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| SOTTOSEZIONE DI RAVENNA

 

via Port'Aurea 8
48100 Ravenna
T. e F. 054438170

COMPOSIZIONE RUOLO DIOCESANO 2006/2010:

PIETRO PASINI presidente
Don JOACHIM TCHINGELESI assistente spirituale
SAULA DONATINI vicepresidente
GUIDO MISEROCCHI segretario
GABRIELE IUZZOLINO tesoriere
LINA ERRANI, GIANNA MIGLIARI, ANGELA PARLATO consiglieri

GABRIELLA DE CARLO consigliere aggiunto



















PELLEGRINAGGI/MANIFESTAZIONI regionali e nazionali 2010

ATTIVITA' DI SOTTOSEZIONE 2009-2010
SETTIMANA UNITALSIANA
CI HANNO PRECEDUTO
TRENO DELLA GRAZIA 2009
TESTIMONIANZE LOURDIAN E 2009


ATTIVITA’ DI SOTTOSEZIONE 2010

ottobre

 

31

Assemblea annuale soci, seguirà un rinfresco. ore 14,30/17,30

Novembre

 

15

Castagnata con bambini del TdG - Parrocchi di San Biagio ore 14,30

Dicembre

 

5

 Ritiro spirituale di avvento e Giornata adesione unitalsiana con momento formativo e S,Messa - in sede ore 14,30/18,30 - Cena ore 19,30 (Prenotare) 

Febbraio

 

8

Santa Messa in Duomo, di tutte le Associazioni di volontariato - ore 18,00

11

 Festa Madonna di Lourdes con giornata mondiale del Malato: ore 15,30 S,Messa in Duomo, seguirà rinfresco presso L'Opera di S.Teresa. In Duomo alle 20,30 concerto di musica classica

20

Presentazione del Libro -Come un volo di farfalla- da parte di Rita Coruzzi- parteciperà in nostro Vescovo e la principessa Borghese - Ore 17,00, sala ex cinema Corso in via Roma

Marzo  
12 Ritiro spirituale di quaresima, in sede - ore 14,30/17,30
13-14 Giornata Nazionale Unitalsi, con offerta piantine ulivo
Aprile  
11 Arrivo Statua Madonna Greca in canale Candiano - ore 15,30 Processione e S.Messa in S.Maria in Porto
18 Chiusura festa Madonna Greca - S.Messa e pranzo al Santuario S.Maria in Porto - ore 10,00/17,00
Giugno  
3 Corpus Domini: S.Messa e Processione da S.Francesco alla Cattedrale - ore 20,45
17-20 Treno della Grazia a Loreto
Agosto  
25-31 Pellegrinaggio Diocesano a Lourdes in treno ed in aereo

 

 

 

SETTIMANA UNITALSIANA

Super lavoro questa settimana per la sottosezione ravennate dell’Unitalsi.

Come avevamo anticipato sullo scorso numero diversi, importanti appuntamenti attendevano i volontari ravennati.

Il clou è stato rappresentato dalla festa della Madonna di Lourdes, giovedì 11 febbraio, 18^ giornata mondiale del malato. La messa in Cattedrale, celebrata da Sua Eccellenza mons. Verucchi, ha visto la partecipazione, nonostante le pessime condizioni meteorologiche, di un gran numero di malati e di diversamente abili. A far loro da angeli custodi tante dame e barellieri dell’Unitalsi; presenti, anche se non in massa, diverse altre realtà locali impegnate nel campo dell’assistenza e dell’accoglienza nei confronti dei nostri fratelli meno fortunati.

Il nostro compito, ci ha ricordato mons. Verucchi, è quello di assistere il malato non soltanto sotto l’aspetto materiale e fisico,bensì anche dal punto di vista psicologico e spirituale. Non è un caso, peraltro, che proprio di recente lo statuto dell’unitalsi sia stato aggiornato anche per enfatizzare maggiormente l’aspetto dell’evangelizzazione e dell’apostolato.

Assai calzante, come sottolineato dal vescovo, la lettura del giorno. Maria, la Piena di Grazia, portò ad Elisabetta, ormai anziana, non semplicemente il proprio soccorso materiale, ma, anche e soprattutto, quello spirituale.

