SANTUARI  PORTOGHESI























 


FATIMA:

Cosa vedere a Fatima
Pellegrinaggi e cerimonie a Fatima
Da Fatima viene la speranza
Le apparizioni della Madonna
I tre pastorelli
Il segreto di Fatima
I Papi e Fatima
Il messaggio di Fatima
Fatima e il rosario
Altri aspetti del messaggio di Fatima

LUOGHI MINORI:
ALCOBACA Nostra Signora Assunta
BATALHA Santa Maria della Vittoria
BRAGA - SAMERIO Nostra Signora della Concezione
NAZARE' Nostra Signora di Nazarè

 

 

FATIMA
Nella regione centrale del Portogallo, a circa 50 chilometri dall'Oceano Atlantico, nel territorio del municipio di Ourém, sorge il villaggio di Fatima. Questi due toponimi, come tanti altri in Portogallo, risalgono ai tempi dei Mori. Come è noto, Fatima era il nome della figlia di Maometto, il grande profeta dell'Islam. Oggi Fatima sta a indicare il villaggio centrale, di cui fa parte l'omonima parrocchia. A circa un chilometro da Fatima si trova Aljustrel, la piccola frazione dove sono nati i tre pastorelli a cui è apparsa la Madonna nel 1917. Verso occidente, poco distante da Aljustrel, su di una collina coperta di ulivi, si erge una minuscola agglomerazione di rocce, la Loca do Cabeco, dove nel 1916 l'Angelo apparve ai pastorelli per ben due volte. Due chilometri a ovest di Fatima, si snoda una delle tante piccole valli della regione, chiamata Cova da lria: qui la Madonna apparve cinque volte ai veggenti. In un'altra piccola valle, tra Aljustrel e Loca do Cabeco, chiamata Valinhos, si trova il luogo dove la Vergine apparve loro una volta.
Ed ecco altre località della zona, che potrebbero interessare il turista o il pellegrino di Fatima: Leiria: città capoluogo e sede della diocesi a cui appartiene Fatima. Batalha: celebre monumento storico (sec. XV), costruito per ordine del re Dom Joào I dopo una decisiva battaglia. Si tratta di uno stupendo monastero intitolato a Nostra Signora delle Vittorie, ed è una delle più belle opere architettoniche del Portogallo. Alcobaca: monastero cistercense, fondato da Afonso Henriques, primo re del Portogallo, nel 1153, per un voto alla Vergine. Splendore di architettura medioevale. La chiesa che vi sorge accanto fu definita da Bertaux “la più pura e maestosa” dell’ordine cistercense. II numero dei monaci raggiunse in un certo periodo la bella cifra di 999. Qui si trovano le tombe di Dom Pedro e di D. I nés de Castro. Nazaré: rinomata spiaggia dell'Oceano Atlantico, su cui s'affaccia un tipico villaggio di pescatori. In una cappella si può venerare un'antichissima immagine, che risalirebbe ai primi secoli dell'era cristiana.

Cosa vedere a Fatima
La Cappellina delle Apparizioni
: costruita sul luogo dove sorgeva l'elce, sul quale è apparsa la Madonna. In essa si trova la statua «ufficiale» della Madonna di Fatima. Basilica-Santuario: vi sono sepolti i corpi di Francesco e Giacinta. L'organo consta di oltre 13 mila canne. La torre, alta 65 metri, ha un carillon di 63 campane. La più grande pesa 12 tonnellate, la corona con la croce della torre, 8 tonnellate. Cappella dell'Adorazione Perpetua: dietro la Cappellina, a sinistra. Aljustrel: casa di Francesco e Giacinta; casa di Lucia, con dietro il pozzo, luogo della seconda apparizione dell'Angelo. Valinhos: a ovest di Aljustrel, dove apparve la Madonna il 19 agosto 1917. Loca do Cabeco: ancora a ovest di Aljustrel, luogo della prima e terza apparizione dell'Angelo. Via Sacra: partendo dalla strada principale, all'entrata di Cova da Iria, termina sulla collina contigua a Loca do Cabeco. Su questa collina si trovano un calvario e la cappella di S. Stefano.
Pellegrinaggi e cerimonie a Fatima

Ogni 13 del mese, c'è un pellegrinaggio al Santuario di Fatima. All'appuntamento del 13 maggio, il numero delle persone varia tra le 500 mila e il milione di unità. Ci sono pure pellegrinaggi ogni fine settimana, specialmente nella stagione estiva, e anche nei giorni feriali. In ogni pellegrinaggio sono incluse le seguenti cerimonie: recita del rosario, fiaccolata, santa Messa, benedizione degli ammalati, processione dell'addio. Nei giorni 13, quest'ultima cerimonia assume aspetti più commoventi: centinaia di migliaia di fazzoletti si agitano, in segno di addio alla Vergine del Rosario.

Da Fatima viene la speranza

GUERRE, ATEISMO, ODIO ALLA RELIGIONE
Gli anni 1916-1917 saranno ricordati tra i più oscuri nella storia dei popoli europei. Le nazioni più potenti si dilaniavano ferocemente in una guerra fratricida - la prima guerra mondiale - che causerà milioni di vittime. Nel 1917 scoppiava in Russia la rivoluzione bolscevica, che con l'andare del tempo, avrebbe trasmesso e imposto a gran parte dell'umanità i principi dell'ateismo con la persecuzione religiosa e la negazione dei valori spirituali della persona umana. Ma in quegli stessi anni, a Fatima, nel Portogallo, l'Angelo della Pace e la Vergine Madre di Dio e di tutti gli uomini portavano a tre pastorelli il messaggio della pace, della speranza e dell'amore per tutta l'umanità. Il Portogallo, piccola nazione che ha appena 90 mila chilometri quadrati di superficie e poco più di 8 milioni e mezzo di abitanti è situato ad ovest della Spagna, in quella parte della penisola iberica che si affaccia sull'Oceano Atlantico. La sua indipendenza risale al 1138, anno in cui riuscì a liberarsi definitivamente dal predominio dei Mori. Popolo di navigatori e di esploratori, fu tra i primi ad avventurarsi sulle strade dell'Oceano alla scoperta di terre sconosciute, portandovi il bene e il male della civiltà europea del tempo. Nel 1917 la nazione portoghese versava in condizioni politiche, sociali ed economiche disperate. I governi si succedevano uno dopo l'altro senza risolvere i problemi del Paese; le rivoluzioni erano frequenti e la fiducia del popolo nei suoi dirigenti nulla. Sul piano economico era la bancarotta totale, su quello militare si combatteva su due fronti: quello dell'Europa, in Francia, e quello delle colonie, in Africa. La popolazione portoghese era costituita nella maggior parte da umili contadini, gente onesta e operosa anche se povera di ricchezze materiali. In campo religioso, si inculcava dai grandi l'odio e la persecuzione alla Chiesa. Già nel 1911 Afonso Costa, Capo dello Stato, approvando la legge sulla totale separazione tra Chiesa e Stato, aveva dichiarato: “Grazie a questa legge, fra due generazioni il Portogallo riuscirà a eliminare completamente il cattolicesimo”. I bambini delle scuole venivano fatti sfilare per le strade portando cartelli con la scritta: «Nè Dio, nè religione».
I TRE PASTORELLI
Numerosi sono i passi del Vangelo, dove l'umiltà è presentata come virtù indispensabile per piacere a Dio. La Madonna a Fatima ha seguito questa linea, scegliendo tre umili pastorelli per trasmettere il suo messaggio al mondo dei nostri tempi. Tre bambini assolutamente normali, per nulla differenti dagli altri della loro età, la cui unica preoccupazione era quella di pascolare i greggi delle loro famiglie: Lucia, Francesco, Giacinta. Questi bambini, non differenti dagli altri, ma educati sanamente nella fede cristiana dai loro genitori, saranno scelti per essere i piccoli messaggeri del grande annuncio di Fatima a un mondo senza amore, senza speranza e senza pace.
LE APPARIZIONI DELL'ANGELO, «BATTISTRADA DELLA VERGINE»
Nella storia del popolo scelto da Dio, Israele, e nella storia della Chiesa, il Signore ha inviato spesso i suoi angeli, come portatori di messaggi che avrebbero aiutato gli uomini a meglio comprendere la sua parola e i suoi voleri. A Fatima nel 1916, pressappoco un anno prima delle apparizioni della Madre di Dio, per ben tre volte un Angelo ha fatto visita ai tre pastorelli. Battistrada della Vergine, precursore di eventi più grandi, egli preparava le anime dei veggenti a meglio comprendere, vivere e diffondere il messaggio della Madonna, che non poteva essere se non quello del Vangelo.

