata Valinhos, si trova il luogo dove la Vergine apparve loro
una volta.
Ed ecco altre località della zona, che potrebbero interessare il turista o
il pellegrino di Fatima: Leiria: città capoluogo e sede della diocesi
a cui appartiene Fatima. Batalha: celebre monumento storico (sec. XV),
costruito per ordine del re Dom Joào I dopo una decisiva battaglia. Si
tratta di uno stupendo monastero intitolato a Nostra Signora delle Vittorie,
ed è una delle più belle opere architettoniche del Portogallo. Alcobaca:
monastero cistercense, fondato da Afonso Henriques, primo re del Portogallo,
nel 1153, per un voto alla Vergine. Splendore di architettura medioevale. La
chiesa che vi sorge accanto fu definita da Bertaux “la più pura e
maestosa” dell’ordine cistercense. II numero dei monaci raggiunse in un
certo periodo la bella cifra di 999. Qui si trovano le tombe di Dom Pedro e
di D. I nés de Castro. Nazaré: rinomata spiaggia dell'Oceano
Atlantico, su cui s'affaccia un tipico villaggio di pescatori. In una
cappella si può venerare un'antichissima immagine, che risalirebbe ai primi
secoli dell'era cristiana.
Cosa vedere a Fatima
La Cappellina delle Apparizioni:
costruita sul luogo dove sorgeva l'elce, sul quale è apparsa la Madonna. In
essa si trova la statua «ufficiale» della Madonna di Fatima.
Basilica-Santuario: vi sono sepolti i corpi di Francesco e Giacinta.
L'organo consta di oltre 13 mila canne. La torre, alta 65 metri, ha un
carillon di 63 campane. La più grande pesa 12 tonnellate, la corona con la
croce della torre, 8 tonnellate. Cappella dell'Adorazione Perpetua:
dietro la Cappellina, a sinistra. Aljustrel: casa di Francesco e
Giacinta; casa di Lucia, con dietro il pozzo, luogo della seconda
apparizione dell'Angelo. Valinhos: a ovest di Aljustrel, dove apparve
la Madonna il 19 agosto 1917. Loca do Cabeco: ancora a ovest di
Aljustrel, luogo della prima e terza apparizione dell'Angelo. Via Sacra:
partendo dalla strada principale, all'entrata di Cova da Iria, termina sulla
collina contigua a Loca do Cabeco. Su questa collina si trovano un calvario
e la cappella di S. Stefano.
Pellegrinaggi e cerimonie a Fatima
Ogni 13 del mese, c'è un pellegrinaggio al Santuario di Fatima.
All'appuntamento del 13 maggio, il numero delle persone varia tra le 500
mila e il milione di unità. Ci sono pure pellegrinaggi ogni fine settimana,
specialmente nella stagione estiva, e anche nei giorni feriali. In ogni
pellegrinaggio sono incluse le seguenti cerimonie: recita del rosario,
fiaccolata, santa Messa, benedizione degli ammalati, processione dell'addio.
Nei giorni 13, quest'ultima cerimonia assume aspetti più commoventi:
centinaia di migliaia di fazzoletti si agitano, in segno di addio alla
Vergine del Rosario.
Da Fatima viene la speranza
GUERRE, ATEISMO, ODIO ALLA RELIGIONE
Gli anni 1916-1917 saranno ricordati tra i più oscuri nella storia dei
popoli europei. Le nazioni più potenti si dilaniavano ferocemente in una
guerra fratricida - la prima guerra mondiale - che causerà milioni di
vittime. Nel 1917 scoppiava in Russia la rivoluzione bolscevica, che con
l'andare del tempo, avrebbe trasmesso e imposto a gran parte dell'umanità i
principi dell'ateismo con la persecuzione religiosa e la negazione dei
valori spirituali della persona umana. Ma in quegli stessi anni, a Fatima,
nel Portogallo, l'Angelo della Pace e la Vergine Madre di Dio e di tutti gli
uomini portavano a tre pastorelli il messaggio della pace, della speranza e
dell'amore per tutta l'umanità. Il Portogallo, piccola nazione che ha appena
90 mila chilometri quadrati di superficie e poco più di 8 milioni e mezzo di
abitanti è situato ad ovest della Spagna, in quella parte della penisola
iberica che si affaccia sull'Oceano Atlantico. La sua indipendenza risale al
1138, anno in cui riuscì a liberarsi definitivamente dal predominio dei
Mori. Popolo di navigatori e di esploratori, fu tra i primi ad avventurarsi
sulle strade dell'Oceano alla scoperta di terre sconosciute, portandovi il
bene e il male della civiltà europea del tempo. Nel 1917 la nazione
portoghese versava in condizioni politiche, sociali ed economiche disperate.
I governi si succedevano uno dopo l'altro senza risolvere i problemi del
Paese; le rivoluzioni erano frequenti e la fiducia del popolo nei suoi
dirigenti nulla. Sul piano economico era la bancarotta totale, su quello
militare si combatteva su due fronti: quello dell'Europa, in Francia, e
quello delle colonie, in Africa. La popolazione portoghese era costituita
nella maggior parte da umili contadini, gente onesta e operosa anche se
povera di ricchezze materiali. In campo religioso, si inculcava dai grandi
l'odio e la persecuzione alla Chiesa. Già nel 1911 Afonso Costa, Capo dello
Stato, approvando la legge sulla totale separazione tra Chiesa e Stato,
aveva dichiarato: “Grazie a questa legge, fra due generazioni il
Portogallo riuscirà a eliminare completamente il cattolicesimo”. I
bambini delle scuole venivano fatti sfilare per le strade portando cartelli
con la scritta: «Nè Dio, nè religione».
I TRE PASTORELLI
Numerosi sono i passi del Vangelo, dove l'umiltà è presentata come virtù
indispensabile per piacere a Dio. La Madonna a Fatima ha seguito questa
linea, scegliendo tre umili pastorelli per trasmettere il suo messaggio al
mondo dei nostri tempi. Tre bambini assolutamente normali, per nulla
differenti dagli altri della loro età, la cui unica preoccupazione era
quella di pascolare i greggi delle loro famiglie: Lucia, Francesco,
Giacinta. Questi bambini, non differenti dagli altri, ma educati
sanamente nella fede cristiana dai loro genitori, saranno scelti per essere
i piccoli messaggeri del grande annuncio di Fatima a un mondo senza amore,
senza speranza e senza pace.
LE APPARIZIONI DELL'ANGELO, «BATTISTRADA DELLA VERGINE»
Nella storia del popolo scelto da Dio, Israele, e nella storia della Chiesa,
il Signore ha inviato spesso i suoi angeli, come portatori di messaggi che
avrebbero aiutato gli uomini a meglio comprendere la sua parola e i suoi
voleri. A Fatima nel 1916, pressappoco un anno prima delle apparizioni della
Madre di Dio, per ben tre volte un Angelo ha fatto visita ai tre pastorelli.
Battistrada della Vergine, precursore di eventi più grandi, egli preparava
le anime dei veggenti a meglio comprendere, vivere e diffondere il messaggio
della Madonna, che non poteva essere se non quello del Vangelo.
Prima apparizione
La prima apparizione dell'Angelo ebbe luogo nella primavera del 1916 (i
veggenti non ricordano il giorno preciso), a Loca do Cabeco, la collina
rocciosa poco distante da Aljustrel. Era una giornata piovigginosa, e i tre
pastorelli Lucia, Francesco e Giacinta, avevano cercato riparo tra le rocce.