Pur non portandolo, come la Vergine, in grembo, anche noi, se lo abbiamo nel nostro cuore, possiamo portare Gesù al nostro prossimo.

Al termine della messa, presso l’Opera di Santa Teresa, un rinfresco ben organizzato e gestito ha ulteriormente cementato i rapporti tra malati ed operatori assistenziali.

E passiamo alla serata di sabato, cui aveva accennato anche mons. Verucchi nella messa della quale ho appena riferito.

Grazie anche al notevole impegno profuso dall’Associazione di Promozione Sociale “La barca” attraverso il suo progetto “Il cuore oltre l’ostacolo”, anche quest’anno si è potuto tenere l’ormai consueto concerto di solidarietà.

Nel corso di tale evento, significativamente intitolato “L’altra parte del cielo”, abbiamo potuto ammirare oltre all’orchestra dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “Giuseppe Verdi”, anche il coro lirico “Calamosca-Mariani”.

La bravura degli artisti impegnati avrebbe meritato, a mio parere, una maggiore partecipazione di pubblico. Ad ogni modo credo che gli spettatori intervenuti, che non hanno mancato di dimostrare la loro generosità, siano usciti più che soddisfatti.

La settimana dedicata al malato si è conclusa presso la Parrocchia di S. Giuseppe Operaio. In occasione della messa delle ore 11, alla quale hanno preso parte moltissimi fedeli, le persone che lo desideravano hanno potuto ricevere il sacramento dell’unzione degli infermi. In chiusura la dottoressa Emanuela Grazzini, ideatrice del progetto “Il cuore oltre l’ostacolo”, oltre che sorella presso l’Unitalsi, ha illustrato ai presenti il carisma unitalsiano e le più importanti iniziative che tale ente ha in cantiere per il 2010.

Prossimo appuntamento sabato prossimo, all’ex cinema Corso, dove alle 17 verrà presentato il libro di Rita Coruzzi “Come un volo di farfalla”.

Sirio Stampa

 

 

 

 

Alfredo Maltoni

E’ tornato al Padre giovedì 24 Dicembre. Ha speso l’intera sua vita al servizio degli altri, come volontario per la Caritas, l’Opera di Santa Teresa, l’Unitalsi ed il movimento Scout. Ha lavorato presso la fabbrica Anic sino al momento del pensionamento, prodigandosi per i dipendenti malati, assistendoli nei tanti suoi pellegrinaggi a Lourdes e Loreto come barelliere.

Ciao Alfredo, ti ringraziamo per tutto l’amore e l’amicizia che ci hai donato. Ti ringraziamo per tutto il bene che hai seminato attorno a te, attraverso la tua ininterrotta premura e carità per i tantissimi fratelli malati e disabili, che hanno invocato il tuo aiuto. Ti ringraziano gli amici ospiti dell’Opera di Santa Teresa, che in te hanno avuto un fratello sempre disponibile ed un lavoratore attivo per le necessità dell’Opera medesima. Ti ringraziano quanti in te hanno avuto, compagno di viaggio ed assistente, nei tantissimi pellegrinaggi in cui profondevi tutto il tuo amore e la tua fede. Ti ringrazia l’Unitalsi di Ravenna quale suo membro sempre pronto ed attivo nell’esercizio della sua perenne verso gli ammalati.

Ciao Alfredo, ci manchi tanto, prega per noi ora che sei presso il Padre in cielo.

I tuoi amici di sempre

 