Prima apparizione

La prima apparizione dell'Angelo ebbe luogo nella primavera del 1916 (i veggenti non ricordano il giorno preciso), a Loca do Cabeco, la collina rocciosa poco distante da Aljustrel. Era una giornata piovigginosa, e i tre pastorelli Lucia, Francesco e Giacinta, avevano cercato riparo tra le rocce. Quando il cielo si schiarì, rimasero sul posto a giocare, ma ecco una strana luce giungere da oriente e avvicinarsi a loro. Quando fu molto vicina, si accorsero che aveva “la forma di un giovane di 14-15 anni, più bianco della neve e trasparente come il cristallo colpito dai raggi del sole, e di grande bellezza” (Lucia). Si avvicinò, e disse: “Non temete! Io sono l'Angelo della pace. Pregate con me”. Si inginocchiò, chinando il volto fino a terra, e fece loro recitare tre volte la seguente preghiera: “Mio Dio, credo, adoro, spero e vi amo. Domando perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non vi amano”. Dopo, alzandosi, disse: “Pregate così. I Cuori di Gesù e di Maria sono attenti alla voce delle vostre suppliche”. Poi scomparve. Durante tutto quel giorno, e anche il giorno seguente, i tre pastorelli si sentirono talmente immersi nella presenza di Dio, da non essere capaci di parlarne neppure tra di loro.

Seconda apparizione

Avvenne circa due mesi più tardi, nell'estate del 1916, mentre i pastorelli stavano giocando presso il pozzo che si trova dietro la casa di Lucia. Improvvisamente apparve loro lo stesso Angelo, che disse: “Che fate? Pregate, pregate molto. I Cuori santissimi di Gesù e di Maria hanno su di voi disegni di misericordia. Offrite costantemente all'Altissimo preghiere e sacrifici”. “Come dobbiamo comportarci?”, chiese Lucia. “Di tutto ciò che potete, fate sacrificio al Signore, in riparazione dei peccati con cui Egli è offeso e quale supplica per la conversione dei peccatori”. Queste parole fecero una profonda impressione sui tre pastorelli. Da allora in poi, recitarono spessissimo la preghiera insegnata loro dall'Angelo nella prima apparizione, e incominciarono a offrire tanti sacrifici a Dio.

Terza apparizione
Nell'autunno di quello stesso anno 1916, i pastorelli si trovarono un giorno a Loca do Ca bevo, il luogo della prima apparizione. Mentre, prostrati a terra, stavano recitando la preghiera dell'Angelo, ecco che una luce li avvolse. Alzarono gli occhi. L'Angelo era là. Teneva nella mano sinistra un calice, con sopra di esso un'ostia dalla quale cadevano gocce di sangue. Lasciando sospesi in alto il calice e l'ostia, l'Angelo si prostrò a terra accanto ai pastorelli e chiese loro di recitare per tre volte la seguente preghiera: “Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, vi adoro profondamente e vi offro il preziossimo Corpo, Sangue, Anima e divinità di Gesù Cristo, presente in tutti i Tabernacoli del mondo, in riparazione degli oltraggi, sacrilegi e indifferenze con cui Egli è offeso. E per i meriti infiniti del suo sacratissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria vi chiedo la conversione dei poveri peccatori”. Poi, rialzandosi, l'Angelo prese il calice e l'ostia. A Lucia diede l'ostia e a Francesco e Giacinta il contenuto del calice, dicendo: “Prendete e bevete il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo, orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati. Riparate i loro delitti e consolate il vostro Dio”. Prostratosi di nuovo, ripetè con i pastorelli tre volte la preghiera di prima: “Santissima Trinità...”. Poi se ne andò. La sua missione era compiuta. Sei mesi più tardi, il cielo si sarebbe nuovamente schiuso al passaggio di Colei, che aveva per l'umanità un messaggio di amore e di salvezza.

 
Gruppo in marmo bianco eretto nel 1958 sul Cabeco, la piccola altura che domina Fatima, a ricordo della prima e terza apparizione dell'Angelo.