Quando il cielo si schiarì, rimasero sul posto a giocare, ma ecco una strana
luce giungere da oriente e avvicinarsi a loro. Quando fu molto vicina, si
accorsero che aveva “la forma di un giovane di 14-15 anni, più bianco
della neve e trasparente come il cristallo colpito dai raggi del sole, e di
grande bellezza” (Lucia). Si avvicinò, e disse: “Non temete! Io sono
l'Angelo della pace. Pregate con me”. Si inginocchiò, chinando il volto
fino a terra, e fece loro recitare tre volte la seguente preghiera: “Mio
Dio, credo, adoro, spero e vi amo. Domando perdono per quelli che non
credono, non adorano, non sperano e non vi amano”. Dopo, alzandosi,
disse: “Pregate così. I Cuori di Gesù e di Maria sono attenti alla voce
delle vostre suppliche”. Poi scomparve. Durante tutto quel giorno, e
anche il giorno seguente, i tre pastorelli si sentirono talmente immersi
nella presenza di Dio, da non essere capaci di parlarne neppure tra di loro.
Seconda apparizione
Avvenne circa due mesi più tardi, nell'estate del 1916, mentre i pastorelli
stavano giocando presso il pozzo che si trova dietro la casa di Lucia.
Improvvisamente apparve loro lo stesso Angelo, che disse: “Che fate?
Pregate, pregate molto. I Cuori santissimi di Gesù e di Maria hanno su di
voi disegni di misericordia. Offrite costantemente all'Altissimo preghiere e
sacrifici”. “Come dobbiamo comportarci?”, chiese Lucia. “Di
tutto ciò che potete, fate sacrificio al Signore, in riparazione dei peccati
con cui Egli è offeso e quale supplica per la conversione dei peccatori”.
Queste parole fecero una profonda impressione sui tre pastorelli. Da allora
in poi, recitarono spessissimo la preghiera insegnata loro dall'Angelo nella
prima apparizione, e incominciarono a offrire tanti sacrifici a Dio.
Terza apparizioneNell'autunno
di quello stesso anno 1916, i pastorelli si trovarono un giorno a Loca do Ca
bevo, il luogo della prima apparizione. Mentre, prostrati a terra, stavano
recitando la preghiera dell'Angelo, ecco che una luce li avvolse. Alzarono
gli occhi. L'Angelo era là. Teneva nella mano sinistra un calice, con sopra
di esso un'ostia dalla quale cadevano gocce di sangue. Lasciando sospesi in
alto il calice e l'ostia, l'Angelo si prostrò a terra accanto ai pastorelli
e chiese loro di recitare per tre volte la seguente preghiera: “Santissima
Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, vi adoro profondamente e vi offro il
preziossimo Corpo, Sangue, Anima e divinità di Gesù Cristo, presente in
tutti i Tabernacoli del mondo, in riparazione degli oltraggi, sacrilegi e
indifferenze con cui Egli è offeso. E per i meriti infiniti del suo
sacratissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria vi chiedo la conversione
dei poveri peccatori”. Poi, rialzandosi, l'Angelo prese il calice e
l'ostia. A Lucia diede l'ostia e a Francesco e Giacinta il contenuto del
calice, dicendo: “Prendete e bevete il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo,
orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati. Riparate i loro delitti e
consolate il vostro Dio”. Prostratosi di nuovo, ripetè con i pastorelli
tre volte la preghiera di prima: “Santissima Trinità...”. Poi
se ne andò. La sua missione era compiuta. Sei mesi più tardi, il cielo si
sarebbe nuovamente schiuso al passaggio di Colei, che aveva per l'umanità un
messaggio di amore e di salvezza.

Gruppo in marmo bianco eretto nel 1958 sul Cabeco, la piccola
altura che domina Fatima, a ricordo della prima e terza apparizione
dell'Angelo.
Le
apparizioni della Madonna
Prima Apparizione: 13 maggio
Domenica, 13 maggio 1917. Bellissima giornata di sole e di azzurro. Dopo
la Messa, i tre pastorelli, presa con sè la merenda, si dirigono con il
gregge verso Cova da Iria, la piccola valle ad anfiteatro, distante due
chilometri dal loro villaggio di Aljustrel. Mentre le pecore pascolano
tranquille, consumano il loro spuntino e poi si mettono a giocare. Ad un
tratto, come racconta Lucia, “vedemmo una folgore, come di lampo.
Decidemmo di ritornare a casa... Avevamo appena mosso i primi passi con il
gregge, quando poco più avanti, scorgemmo su di un piccolo elce una Signora
vestita di bianco, più splendente del sole, che emanava una luce più chiara
e intensa di quella di un cristallo pieno di limpida acqua, attraversato dai
più ardenti raggi del sole”. Quindi la Signora disse: “Non abbiate
paura, non voglio farvi del male”. “Donde siete voi?”, chiese
Lucia a nome anche dei cugini. “Sono del cielo”, fu la risposta. “Cosa
volete da me?”, chiese più animosa Lucia. “Sono venuta a chiedervi
che veniate qui ogni giorno 13, a quest'ora, per sei mesi di seguito. Dopo
vi dirò chi sono e che cosa voglio”. Dopo qualche istante, la Signora
continuò: “Siete disposti a offrirvi a Dio per sopportare tutti i dolori
che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui è
offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?”. “Sì, lo
vogliamo”, rispose con schiettezza Lucia a nome di tutti. “Bene,
dovrete soffrire molto, ma la grazia di Dio sarà il vostro conforto”. E
la bianca Signora concluse: “Recitate la corona del rosario tutti i
giorni per ottenere la fine della guerra e la pace del mondo”. “Allora
— racconta Lucia — cominciò a elevarsi lentamente verso oriente, fino a
scomparire nell'immensità dello spazio, circondata di una vivida luce che
pareva le aprisse la strada fra gli astri”.
I fanciulli restarono incantati, Io sguardo fisso in cielo... Poi si
alzarono, e dopo aver trascorso tutto quel pomeriggio a Cova da Iria si
accordarono tra di loro di non dir niente a nessuno. Ma nonostante gli
accordi, Giacinta, la più piccola dei tre (aveva sette anni), che dopo
l'apparizione aveva continuato a esclamare “Oh, che bella Signora!”,
quella sera stessa rivelò il segreto alla mamma. Fu l'inizio, per i piccoli
e per le loro famiglie, di quel lungo periodo di umiliazioni e sofferenze
preannunziato dalla Madonna. La gente, incredula, non tardò a farsi beffe di
loro.
Seconda apparizione: 13 giugno
La notizia della visione del 13 maggio si sparse ben presto nella
parrocchia di Fatima. Pochi credettero, e i pastorelli cominciarono ad
essere maltrattati. Arrivò il 13 giugno, festa di Sant'Antonio di Lisbona,
patrono del Portogallo. A Cova da Iria c'è una cinquantina di persone. E la
bianca Signora, come aveva promesso, appare. “Voglio che veniate qui il
13 del mese venturo e che diciate il rosario”. Poi promette di portare
presto in cielo Francesco e Giacinta. Lucia dovrà restare sulla terra, per
aiutare a diffondere nel mondo la devozione al Cuore Immacolato di Maria.
Lucia si rattrista all'idea di restare sola. Ma la Signora la rassicura: “lo
non ti abbandonerò mai. Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via
che ti condurrà a Dio”. Quindi apre le mani... “Davanti al palmo
della mano destra della Signora stava una cuore circondato di spine.
Comprendemmo che era il Cuore Immacolato di Maria, oltraggiato dai peccati
dell'umanità e bramoso di riparazione” (Lucia).
Terza apparizione 13 luglio
Arrivò il 13 luglio. I pastorelli avevano dovuto superare molte
difficoltà da parte dei familiari e dei vicini di casa. “E’ opera del
demonio!”, dicevano. Oppure: “E’ un'invenzione dell'inferno!”. Ma
quando la Signora del cielo incominciò per la terza volta a conversare con i
suoi tre piccoli amici, disse: “Sono io. E vengo dal cielo. Nell'inferno
non c'è tanto splendore e tanta luce... Soprattutto non c'è bontà, non c'è
dolcezza... Continuate a recitare il rosario tutti i giorni”. Lucia
chiese all'apparizione di fare un miracolo perchè tutti avessero a credere.
