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| SOTTOSEZIONE DI RAVENNA
via Port'Aurea 8 |
COMPOSIZIONE RUOLO DIOCESANO
2006/2010:
PIETRO PASINI
presidente GABRIELLA DE CARLO consigliere aggiunto |
ATTIVITA’ DI SOTTOSEZIONE 2010
|
ottobre |
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31 |
Assemblea annuale soci, seguirà un rinfresco. ore 14,30/17,30 |
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Novembre |
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15 |
Castagnata con bambini del TdG - Parrocchi di San Biagio ore 14,30 |
|
Dicembre |
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Febbraio |
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8 |
Santa Messa in Duomo, di tutte le Associazioni di volontariato - ore 18,00 |
|
11 |
|
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20 |
Presentazione del Libro -Come un volo di farfalla- da parte di Rita Coruzzi- parteciperà in nostro Vescovo e la principessa Borghese - Ore 17,00, sala ex cinema Corso in via Roma |
| Marzo | |
| 12 | Ritiro spirituale di quaresima, in sede - ore 14,30/17,30 |
| 13-14 | Giornata Nazionale Unitalsi, con offerta piantine ulivo |
| Aprile | |
| 11 | Arrivo Statua Madonna Greca in canale Candiano - ore 15,30 Processione e S.Messa in S.Maria in Porto |
| 18 | Chiusura festa Madonna Greca - S.Messa e pranzo al Santuario S.Maria in Porto - ore 10,00/17,00 |
| Giugno | |
| 3 | Corpus Domini: S.Messa e Processione da S.Francesco alla Cattedrale - ore 20,45 |
| 17-20 | Treno della Grazia a Loreto |
| Agosto | |
| 25-31 | Pellegrinaggio Diocesano a Lourdes in treno ed in aereo |
SETTIMANA UNITALSIANA
Super lavoro questa settimana per la sottosezione
ravennate dell’Unitalsi.
Come avevamo anticipato sullo scorso numero diversi,
importanti appuntamenti attendevano i volontari ravennati.
Il clou è stato rappresentato dalla festa della Madonna di
Lourdes, giovedì 11 febbraio, 18^ giornata mondiale del malato. La messa in
Cattedrale, celebrata da Sua Eccellenza mons. Verucchi, ha visto la
partecipazione, nonostante le pessime condizioni meteorologiche, di un gran
numero di malati e di diversamente abili. A far loro da angeli custodi tante
dame e barellieri dell’Unitalsi; presenti, anche se non in massa, diverse altre
realtà locali impegnate nel campo dell’assistenza e dell’accoglienza nei
confronti dei nostri fratelli meno fortunati.
Il nostro compito, ci ha ricordato mons. Verucchi, è
quello di assistere il malato non soltanto sotto l’aspetto materiale e
fisico,bensì anche dal punto di vista psicologico e spirituale. Non è un caso,
peraltro, che proprio di recente lo statuto dell’unitalsi sia stato aggiornato
anche per enfatizzare maggiormente l’aspetto dell’evangelizzazione e
dell’apostolato.
Assai calzante, come sottolineato dal vescovo, la lettura
del giorno. Maria,
Pur non portandolo, come
Al termine della messa, presso l’Opera di Santa Teresa, un
rinfresco ben organizzato e gestito ha ulteriormente cementato i rapporti tra
malati ed operatori assistenziali.
E passiamo alla serata di sabato, cui aveva accennato
anche mons. Verucchi nella messa della quale ho appena riferito.
Grazie anche al notevole impegno profuso dall’Associazione
di Promozione Sociale “La barca” attraverso il suo progetto “Il cuore oltre
l’ostacolo”, anche quest’anno si è potuto tenere l’ormai consueto concerto di
solidarietà.
Nel corso di tale evento, significativamente intitolato
“L’altra parte del cielo”, abbiamo potuto ammirare oltre all’orchestra
dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “Giuseppe Verdi”, anche il coro lirico
“Calamosca-Mariani”.
La bravura degli artisti impegnati avrebbe meritato, a mio
parere, una maggiore partecipazione di pubblico. Ad ogni modo credo che gli
spettatori intervenuti, che non hanno mancato di dimostrare la loro generosità,
siano usciti più che soddisfatti.
La settimana dedicata al malato si è conclusa presso
Prossimo appuntamento sabato prossimo, all’ex cinema
Corso, dove alle 17 verrà presentato il libro di Rita Coruzzi “Come un volo di
farfalla”.
Sirio Stampa
Alfredo Maltoni