 Le apparizioni della Madonna
Prima Apparizione: 13 maggio
Domenica, 13 maggio 1917. Bellissima giornata di sole e di azzurro. Dopo la Messa, i tre pastorelli, presa con sè la merenda, si dirigono con il gregge verso Cova da Iria, la piccola valle ad anfiteatro, distante due chilometri dal loro villaggio di Aljustrel. Mentre le pecore pascolano tranquille, consumano il loro spuntino e poi si mettono a giocare. Ad un tratto, come racconta Lucia, “vedemmo una folgore, come di lampo. Decidemmo di ritornare a casa... Avevamo appena mosso i primi passi con il gregge, quando poco più avanti, scorgemmo su di un piccolo elce una Signora vestita di bianco, più splendente del sole, che emanava una luce più chiara e intensa di quella di un cristallo pieno di limpida acqua, attraversato dai più ardenti raggi del sole”. Quindi la Signora disse: “Non abbiate paura, non voglio farvi del male”. “Donde siete voi?”, chiese Lucia a nome anche dei cugini. “Sono del cielo”, fu la risposta. “Cosa volete da me?”, chiese più animosa Lucia. “Sono venuta a chiedervi che veniate qui ogni giorno 13, a quest'ora, per sei mesi di seguito. Dopo vi dirò chi sono e che cosa voglio”. Dopo qualche istante, la Signora continuò: “Siete disposti a offrirvi a Dio per sopportare tutti i dolori che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?”. “Sì, lo vogliamo”, rispose con schiettezza Lucia a nome di tutti. “Bene, dovrete soffrire molto, ma la grazia di Dio sarà il vostro conforto”. E la bianca Signora concluse: “Recitate la corona del rosario tutti i giorni per ottenere la fine della guerra e la pace del mondo”. “Allora — racconta Lucia — cominciò a elevarsi lentamente verso oriente, fino a scomparire nell'immensità dello spazio, circondata di una vivida luce che pareva le aprisse la strada fra gli astri”.
I fanciulli restarono incantati, Io sguardo fisso in cielo... Poi si alzarono, e dopo aver trascorso tutto quel pomeriggio a Cova da Iria si accordarono tra di loro di non dir niente a nessuno. Ma nonostante gli accordi, Giacinta, la più piccola dei tre (aveva sette anni), che dopo l'apparizione aveva continuato a esclamare “Oh, che bella Signora!”, quella sera stessa rivelò il segreto alla mamma. Fu l'inizio, per i piccoli e per le loro famiglie, di quel lungo periodo di umiliazioni e sofferenze preannunziato dalla Madonna. La gente, incredula, non tardò a farsi beffe di loro.
Seconda apparizione: 13 giugno
La notizia della visione del 13 maggio si sparse ben presto nella parrocchia di Fatima. Pochi credettero, e i pastorelli cominciarono ad essere maltrattati. Arrivò il 13 giugno, festa di Sant'Antonio di Lisbona, patrono del Portogallo. A Cova da Iria c'è una cinquantina di persone. E la bianca Signora, come aveva promesso, appare. “Voglio che veniate qui il 13 del mese venturo e che diciate il rosario”. Poi promette di portare presto in cielo Francesco e Giacinta. Lucia dovrà restare sulla terra, per aiutare a diffondere nel mondo la devozione al Cuore Immacolato di Maria. Lucia si rattrista all'idea di restare sola. Ma la Signora la rassicura: “lo non ti abbandonerò mai. Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti condurrà a Dio”. Quindi apre le mani... “Davanti al palmo della mano destra della Signora stava una cuore circondato di spine. Comprendemmo che era il Cuore Immacolato di Maria, oltraggiato dai peccati dell'umanità e bramoso di riparazione” (Lucia).
Terza apparizione 13 luglio
Arrivò il 13 luglio. I pastorelli avevano dovuto superare molte difficoltà da parte dei familiari e dei vicini di casa. “E’ opera del demonio!”, dicevano. Oppure: “E’ un'invenzione dell'inferno!”. Ma quando la Signora del cielo incominciò per la terza volta a conversare con i suoi tre piccoli amici, disse: “Sono io. E vengo dal cielo. Nell'inferno non c'è tanto splendore e tanta luce... Soprattutto non c'è bontà, non c'è dolcezza... Continuate a recitare il rosario tutti i giorni”. Lucia chiese all'apparizione di fare un miracolo perchè tutti avessero a credere. “in ottobre — fu la risposta — dirò chi sono e ciò che voglio. E affinchè tutti credano farò un miracolo che tutti vedranno”.
Contentissima e senza perdere tempo, Lucia espose alla Signora le richieste di alcune persone, che versavano in particolari difficoltà. Erano grazie di guarigioni e anche di conversioni. La visione ebbe per tutte una risposta e ribadì la necessità di recitare il rosario. Poi continuò: “Sacrificatevi per i peccatori. E dite sovente, specie quando fate qualche sacrificio: O Gesù, è per il vostro amore, per la conversione dei peccatori e in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria”. “Quindi — narra Lucia — la Vergine aprì le mani e i pastorelli si trovarono di fronte a una visione terrorizzante. Videro l'inferno e in esso le anime dei demoni e dei dannati”. Il volto dei veggenti divenne cadaverico, come attestano alcuni testimoni. Fu allora che sfuggì un gemito, quasi un grido dalle labbra di Lucia: “Ah, Vergine Santa!”. Al termine della visione, la Signora disse: “Avete visto l'inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. Se faranno ciò che io dico, molti si salveranno e avranno pace. La guerra sta per finire, ma se non cesseranno di offendere Dio, ne verrà un'altra peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che quello è il grande segno che Dio vi dà prima di punire il mondo e i suoi delitti per mezzo della guerra, della fame, della persecuzione alla Chiesa e al Santo Padre. Per impedire ciò, tornerò a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati. Se si osservano le mie richieste, la Russia si convertirà e ci sarà pace; altrimenti spanderà i suoi errori in tutto il mondo; promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa: i buoni saranno martoriati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno annientate; infine il mio Cuore Immacolato trionferà... Questo non ditelo a nessuno”. La visione dell'inferno e le profezie riguardanti la Russia e il futuro incerto del mondo costituiscono le prime due parti del segreto di Fatima, quel segreto che sarà causa di tante sofferenze ai veggenti. Infine, la Signora aggiunse: “Quando recitate il rosario, dopo ogni mistero dite: O Gesù, perdonateci, liberateci dal fuoco dell'inferno, portate tutte le anime in cielo, specialmente le più bisognose”.


Il piazzale del Santuario e la Cappella delle apparizioni, che ricorda il luogo dove la Vergine apparve ai tre pastorelli.
 Dell'elce su cui la Madonna posò I piedi più nulla è rimasto: tutto è stato portato via come preziosa reliquia dalla pietà dei pellegrini.

Quarta apparizione 19 agosto
Anche i giornali cominciarono a interessarsi delle apparizioni di Fatima, accusando tra l'altro le autorità di inadempienza e incapacità nello stroncare la «farsa» di Cova da Iria. Sentendosi direttamente in causa, il sindaco di Vila Nova do Ourém (il municipio cui appartiene Fatima), pensò di ricorrere a uno stratagemma. La mattina del 13 agosto, fingendo di voler assistere alle apparizioni, invitò i tre pastorelli sul suo calesse. Ma invece che a Cova da Iria, si diresse alla sede del municipio. Qui i pastorelli, in gruppo e separatamente, furono sottoposti a stringenti interrogativi e minacciati di torture e morte orribile («vi getteremo in una caldaia di olio bollente»), perchè dicessero la verità e ritrattassero tutte le «storie» raccontate. I piccoli non si lasciarono intimidire e, persistendo nella decisione di non parlare, il 15 agosto furono riportati alle loro case. II 19 agosto, mentre costernati di aver mancato all'appuntamento con la Signora si trovavano con il gregge a Valinhos (piccole valli), ecco apparire i segni che solevano precedere le apparizioni: aria più fresca e sole più debole, che rendeva tutto e tutti variopinti. Comparve la Signora, che si posò stavolta su un piccolo leccio. Ancora una volta promise il miracolo per ottobre, perchè tutti potessero credere alle apparizioni. Parlò anche di una cappellina da costruirsi a Cova da Iria. Poi soggiunse: “Pregate, pregate molto, e fate sacrifici per i peccatori. Molte anime vanno all'inferno, perchè non c'è nessuno che preghi e faccia sacrifici per esse”. La visione si allontanò verso il cielo. Da allora, con più insistenza e in ogni momento, la richiesta di fare sacrifici per i peccatori fu sempre presente alla mente dei veggenti. Rinunciavano alla merenda e anche all'acqua, specialmente nei giorni più caldi dell'estate. E giunsero al punto di cingersi i fianchi con una corda, sotto le vesti, per soffrire ancora di più. Francesco e Giacinta continueranno a portarla anche durante la malattia che li avrebbe condotti alla morte.


La cappellina costruita in località "Valinhos", in ricordo della quarta apparizione della Vergine.

Quinta apparizione 13 settembre
Mentre da una parte si lavorava alacremente per farla finita con la «commedia» di Fatima, dall'altra c'era già molta gente che cominciava a crederci. E così, il 13 settembre, circa 25 mila persone erano presenti all'appuntamento con la Signora. “Cosa volete da me?”, chiese come sempre Lucia. “Continuate a recitare la corona del rosario tutti i giorni, per ottenere la fine della guerra”. E ancora una volta, la dolce visione promise un grande miracolo per ottobre. Dal 13 settembre al 13 ottobre, la vita dei pastorelli fu più agitata che mai. I politici e i nemici della religione già pregustavano la disfatta di quella che secondo loro era tutta una messinscena. Inoltre, proprio ad Aljustrel, dove abitavano i fanciulli, la maggior parte della gente si dimostrava incredula e ostile. Sacerdoti e familiari incitavano i veggenti a confessare di avere mentito. Altri ricorrevano alle minacce. II 12 ottobre, di buon mattino, la mamma di Lucia svegliò la figlia con queste parole: “Lucia, è bene per noi che andiamo a confessarci. Dicono che moriremo domani a Cova da I da... Se la Signora non farà il miracolo, il popolo ci ammazzerà. E meglio che ci confessiamo per prepararci alla morte”. “Se tu, mamma, vuoi confessarti, — rispose calma Lucia — ti accompagno: ma non per questo motivo... lo non ho paura. Sono certissima che domani la Signora farà tutto quello che ha promesso”. Un sacerdote, dopo aver parlato con i pastorelli, consigliava preoccupato: “Sarà meglio telegrafare dappertutto e dire subito che è tutta una montatura”.