“in ottobre — fu la risposta — dirò chi sono e ciò che voglio. E
affinchè tutti credano farò un miracolo che tutti vedranno”.
Contentissima e senza perdere tempo, Lucia espose alla Signora le richieste
di alcune persone, che versavano in particolari difficoltà. Erano grazie di
guarigioni e anche di conversioni. La visione ebbe per tutte una risposta e
ribadì la necessità di recitare il rosario. Poi continuò: “Sacrificatevi
per i peccatori. E dite sovente, specie quando fate qualche sacrificio: O
Gesù, è per il vostro amore, per la conversione dei peccatori e in
riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria”.
“Quindi — narra Lucia — la Vergine aprì le mani e i pastorelli si
trovarono di fronte a una visione terrorizzante. Videro l'inferno e in esso
le anime dei demoni e dei dannati”. Il volto dei veggenti divenne
cadaverico, come attestano alcuni testimoni. Fu allora che sfuggì un gemito,
quasi un grido dalle labbra di Lucia: “Ah, Vergine Santa!”. Al
termine della visione, la Signora disse: “Avete visto l'inferno, dove
vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel
mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. Se faranno ciò che io dico,
molti si salveranno e avranno pace. La guerra sta per finire, ma se non
cesseranno di offendere Dio, ne verrà un'altra peggiore. Quando vedrete una
notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che quello è il grande
segno che Dio vi dà prima di punire il mondo e i suoi delitti per mezzo
della guerra, della fame, della persecuzione alla Chiesa e al Santo Padre.
Per impedire ciò, tornerò a chiedere la consacrazione della Russia al mio
Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati. Se si
osservano le mie richieste, la Russia si convertirà e ci sarà pace;
altrimenti spanderà i suoi errori in tutto il mondo; promuovendo guerre e
persecuzioni alla Chiesa: i buoni saranno martoriati, il Santo Padre avrà
molto da soffrire, varie nazioni saranno annientate; infine il mio Cuore
Immacolato trionferà... Questo non ditelo a nessuno”. La visione
dell'inferno e le profezie riguardanti la Russia e il futuro incerto del
mondo costituiscono le prime due parti del segreto di Fatima, quel segreto
che sarà causa di tante sofferenze ai veggenti. Infine, la Signora aggiunse:
“Quando recitate il rosario, dopo ogni mistero dite: O Gesù,
perdonateci, liberateci dal fuoco dell'inferno, portate tutte le anime in
cielo, specialmente le più bisognose”.

Il
piazzale del Santuario e la Cappella delle apparizioni, che ricorda il luogo
dove la Vergine apparve ai tre pastorelli.
Dell'elce su cui la Madonna posò I piedi più nulla è rimasto: tutto è
stato portato via come preziosa reliquia dalla pietà dei pellegrini.
Quarta apparizione 19
agosto
Anche i giornali cominciarono a interessarsi delle apparizioni di
Fatima, accusando tra l'altro le autorità di inadempienza e incapacità nello
stroncare la «farsa» di Cova da Iria. Sentendosi direttamente in causa, il
sindaco di Vila Nova do Ourém (il municipio cui appartiene Fatima), pensò di
ricorrere a uno stratagemma. La mattina del 13 agosto, fingendo di voler
assistere alle apparizioni, invitò i tre pastorelli sul suo calesse. Ma
invece che a Cova da Iria, si diresse alla sede del municipio. Qui i
pastorelli, in gruppo e separatamente, furono sottoposti a stringenti
interrogativi e minacciati di torture e morte orribile («vi getteremo in una
caldaia di olio bollente»), perchè dicessero la verità e ritrattassero tutte
le «storie» raccontate. I piccoli non si lasciarono intimidire e,
persistendo nella decisione di non parlare, il 15 agosto furono riportati
alle loro case. II 19 agosto, mentre costernati di aver mancato
all'appuntamento con la Signora si trovavano con il gregge a Valinhos
(piccole valli), ecco apparire i segni che solevano precedere le
apparizioni: aria più fresca e sole più debole, che rendeva tutto e tutti
variopinti. Comparve la Signora, che si posò stavolta su un piccolo leccio.
Ancora una volta promise il miracolo per ottobre, perchè tutti potessero
credere alle apparizioni. Parlò anche di una cappellina da costruirsi a Cova
da Iria. Poi soggiunse: “Pregate, pregate molto, e fate sacrifici per i
peccatori. Molte anime vanno all'inferno, perchè non c'è nessuno che preghi
e faccia sacrifici per esse”. La visione si allontanò verso il cielo. Da
allora, con più insistenza e in ogni momento, la richiesta di fare sacrifici
per i peccatori fu sempre presente alla mente dei veggenti. Rinunciavano
alla merenda e anche all'acqua, specialmente nei giorni più caldi
dell'estate. E giunsero al punto di cingersi i fianchi con una corda, sotto
le vesti, per soffrire ancora di più. Francesco e Giacinta continueranno a
portarla anche durante la malattia che li avrebbe condotti alla morte.

La cappellina costruita in località "Valinhos", in ricordo
della quarta apparizione della Vergine.
Quinta apparizione 13
settembre
Mentre da una parte si lavorava alacremente per farla finita con la
«commedia» di Fatima, dall'altra c'era già molta gente che cominciava a
crederci. E così, il 13 settembre, circa 25 mila persone erano presenti
all'appuntamento con la Signora. “Cosa volete da me?”, chiese come
sempre Lucia. “Continuate a recitare la corona del rosario tutti i
giorni, per ottenere la fine della guerra”. E ancora una volta, la dolce
visione promise un grande miracolo per ottobre. Dal 13 settembre al 13
ottobre, la vita dei pastorelli fu più agitata che mai. I politici e i
nemici della religione già pregustavano la disfatta di quella che secondo
loro era tutta una messinscena. Inoltre, proprio ad Aljustrel, dove
abitavano i fanciulli, la maggior parte della gente si dimostrava incredula
e ostile. Sacerdoti e familiari incitavano i veggenti a confessare di avere
mentito. Altri ricorrevano alle minacce. II 12 ottobre, di buon mattino, la
mamma di Lucia svegliò la figlia con queste parole: “Lucia, è bene per
noi che andiamo a confessarci. Dicono che moriremo domani a Cova da I da...
Se la Signora non farà il miracolo, il popolo ci ammazzerà. E meglio che ci
confessiamo per prepararci alla morte”. “Se tu, mamma, vuoi
confessarti, — rispose calma Lucia — ti accompagno: ma non per questo
motivo... lo non ho paura. Sono certissima che domani la Signora farà tutto
quello che ha promesso”. Un sacerdote, dopo aver parlato con i
pastorelli, consigliava preoccupato: “Sarà meglio telegrafare dappertutto
e dire subito che è tutta una montatura”.

Statua della Madonna di Fatima venerata nell'interno del
Santuario, a sinistra dell'altare maggiore.
Sesta apparizione 13
ottobre
In quel giorno, circa 70 mila persone erano presenti a Cova da Iria:
devoti, curiosi, miscredenti, atei e anche giornalisti, inviati apposta per
«smascherare quella presa in giro». Tutti bagnati fino al midollo, perchè la
pioggia continuò a cadere fino al momento dell'apparizione. La mamma di
Lucia, piangente, accompagnava la figlia dicendo: “Se mia figlia va a
morire, ebbene morirò anch'io al suo fianco”. L'attesa si faceva
pesante, quando a mezzogiorno Lucia gridò: “Silenzio, silenzio. Viene la
Madonna!”. La veggente era già estranea a tutto quello che l'attorniava.
“Che volete da me?”, chiese per l'ultima volta. “Sono la Madonna
del Rosario. Voglio dirti che si costruisca qui una cappella in mio onore.