Adriana Foschi

Una ravennate iscritta all’Unitalsi e al Centro Volontari della Sofferenza, scomparsa recentemente. Esiste una grande differenza tra una persona  normale e una persona speciale, Adriana è stata per noi un’amica e una persona veramente speciale. Iscritta all’Unitalsi e al Centro Volontari della Sofferenza, credeva fortemente in quello che faceva e testimoniava, e  amava la vita con l’entusiasmo e la semplicità dei piccoli del Vangelo, nonostante la sua ben visibile diversabilità. Ci siamo conosciute per caso ad una uscita parrocchiale e da lì a poco nacque fra di noi un legame profondo. Adriana divenne l’amica del cuore che non avevamo mai avuto; quante volte parlando al telefono ci siamo date la forza di continuare per andare avanti e non mollare, e spesso abbiamo trasformato il nostro dolore in risate sincere, ci  siamo aiutate a vicenda, dove non arrivavamo noi c’era lei e viceversa, tanto che ci chiamavano le tre gemelle. Partecipava annualmente ai pellegrinaggi a Lourdes e a Loreto e agli Esercizi Spirituali per ammalati a Re, che erano per lei momenti irrinunciabili per la sua vita spirituale e per incontrare la Mamma Celeste che lei amava e pregava ogni giorno con la corona del Rosario che teneva sempre nelle mani. Ha seguito e diffuso la spiritualità della valorizzazione della sofferenza, dando una consapevole testimonianza a tale insegnamento fino all’ultimo istante della sua vita, che si è conclusa domenica 24 gennaio, dopo una lunga sofferenza che ancora una volta ha saputo vivere con esemplare coraggio e pazienza. Grazie Adriana, da tutti coloro che ti hanno conosciuta, in particolare dalle tue amiche Sara e Sabina.

Le Associazioni Unitalsi e Centro Volontari della Sofferenza ringraziano sentitamente i familiari per le offerte ricevute.

Sara e Sabina

 

 

 

 

 

TRENO DELLA GRAZIA 2009

Eccoci di nuovo a Loreto!

In tantissimi affolliamo la piazza che con un grande abbraccio ci ospita e ci dà la possibilità di ritrovarci, o di conoscerci e soprattutto di vedere i volti sorridenti dei nostri bambini che si  incontrano e subito diventano amici.

Anche per noi adulti accade la stessa cosa, ogni anno   per rinsaldare la nostra fede e trovare nuova forza ecco due bellissime occasioni di incontro:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

19 giugno

I genitori incontrano il Vescovo di Loreto Monsignor Giovanni Tonucci

In modo molto amichevole ci racconta di essere Vescovo a Loreto solo da un anno e mezzo. Precedentemente era stato nominato a Stoccolma e ancora prima in Kenia.

Ci spiega di essere originario di Fano e  di sentirsi molto legato all’ Unitalsi perché suo padre, di professione infermiere, tutti gli anni svolgeva la sua attività di barelliere a Loreto.

Monsignor Tonucci si sofferma a spiegarci come il Santuario di Loreto non si possa considerare un luogo devozionale ma teologico. Infatti, non ci sono mai state apparizioni come a Lourdes o a Fatima.

La Santa Casa, quelle tre pareti che si reggono senza fondamenta, sono una reliquia alle quali non si può non credere.

La prima volta che si ha l’occasione di entrare nella Santa Casa si è portati ad osservare come è fatta: la finestra, la trave, le pietre su cui sono incisi i vari simboli paleocristiani in greco ed aramaico.

 

La seconda volta si va per pregare guardando l’immagine della Madonna sull’altare.

La terza volta si entra per ascoltare la testimonianza che quelle pietre ci portano: la testimonianza di un annuncio, l’incarnazione di un Dio che ha scelto di entrare nella storia umana camminando negli stessi piedi del popolo.

Dio aspetta anche il nostro sì

Dobbiamo però ricordarci di non chiedere sempre, è importante anche fermarci ad ascoltarLo.

Non basta la presenza alla Messa o la recita di preghiere quando siamo in difficoltà. Il Vescovo ci ricorda che la nostra fede deve essere come una gelatina che avvolge tutto il nostro essere e ci spinge ad adeguarci ai Comandamenti sentendoli come desideri del Signore, non come leggi aride ma desideri che toccano il cuore di Dio e di ognuno di noi.

 

20 giugno

Incontriamo la dottoressa Emanuela Grazzini, psicologa clinica, socia dell’assoc. Scienza e Vita, dirige il Progetto “Il cuore oltre l’ostacolo“ e si occupa di sostegno familiare.

Il titolo dell’incontro è “Guarda bene e dimmi cosa vedi: la vita oltre le apparenze del limite umano“.

