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| SOTTOSEZIONE DI CESENA

 

corso Mazzini 46 c/o sig. Umberto Gaggi
47023 Cesena FO
T. 0547610399 F. 054721466

COMPOSIZIONE RUOLO DIOCESANO 2006/2010:

UMBERTO GAGGI presidente
Don RENATO BALDAZZI assistente spirituale
MARIA GIOVANNA MERLONI vicepresidente e segretario (interim)
LAURA PAGANELLI tesoriere
RINO PARTISANI, LEDA PRATI, CATERINA PAGLIARINI consigliere























PELLEGRINAGGI/MANIFESTAZIONI regionali e nazionali 2010
FESTA DI MONTEREALE 2008
E' LUI IL CENTRO DI TUTTO

 

"ALLA VECCHIA MANIERA”

 

1° maggio 2008

Montereale di Cesena

 

si ripete la bella giornata

all'insegna dell’amicizia

con radici che ramificano incontrandoci

 

programma:

ore 10,00 Raduno sul piazzale della Chiesa di Montereale

ore 11,30 Santa Messa

ore 13,00 Pranzo sotto la grande tenda e all'ombra di abeti secolari.

ore 15,00 Intrattenimento

La Santa Messa

 

Menu:

Porchetta di spalla maiale con verdura grigliata

Caciuco (brodetto) di seppia, gamberi e piselli

Galletti nostrani e polli nostrani arrosto

Salame romagnolo, coppa di suino e prosciutto

Formaggio

Dolci

Vino sangiovese novello con bianco s.crispino

Lemonsoda, aranciata, acqua minerale

Il pranzo

 

Ognuno sarà protagonista di se stesso. Non si paga nulla.

Se qualcuno vuol fare delicatezza

può portare vino formaggio o dolci

(come i re magi portarono a Betlemme mirra, oro, incenso).

 

Ciò che rimarrà del bivacco,

sarà distribuito ad enti e comunità di volontariato

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 Una diocesi pellegrina insieme al suo vescovo in un cammino che abbraccia preghiera, riconciliazione e forti momenti comunitari e di carità. Questa l’esperienza di 650 persone da Cesena-Sarsina, che dal 25 aprile al primo maggio 2007 si sono recate in visita al santuario mariano di Lourdes.

C’è stato chi è partito in treno, altri in aereo, ma ci si è ritrovati sotto la statua della “Bella Signora” in mezzo all’esplanade, o davanti alla grotta delle apparizioni, per affidarsi e ricordare a Maria tutte le persone che si hanno nel cuore. Ognuno portava con sé ferite nel corpo o nell’anima, ma anche la disponibilità a farsi convertire, sotto lo sguardo di madre di Maria. Il vescovo Antonio Lanfranchi ha guidato spiritualmente i numerosi pellegrini del comprensorio cesenate nei cinque giorni trascorsi nella cittadina francese alle pendici dei Pirenei, mentre per l’organizzazione e il servizio ai fratelli ammalati circa sessanta volontari dell’Unitalsi hanno premurosamente prestato le loro

 mani, il tempo, i sorrisi. I cesenati hanno vissuto il loro pellegrinaggio insieme alle altre diocesi dell’Emilia Romagna, e in più di 1250 persone si sono gemellate nei giorni a Lourdes con altre 800 dalla Lombardia. Duemila italiani, in mezzo a migliaia di pellegrini provenienti da altre parti del mondo, ma l’atmosfera che si respira là ha aiutato tutti a non perdersi nella massa, bensì a vivere anche nei momenti comunitari il raccoglimento e il silenzio.

Una giornata interamente dedicata alla penitenza ha compreso il sacramento della riconciliazione, le vie crucis di malati e pellegrini e una celebrazione eucaristica imperniata sul vangelo del “Padre misericordioso”. I momenti più intensi arrivano il giorno seguente, con la messa e il passaggio alla grotta di Massabielle, il bagno nelle piscine, una catechesi che ha aiutato i pellegrini a sentirsi comunità in cammino insieme al suo vescovo, e la processione notturna aux flambeaux dedicata alla Madonna. “È stata talmente suggestiva - dice Antonietta - che anche se uno non avesse voluto pregare, l’essere lì tutti insieme portava a farlo”. “Un mare di candele e di mani alzate nell’invocare “Ave, Maria!” e una Mamma che passa sorridendo a ognuno e abbracciando tutti”. “Venire a Lourdes è stato un abbandonarsi a Maria - racconta Alice - in particolare ho deciso di venire per affidarle la famiglia che mi accingo a formare”.

Alice, una giovane di 27 anni, si sposerà in settembre. “Anche per noi questi giorni qui a Lourdes sono stati pieni di spiritualità, a contatto diretto con la Madonna”, dice Silvia anche per conto del marito Roberto, costretto alla carrozzina da una malattia. “Da tanto desideravamo venire, quest’anno le condizioni fisiche ce l’hanno permesso e ci siamo iscritti con grande gioia. Qui, poi, ci siamo sentiti coccolati e amati fino in fondo, come mai ci eravamo sentiti”. A casa Roberto e Silvia hanno due bimbi e negli ultimi cinque anni (dall’arrivo della malattia) sono riusciti con l’aiuto della fede a condurre una vita felice. Anche alcune famiglie al completo si sono unite al pellegrinaggio. Sabina e Corrado, volontario Unitalsi, hanno portato con loro i figli Ilaria, 10 anni, Paolo, 9, ed Elia, 6 anni. “Non volevo fare il pellegrino e basta, ma vivere un’esperienza a stretto contatto con i malati”, spiega Corrado. “I bambini lo hanno seguito nelle processioni con i malati - racconta mamma Sabina - e la vista di tanti sofferenti non li ha turbati. Non ci aspettavamo di riuscire a seguire tutto il programma proposto dalla diocesi, ma poi abbiamo vissuto giornate piene e in serenità, ritagliando anche un po’ di tempo per le uscite nei luoghi dove visse la giovane Bernadette”. Anche il dottor Fausto Aguzzoni, assessore ai Servizi sociali e vicesindaco di Cesena è stato, insieme alla moglie Rita, tra i pellegrini a Lourdes: “Proprio per come è stato proposto il pellegrinaggio, con momenti forti vissuti gradualmente e come comunità, siamo stati come accompagnati a incontrare Cristo, figlio di Dio, tramite sua madre Maria. È Lui il centro di tutto. E questo meraviglioso incontro, ogni giorno sempre nuovo, non può che essere condiviso con i fratelli malati. Con una disponibilità e condivisione che ridimensiona i progetti e i pensieri della vita di ogni giorno, a casa”. “Come medico - ha concluso il dottor Aguzzoni - è stato poi per me motivo di grande ricchezza conoscere un tipo di professionalità, quello dei tanti medici volontari Unitalsi, che vivono in modo concreto il rapporto con i malati traendo forza e sensibilità dalla fede. Giornate così intense a stretto contatto con la malattia di sicuro aiutano a rimettersi in gioco, come medico, una volta di più, e a capire sempre più che in ogni malato prima di tutto e sopra tutto c’è una persona”.(Claudia Coppari)

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