Continuate a recitare il rosario tutti i giorni. La guerra sta per finire...”.
Lucia presenta alla Madonna le richieste di molte persone. Alcune saranno
esaudite, altre no: “E’ necessario che si emendino, — dice la Signora
— che chiedano perdono dei loro peccati... La guerra sta per finire...
Non si offenda più nostro Signore, che è già troppo offeso”. Quindi,
nell'accomiatarsi per l'ultima volta dai suoi tre piccoli confidenti, apre
le mani, le converge ai raggi del sole, e mentre si solleva la sua luce non
lascia di proiettarsi sul disco luminoso. La visione è più splendente del
sole! Presso il sole, nuove visioni si susseguono: San Giuseppe con il
Bambino Gesù e la Madonna; Gesù e la Madonna Addolorata; Gesù che benedice
il mondo; la Madonna del Carmine. All'improvviso Lucia manda un grido: “Guardate
il sole!”. Ed ecco quello che la moltitudine vide allora, e che fu poi
chiamato il miracolo del sole. La testimonianza è di Avelino de Almeida
inviato speciale del quotidiano anticlericale «O Seculo»: “L'astro sembra
una placca d'argento opaco ed è possibile fissarlo senza il minimo sforzo.
Non scalda, non acceca. Si direbbe che sia in fase di eclissi. Ma ecco che
si alza un grido possente: miracolo, miracolo! meraviglia meraviglia! Agli
occhi sbarrati di quel popolo, la cui attitudine ci trasporta ai tempi
biblici, e che, pallido di terrore, con la testa scoperta, fissa l'azzurro,
il sole tremò, il sole ebbe movimenti bruschi, non mai visti e contro tutte
le leggi cosmiche: il sole danzò, secondo la tipica espressione dei
contadini...”. “Tutti tenevano gli occhi rivolti verso il cielo —
racconta il padre di Giacinta — quando a un certo punto il sole si fermò
e poi cominciò a danzare e a saltare. Si fermò un'altra volta e un'altra
volta cominciò a danzare, fino a quando sembrò staccarsi dal cielo e
precipitare sopra di noi come un'enorme ruota di fuoco. Fu un momento
terribile!...”. Molti gridavano: “Gesù! Qui moriamo tutti”. Altri
invocavano: “Madonna, aiuto!”. Qualcuno fece ad alta voce la
confessione dettagliata dei propri peccati. Infine il sole si fermò e
ritornò al suo posto nel firmamento. Ultima, inspiegabile meraviglia: tutta
quella gente inzuppata d'acqua si era trovata completamente asciutta.
Le apparizioni di Fatima erano compiute.

Interno della Basilica-Santuario.
Il grande quadro della Madonna nella cappella dell’Adorazione.
interno della Basilica-Santuario.

Ai
sofferenti sono riservate particolare preghiere e cerimonie liturgiche.

La
prima fotografia dei tre veggenti, scattata il 13 luglio 1917, giorno della
terza apparizione. Da sinistra: Giacinta, Francesco, Lucia.
FRANCESCO
Nacque l'11 giugno 1908 da Manuel Marto e Olimpia de Jesus Marto. E fratello
di Giacinta e cugino di Lucia. Nelle apparizioni dell'Angelo e della
Madonna, vedeva tutto ma non udiva nulla. Erano Lucia e Giacinta a
riferirgli le parole dell'Angelo e della Vergine. Quando, nella prima
apparizione, Lucia chiese alla Signora se Francesco sarebbe andato in cielo,
si sentì rispondere: “Sì, ci andrà, ma dovrà recitare molte volte la
corona del rosario”. Sapendo di dover andare in paradiso presto,
Francesco non sentiva grande interesse di andare a scuola. Sovente,
arrivando vicino alla scuola, diceva a Lucia e Giacinta: “Andate voi. lo
vado in chiesa a tener compagnia a Gesù nascosto”. (espressione che
significa Gesù in sacramento). Vari testimoni affermano di aver ricevuto
grazie, dopo aver chiesto a Francesco di pregare per loro. Francesco si
ammalò nell'ottobre del 1918. Ai familiari che gli assicuravano che avrebbe
superato la malattia, rispondeva pronto: “È inutile. La Madonna mi vuole
con sè in paradiso!”. Nel corso del male che l'affliggeva, continuò ad
offrire sacrifici per consolare Gesù offeso da tanti peccati. “Soffro
molto, - diceva a Lucia - ma soffro tutto per amore di Gesù e della
Madonna. Vorrei ancora soffrire di più, ma non ce la faccio!”. “Mamma,
non ho più la forza di dire il rosario ad alta voce... Mi pare di avere la
testa fra le nuvole…”. “Papà, vorrei tanto ricevere Gesù Eucarestia!”
(non aveva ancora fatto la prima comunione). si confessò. Chiamò Lucia e
Giacinta e chiese loro di ricordargli i peccati che aveva commesso. La
cugina e la sorella gli parlarono di certe biricchinate da lui commesse.
Francesco si mise a piangere, dicendo: “Li ho già confessati questi
peccati, ma li confesserò di nuovo. Forse è per causa di questi che Gesù è
così triste. Chiedete anche voi a Gesù di perdonare tutti i miei peccati”.
Quindi seguì il suo primo (e anche ultimo) incontro con «Gesù nascosto»
nell'ostia santa. Non essendo più in grado di pregare, chiese a Lucia e
Giacinta di recitare il rosario ad alta voce, perchè lo potesse seguire con
il cuore. Una sera, disse alla mamma: “Guarda, mamma, una luce tanto
bella, lì vicino alla porta!”. Calava per lui l'ultima notte. II giorno
dopo, 4 aprile 1919, chiese ancora una volta perdono di tutte le offese.
Alle 10 del mattino, mentre i raggi del sole inondavano di luce la sua
piccola e povera camera, Francesco emigrò per il cielo, per incontrarsi per
sempre con la «sua Signora», la cui bellezza tanto l'aveva incantato. Fu
sepolto nella nuda terra. I resti mortali furono traslati nella
Basilica-Santuario di Fatima, il 12 marzo 1952, nella cappella laterale
situata al lato destro dell'altare maggiore.
GIACINTA
Nacque 1'11 marzo 1910 da Manuel Marto e da Olimpia de Jesus. E’ sorella di
Francesco e cugina di Lucia. Al tempo delle apparizioni dell'Angelo aveva
sei anni. Era la più piccola dei veggenti. Durante le apparizioni vedeva e
sentiva tutto, ma non parlò mai né all'Angelo né alla Madonna. Intelligente
e assai sensibile, rimase profondamente impressionata, quando sentì dire
dalla Vergine che “Gesù era già troppo offeso” e che per questo si
chiedevano “preghiere e sacrifici per la conversione dei peccatori”.
Dopo aver assistito alla visione dell'inferno, decise di offrirsi
completamente per la salvezza delle anime. Quando Lucia, presa di mira da
tutti e schernita nel suo stesso villaggio, decise di non recarsi a Cova da
Iria per l'appuntamento con la Madonna del 13 luglio, fu Giacinta con il
fratello Francesco a essere ferma nel proposito di andarvi: “lo e
Francesco ci andiamo; - disse tutta in pianto - alla Madonna parlerò
io!”. Si abbracciarono poi tutti e tre, quando Lucia si riconfermò nel
proposito di non mancare. La sera della prima apparizione (13 maggio 1917),
Giacinta, contro tutte le promesse fatte a Lucia, svelò alla mamma il
segreto dell'apparizione: “Mamma, oggi ho visto la Madonna a Cova da
Iria. Oh, che bella Signora!”. Fu ancora Giacinta ad avere sola il
privilegio delle due visioni del Santo Padre. Un Papa sofferente per le
persecuzioni fatte alla Chiesa e per le guerre e le distruzioni che
sconvolgono il mondo: “Povero Santo Padre, bisogna pregare molto per lui”.