Emanuela utilizzando immagini e testimonianze scritte di vari personaggi di ieri e di oggi  ci ha introdotti in un argomento assai delicato per tutti noi: qual è il vero senso della vita? Cosa si intende quando si parla di qualità della vita?

La medicina oggi tende a voler misurare ogni cosa per trovare dati e dare così risposte. Ci sono però elementi che non sono misurabili come ad esempio l’intensità di un sorriso o di uno sguardo.

Si vorrebbe dare valore solo a ciò che produce buone prestazioni, quanto siamo bravi e forti a prescindere da chi siamo come persone.

Ma le persone sono molto di più del loro stato di salute. Non è vero che quando c’è la salute c’è tutto. Meglio dire : “Quando c’è la salvezza c’è tutto!"

Il termine COMPRENDERE implica un “prendere dentro”, un abbraccio che porta dentro di noi il significato ed il valore della persona che ci viene incontro. Pensiamo alla scena dell’abbraccio al figlio prodigo dipinta da Rembrandt

Anche lo sguardo rappresenta un incontro con qualcuno che contraccambia il mio sguardo, con il quale io instauro una relazione. Tutto ciò dà valore alla vita al di là della malattia.

Occorre poi ricordare che si può incontrare la malattia e la disabilità in qualsiasi momento della nostra vita. A tal proposito sono preziose le parole testimoniate dal dottor Melazzini affetto da SLA: “ Non esistono malattie inguaribili, di inguaribile c’è solo la mia voglia di vivere”.

La testimonianza di Pierre Mertens ha toccato in modo particolare tutti noi. Nel suo libro racconta come le parole dei medici possano diventare armi micidiali, capaci di togliere speranza, distruggere l’amore verso un proprio caro. I loro tecnicismi non considerano come sia  fondamentale mantenere e rinforzare l’ amore per affrontare momenti particolarmente difficili.

Non è l’aborto la risposta più efficace per una mamma che scopre di portare in grembo un bambino in difficoltà. Non sono i tubi o le apparecchiature che tolgono senso alla vita.

I medici dovrebbero aiutare le famiglie ad esempio ad incontrarsi con chi condivide la stessa paura per aiutarsi fra loro.

Ciò che spesso inganna è la nostra percezione: i nostri occhi tendono a cogliere le differenze, ciò che non va. Dobbiamo allora sforzarci di andare oltre i nostri occhi ed ascoltare l’altro, rivolgere lo sguardo non su di lui ma dove lui lo rivolge per poterlo così veramente conoscere.

Questo intervento ha toccato le corde più profonde del nostro cuore, l’emozione data dalle foto, dalle scritte e dalle parole mi ha tolto il respiro. Personalmente ho rivissuto momenti duri nei quali sembrava mancassero le speranze e ci fossero solo colpe. Sono poi seguiti due interventi durante i quali ho capito di non essere la sola a provare queste emozioni.

La mamma di Mauro ha ricordato la durezza del linguaggio dei medici in ospedale ai quali però lei ha saputo rispondere con grande fiducia grazie alla sua fede.

Le parole di Mauro ci ricordano che i nostri ragazzi non sono oggetti: “Le persone non sanno che dentro la paralisi c’è Mauro?

La mamma di Christian ci racconta della fatica ad accettare suo figlio, ora però sente di essere felice perché vivere con lui significa imparare molte cose al punto che dice “prima non capivamo niente”.

Come ciliegina sulla torta nel pomeriggio abbiamo avuto anche la possibilità di conoscere più approfonditamente la parte artistica della Basilica grazie al sig. Perticarini che avevamo già avuto la possibilità di apprezzare l’anno scorso quando ci ha guidato alla visita del Museo del Palazzo Apostolico. Ci ha condotti in un altro bellissimo viaggio nel tempo.

Lo ringraziamo di cuore per la sua disponibilità.

 

Come ci dispiace che sia già finito!

Quattro giorni passano in fretta soprattutto quando sono così densi di attività.

Gli ingredienti c’erano tutti: gioia, sorrisi, energia ed anche quel po’ di sole sufficiente per consentirci di trascorrere una bellissima giornata al mare.

