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SOTTOSEZIONE DI RAVENNA via Port'Aurea 8, 48100 Ravenna - T. 054438170 F.054437180 unitalsiravenna@libero.it |
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| CONSIGLIO DI SOTTOSEZIONE | INDICE SOTTOSEZIONI |
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ATTIVITA’ DI SOTTOSEZIONE 2010 - 2011
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ottobre |
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16 |
Assemblea annuale soci, seguirà un rinfresco. ore 14,30/20,00 in via Port'Aurea 8 |
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Novembre |
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14 |
Castagnata, iniziativa del TdG - ore 14,30/21,oo in San Giuseppe Operaio |
| 27 | Rinnovo Cariche sociali - dalle ore 15,00 |
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Dicembre |
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Febbraio |
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11 |
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| 19 | Incontro di formazione in Sede - ore 16,00 |
| Marzo | |
| 5 | Incontro di formazione in Sede - ore 18,00 |
| 19 | Ritiro spirituale di quaresima - ore 14,30/17,30 in Chiesa S. Barbara - segue cena |
| Aprile | |
| 2-3 | Giornata Nazionale Unitalsi, con offerta piantine ulivo |
| Maggio | |
| 1 | Festa della Madonna Greca - ore 16,00 Canale Candiano, ore 18,00 S.Maria in Porto - Processione e S.Messa |
| 8 | Festa di chiusura per la Madonna Greca - Pranzo a S.Maria in Porto con gli ammalati - ore 12,00 |
| Giugno | |
| 23 | Corpus Domini: S.Messa e Processione fino alla Cattedrale - San Vitale 20,30 |
| Dicembre | |
| 4 | Giornata Adesione |
Ogni 3° sabato del mese in Sede recita Santo Rosario, ore 18,00 (fino a giugno - Si riprende a settembre)
Seguirà il programa del secondo semestre 2011
È difficile riuscire a descrivere a parole tutto quello che abbiamo vissuto noi giovani durante questo pellegrinaggio. Le emozioni provate sono state talmente numerose ed intense che la prima cosa che mi sento davvero di augurare a tutti voi è semplicemente di andare a Lourdes per viverle e capire fino in fondo quello che per noi è stato.
Certamente
uno degli aspetti che più mi ha colpito è stato vedere come i malati
affrontavano la loro condizione. Come ben sappiamo, la sofferenza fa parte della
vita e di fronte a questa ciascuno di noi prova a darsi una spiegazione più o
meno razionale rimanendo il più delle volte purtroppo senza risposte e reagendo
così nelle forme più variegate. Tuttavia anche (e soprattutto) dal punto di
vista medico è fondamentale l’atteggiamento col quale ciascuna persona affronta
la propria malattia. Spesso nel mio lavoro mi capita di raccogliere sfoghi di
pazienti che, di fronte alle proprie malattie, sono tristi, delusi, amareggiati
e, se credenti, anche arrabbiati nei confronti di Colui che hanno ripetutamente
ed invano pregato… questi ultimi arrivano perfino a mettere in dubbio la proprio
fede mentre si interrogano sul motivo della propria condizione di salute
(“Perché a me?”, “Cosa ho fatto di male proprio io?”, etc). Ma di fronte a
queste domande più che legittime forse l’atteggiamento più giusto sarebbe
proprio il silenzio… quel silenzio così assordante che facevano a Lourdes i
malati raccolti in preghiera di fronte alla Grotta e durante tutte le
celebrazioni liturgiche del pellegrinaggio. Così facendo i malati hanno dato a
noi cosiddetti “sani” un grande esempio di dignità e di fede: la maggior parte
di loro, nonostante le proprie sofferenze ed i propri drammi, non chiedeva a Dio
di alleviarli dal loro dolore ma rivolgeva le proprie preghiere per gli altri
malati ed addirittura per noi “sani”. Molti di loro offrono a Dio la propria
sofferenza proprio come fece Santa Bernadette, “macinata come un chicco di
grano” dalla malattia ed a cui Maria disse durante la sua terza apparizione:
“Non ti prometto di farti felice in questo mondo, ma nell’altro”.