Da allora il Papa fu sempre presente nelle preghiere e nei sacrifici dei
pastorelli, specialmente di Giacinta. Dopo aver contemplato il Cuore
Immacolato di Maria, nella seconda apparizione dei 13 giugno 1917, ne rimase
presa da intensa devozione. Ripeteva spesso: “Dolce Cuore di Maria, siate
la salvezza dell'anima mia... Oh, quanto voglio bene al Cuore Immacolato di
Maria. E il cuore della nostra mamma del cielo!... dolce Cuore di Maria
converti i peccatori, libera le anime dall'inferno... Oh, se io potessi
mettere nel cuore di tutti il fuoco che ho nel mio cuore, che mi fa amare
tanto il Cuore di Maria!”. Per liberare le anime dal fuoco dell'inferno,
non badava a sacrifici: la rinuncia a bere l'acqua durante l'estate;
l'offerta della merenda ai bambini più poveri; la tortura di un pezzo di
fune legato ai fianchi, con tre nodi sulla nuda carne; gli estenuanti
interrogatori e gli insulti di tanta gente. E tutto senza il minimo lamento.
“Se io potessi mostrare l'inferno ai peccatori! - diceva - Come
sarei contenta se tutti potessero andare in paradiso...”. Circa un anno
dopo le apparizioni, cominciò per Giacinta il calvario della malattia che
l'avrebbe portata alla morte. Prima una broncopolmonite, poi un ascesso
purulento nel pleura, che la faceva soffrire intensamente. Fu ricoverata
all'ospedale di Vila Nova do Ourém. Nuova opportunità, diceva, di soffrire
per la conversione dei peccatori. Due mesi dopo, ritornava a casa. Nel petto
le si era formata una piaga, che rimase aperta. La tubercolosi consumava
inesorabilmente il suo corpicino scheletrito. Soffriva per il Signore. “Sarà
contento, Gesù, dell'offerta dei miei dolori?”, chiedeva a Lucia. Nel
febbraio del 1920 fu portata in un altro ospedale, questa volta a Lisbona.
Certa ormai di morire senza la presenza dei suoi genitori e di Lucia, si
consolò con il pensiero di un'altra buona occasione di soffrire per i
peccatori. In quell'ospedale fu visitata tre volte dalla Vergine. Lì ancora,
la piccola pronunciò parole di saggezza impossibili alla sua età, sia per il
modo che per il contenuto, su argomenti più disparati: sacerdoti,
governanti, medici, persecutori della chiesa, ubbidienza dei religiosi,
matrimonio, ricchezza, povertà... Le sue erano certamente idee venute
dall'alto. Finalmente, la notte del 20 febbraio 1920, si compi la promessa
della «Signora più splendente del sole»: “Verrò a prenderti con me in
paradiso”. Fu sepolta nel cimitero di Vila Nova do Ourém e
successivamente, nel 1935, in quello di Fatima. Il 1° marzo 1951, la sua
salma venne deposta nella cappella laterale, a sinistra dell'altare
maggiore, nella Basilica-Santuario di Fatima. La sua causa di
beatificazione, assieme a quella di suo fratello Francesco, sta procedendo
felicemente.
LUCIA
Nacque il 22 marzo 1907 da Antonio dos Santos e Maria Rosa. Cugina di
Francesco e Giacinta, era la più giovane di sette fratelli e sorelle, e la
più anziana dei tre pastorelli. Aveva una particolare predilezione per i
bambini, dei quali sapeva conquistarsi l'affetto. Portata dal suo
temperamento e grazie a una vivace intelligenza, organizzava giochi,
preghiere, danze e altre iniziative tra i bambini del villaggio. Le
sofferenze cominciarono per lei subito dopo la prima apparizione della
Vergine. Divenuta il principale bersaglio da parte della gente e anche dei
suoi familiari, giunse al punto di non volere andare più a Cova da Iria, per
l'appuntamento con la Signora del 13 luglio. Il parroco di Fatima le aveva
insinuato che “ci poteva essere lo zampino del diavolo”. Poi, dietro
insistenza dei cuginetti, vi andò. Altra grande sofferenza di Lucia fu
quando apprese dalla Madonna che avrebbe portato presto in cielo Francesco e
Giacinta. Lei sarebbe rimasta sola sulla terra, per diffondere la devozione
del Cuore Immacolato di Maria. Ma la Vergine la confortò: “Il mio Cuore
Immacolato sarà sempre il tuo rifugio e la via che ti condurrà a Dio”.
Fu sempre Lucia a parlare con la Madonna, a presentare le richieste di
favori da parte d molte persone e a chiedere un miracolo perchè tutti
credessero alle apparizioni. E fu ancora Lucia, quando i veggenti furono
messi in prigione il 13 agosto 1917, a organizzare la resistenza alle
minacce e alle lusinghe, che avevano lo scopo di strappare loro il segreto
svelato dalla Madonna. E quando Francesco e Giacinta si ammalarono, li
assistette amorevolmente fino alla fine. Nel 1921, su decisione del Vescovo
di Leiria (la diocesi di Fatima), Lucia fu allontanata da Aljustrel e
condotta presso le suore dorotee di Vilar, nelle vicinanze di Oporto. La sua
presenza a Fatima poteva ostacolare l'imparzialità delle indagini. Autorità
civili e circoli privati avevano organizzato una campagna di diffamazione.
Lucia, inoltre era sottoposta a continui, estenuanti interrogatori. Tutte le
cose insieme consigliarono il trasferimento della veggente presso le suore
di Vilar, eseguito nella più assoluta segretezza. Nell'anno 1928, Lucia
divenne suora di Santa Dorotea e successivamente nel 1946, dopo una rapida
visita a Fatima, entrò nel convento delle Suore Carmelitane di Coimbra, con
il nome di Suor Maria Lucia del Cuore Immacolato. La Madonna, che le aveva
chiesto di restare nel mondo per propagare la devozione al suo Cuore
Immacolato, andò più volte a visitarla. II 10 dicembre 1925, quando era a
Vilar, consegnava alla sua veggente la «grande promessa», legata alla
pratica del Primi Sabati del mese. Momento di grande gioia nella vita di
Lucia, fu la presenza di Paolo VI alle cerimonie del 50° anniversario delle
apparizioni, il 13 maggio 1967. Per desiderio del Papa, anch'essa fu
presente alla grande manifestazione, durante la quale ebbe la consolazione
di stringere la mano al Vicario di Cristo e di conversare con lui... Ora
Lucia è in quella patria, dove l'attendono i suoi cugini Francesco e
Giacinta.
Questa è la breve storia dei tre pastorelli di Fatima: di Francesco, il
contemplativo, sempre intento a consolare Gesù Signore; di Giacinta,
l'innamorata del Cuore Immacolato di Maria, sempre alla ricerca di nuovi
stratagemmi per convertire i peccatori; di Lucia, apostolo della Vergine ai
giorni nostri.
Il segreto di Fatima
Molto è stato scritto sul segreto di Fatima. Spesso per prurito di curiosità
o sotto la spinta dell'occulto e del sensazionale, ingigantendone
l'importanza. Ma il vero segreto di Fatima è già noto a tutti: preghiera e
penitenza. E se di parti si può parlare, le prime due sono pure già
conosciute: la visione dell'inferno concessa ai tre pastorelli; le
rivelazioni riguardanti le guerre, il diffondersi dell'ateismo e le
persecuzioni alla Chiesa. Queste rivelazioni furono rese pubbliche da Lucia
nel 1941. La terza parte del segreto non è ancora stata rivelata. Su
indicazione di Lucia, questa parte non doveva essere resa nota prima del
1960. Se oggi è ancora segreta, significa soltanto che non si vede ancora
nessuna necessità di renderla di pubblico dominio. Stesa per iscritto da
Lucia e consegnata al Vescovo di Leiria (che non la lesse mai), fu portata
in seguito a Roma, dove è conservata negli archivi della Sacra Congregazione
per la Dottrina e la Fede.