Per molti è stato il primo bagno della stagione, Tanti i giochi organizzati da quello stupendo staff di animatori, anche se lo spazio in spiaggia era esiguo.

Deliziose le Sorelle che ci hanno organizzato il pranzo presso la sede dei Salesiani, abbiamo avuto persino le brioches fresche di giornata.

Tutto è filato a meraviglia grazie agli organizzatori che ci hanno trasportato tutti 700 fino a Porto Recanati, carrozzine comprese!

Che dire poi del Vescovo, Monsignor Giovanni Tonucci, ci ha accolto ed ospitato con grandissimo calore ed ha parlato ai ragazzi con un linguaggio a loro molto vicino.

Monsignor Tonucci ha dedicato una mattinata anche a noi genitori raccontandoci qualcosa di sé e parlandoci della Santa Casa e del Mistero che la pervade, di come a Loreto è iniziato e si è divulgato il culto mariano in tutto il mondo.

Sempre per noi genitori c’è stato un altro momento di incontro molto emozionante per l’argomento trattato dalla dottoressa Emanuela Grazzini che dirige il Progetto “Il cuore oltre l’ostacolo”. Questo il titolo dell’incontro  Guarda bene e dimmi cosa vedi: la vita oltre le apparenze del limite umano“.

Abbiamo anche avuto l’occasione di ritrovare il sig. Perticarini che mentre l’anno scorso ci ha accompagnato nella visita del Museo del Palazzo Apostolico, quest’anno ci ha spiegato i tesori artistici contenuti nella Basilica.

Una parte fondamentale è rappresentata dai personaggi della storia intitolata “A tutta pinna!” il pesciolino bullo Oscar e lo squalo vegetariano Lenny. Che attori!! I bambini come al solito hanno partecipato in modo molto vivace.

Dopo il lancio dei palloncini e di quintali di coriandoli, gli ultimi canti e balli, molti abbracci e un caloroso arrivederci al prossimo anno.

Stefano e Daniela Siboni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TESTIMONIANZE LOURDIANE

 

 

 

ARTICOLO RISVEGLIO

L’Unitalsi Ravenna dal 29 aprile al 5 maggio ha affrontato il primo pellegrinaggio dell’anno a Lourdes. Un pellegrinaggio il cui bilancio non può che essere positivo, viste le numerose testimonianza di dame, barellieri, volontari e pellegrini che ci sono giunti e che non lasciano dubbi sulla straordinaria esperienza del trasporto malati a Lourdes. Noi del gruppo di Ravenna abbiamo socializzato e allargato le nostre conoscenze; ci siamo rafforzati nella fede e nel valore dell’esser-ci, cioè dell’essere presenti di fronte al bisogno spirituale delle persone che vivono uno stato di sofferenza. Ci auguriamo, attraverso queste testimonianze di riuscire a bussare alla porta di tanti cuori che in solitudine cercano conforto, o più semplicemente ai cuori di quelle persone che hanno voglia di offrire un poco del loro tempo a favore di chi è meno fortunato, ma tanto tanto ricco di valore umano: il malato, il disabile adulto, il disabile bambino, l’anziano, e più in generale tutti coloro che vengono chiamati a raccolta davanti a  “Mamma Lourdes”. Cogliamo infine l’occasione per ringraziare tutti i partecipanti al nostro pellegrinaggio poiché con la loro partecipazione e con la loro solidarietà hanno contribuito a mantener viva l’esperienza ravennate del pellegrinaggio a Lourdes, con l’Unitalsi.

 

LA MIA BELLISSIMA ESPERIENZA A LOURDES

di  chiara beatrice

Inizio con il dire che questo pellegrinaggio a Lourdes è stata una bellissima esperienza che credo non dimenticherò mai. Quando mia mamma mi aveva proposto di andare a Lourdes ero sì felice ma pensavo più ai giorni di scuola che avrei perso che al fatto che sarebbe stato così bello.

Poi invece,man mano che si avvicinava il giorno della partenza mi sentivo sempre più felice e non vedevo l’ora che quel giorno arrivasse.

Il viaggio,che ha ricoperto due giorni del pellegrinaggio, mi è piaciuto molto perché gia in esso si vive l’atmosfera di Lourdes nel pregare, nell’aiutare a preparare i pasti ,nell’aiutare i malati.