Statua della Madonna di Fatima venerata nell'interno del Santuario, a sinistra dell'altare maggiore.

Sesta apparizione 13 ottobre
In quel giorno, circa 70 mila persone erano presenti a Cova da Iria: devoti, curiosi, miscredenti, atei e anche giornalisti, inviati apposta per «smascherare quella presa in giro». Tutti bagnati fino al midollo, perchè la pioggia continuò a cadere fino al momento dell'apparizione. La mamma di Lucia, piangente, accompagnava la figlia dicendo: “Se mia figlia va a morire, ebbene morirò anch'io al suo fianco”. L'attesa si faceva pesante, quando a mezzogiorno Lucia gridò: “Silenzio, silenzio. Viene la Madonna!”. La veggente era già estranea a tutto quello che l'attorniava. “Che volete da me?”, chiese per l'ultima volta. “Sono la Madonna del Rosario. Voglio dirti che si costruisca qui una cappella in mio onore. Continuate a recitare il rosario tutti i giorni. La guerra sta per finire...”. Lucia presenta alla Madonna le richieste di molte persone. Alcune saranno esaudite, altre no: “E’ necessario che si emendino, — dice la Signora — che chiedano perdono dei loro peccati... La guerra sta per finire... Non si offenda più nostro Signore, che è già troppo offeso”. Quindi, nell'accomiatarsi per l'ultima volta dai suoi tre piccoli confidenti, apre le mani, le converge ai raggi del sole, e mentre si solleva la sua luce non lascia di proiettarsi sul disco luminoso. La visione è più splendente del sole! Presso il sole, nuove visioni si susseguono: San Giuseppe con il Bambino Gesù e la Madonna; Gesù e la Madonna Addolorata; Gesù che benedice il mondo; la Madonna del Carmine. All'improvviso Lucia manda un grido: “Guardate il sole!”. Ed ecco quello che la moltitudine vide allora, e che fu poi chiamato il miracolo del sole. La testimonianza è di Avelino de Almeida inviato speciale del quotidiano anticlericale «O Seculo»: “L'astro sembra una placca d'argento opaco ed è possibile fissarlo senza il minimo sforzo. Non scalda, non acceca. Si direbbe che sia in fase di eclissi. Ma ecco che si alza un grido possente: miracolo, miracolo! meraviglia meraviglia! Agli occhi sbarrati di quel popolo, la cui attitudine ci trasporta ai tempi biblici, e che, pallido di terrore, con la testa scoperta, fissa l'azzurro, il sole tremò, il sole ebbe movimenti bruschi, non mai visti e contro tutte le leggi cosmiche: il sole danzò, secondo la tipica espressione dei contadini...”. “Tutti tenevano gli occhi rivolti verso il cielo — racconta il padre di Giacinta — quando a un certo punto il sole si fermò e poi cominciò a danzare e a saltare. Si fermò un'altra volta e un'altra volta cominciò a danzare, fino a quando sembrò staccarsi dal cielo e precipitare sopra di noi come un'enorme ruota di fuoco. Fu un momento terribile!...”. Molti gridavano: “Gesù! Qui moriamo tutti”. Altri invocavano: “Madonna, aiuto!”. Qualcuno fece ad alta voce la confessione dettagliata dei propri peccati. Infine il sole si fermò e ritornò al suo posto nel firmamento. Ultima, inspiegabile meraviglia: tutta quella gente inzuppata d'acqua si era trovata completamente asciutta.
Le apparizioni di Fatima erano compiute.

          
Interno della Basilica-Santuario.                                                                                                                               Il grande quadro della Madonna nella cappella dell’Adorazione.
                                                                                                                                                                                                       interno della Basilica-Santuario.


Ai sofferenti sono riservate particolare preghiere e cerimonie liturgiche.

I tre pastorelli


L
a prima fotografia dei tre veggenti, scattata il 13 luglio 1917, giorno della terza apparizione. Da sinistra: Giacinta, Francesco, Lucia.