I Papi e Fatima
I Papi più vicini a noi hanno dimostrato grande attenzione per Fatima e il
suo messaggio. Ecco qui, le date e i fatti più salienti:
PIO XII
31 ottobre 1942:
in quell'anno Pio XII celebrava il 25° anniversario di episcopato, essendo
stato consacrato vescovo il 13 maggio 1917, proprio il giorno della prima
apparizione a Fatima. Così, il 31 ottobre, mentre la seconda guerra mondiale
seminava ovunque stragi e rovine, rivolgendosi in portoghese al popolo del
Portogallo, consacrò il mondo al Cuore Immacolato di Maria. Ecco alcune
espressioni del suo radiomessaggio: “Venerabili fratelli e diletti
figli... ancora una volta siete saliti alla santa montagna di Fatima, per
depositare ai piedi della Vergine patrona il tributo filiale del vostro
amore veemente... Regina del SS. Rosario, rifugio del genere umano, noi
affidiamo, consegnamo, consacriamo non solo la Chiesa santa, Corpo mistico
del vostro Gesù, ma anche tutto il mondo... Voi, Madre di misericordia,
otteneteci da Dio la pace... Infine, siano perpetuamente consacrati al
vostro Cuore Immacolato la Chiesa e tutto il genere umano”.
13 maggio 1946:
Pio XII invia a Fatima come suo rappresentante il Cardinale Masella per
incoronare la statua della Madonna e ancora una volta rivolge il suo
messaggio in portoghese agli 800 mila pellegrini convenuti e a tutto il
mondo.
13 ottobre 1951:
Pio XII invia a Fatima come suo rappresentante il Cardinale Tedeschini per
le cerimonie di chiusura dell'Anno Santo. Nel suo discorso a Fatima, il
Cardinale rivelava che il Papa aveva assistito nei giardini vaticani allo
stesso prodigio del sole, avvenuto a Fatima il 13 ottobre 1917.
GIOVANNI XXIII
Mons. Roncalli, futuro Papa Giovanni, visitò Fatima il 13 maggio 1956,
quando era ancora Patriarca di Venezia. Ricordando più tardi questa sua
visita, dirà: “Innanzi al Cuore Immacolato di Maria, continuiamo a dire:
Santa Maria, prega per noi peccatori... Oh, Madonna di Fatima, come ancora
una volta ti ringrazio di avermi fatto invitare a questo convito di
misericordia e di amore. Qui, alla carezza soave del vento che preannunziava
il tuo ritorno a mezzodì sul leccio, che fu la cattedra del tuo insegnamento
e il trono delle tue grazie, tu mi fai sentire tutta la dolcezza delle
beatitudini, che il Figlio tuo benedetto annunciò dalla montagna al mondo
intero: beati i poveri, i piccoli, i pacifici, i puri, i pazienti, gli
ansiosi della giustizia, gli amanti del sacrificio”.
PAOLO VI
13 maggio 1967, 50° anniversario delle apparizioni: annunciando
personalmente l'intenzione di recarsi a Fatima come pellegrino della
Madonna, Paolo VI così si esprime: “A Colei, che per l'incolumità del
nostro mondo moderno, ha ancora mostrato il suo materno volto, dolce e
luminoso, ai fanciulli, ai poveri, e ha raccomandato come rimedi sovrani la
preghiera e la penitenza, noi ricorriamo. Questa è la ragione del nostro
pellegrinaggio”. A Fatima, il Papa volle accanto a sè Suor Maria Lucia
del Cuore Immacolato e la presentò alla folla. E nel suo discorso, disse: “Tanto
è il nostro desiderio di onorare la SS.ma Vergine Maria, Madre di Cristo, e
perciò Madre di Dio e Madre nostra, tanta è la nostra fiducia nella sua
benevolenza verso la Santa Chiesa e verso il Nostro apostolico ufficio,
tanto è il Nostro bisogno della sua intercessione presso Cristo, Suo Figlio
divino, che Noi siamo venuti umili e fidenti pellegrini a questo Santuario
benedetto, dove si celebra oggi il 50° delle Apparizioni di Fatima e dove si
commemora il 25° della consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria”.
GIOVANNI PAOLO IL
Il Papa Giovanni Paolo Il ha visitao il Portogallo dal 12 al 15 maggio 1982.
È venuto in modo speciale in veste di pellegrino a Fatima. Nell'omelia del
giorno 13 egli affermò: “Vengo dunque qui oggi perchè proprio in questo
giorno dello scorso anno, in Piazza S. Pietro a Roma, si è verificato
l'attentato alla vita del Papa, misteriosamente coinciso con l'anniversario
della prima apparizione a Fatima, che ebbe luogo il 13 maggio del 1917.
Queste date si sono incontrate tra loro in modo tale che mi è parso di
riconoscervi una speciale chiamata a venire qui. Ed ecco, oggi sono qui.
Sono venuto a ringraziare la Divina Provvidenza in questo luogo che la Madre
di Dio sembra avere così particolarmente scelto”. E, ancora: “Con che
cosa si presenta, oggi, davanti alla Genitrice del figlio di Dio, nel suo
Santuario di Fatima, Giovanni Paolo Il, successore di Pietro, prosecutore
dell'opera di Pio, di Giovanni, di Paolo, e particolare erede del Concilio
Vaticano Il?. Si presenta, rileggendo con trepidazione quella chiamata
materna alla penitenza, alla conversione: quell'appello ardente del Cuore di
Maria risuonato a Fatima 65 anni fa. Sì, lo rilegge con la trepidazione nel
cuore, perchè vede quanti uomini e quante società, quanti cristiani, siano
andati nella direzione opposta a quella indicata dal messaggio di Fatima. Il
peccato ha guadagnato un così forte diritto di cittadinanza nel mondo e la
negazione di Dio si è così ampiamente diffusa nelle ideologie, nelle
concezioni e nei programmi umani! Ma proprio per questo, l'invito evangelico
alla penitenza e alla conversione, pronunciato con le parole della Madre, è
sempre attuale. Ancora più attuale di 65 anni fa. E ancora più urgente”.
Il messaggio di Fatima
Il messaggio di Fatima non può essere diverso da quello annunciato da Cristo
nel Vangelo. “Se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo”
(Lc. 13,3). “Vigilate e pregate, per non entrare in tentazione” (Mt
26,41). Anche a Fatima con il binomio «Preghiera e penitenza», ci
viene rivolto lo stesso invito.
Preghiera: la
preghiera è il grande mezzo di contatto e di intimità con Dio. Vivere con
Lui, uniti a Lui. Vivere in Cristo e nel Padre, come diceva Gesù nella
preghiera dell'Ultima Cena: “Come tu, Padre, sei in me e io in te, così
anch'essi siano in noi” (Gv 17,21).
Penitenza-conversione:
penitenza vuoi dire prima di tutto conversione, cambiamento del cuore, dal
male in bene, dal bene in meglio... Vuol dire, per il peccatore, cambiare
atteggiamento per riconoscere e servire Dio, e per amare e servire il
prossimo per amore di Dio. In questo senso, la penitenza ci fa diventare
amici di Dio.
Penitenza-opere:
vuole dire fare opere di penitenza, come: accettare i sacrifici della vita
quotidiana, sopportare le sofferenze per il perdono dei peccati, offrire le
proprie pene per la con-versione del mondo... Queste opere sono segno della
nostra penitenza-conversione.
