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Una diocesi pellegrina insieme al suo vescovo in un cammino che abbraccia preghiera, riconciliazione e forti momenti comunitari e di carità. Questa l’esperienza di 650 persone da Cesena-Sarsina, che dal 25 aprile al primo maggio 2007 si sono recate in visita al santuario mariano di Lourdes.

C’è stato chi è partito in treno, altri in aereo, ma ci si è ritrovati sotto la statua della “Bella Signora” in mezzo all’esplanade, o davanti alla grotta delle apparizioni, per affidarsi e ricordare a Maria tutte le persone che si hanno nel cuore. Ognuno portava con sé ferite nel corpo o nell’anima, ma anche la disponibilità a farsi convertire, sotto lo sguardo di madre di Maria. Il vescovo Antonio Lanfranchi ha guidato spiritualmente i numerosi pellegrini del comprensorio cesenate nei cinque giorni trascorsi nella cittadina francese alle pendici dei Pirenei, mentre per l’organizzazione e il servizio ai fratelli ammalati circa sessanta volontari dell’Unitalsi hanno premurosamente prestato le loro

mani, il tempo, i sorrisi. I cesenati hanno vissuto il loro pellegrinaggio insieme alle altre diocesi dell’Emilia Romagna, e in più di 1250 persone si sono gemellate nei giorni a Lourdes con altre 800 dalla Lombardia. Duemila italiani, in mezzo a migliaia di pellegrini provenienti da altre parti del mondo, ma l’atmosfera che si respira là ha aiutato tutti a non perdersi nella massa, bensì a vivere anche nei momenti comunitari il raccoglimento e il silenzio.

Una giornata interamente dedicata alla penitenza ha compreso il sacramento della riconciliazione, le vie crucis di malati e pellegrini e una celebrazione eucaristica imperniata sul vangelo del “Padre misericordioso”. I momenti più intensi arrivano il giorno seguente, con la messa e il passaggio alla grotta di Massabielle, il bagno nelle piscine, una catechesi che ha aiutato i pellegrini a sentirsi comunità in cammino insieme al suo vescovo, e la processione notturna aux flambeaux dedicata alla Madonna. “È stata talmente suggestiva - dice Antonietta - che anche se uno non avesse voluto pregare, l’essere lì tutti insieme portava a farlo”. “Un mare di candele e di mani alzate nell’invocare “Ave, Maria!” e una Mamma che passa sorridendo a ognuno e abbracciando tutti”. “Venire a Lourdes è stato un abbandonarsi a Maria - racconta Alice - in particolare ho deciso di venire per affidarle la famiglia che mi accingo a formare”.

Alice, una giovane di 27 anni, si sposerà in settembre. “Anche per noi questi giorni qui a Lourdes sono stati pieni di spiritualità, a contatto diretto con la Madonna”, dice Silvia anche per conto del marito Roberto, costretto alla carrozzina da una malattia. “Da tanto desideravamo venire, quest’anno le condizioni fisiche ce l’hanno permesso e ci siamo iscritti con grande gioia. Qui, poi, ci siamo sentiti coccolati e amati fino in fondo, come mai ci eravamo sentiti”. A casa Roberto e Silvia hanno due bimbi e negli ultimi cinque anni (dall’arrivo della malattia) sono riusciti con l’aiuto della fede a condurre una vita felice. Anche alcune famiglie al completo si sono unite al pellegrinaggio. Sabina e Corrado, volontario Unitalsi, hanno portato con loro i figli Ilaria, 10 anni, Paolo, 9, ed Elia, 6 anni. “Non volevo fare il pellegrino e basta, ma vivere un’esperienza a stretto contatto con i malati”, spiega Corrado. “I bambini lo hanno seguito nelle processioni con i malati - racconta mamma Sabina - e la vista di tanti sofferenti non li ha turbati. Non ci aspettavamo di riuscire a seguire tutto il programma proposto dalla diocesi, ma poi abbiamo vissuto giornate piene e in serenità, ritagliando anche un po’ di tempo per le uscite nei luoghi dove visse la giovane Bernadette”. Anche il dottor Fausto Aguzzoni, assessore ai Servizi sociali e vicesindaco di Cesena è stato, insieme alla moglie Rita, tra i pellegrini a Lourdes: “Proprio per come è stato proposto il pellegrinaggio, con momenti forti vissuti gradualmente e come comunità, siamo stati come accompagnati a incontrare Cristo, figlio di Dio, tramite sua madre Maria. È Lui il centro di tutto. E questo meraviglioso incontro, ogni giorno sempre nuovo, non può che essere condiviso con i fratelli malati. Con una disponibilità e condivisione che ridimensiona i progetti e i pensieri della vita di ogni giorno, a casa”. “Come medico - ha concluso il dottor Aguzzoni - è stato poi per me motivo di grande ricchezza conoscere un tipo di professionalità, quello dei tanti medici volontari Unitalsi, che vivono in modo concreto il rapporto con i malati traendo forza e sensibilità dalla fede. Giornate così intense a stretto contatto con la malattia di sicuro aiutano a rimettersi in gioco, come medico, una volta di più, e a capire sempre più che in ogni malato prima di tutto e sopra tutto c’è una persona”.(Claudia Coppari)