 FRANCESCO
Nacque l'11 giugno 1908 da Manuel Marto e Olimpia de Jesus Marto. E fratello di Giacinta e cugino di Lucia. Nelle apparizioni dell'Angelo e della Madonna, vedeva tutto ma non udiva nulla. Erano Lucia e Giacinta a riferirgli le parole dell'Angelo e della Vergine. Quando, nella prima apparizione, Lucia chiese alla Signora se Francesco sarebbe andato in cielo, si sentì rispondere: “Sì, ci andrà, ma dovrà recitare molte volte la corona del rosario”. Sapendo di dover andare in paradiso presto, Francesco non sentiva grande interesse di andare a scuola. Sovente, arrivando vicino alla scuola, diceva a Lucia e Giacinta: “Andate voi. lo vado in chiesa a tener compagnia a Gesù nascosto”. (espressione che significa Gesù in sacramento). Vari testimoni affermano di aver ricevuto grazie, dopo aver chiesto a Francesco di pregare per loro. Francesco si ammalò nell'ottobre del 1918. Ai familiari che gli assicuravano che avrebbe superato la malattia, rispondeva pronto: “È inutile. La Madonna mi vuole con sè in paradiso!”. Nel corso del male che l'affliggeva, continuò ad offrire sacrifici per consolare Gesù offeso da tanti peccati. “Soffro molto, - diceva a Lucia - ma soffro tutto per amore di Gesù e della Madonna. Vorrei ancora soffrire di più, ma non ce la faccio!”. “Mamma, non ho più la forza di dire il rosario ad alta voce... Mi pare di avere la testa fra le nuvole…”. “Papà, vorrei tanto ricevere Gesù Eucarestia!” (non aveva ancora fatto la prima comunione). si confessò. Chiamò Lucia e Giacinta e chiese loro di ricordargli i peccati che aveva commesso. La cugina e la sorella gli parlarono di certe biricchinate da lui commesse. Francesco si mise a piangere, dicendo: “Li ho già confessati questi peccati, ma li confesserò di nuovo. Forse è per causa di questi che Gesù è così triste. Chiedete anche voi a Gesù di perdonare tutti i miei peccati”. Quindi seguì il suo primo (e anche ultimo) incontro con «Gesù nascosto» nell'ostia santa. Non essendo più in grado di pregare, chiese a Lucia e Giacinta di recitare il rosario ad alta voce, perchè lo potesse seguire con il cuore. Una sera, disse alla mamma: “Guarda, mamma, una luce tanto bella, lì vicino alla porta!”. Calava per lui l'ultima notte. II giorno dopo, 4 aprile 1919, chiese ancora una volta perdono di tutte le offese. Alle 10 del mattino, mentre i raggi del sole inondavano di luce la sua piccola e povera camera, Francesco emigrò per il cielo, per incontrarsi per sempre con la «sua Signora», la cui bellezza tanto l'aveva incantato. Fu sepolto nella nuda terra. I resti mortali furono traslati nella Basilica-Santuario di Fatima, il 12 marzo 1952, nella cappella laterale situata al lato destro dell'altare maggiore.
GIACINTA
Nacque 1'11 marzo 1910 da Manuel Marto e da Olimpia de Jesus. E’ sorella di Francesco e cugina di Lucia. Al tempo delle apparizioni dell'Angelo aveva sei anni. Era la più piccola dei veggenti. Durante le apparizioni vedeva e sentiva tutto, ma non parlò mai né all'Angelo né alla Madonna. Intelligente e assai sensibile, rimase profondamente impressionata, quando sentì dire dalla Vergine che “Gesù era già troppo offeso” e che per questo si chiedevano “preghiere e sacrifici per la conversione dei peccatori”. Dopo aver assistito alla visione dell'inferno, decise di offrirsi completamente per la salvezza delle anime. Quando Lucia, presa di mira da tutti e schernita nel suo stesso villaggio, decise di non recarsi a Cova da Iria per l'appuntamento con la Madonna del 13 luglio, fu Giacinta con il fratello Francesco a essere ferma nel proposito di andarvi: “lo e Francesco ci andiamo; - disse tutta in pianto - alla Madonna parlerò io!”. Si abbracciarono poi tutti e tre, quando Lucia si riconfermò nel proposito di non mancare. La sera della prima apparizione (13 maggio 1917), Giacinta, contro tutte le promesse fatte a Lucia, svelò alla mamma il segreto dell'apparizione: “Mamma, oggi ho visto la Madonna a Cova da Iria. Oh, che bella Signora!”. Fu ancora Giacinta ad avere sola il privilegio delle due visioni del Santo Padre. Un Papa sofferente per le persecuzioni fatte alla Chiesa e per le guerre e le distruzioni che sconvolgono il mondo: “Povero Santo Padre, bisogna pregare molto per lui”. Da allora il Papa fu sempre presente nelle preghiere e nei sacrifici dei pastorelli, specialmente di Giacinta. Dopo aver contemplato il Cuore Immacolato di Maria, nella seconda apparizione dei 13 giugno 1917, ne rimase presa da intensa devozione. Ripeteva spesso: “Dolce Cuore di Maria, siate la salvezza dell'anima mia... Oh, quanto voglio bene al Cuore Immacolato di Maria. E il cuore della nostra mamma del cielo!... dolce Cuore di Maria converti i peccatori, libera le anime dall'inferno... Oh, se io potessi mettere nel cuore di tutti il fuoco che ho nel mio cuore, che mi fa amare tanto il Cuore di Maria!”. Per liberare le anime dal fuoco dell'inferno, non badava a sacrifici: la rinuncia a bere l'acqua durante l'estate; l'offerta della merenda ai bambini più poveri; la tortura di un pezzo di fune legato ai fianchi, con tre nodi sulla nuda carne; gli estenuanti interrogatori e gli insulti di tanta gente. E tutto senza il minimo lamento. “Se io potessi mostrare l'inferno ai peccatori! - diceva - Come sarei contenta se tutti potessero andare in paradiso...”. Circa un anno dopo le apparizioni, cominciò per Giacinta il calvario della malattia che l'avrebbe portata alla morte. Prima una broncopolmonite, poi un ascesso purulento nel pleura, che la faceva soffrire intensamente. Fu ricoverata all'ospedale di Vila Nova do Ourém. Nuova opportunità, diceva, di soffrire per la conversione dei peccatori. Due mesi dopo, ritornava a casa. Nel petto le si era formata una piaga, che rimase aperta. La tubercolosi consumava inesorabilmente il suo corpicino scheletrito. Soffriva per il Signore. “Sarà contento, Gesù, dell'offerta dei miei dolori?”, chiedeva a Lucia. Nel febbraio del 1920 fu portata in un altro ospedale, questa volta a Lisbona. Certa ormai di morire senza la presenza dei suoi genitori e di Lucia, si consolò con il pensiero di un'altra buona occasione di soffrire per i peccatori. In quell'ospedale fu visitata tre volte dalla Vergine. Lì ancora, la piccola pronunciò parole di saggezza impossibili alla sua età, sia per il modo che per il contenuto, su argomenti più disparati: sacerdoti, governanti, medici, persecutori della chiesa, ubbidienza dei religiosi, matrimonio, ricchezza, povertà... Le sue erano certamente idee venute dall'alto. Finalmente, la notte del 20 febbraio 1920, si compi la promessa della «Signora più splendente del sole»: “Verrò a prenderti con me in paradiso”. Fu sepolta nel cimitero di Vila Nova do Ourém e successivamente, nel 1935, in quello di Fatima. Il  1° marzo 1951, la sua salma venne deposta nella cappella laterale, a sinistra dell'altare maggiore, nella Basilica-Santuario di Fatima. La sua causa di beatificazione, assieme a quella di suo fratello Francesco, sta procedendo felicemente.
LUCIA
Nacque il 22 marzo 1907 da Antonio dos Santos e Maria Rosa. Cugina di Francesco e Giacinta, era la più giovane di sette fratelli e sorelle, e la più anziana dei tre pastorelli. Aveva una particolare predilezione per i bambini, dei quali sapeva conquistarsi l'affetto. Portata dal suo temperamento e grazie a una vivace intelligenza, organizzava giochi, preghiere, danze e altre iniziative tra i bambini del villaggio. Le sofferenze cominciarono per lei subito dopo la prima apparizione della Vergine. Divenuta il principale bersaglio da parte della gente e anche dei suoi familiari, giunse al punto di non volere andare più a Cova da Iria, per l'appuntamento con la Signora del 13 luglio. Il parroco di Fatima le aveva insinuato che “ci poteva essere lo zampino del diavolo”. Poi, dietro insistenza dei cuginetti, vi andò. Altra grande sofferenza di Lucia fu quando apprese dalla Madonna che avrebbe portato presto in cielo Francesco e Giacinta. Lei sarebbe rimasta sola sulla terra, per diffondere la devozione del Cuore Immacolato di Maria. Ma la Vergine la confortò: “Il mio Cuore Immacolato sarà sempre il tuo rifugio e la via che ti condurrà a Dio”. Fu sempre Lucia a parlare con la Madonna, a presentare le richieste di favori da parte d molte persone e a chiedere un miracolo perchè tutti credessero alle apparizioni. E fu ancora Lucia, quando i veggenti furono messi in prigione il 13 agosto 1917, a organizzare la resistenza alle minacce e alle lusinghe, che avevano lo scopo di strappare loro il segreto svelato dalla Madonna. E quando Francesco e Giacinta si ammalarono, li assistette amorevolmente fino alla fine. Nel 1921, su decisione del Vescovo di Leiria (la diocesi di Fatima), Lucia fu allontanata da Aljustrel e condotta presso le suore dorotee di Vilar, nelle vicinanze di Oporto. La sua presenza a Fatima poteva ostacolare l'imparzialità delle indagini. Autorità civili e circoli privati avevano organizzato una campagna di diffamazione. Lucia, inoltre era sottoposta a continui, estenuanti interrogatori. Tutte le cose insieme consigliarono il trasferimento della veggente presso le suore di Vilar, eseguito nella più assoluta segretezza. Nell'anno 1928, Lucia divenne suora di Santa Dorotea e successivamente nel 1946, dopo una rapida visita a Fatima, entrò nel convento delle Suore Carmelitane di Coimbra, con il nome di Suor Maria Lucia del Cuore Immacolato. La Madonna, che le aveva chiesto di restare nel mondo per propagare la devozione al suo Cuore Immacolato, andò più volte a visitarla. II 10 dicembre 1925, quando era a Vilar, consegnava alla sua veggente la «grande promessa», legata alla pratica del Primi Sabati del mese. Momento di grande gioia nella vita di Lucia, fu la presenza di Paolo VI alle cerimonie del 50° anniversario delle apparizioni, il 13 maggio 1967. Per desiderio del Papa, anch'essa fu presente alla grande manifestazione, durante la quale ebbe la consolazione di stringere la mano al Vicario di Cristo e di conversare con lui... Ora Lucia è in quella patria, dove l'attendono i suoi cugini Francesco e Giacinta.
Questa è la breve storia dei tre pastorelli di Fatima: di Francesco, il contemplativo, sempre intento a consolare Gesù Signore; di Giacinta, l'innamorata del Cuore Immacolato di Maria, sempre alla ricerca di nuovi stratagemmi per convertire i peccatori; di Lucia, apostolo della Vergine ai giorni nostri.