Il primo giorno dopo essere arrivata a Lourdes sono andata alla grotta con mia mamma e per andarci siamo passate da una strada tutta alberghi e negozi, una strada rumorosa che non fa per niente immaginare la pace che sprigiona la grotta.

La prima volta che ci sono andata non ci sono stata molto e l’ho vista in fretta perché pioveva, poi invece qualche giorno dopo ,quando c’era il sole, ci sono tornata ed ho provato una gioia immensa.

C’era un silenzio,una pace,un’atmosfera di intensa preghiera che mi ha colpito molto.

Da quel giorno ho sentito sempre più forte una specie di richiamo ad andare alla grotta.

Poi però non ci sono potuta andare molte volte perché ero impegnata al salus, ma era come se avessi la grotta nel cuore.

“Lavorare” al salus è stata un’altra cosa che mi ha colpito molto perché ho capito che non serviva fare grandi cose ,come pensavo, ma bastava fare due chiacchiere con i malati, fargli un sorriso, ascoltarli. C’erano poi anche altre cose più “difficili” come fare i letti, lavare gli ammalati , ecc.. ma erano tutti gesti fatti per amore e anche se si sentiva la stanchezza fisica ci si sentiva molto gratificati. Dai malati infatti c’è sempre molto da imparare: loro sono coraggiosi portatori di una pesante croce quotidiana. Nonostante ciò non si sono persi d’animo ma hanno capito che la vita è un dono e anche se non è uguale a quella di tutti gli altri va amata.

Questo pellegrinaggio mi ha reso più forte nella fede, più disponibile ad aiutare gli altri,in cui c’è Gesù, e più serena nell’affrontare le difficoltà della vita e nell’offrirle al Signore.

Spero di poter rifare presto un pellegrinaggio a Lourdes, un’esperienza unica che ti cambia la vita.

LA MIA PICCOLA TESTIMONIANZA

Di Pilar (Pily)

Non ci sono parole per ringraziare il Signore per questa Grazia chiamata pellegrinaggio di Lourdes è venuta proprio nel momento giusto in cui avevo molto bisogno della Mamma Celestiale del suo Amore, del suo conforto e delle sue coccole sono partita a Lourdes col cuore afflitto e impaurito e con lo spirito debole e senza forza, non riuscivo ad affrontare con coraggio i problemi di salute di mia mamma ero terrorizzata al sapere che posso perdere mia mamma come già avevo perso mio babbo. Sono tornata con lo spirito e il cuore pieno fiducia, di pace, di speranza, di forza, di gioia e con tanti amici! E sono sicura che tutto andrà bene. Faccio un ringraziamento molto speciale a tutti i volontari dell'Unitalsi che il Signore Vi dia il coraggio di continuare ad essere testimoni con opere, di amore e carità, e Vi benedica per sempre. Con gratitudine e affetto.