Ecco che
allora il vero miracolo di Lourdes non è l’acqua della fonte ma la serenità che
questi malati hanno nel vivere la propria condizione… una serenità talmente
contagiosa da riuscire a trasmettere un entusiasmo incredibile a tutti coloro
che incontrano. Così come l’acqua è un mezzo attraverso il quale ciascuno di noi
può sentirsi più vicino a Maria e quindi a Gesù nell’elevare a loro le
preghiere, anche i malati diventano quasi un dono per chi gli sta intorno per
guardare più in alto e raggiungere quella “dimensione verticale” che solo la
fede, la preghiera e l’amore verso il Signore possono dare. Sotto questo aspetto
la loro sofferenza non appare più così insensata e fine a sé stessa ma assume
invece uno scopo preciso e ben più elevato di quanto si possa immaginare. Noi
volontari abbiamo dato loro realmente una misera goccia rispetto a quell’oceano
immenso che da loro abbiamo ricevuto. Sembrano le solite frasi scontati e banali
di circostanza ma, credetemi, pur sforzandomi non riesco davvero a trovare
parole più adatte per descrivervi quello che ciascuno di noi ha provato e
vissuto durante questo pellegrinaggio. Mentre ripenso a tutto questo ed a quanto
nella vita quotidiana diamo peso ed importanza a cose futili e stupide, mi
domando in fondo chi siano i veri “malati” e chi i veri “sani”. Già prima di
partire Patrizia, responsabile dell’Unitalsi, ci disse che ancora non sapevamo
che questa esperienza ci avrebbe toccato per tutta la vita… beh, aveva
tremendamente ragione!! Per questo ringrazio lei e tutte le stupende persone che
ho avuto il privilegio di conoscere durante questo pellegrinaggio. Tutti noi
avremmo preferito continuare a restare a Lourdes… ma in fondo è come se da quel
treno carico di speranza e carità non si possa e non si debba scendere mai!
Andrea Saitta, Giovane di San Biagio
IL NOVIZIATO DEL GRUPPO SCOUT
CERVIA 1
Ovvero i ragazzi tra i 16 e i 17 anni, ha appena concluso la sua route estiva. Questa ha avuto luogo a Lourdes dal 25 al 31 Agosto; la proposta ci è stata presentata dalla nostra Capo Scout e la notizia è stata accolta subito con entusiasmo. Abbiamo potuto fare il viaggio grazie all’accoglienza di U.N.I.T.A.L.S.I. e grazie ad un lascito di Maria Ghiselli, dama di Cervia, destinato a sostenere la partecipazione dei giovani a Lourdes. Il nostro pellegrinaggio ha avuto inizio alla stazione di Cesena. Non appena abbiamo messo piede sul treno che da Rimini avrebbe portato tutti a destinazione è iniziato il nostro servizio; noi tutti del gruppo giovani della Diocesi abbiamo prestato aiuto caricando valige, servendo vivande, vendendo biglietti della lotteria, stando di guardia alle porte. Durante il lungo viaggio, di circa 20 ore, ognuno ha pregato in comunità recitando rosari, vespri e lodi, ma é anche riuscito a trovare spazi per pregare in solitudine, per esempio adorando il Santissimo Sacramento esposto in un vagone adibito a cappella. Una volta giunti a Lourdes, tutti sapevano quale sarebbe stato il proprio incarico durante la settimana. A noi gruppo giovani è stato riservato il servizio al self-service del Sulus Infirmorum, un edificio di proprietà di U.N.I.T.A.L.S.I. utilizzato in particolare per gli alloggi degli ammalati. I turni al self-service duravano circa 3 ore, il tempo rimanente é stato usato liberamente oppure, più di frequente, si partecipava alle celebrazioni quotidiane a cui erano invitati tutti, ammalati, personale e pellegrini. Per accompagnare gli ammalati alle celebrazioni che si svolgevano nel perimetro del santuario, tutti noi ragazzi ci fermavamo al Salus Infirmorum. Il semplice gesto di portare un ammalato per un determinato tratto e potergli parlare ci ha fatto rendere conto di quanto avessimo sbagliato nel pensare che solo noi avremmo donato qualcosa, infatti tutti abbiamo ricevuto molto di più di quanto immaginassimo, ogni ammalato con cui ci siamo relazionati ci ha offerto lezioni di vita indelebili, ci ha dato un vigore irrefrenabile ma soprattutto ci ha portati ha rivolgerci all'Immacolata Concezione con parole, energia e devozione che non credevamo di possedere. Ci siamo accorti che la maggior parte delle nostre preghiere, offerte a cuore aperto di fronte alla grotta, erano di ringraziamento o di richiesta per un piccolo aiuto per qualcun altro; questo perché i nostri problemi, le nostre debolezze, i nostri timori sono sbiaditi grazie alla conversazione con chi sopporta grandi sofferenze con il sorriso sulle labbra e grazie alla grande sensazione di Gioia e Pace che si prova fin dal primo passo all'interno del santuario.

Al momento di partire a tutti si è stretto il cuore, gli ultimi momenti alla
grotta dove la giovanissima Bernadette ha avuto l'apparizione della Vergine
Maria hanno fatto sgorgare qualche lacrima, ma è stato di conforto sapere che
questo viaggio è stato solo un trampolino di lancio per poter essere disponibili
e servizievoli nella nostra quotidianità e per poter essere vicino a Maria anche
nelle nostre più piccole preghiere.
Il ritorno in treno ha visto un ritardo di circa 10 ore per un incendio a
Marsiglia, ma la sintonia tra noi ragazzi ci ha dato grandissima forza
portandoci a rallegrare gli ospiti del treno con canti e chiacchiere piacevoli
aumentando ancora di più la complicità e l’amicizia tra di noi.
Purtroppo hanno partecipato all'esperienza solo metà dei ragazzi del nostro
Noviziato ma ciò non impedirà a chi è stato presente di testimoniare la propria
esperienza.
Martina Del Vecchio