Il segreto di Fatima

Molto è stato scritto sul segreto di Fatima. Spesso per prurito di curiosità o sotto la spinta dell'occulto e del sensazionale, ingigantendone l'importanza. Ma il vero segreto di Fatima è già noto a tutti: preghiera e penitenza. E se di parti si può parlare, le prime due sono pure già conosciute: la visione dell'inferno concessa ai tre pastorelli; le rivelazioni riguardanti le guerre, il diffondersi dell'ateismo e le persecuzioni alla Chiesa. Queste rivelazioni furono rese pubbliche da Lucia nel 1941. La terza parte del segreto non è ancora stata rivelata. Su indicazione di Lucia, questa parte non doveva essere resa nota prima del 1960. Se oggi è ancora segreta, significa soltanto che non si vede ancora nessuna necessità di renderla di pubblico dominio. Stesa per iscritto da Lucia e consegnata al Vescovo di Leiria (che non la lesse mai), fu portata in seguito a Roma, dove è conservata negli archivi della Sacra Congregazione per la Dottrina e la Fede.

I Papi e Fatima

I Papi più vicini a noi hanno dimostrato grande attenzione per Fatima e il suo messaggio. Ecco qui, le date e i fatti più salienti:
PIO XII

31 ottobre 1942
: in quell'anno Pio XII celebrava il 25° anniversario di episcopato, essendo stato consacrato vescovo il 13 maggio 1917, proprio il giorno della prima apparizione a Fatima. Così, il 31 ottobre, mentre la seconda guerra mondiale seminava ovunque stragi e rovine, rivolgendosi in portoghese al popolo del Portogallo, consacrò il mondo al Cuore Immacolato di Maria. Ecco alcune espressioni del suo radiomessaggio: “Venerabili fratelli e diletti figli... ancora una volta siete saliti alla santa montagna di Fatima, per depositare ai piedi della Vergine patrona il tributo filiale del vostro amore veemente... Regina del SS. Rosario, rifugio del genere umano, noi affidiamo, consegnamo, consacriamo non solo la Chiesa santa, Corpo mistico del vostro Gesù, ma anche tutto il mondo... Voi, Madre di misericordia, otteneteci da Dio la pace... Infine, siano perpetuamente consacrati al vostro Cuore Immacolato la Chiesa e tutto il genere umano”.
13 maggio 1946
: Pio XII invia a Fatima come suo rappresentante il Cardinale Masella per incoronare la statua della Madonna e ancora una volta rivolge il suo messaggio in portoghese agli 800 mila pellegrini convenuti e a tutto il mondo.
13 ottobre 1951
: Pio XII invia a Fatima come suo rappresentante il Cardinale Tedeschini per le cerimonie di chiusura dell'Anno Santo. Nel suo discorso a Fatima, il Cardinale rivelava che il Papa aveva assistito nei giardini vaticani allo stesso prodigio del sole, avvenuto a Fatima il 13 ottobre 1917.
GIOVANNI XXIII
Mons. Roncalli, futuro Papa Giovanni, visitò Fatima il 13 maggio 1956, quando era ancora Patriarca di Venezia. Ricordando più tardi questa sua visita, dirà: “Innanzi al Cuore Immacolato di Maria, continuiamo a dire: Santa Maria, prega per noi peccatori... Oh, Madonna di Fatima, come ancora una volta ti ringrazio di avermi fatto invitare a questo convito di misericordia e di amore. Qui, alla carezza soave del vento che preannunziava il tuo ritorno a mezzodì sul leccio, che fu la cattedra del tuo insegnamento e il trono delle tue grazie, tu mi fai sentire tutta la dolcezza delle beatitudini, che il Figlio tuo benedetto annunciò dalla montagna al mondo intero: beati i poveri, i piccoli, i pacifici, i puri, i pazienti, gli ansiosi della giustizia, gli amanti del sacrificio”.
PAOLO VI
13 maggio 1967, 50° anniversario delle apparizioni: annunciando personalmente l'intenzione di recarsi a Fatima come pellegrino della Madonna, Paolo VI così si esprime: “A Colei, che per l'incolumità del nostro mondo moderno, ha ancora mostrato il suo materno volto, dolce e luminoso, ai fanciulli, ai poveri, e ha raccomandato come rimedi sovrani la preghiera e la penitenza, noi ricorriamo. Questa è la ragione del nostro pellegrinaggio”. A Fatima, il Papa volle accanto a sè Suor Maria Lucia del Cuore Immacolato e la presentò alla folla. E nel suo discorso, disse: “Tanto è il nostro desiderio di onorare la SS.ma Vergine Maria, Madre di Cristo, e perciò Madre di Dio e Madre nostra, tanta è la nostra fiducia nella sua benevolenza verso la Santa Chiesa e verso il Nostro apostolico ufficio, tanto è il Nostro bisogno della sua intercessione presso Cristo, Suo Figlio divino, che Noi siamo venuti umili e fidenti pellegrini a questo Santuario benedetto, dove si celebra oggi il 50° delle Apparizioni di Fatima e dove si commemora il 25° della consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria”.
GIOVANNI PAOLO IL
Il Papa Giovanni Paolo Il ha visitao il Portogallo dal 12 al 15 maggio 1982. È venuto in modo speciale in veste di pellegrino a Fatima. Nell'omelia del giorno 13 egli affermò: “Vengo dunque qui oggi perchè proprio in questo giorno dello scorso anno, in Piazza S. Pietro a Roma, si è verificato l'attentato alla vita del Papa, misteriosamente coinciso con l'anniversario della prima apparizione a Fatima, che ebbe luogo il 13 maggio del 1917. Queste date si sono incontrate tra loro in modo tale che mi è parso di riconoscervi una speciale chiamata a venire qui. Ed ecco, oggi sono qui. Sono venuto a ringraziare la Divina Provvidenza in questo luogo che la Madre di Dio sembra avere così particolarmente scelto”. E, ancora: “Con che cosa si presenta, oggi, davanti alla Genitrice del figlio di Dio, nel suo Santuario di Fatima, Giovanni Paolo Il, successore di Pietro, prosecutore dell'opera di Pio, di Giovanni, di Paolo, e particolare erede del Concilio Vaticano Il?. Si presenta, rileggendo con trepidazione quella chiamata materna alla penitenza, alla conversione: quell'appello ardente del Cuore di Maria risuonato a Fatima 65 anni fa. Sì, lo rilegge con la trepidazione nel cuore, perchè vede quanti uomini e quante società, quanti cristiani, siano andati nella direzione opposta a quella indicata dal messaggio di Fatima. Il peccato ha guadagnato un così forte diritto di cittadinanza nel mondo e la negazione di Dio si è così ampiamente diffusa nelle ideologie, nelle concezioni e nei programmi umani! Ma proprio per questo, l'invito evangelico alla penitenza e alla conversione, pronunciato con le parole della Madre, è sempre attuale. Ancora più attuale di 65 anni fa. E ancora più urgente”.

Il messaggio di Fatima

Il messaggio di Fatima non può essere diverso da quello annunciato da Cristo nel Vangelo. “Se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo” (Lc. 13,3). “Vigilate e pregate, per non entrare in tentazione” (Mt 26,41). Anche a Fatima con il binomio «Preghiera e penitenza», ci viene rivolto lo stesso invito.