LA PREGHIERA NEL MESSAGGIO DI FATIMA
In tutte le apparizioni di Fatima, quelle dell'Angelo e quelle della
Madonna, si parlò di preghiera. È naturale. Nessuno può andare a Dio senza
parlare con Lui: con le labbra, con la mente e con il cuore. A Fatima,
l'Angelo, trasformatosi in catechista della SS.ma Trinità, pregò nove volte
assieme ai tre pastorelli, con preghiere che questi avrebbero poi ripetuto
ogni giorno. Pregò con loro prostrandosi fino a terra, come per insegnare
l'importanza del raccoglimento, anche esterno, quando si parla con Dio, e
l'atteggiamento di umile adorazione.
Fatima e il rosario
La preghiera è elevazione dell'anima a Dio. Deve sgorgare dall'intimo del
nostro spirito. Preghiera personale, quando parliamo a Dio con le nostre
parole e i nostri sentimenti. Preghiera biblica, quando ricorriamo alle
parole del libro di Dio, come i salmi, i cantici e altre espressioni del
sacro testo. A Fatima, tutte le volte che è apparsa, la Madonna ha insistito
sulla recita del rosario, sia per ottenere favori personali, sia per
ottenere favori per l'umanità. Tanta insistenza da parte della Madonna è per
farci comprendere che il rosario è una preghiera eccellente, comprendendo in
sè tanto l'aspetto personale che quello biblico. Nella ripetizione delle Ave
Maria, intercalata dal Padre Nostro e il Gloria, noi troviamo infatti spazio
per esprimere i nostri pensieri e sentimenti e al tempo stesso ci serviamo
di espressioni tolte dalla Bibbia. Nella meditazione dei misteri, infine,
partiamo ancora dal libro di Dio per applicare poi a noi stessi,
personalmente o comunitariamente, il messaggio che essi contengono. In altre
parole, Fatima ci insegna che il rosario è la preghiera più completa ed
efficace alla portata di tutti.
Altri aspetti del messaggio di Fatima
LA CHIESA E IL PAPA
A Pietro e ai suoi successori, Cristo ha conferito il carisma di guidare la
Chiesa e di confermare i fratelli nella fede. Niente dicotomia, dunque, tra
Chiesa e Papa, ma perfetta unità. Perseguitare la Chiesa è perseguitare il
Papa. Amare la Chiesa è amare il Papa. E viceversa. “Se non osserveranno
le mie richieste - dice la Madonna nella terza apparizione - la
Russia spanderà i suoi errori in tutto il mondo promuovendo guerre e
persecuzioni alla Chiesa: i buoni saranno martirizzati e il Santo Padre avrà
molto da soffrire... Infine il mio Cuore Immacolato trionferà...”. Fa
meraviglia constatare quanto la persona del Papa sia presente, non solo
nelle apparizioni, ma anche nelle vicende dei tre pastorelli.
Un giorno del 1917, essi si trovavano presso il pozzo dietro la casa di
Lucia. Francesco e Lucia si erano allontanati un po'. Quando ritornarono,
Giacinata chiese a Lucia: “Hai visto il Santo Padre?”. “No”.
“Non so come avvenne: io ho visto il Santo Padre in una casa molto
grande, inginocchiato davanti a un altare, con la faccia tra le mani, e
piangeva. Fuori della porta della casa c'era molta gente che gli tirava
delle pietre, altri che lo insultavano e gli dicevano parole ,olto brutte.
Povero Santo Padre! Dobbiamo pregare molto per Lui!”. Un'altra volta si
trovavano a Loca do Cabeco. Giacinta ebbe ancora una visione mentre,
prostrati a terra, dicevano le preghiere dell'Angelo. Si alzò di colpo e
gridò “O Lucia, non vedi che lunga strada, quante vie e quanti campi
pieni di gente che piange per la fame e non ha più nulla da mangiare? E il
Santo Padre in una chiesa, davanti al Cuore Immacolato di Maria, a pregare?
E una moltitudine che prega con lui!”. Da allora, le preghiere e i
sacrifici dei pastorelli furono sempre offerti anche per il Papa. Ancor
oggi, a Fatima, si continua a pregare per la Chiesa e in particolare per le
intenzioni del Santo Padre. Dal canto loro, la Chiesa e il Papa hanno sempre
guardato con amore e devozione alle vicende di Fatima. Nel 1930, per bocca
dei Vescovo di Leiria, la Chiesa dichiarò degne di fede le apparizioni, e da
allora i Papi hanno inviato spesso i loro rappresentanti alle cerimonie di
Cova da Iria. II 13 maggio 1967, 50° anniversario delle apparizioni, Paolo
VI in persona volle venire a Fatima come a confermare la sua e la nostra
fede nella Madre di Dio e degli uomini, che a Fatima ha voluto ricordare
ancora una volta all'umanità il messaggio di salvezza contenuto nel Vangelo.
SPIRITO DI SOLIDARIETÀ
Come Cristo, totalmente solidale con gli uomini, ha voluto addossarsi i loro
peccati per salvarli, così ogni cristiano deve essere disposto ad «offrirsi»
e a «offrire preghiere e sacrifici» per la salvezza di tutti. Nelle
apparizioni dell'Angelo e della Vergine, questo motivo è incredibilmente
ricorrente. “Offrite costantemente preghiere e sacrifici all'Altissimo...
Di tutto ciò che potete, fate un sacrificio al Signore, quale atto di
riparazione per i peccati, e di supplica per la conversione dei peccatori”
(seconda apparizione dell'Angelo). “Siete disposti a offrirvi a Dio, per
sopportare tutti i dolori che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione
per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei
peccatori?”. (prima apparizione della Madonna). A Fatima, migliaia di
persone amano giungere a piedi, in segno di penitenza, percorrendo a volte
centinaia di chilometri. Molte attraversano l'immensa piazza in ginocchio,
pregando e offrendo sacrifici per l'umanità china sotto il peso dei suoi
peccati.
VITA SACRAMENTALE
I sacramenti sono la grande strada per arrivare a Dio, per accrescere
la sua vita in noi e per rinsaldare l'unità tra le membra del Corpo Mistico
di Cristo. L'Angelo e la Madonna, a Fatima, insistendo continuamente sulla
necessità di convertirsi, hanno pure indicato i mezzi per disfarsi dai
peccati e risorgere a nuova vita. Ai tre pastorelli, l'Angelo ha offerto
l'ostia e il contenuto del calice, ricalcando le parole del Signore
nell'Ultima Cena: “Prendete e bevete il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo,
orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati...”. Più tardi la Madonna
ricorderà con insistenza la necessità di liberarsi dai propri peccati e
indicherà come pratica di devozione al suo Cuore Immacolato la Comunione
riparatrice. Anche oggi, chi va a Fatima, non può sottrarsi a questo invito
di accostarsi alla confessione e alla comunione, ripetuto tante volte dalla
Vergine a Cova da Irta.
LUOGHI MINORI
NOSTRA SIGNORA ASSUNTA
- Alcobaça
Alcobaça
deriva il suo nome dai due fiumi, l'Alcoa e il Baça, che bagnano la valle in
cui è situata la celebre abbazia cistercense di Santa Maria con la
grandiosa chiesa dedicata all’Assunta. Fu fondata verso il 1552 dal re
Alfonso Henriquez in riconoscenza della presa di Santarem ai musulmani. Nel
Medioevo Alcobaça fu popolata da centinaia di monaci, che tenevano la prima
scuola pubblica del regno. L'abate era uno dei più alti dignitari del Paese:
donatario della corona, grande elemosiniere, consigliere del re, governatore
di tredici città, tre porti di mare e due castelli.Il monastero è il primo
edificio gotico portoghese e la chiesa è stata definita da E. Bertaux
(1869-1917), noto storico d'arte francese, la più perfetta e maestosa che i
monaci cistercensi abbiano eretto in tutta l'Europa. Le navate, dalle
proporzioni impressionanti, sono di una nudità austera, senza ornamenti, né
cappelle laterali, né gallerie di circolazione, nessun ostacolo che possa
impedire al devoto visitatore di spaziare con lo spirito alla ricerca di Dio
e di S. Bernardo. In ciascuno dei transetti si ammirano i bei mausolei d'Inés
de Castro (†1361) e del re Pietro I (†1367). Le due statue giacenti sono
poste piedi contro piedi, perché, secondo la leggenda, si trovino a faccia a
faccia e gli occhi negli occhi nel giorno della Resurrezione. Nell'ultima
galleria del "Chiostro del Silenzio" una nicchia custodisce la statua
policroma di Nossa Senhora da Alcobaça del XVI secolo.