IL MIO SERVIZIO A LOURDES

Di  Emanuela

Il mio servizio a Lourdes come “dama” è iniziato, come per tutte le dame e i barellieri, durante il viaggio in treno. Quest’anno la mia esperienza si è concentrata maggiormente nel servizio “barellato”, cioè il servizio di assistenza per i malati in viaggio, alloggiati in una carrozza attrezzata con cuccette speciali e presenza continua del medico e dell’infermiera. Il barellato rappresenta l’essenza del “viaggio” verso Lourdes ed è riconoscibile proprio attraverso gli occhi e le gesta del malato. Nel suo sguardo, nel suo sorriso, nelle sue mani, nei suoi sospiri, è racchiuso tutto il Mistero che lo ha portato a fare quel viaggio. La speranza, l’attesa, la curiosità, la sfida, l’abbandono all’abbraccio Materno della Immacolata, si leggevano fra i tormenti dolorosi della malattia. Il malato, ovvero Claudio, Giovanna, Luisa, Dina, Simonetta, ecc… si sentivano protetti da “custodi” che erano lì per accompagnarli fianco a fianco in quel viaggio. In tutti noi  dame e barellieri, si poteva leggere una dedizione assoluta verso il malato, come se fossimo chiamati ad un servizio proveniente da una volontà superiore, una volontà che trascendeva il nostro limite. La stanchezza e a volte il dolore fisico che ne derivava, era ben poca cosa rispetto a quei sorrisi, e a quelle braccia che si allargavano nel tentativo di prenderti, oppure a quegli occhi che diventavano radiosi solo perché eri lì. A volte accadono anche cose impensabili. Lavorando in un Centro di Accoglienza, proposi l’idea di Lourdes ad un nostro ospite: Antonio. Antonio fu felicissimo di affrontare questo viaggio soprattutto dopo aver trascorso un anno non facile, in cui a volte le notizie mediche non erano delle migliori. L’umore di Antonio ne aveva risentito, non socializzava più con nessuno. Antonio ha una patologia che gli impedisce di parlare, comunica indicando le lettere dell’alfabeto stampate su un foglio. Tuttavia durante il viaggio in treno e poi a Lourdes, quel foglio gli è servito poco: le persone che lo seguivano, capivano tutto, con grande soddisfazione di Antonio. Ennesima prova del fatto che a volte ci vuole altro dalle parole per capire le persone. Così è successo che Antonio si è fatto degli amici, anche senza l’uso del suo foglio di lettere. Attraverso la  relazione con loro, cioè con persone speciali, accade che si riceve qualcosa di straordinario, oserei dire di soprannaturale che ti fa dimenticare il tuo limite: quasi ti annulli nel fisico e nelle paure egoistiche.

Qualcosa dentro ti muove oltre l’ostacolo dell’ego. Attraverso il malato si apre la sfida più dura e allo stesso tempo affascinante con te stesso; non si può fare altro che lasciarsi andare a quella forza superiore che guida le tue energie e i tuoi pensieri. Sei sempre tu ma non sei più tu, qualcosa ti prende, ti travolge, ti mette “a servizio” vivendo una situazione che riconosci lontana dal significato etimologico della parola “servizio”, una condizione che definirei privilegiata.

Durante il viaggio di ritorno, le cose erano diverse nel barellato. Esso appariva più calmo, silenzioso. Avvicinandomi ai malati li vedo sereni, sorridenti, ma silenziosi. Alcuni mi cercano con discrezione, ruotavano la testa verso di me per sorridermi, oppure per abbracciarmi in modo insolito, non con le braccia, ma con gli occhi e con il cuore. La loro bellezza, la loro anima, ringraziava. E noi poveri esseri limitati non potevamo fare altro che farci scendere lacrime di commozione sperando che dentro di noi, questa esperienza non finisca mai.

Impressioni di un barelliere alla sua prima esperienza.

DI SIRIO

Tra i tanti pregi di Lourdes c’è anche quello di riempire di significato ciò che, spesso, suona banale.

Ho sempre provato ammirazione mista ad invidia nei confronti di coloro che si mettono al servizio dei pellegrini malati.

Ammirazione per lo spirito di solidarietà dimostrato. Ma anche invidia, per come riescono a dedicare agli altri il loro tempo libero, bene oggigiorno sempre più raro e prezioso.

Se fosse dipeso da me, con ogni probabilità, pur desiderando da tempo fare qualcosa di più, anche in questa mia quarta visita alla cittadina ai piedi dei Pirenei non sarei andato oltre l’egoistica concentrazione su me stesso e sulla mia famiglia.

Ma avevo fatto i conti senza la Santa Vergine la quale, da quel lontano 1985 nel quale mi recai a Lourdes per il pellegrinaggio militare internazionale, mi ha ritenuto degno delle sue materne attenzioni e, non esito a dirlo, in più occasioni mi ha dimostrato la Sua benevolenza.

La Sua pedagogia, evidentemente, prevede per me periodiche visite ai luoghi di Bernadette.

Quest’anno Maria ha instillato sia in me che in mia moglie Silvia, l’impulso quasi irresistibile a dedicare una settimana di ferie al servizio dei malati.

E così, presentata domanda di iscrizione all’UNITALSI, abbiamo potuto soddisfare tale imperativo interiore: accompagnati dal piccolo Giovanni siamo saliti sul treno dei malati e, dopo un viaggio di quasi ventiquattr’ore, siamo giunti a destinazione.