Preghiera
: la preghiera è il grande mezzo di contatto e di intimità con Dio. Vivere con Lui, uniti a Lui. Vivere in Cristo e nel Padre, come diceva Gesù nella preghiera dell'Ultima Cena: “Come tu, Padre, sei in me e io in te, così anch'essi siano in noi” (Gv 17,21).
Penitenza-conversione:
penitenza vuoi dire prima di tutto conversione, cambiamento del cuore, dal male in bene, dal bene in meglio... Vuol dire, per il peccatore, cambiare atteggiamento per riconoscere e servire Dio, e per amare e servire il prossimo per amore di Dio. In questo senso, la penitenza ci fa diventare amici di Dio.
Penitenza-opere
: vuole dire fare opere di penitenza, come: accettare i sacrifici della vita quotidiana, sopportare le sofferenze per il perdono dei peccati, offrire le proprie pene per la con-versione del mondo... Queste opere sono segno della nostra penitenza-conversione.
LA PREGHIERA NEL MESSAGGIO DI FATIMA
In tutte le apparizioni di Fatima, quelle dell'Angelo e quelle della Madonna, si parlò di preghiera. È naturale. Nessuno può andare a Dio senza parlare con Lui: con le labbra, con la mente e con il cuore. A Fatima, l'Angelo, trasformatosi in catechista della SS.ma Trinità, pregò nove volte assieme ai tre pastorelli, con preghiere che questi avrebbero poi ripetuto ogni giorno. Pregò con loro prostrandosi fino a terra, come per insegnare l'importanza del raccoglimento, anche esterno, quando si parla con Dio, e l'atteggiamento di umile adorazione.

Fatima e il rosario

La preghiera è elevazione dell'anima a Dio. Deve sgorgare dall'intimo del nostro spirito. Preghiera personale, quando parliamo a Dio con le nostre parole e i nostri sentimenti. Preghiera biblica, quando ricorriamo alle parole del libro di Dio, come i salmi, i cantici e altre espressioni del sacro testo. A Fatima, tutte le volte che è apparsa, la Madonna ha insistito sulla recita del rosario, sia per ottenere favori personali, sia per ottenere favori per l'umanità. Tanta insistenza da parte della Madonna è per farci comprendere che il rosario è una preghiera eccellente, comprendendo in sè tanto l'aspetto personale che quello biblico. Nella ripetizione delle Ave Maria, intercalata dal Padre Nostro e il Gloria, noi troviamo infatti spazio per esprimere i nostri pensieri e sentimenti e al tempo stesso ci serviamo di espressioni tolte dalla Bibbia. Nella meditazione dei misteri, infine, partiamo ancora dal libro di Dio per applicare poi a noi stessi, personalmente o comunitariamente, il messaggio che essi contengono. In altre parole, Fatima ci insegna che il rosario è la preghiera più completa ed efficace alla portata di tutti.

Altri aspetti del messaggio di Fatima

LA CHIESA E IL PAPA
A Pietro e ai suoi successori, Cristo ha conferito il carisma di guidare la Chiesa e di confermare i fratelli nella fede. Niente dicotomia, dunque, tra Chiesa e Papa, ma perfetta unità. Perseguitare la Chiesa è perseguitare il Papa. Amare la Chiesa è amare il Papa. E viceversa. “Se non osserveranno le mie richieste - dice la Madonna nella terza apparizione - la Russia spanderà i suoi errori in tutto il mondo promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa: i buoni saranno martirizzati e il Santo Padre avrà molto da soffrire... Infine il mio Cuore Immacolato trionferà...”. Fa meraviglia constatare quanto la persona del Papa sia presente, non solo nelle apparizioni, ma anche nelle vicende dei tre pastorelli.
Un giorno del 1917, essi si trovavano presso il pozzo dietro la casa di Lucia. Francesco e Lucia si erano allontanati un po'. Quando ritornarono, Giacinata chiese a Lucia: “Hai visto il Santo Padre?”. “No”.
Non so come avvenne: io ho visto il Santo Padre in una casa molto grande, inginocchiato davanti a un altare, con la faccia tra le mani, e piangeva. Fuori della porta della casa c'era molta gente che gli tirava delle pietre, altri che lo insultavano e gli dicevano parole ,olto brutte. Povero Santo Padre! Dobbiamo pregare molto per Lui!”. Un'altra volta si trovavano a Loca do Cabeco. Giacinta ebbe ancora una visione mentre, prostrati a terra, dicevano le preghiere dell'Angelo. Si alzò di colpo e gridò “O Lucia, non vedi che lunga strada, quante vie e quanti campi pieni di gente che piange per la fame e non ha più nulla da mangiare? E il Santo Padre in una chiesa, davanti al Cuore Immacolato di Maria, a pregare? E una moltitudine che prega con lui!”. Da allora, le preghiere e i sacrifici dei pastorelli furono sempre offerti anche per il Papa. Ancor oggi, a Fatima, si continua a pregare per la Chiesa e in particolare per le intenzioni del Santo Padre. Dal canto loro, la Chiesa e il Papa hanno sempre guardato con amore e devozione alle vicende di Fatima. Nel 1930, per bocca dei Vescovo di Leiria, la Chiesa dichiarò degne di fede le apparizioni, e da allora i Papi hanno inviato spesso i loro rappresentanti alle cerimonie di Cova da Iria. II 13 maggio 1967, 50° anniversario delle apparizioni, Paolo VI in persona volle venire a Fatima come a confermare la sua e la nostra fede nella Madre di Dio e degli uomini, che a Fatima ha voluto ricordare ancora una volta all'umanità il messaggio di salvezza contenuto nel Vangelo.
SPIRITO DI SOLIDARIETÀ
Come Cristo, totalmente solidale con gli uomini, ha voluto addossarsi i loro peccati per salvarli, così ogni cristiano deve essere disposto ad «offrirsi» e a «offrire preghiere e sacrifici» per la salvezza di tutti. Nelle apparizioni dell'Angelo e della Vergine, questo motivo è incredibilmente ricorrente. “Offrite costantemente preghiere e sacrifici all'Altissimo... Di tutto ciò che potete, fate un sacrificio al Signore, quale atto di riparazione per i peccati, e di supplica per la conversione dei peccatori” (seconda apparizione dell'Angelo). “Siete disposti a offrirvi a Dio, per sopportare tutti i dolori che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?”. (prima apparizione della Madonna). A Fatima, migliaia di persone amano giungere a piedi, in segno di penitenza, percorrendo a volte centinaia di chilometri. Molte attraversano l'immensa piazza in ginocchio, pregando e offrendo sacrifici per l'umanità china sotto il peso dei suoi peccati.
VITA SACRAMENTALE
I sacramenti sono la grande strada per arrivare a Dio, per accrescere la sua vita in noi e per rinsaldare l'unità tra le membra del Corpo Mistico di Cristo. L'Angelo e la Madonna, a Fatima, insistendo continuamente sulla necessità di convertirsi, hanno pure indicato i mezzi per disfarsi dai peccati e risorgere a nuova vita. Ai tre pastorelli, l'Angelo ha offerto l'ostia e il contenuto del calice, ricalcando le parole del Signore nell'Ultima Cena: “Prendete e bevete il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo, orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati...”. Più tardi la Madonna ricorderà con insistenza la necessità di liberarsi dai propri peccati e indicherà come pratica di devozione al suo Cuore Immacolato la Comunione riparatrice. Anche oggi, chi va a Fatima, non può sottrarsi a questo invito di accostarsi alla confessione e alla comunione, ripetuto tante volte dalla Vergine a Cova da Irta.