Alcobaça, una volta popolato da centinaia di religiosi, ha avuto un
'importanza politica e culturale enorme, soprattutto nel Medioevo, quando i
suoi monaci non solo venivano chiamati a ricoprire importanti cariche
pubbliche, ma curavano l'istruzione e promuovevano l'agricoltura e le arti.
I monaci non ci sono più da tempo, ma il luogo è rimasto intatto, testimone
della fede e delle glorie dei tempi eroici dei Portogallo.
SANTA
MARIA DELLA VITTORIA - Batalha
Batalha significa
battaglia. A onor del vero, il monastero di S. Maria della Vittoria o
della Battaglia non è un santuario, ma un ex voto. Fu costruito da
Giovanni I, che aveva fatto il voto, il giorno della battaglia d'Aljubarrota
(14 agosto 1385), d'innalzare un monastero in onore di Maria se fosse
riuscito vittorioso contro l'esercito castigliano, tre volte superiore di
quello portoghese. Il conestabile Nuno Alvares Pereira, fervente devoto di
Maria, per meglio resistere, trincerò le sue truppe sopra una collina in
dolce pendio, in modo che i fanti potessero così mettere in rotta
agevolmente la cavalleria castigliana. A sera, la vittoria portoghese era
assicurata e il re di Castiglia veniva costretto a darsi alla fuga. Giovanni
I tenne fede alla promessa fatta e, a partire dal 1387, si
incominciò la costruzione della chiesa e del monastero, i cui lavori si
protrassero fino alla morte del re, avvenuta nel 1433. Alla chiesa
originaria vennero aggiunte due altre costruzioni per le sepolture regali;
particolarmente famose sono le "cappelle incompiute" la cui parte esterna
non fu in effetti ultimata; qui, come nei chiostri, alla struttura
originaria del gotico, si aggiunse un'ornamentazione scultorea
particolarmente fantasiosa, in stile "manuelino", tipico della cultura
portoghese del '400-500. Il pellegrino che si reca al santuario rimane
stupito nel vedere un complesso gotico che è il più bel monumento religioso
di tutto il Portogallo. Raramente lo stile fiammeggiante è arrivato a
realizzare raffinatezze cosi affascinanti: una selva pittoresca di
pinnacoli, cuspidi, guglie, decorazioni e merletti di pietre di un calcare
molto fine e dorato, che limitano le modanature o si assottigliano e si
stagliano sulla volta. Sul portale ovest della chiesa si gode la bella vista
di un centinaio di figure, tra cui Mosè e i profeti, e, nelle curvature,
santi, angeli, re, papi, martiri. Nel timpano domina Cristo, circondato dai
quattro evangelisti, e nello strombo emergono i dodici apostoli. L'insieme
delle immagini, lo slancio della navata, dai pilastri alti più di 30 metri,
e la mirabile perfezione della volta a crociera portano d'istinto alla
preghiera. Inoltre, sulla destra rispetto all'entrata, s'innalza la cappella
del fondatore, al centro della quale giace la tomba del re Giovanni I il
Grande (†1443) e della regina Filipa di Lencastre (†1416). Sul sepolcro, i
due sovrani, con la corona in testa, sono rappresentati mentre si danno la
mano, esprimendo così la loro reciproca fedeltà al di là della morte. Sui
lati di questa cappella quadrangolare riposano i figli nati dai due
monarchi, in particolare Enrico il navigatore e Ferdinando il santo, il
martire di Fez e l'eroe della tragedia di Calderón de la Barca, "El principe
constante". Nella sala del Capitolo, dal 1921 è stata collocata la tomba del
milite ignoto, rappresentata da due soldati portoghesi, l'uno della campagna
di Francia e l'altro della campagna d'Africa. Per tutti questi motivi il
santuario di Batalha, che testimonia la protezione di Maria verso il
Portogallo e la gratitudine di questa nazione verso la Madre di Dio, non può
non richiamare pellegrini e turisti in tutto l'arco dell'anno.

NOSTRA SIGNORA DELLA
CONCEZIONE - Braga - Sameiro
Braga, la "Roma
portoghese", sta a commemorare la grande e secolare devozione del popolo
portoghese all'Immacolata Concezione e costituì nello stesso tempo un
importante punto di coesione per i cattolici portoghesi durante il periodo
di governo anticlericale. Infatti, subito dopo la solenne proclamazione di
Pio IX, gli abitanti di Braga, a perenne ricordo, sul monte Sameiro
(m 582) elevarono su una colonna una statua dell'Immacolata. Nel 1863
iniziarono sullo stesso luogo la costruzione di una grandiosa chiesa, per la
quale fu fatta scolpire a Roma e benedire da Pio IX una statua
dell’Immacolata un vero capolavoro artistico. Il santuario di Monte Samerio
divenne presto un centro di numerosi pellegrinaggi per tutto il Nord del
Portogallo. Nel 1904, 50° anniversario della Bolla "Ineffabilis Deus ",
la statua fu incoronata alla presenza di oltre 500 mila pellegrini.
Nell'anno mariano 1954 il santuario fu premiato con la Rosa d'oro e nel
maggio 1982 fu onorato della visita di Giovanni Paolo II.

NOSTRA SIGNORA DI
NAZARÉ - Nazaré
Nazaré, una
cittadina sulla costa oceanica portoghese, è abitata da quasi
tutti pescatori, ma ha fama di essere una stazione balneare e turistica di
grande importanza per le sabbie fini della vasta spiaggia, le sue belle
scogliere e i costumi pittoreschi che indossano i suoi abitanti, uomini e
donne. Come monumenti storici possiede solo la chiesa di Nostra Signora
di Nazaré, che s'innalza sul promontorio, chiamato Stilo, a 110
metri di altezza, che sovrasta a picco le acque del mare. La statua della
Madonna col Bambino che vi si venera è, secondo la tradizione, la più antica
del Portogallo. Essa fu offerta da S. Girolamo a S. Agostino il quale, a sua
volta, l'avrebbe donata al monastero spagnolo di Cauliniana. Di là sarebbe
stata portata a Nazaré, molto tempo prima che esistesse la nazione
portoghese. Poi, all'epoca delle invasioni musulmane, i cristiani, per
preservarla dalle profanazioni, l'avrebbero nascosta in una grotta del
villaggio di Pederneira, dove sarebbe restata per quattro secoli, finché non
fu ritrovata da alcuni pastori o piuttosto dall'alcade di Porto de Mós, d.
Fuas Roupinho, mentre nella zona faceva incursioni contro i Mori. Questo
alcade beneficiò di una singolare protezione da parte della Madonna. Nel
1182, il 14 settembre, mentre a cavallo inseguiva un cervo in mezzo ad una
selva, ingannato dalla nebbia, rischiò di essere gettato in mare dall'alto
del promontorio. Alla vista del terribile pericolo, Roupinho invocò la
Madre di Dio e fu risparmiato da una morte tragica. Così, per testimoniare
la sua gratitudine a Maria, fece costruire la chiesa del Sitio e vi
fece collocare la statua ritrovata nella grotta. Nel secolo XVII la chiesa
fu ingrandita e divenne un centro di pellegrinaggi per tutto il Portogallo.
La festa annuale viene celebrata dall'8 al 14 settembre e vi partecipano
soprattutto i pescatori.

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