Dicevo più sopra, che, lungo il Gave, molte frasi fatte riacquistano il loro reale significato.

E’ proprio vero, ad esempio, che a Lourdes il nostro “poco” può significare “molto” per gli altri.

Personalmente non ho fatto altro che perdere alcune ore di sonno, spostare qualche decina di valigie e passeggiare spingendo carrozzelle. Niente di eroico, insomma.

Eppure (l’ho toccato con mano!) questo mio modestissimo impegno ha suscitato gioia e gratitudine nelle varie Angela, Iside, Albertina, Alice…da me scarrozzate a destra e a manca, tra messe, processioni, visite alla grotta…

Mi imbarazzava molto, lo confesso, il ricevere tante attestazioni di gratitudine ed affetto. Quasi avrei voluto sfuggire a tutti quei ringraziamenti. Avrei preferito che la cosa passasse inosservata. Sarebbe stata sufficiente la consapevolezza di aver portato a termine l’incombenza assegnatami.

In effetti se penso alla sproporzione tra il poco che ho fatto e la gioia che con questo poco ho contribuito a suscitare, mi stupisco che così poca gente aderisca ad associazioni come l’Unitalsi.

E’ ovvio, sto parlando con il senno di poi. Fino a quando non l’ho sperimentato sulla mia pelle, non potevo realmente sapere come stessero le cose. Del resto a me sono occorsi decenni prima di decidermi a fare qualcosa di tangibile per il mio prossimo.

Credo e spero, però, che la Madre del nostro Signore non si accontenti di avermi fatto compiere questo primo piccolo passo, e che mi chieda e mi aiuti a fare ben di più.

 

APPENA TORNATI A CASA

Di Felipa e Roberto

Siamo appena tornati da Lourdes (martedi scorso) col pellegrinaggio dell’Unitalsi. Il viaggio si è protratto oltre il previsto ed  è quindi stato lungo e faticoso, ma il mat-tino successivo ci sentivamo in forma e riposati, e i nostri pensieri erano ancora pervasi dall’esperienza appena vissuta. Si, eravamo “qui” a Ravenna, ma  il nostro sguardo interiore era ancora rivolto a Lourdes come se fosse  dilatato sino a quel luogo in cui non eravamo più fisicamente presenti. Tutti gli episodi che avevamo vissuto, gli amici  che ci eravamo fatti, in poco meno di una settimana, continuavano a passarci davanti agli occhi e a riempire i nostri pensieri, come succede quando si vive un’esperienza molto intensa. Da quest’anno per me e dall’ anno scorso per Felipa, dopo anni di  visite come pellegrini, è maturato il momento di mettersi al servizio dei nostri ammalati e dare un aiuto come “barellieri” e “dame”. E in questo modo siamo entrati nel cuore dell’attività che si svolge a Lourdes. L’impegno è diventato stringente e c’è stato meno o pochissimo tempo per divagazioni e passeggiate; siamo riusciti a partecipare ugualmente a celebrazioni emozionanti ed intense come la processione del Santissimo, La Messa Internazionale (con la Chiesa di Pio X affollata sino all’inverosimile), La messa alla Grotta (sotto una pioggia intensa e scrosciante che non ha fatto desistere nessuno dal partecipare), La Via Crucis. E la dimensione in cui ci siamo inseriti è diventata più vasta e globale perché ci siamo trovati a partecipare con  i nostri amici “ammalati  e non”: Antonio, Pilar, Marietta, Patrizia, Silvano, Rossana, Laura, Domenica, Emanuela, Gabriele, Vittorio, Silvia, Sirio, il piccolo Giovanni e altri e lo sforzo di fare e l’amore che si dava e si riceveva era talmente forte che ci ha permesso di recuperare in fretta stanchezza e fatica e andare oltre le critiche e le obiezioni che il lavorare assieme a volte producono: Fra i tanti Miracoli di Lourdes e della Madonna forse anche questo è un piccolo miracolo  a cui abbiamo assistito e che speriamo si ripeta anche nei prossimi anni.

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