LUOGHI MINORI

NOSTRA SIGNORA ASSUNTA - Alcobaça
Alcobaça
deriva il suo nome dai due fiumi, l'Alcoa e il Baça, che bagnano la valle in cui è situata la celebre abbazia cistercense di Santa Maria con la grandiosa chiesa dedicata all’Assunta. Fu fondata verso il 1552 dal re Alfonso Henriquez in riconoscenza della presa di Santarem ai musulmani. Nel Medioevo Alcobaça fu popolata da centinaia di monaci, che tenevano la prima scuola pubblica del regno. L'abate era uno dei più alti dignitari del Paese: donatario della corona, grande elemosiniere, consigliere del re, governatore di tredici città, tre porti di mare e due castelli.Il monastero è il primo edificio gotico portoghese e la chiesa è stata definita da E. Bertaux (1869-1917), noto storico d'arte francese, la più perfetta e maestosa che i monaci cistercensi abbiano eretto in tutta l'Europa. Le navate, dalle proporzioni impressionanti, sono di una nudità austera, senza ornamenti, né cappelle laterali, né gallerie di circolazione, nessun ostacolo che possa impedire al devoto visitatore di spaziare con lo spirito alla ricerca di Dio e di S. Bernardo. In ciascuno dei transetti si ammirano i bei mausolei d'Inés de Castro (†1361) e del re Pietro I (†1367). Le due statue giacenti sono poste piedi contro piedi, perché, secondo la leggenda, si trovino a faccia a faccia e gli occhi negli occhi nel giorno della Resurrezione. Nell'ultima galleria del "Chiostro del Silenzio" una nicchia custodisce la statua policroma di Nossa Senhora da Alcobaça del XVI secolo. Alcobaça, una volta popolato da centinaia di religiosi, ha avuto un 'importanza politica e culturale enorme, soprattutto nel Medioevo, quando i suoi monaci non solo venivano chiamati a ricoprire importanti cariche pubbliche, ma curavano l'istruzione e promuovevano l'agricoltura e le arti.  I monaci non ci sono più da tempo, ma il luogo è rimasto intatto, testimone della fede e delle glorie dei tempi eroici dei Portogallo.

 

 SANTA MARIA DELLA VITTORIA - Batalha
Batalha
significa battaglia. A onor del vero, il monastero di S. Maria della Vittoria o della Battaglia non è un santuario, ma un ex voto. Fu costruito da Giovanni I, che aveva fatto il voto, il giorno della battaglia d'Aljubarrota (14 agosto 1385), d'innalzare un monastero in onore di Maria se fosse riuscito vittorioso contro l'esercito castigliano, tre volte superiore di quello portoghese. Il conestabile Nuno Alvares Pereira, fervente devoto di Maria, per meglio resistere, trincerò le sue truppe sopra una collina in dolce pendio, in modo che i fanti potessero così mettere in rotta agevolmente la cavalleria castigliana. A sera, la vittoria portoghese era assicurata e il re di Castiglia veniva costretto a darsi alla fuga. Giovanni I  tenne fede alla promessa fatta e, a partire dal 1387, si incominciò la costruzione della chiesa e del monastero, i cui lavori si protrassero fino alla morte del re, avvenuta nel 1433. Alla chiesa originaria vennero aggiunte due altre costruzioni per le sepolture regali; particolarmente famose sono le "cappelle incompiute" la cui parte esterna non fu in effetti ultimata; qui, come nei chiostri, alla struttura originaria del gotico, si aggiunse un'ornamentazione scultorea particolarmente fantasiosa, in stile "manuelino", tipico della cultura portoghese del '400-500. Il pellegrino che si reca al santuario rimane stupito nel vedere un complesso gotico che è il più bel monumento religioso di tutto il Portogallo. Raramente lo stile fiammeggiante è arrivato a realizzare raffinatezze cosi affascinanti: una selva pittoresca di pinnacoli, cuspidi, guglie, decorazioni e merletti di pietre di un calcare molto fine e dorato, che limitano le modanature o si assottigliano e si stagliano sulla volta. Sul portale ovest della chiesa si gode la bella vista di un centinaio di figure, tra cui Mosè e i profeti, e, nelle curvature, santi, angeli, re, papi, martiri. Nel timpano domina Cristo, circondato dai quattro evangelisti, e nello strombo emergono i dodici apostoli. L'insieme delle immagini, lo slancio della navata, dai pilastri alti più di 30 metri, e la mirabile perfezione della volta a crociera portano d'istinto alla preghiera. Inoltre, sulla destra rispetto all'entrata, s'innalza la cappella del fondatore, al centro della quale giace la tomba del re Giovanni I il Grande (†1443) e della regina Filipa di Lencastre (†1416). Sul sepolcro, i due sovrani, con la corona in testa, sono rappresentati mentre si danno la mano, esprimendo così la loro reciproca fedeltà al di là della morte. Sui lati di questa cappella quadrangolare riposano i figli nati dai due monarchi, in particolare Enrico il navigatore e Ferdinando il santo, il martire di Fez e l'eroe della tragedia di Calderón de la Barca, "El principe constante". Nella sala del Capitolo, dal 1921 è stata collocata la tomba del milite ignoto, rappresentata da due soldati portoghesi, l'uno della campagna di Francia e l'altro della campagna d'Africa. Per tutti questi motivi il santuario di Batalha, che testimonia la protezione di Maria verso il Portogallo e la gratitudine di questa nazione verso la Madre di Dio, non può non richiamare pellegrini e turisti in tutto l'arco dell'anno.

 

NOSTRA SIGNORA DELLA CONCEZIONE - Braga - Sameiro
Braga,
la "Roma portoghese", sta a commemorare la grande e secolare devozione del popolo portoghese all'Immacolata Concezione e costituì nello stesso tempo un importante punto di coesione per i cattolici portoghesi durante il periodo di governo anticlericale.   Infatti, subito dopo la solenne proclamazione di Pio IX, gli abitanti di Braga, a perenne ricordo, sul monte Sameiro (m 582) elevarono su una colonna una statua dell'Immacolata. Nel 1863 iniziarono sullo stesso luogo la costruzione di una grandiosa chiesa, per la quale fu fatta scolpire a Roma e benedire da Pio IX una statua dell’Immacolata un vero capolavoro artistico. Il santuario di Monte Samerio divenne presto un centro di numerosi pellegrinaggi per tutto il Nord del Portogallo. Nel 1904, 50° anniversario della Bolla "Ineffabilis Deus ", la statua fu incoronata alla presenza di oltre 500 mila pellegrini. Nell'anno mariano 1954 il santuario fu premiato con la Rosa d'oro e nel maggio 1982 fu onorato della visita di Giovanni Paolo II.

NOSTRA SIGNORA DI NAZARÉ - Nazaré
Nazaré,
una cittadina sulla costa oceanica portoghese, è abitata da quasi tutti pescatori, ma ha fama di essere una stazione balneare e turistica di grande importanza per le sabbie fini della vasta spiaggia, le sue belle scogliere e i costumi pittoreschi che indossano i suoi abitanti, uomini e donne. Come mo­numenti storici possiede solo la chiesa di Nostra Signora di Nazaré, che s'innalza sul promontorio, chiamato Stilo, a 110 metri di altezza, che sovrasta a picco le acque del mare. La statua della Madonna col Bambino che vi si venera è, secondo la tradizione, la più antica del Portogallo. Essa fu offerta da S. Girolamo a S. Agostino il quale, a sua volta, l'avrebbe donata al monastero spagnolo di Cauliniana. Di là sarebbe stata portata a Nazaré, molto tempo prima che esistesse la nazione portoghese. Poi, all'epoca delle invasioni musulmane, i cristiani, per preservarla dalle profanazioni, l'avrebbero nascosta in una grotta del villaggio di Pederneira, dove sarebbe restata per quattro secoli, finché non fu ritrovata da alcuni pastori o piuttosto dall'alcade di Porto de Mós, d. Fuas Roupinho, mentre nella zona faceva incursioni contro i Mori. Questo alcade beneficiò di una singolare protezione da parte della Madonna. Nel 1182, il 14 settembre, mentre a cavallo inseguiva un cervo in mezzo ad una selva, ingannato dalla nebbia, rischiò di essere gettato in mare dall'alto del pro­montorio. Alla vista del terribile pericolo, Roupinho invocò la Madre di Dio e fu risparmiato da una morte tragica. Così, per testimoniare la sua gratitudine a Maria, fece costruire la chiesa del Sitio e vi fece collocare la statua ritrovata nella grotta. Nel secolo XVII la chiesa fu ingrandita e divenne un centro di pellegrinaggi per tutto il Portogallo. La festa annuale viene celebrata dall'8 al 14 settembre e vi partecipano soprattutto i pescatori. 

 

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