E’ tornato
al Padre giovedì 24 Dicembre.
Ciao
Alfredo, ti ringraziamo per tutto l’amore e l’amicizia che ci hai donato. Ti
ringraziamo per tutto il bene che hai seminato attorno a te, attraverso la tua
ininterrotta premura e carità per i tantissimi fratelli malati e disabili, che
hanno invocato il tuo aiuto. Ti ringraziano gli amici ospiti dell’Opera di Santa
Teresa, che in te hanno avuto un fratello sempre disponibile ed un lavoratore
attivo per le necessità dell’Opera medesima. Ti ringraziano quanti in te hanno
avuto, compagno di viaggio ed assistente, nei tantissimi pellegrinaggi in cui
profondevi tutto il tuo amore e la tua fede. Ti ringrazia l’Unitalsi di Ravenna
quale suo membro sempre pronto ed attivo nell’esercizio della sua perenne verso
gli ammalati.
Ciao
Alfredo, ci manchi tanto, prega per noi ora che sei presso il Padre in cielo.
I tuoi amici di sempre
Adriana Foschi

Una ravennate iscritta all’Unitalsi e al Centro Volontari della Sofferenza,
scomparsa recentemente.
Le Associazioni
Unitalsi e Centro Volontari della Sofferenza ringraziano sentitamente i
familiari per le offerte ricevute.
Sara e Sabina
TRENO DELLA GRAZIA
2009
Eccoci di nuovo a
Loreto!
In tantissimi affolliamo
la piazza che con un grande abbraccio ci ospita e ci dà la possibilità di
ritrovarci, o di conoscerci e soprattutto di vedere i volti sorridenti dei
nostri bambini che si incontrano e
subito diventano amici.

Anche per noi adulti
accade la stessa cosa, ogni anno per
rinsaldare la nostra fede e trovare nuova forza ecco due bellissime occasioni di
incontro:
19 giugno
I genitori incontrano il
Vescovo di Loreto Monsignor Giovanni Tonucci
In modo molto amichevole
ci racconta di essere Vescovo a Loreto solo da un anno e mezzo. Precedentemente
era stato nominato a Stoccolma e ancora prima in Kenia.
Ci spiega di essere
originario di Fano e di sentirsi molto
legato all’ Unitalsi perché suo padre, di professione infermiere, tutti gli anni
svolgeva la sua attività di barelliere a Loreto.
Monsignor Tonucci si
sofferma a spiegarci come il Santuario di Loreto non si possa considerare un
luogo devozionale ma teologico. Infatti, non ci sono mai state apparizioni come
a Lourdes o a Fatima.
La prima volta che si ha
l’occasione di entrare nella Santa Casa si è portati ad osservare come è fatta:
la finestra, la trave, le pietre su cui sono incisi i vari simboli
paleocristiani in greco ed aramaico.
La seconda volta si va
per pregare guardando l’immagine della Madonna sull’altare.
La terza volta si entra
per ascoltare la testimonianza che quelle pietre ci portano: la testimonianza di
un annuncio, l’incarnazione di un Dio che ha scelto di entrare nella storia
umana camminando negli stessi piedi del popolo.
Dio aspetta anche il
nostro sì
Dobbiamo però ricordarci
di non chiedere sempre, è importante anche fermarci ad ascoltarLo.
Non basta la presenza
alla Messa o la recita di preghiere quando siamo in difficoltà. Il Vescovo ci
ricorda che la nostra fede deve essere come una gelatina che avvolge tutto il
nostro essere e ci spinge ad adeguarci ai Comandamenti sentendoli come desideri
del Signore, non come leggi aride ma desideri che toccano il cuore di Dio e di
ognuno di noi.
20 giugno
Incontriamo la
dottoressa Emanuela Grazzini, psicologa clinica, socia dell’assoc. Scienza e
Vita, dirige il Progetto “Il cuore oltre
l’ostacolo“ e si occupa di sostegno familiare.
Il titolo dell’incontro
è “Guarda bene e dimmi cosa vedi: la vita
oltre le apparenze del limite umano“.
Emanuela utilizzando
immagini e testimonianze scritte di vari personaggi di ieri e di oggi
ci ha introdotti in un argomento assai
delicato per tutti noi: qual è il vero senso della vita? Cosa si intende quando
si parla di qualità della vita?
La medicina oggi tende a
voler misurare ogni cosa per trovare dati e dare così risposte. Ci sono però
elementi che non sono misurabili come ad esempio l’intensità di un sorriso o di
uno sguardo.
Si vorrebbe dare valore
solo a ciò che produce buone prestazioni, quanto siamo bravi e forti a
prescindere da chi siamo come persone.
Ma le persone sono molto
di più del loro stato di salute. Non è vero che quando c’è la salute c’è tutto.
Meglio dire : “Quando
c’è la salvezza c’è tutto!"
Il termine COMPRENDERE
implica un “prendere dentro”, un abbraccio che porta dentro di noi il
significato ed il valore della persona che ci viene incontro. Pensiamo alla
scena dell’abbraccio al figlio prodigo dipinta da Rembrandt

Anche lo sguardo
rappresenta un incontro con qualcuno che contraccambia il mio sguardo, con il
quale io instauro una relazione. Tutto ciò dà valore alla vita al di là della
malattia.
Occorre poi ricordare
che si può incontrare la malattia e la disabilità in qualsiasi momento della
nostra vita. A tal proposito sono preziose le parole testimoniate dal dottor
Melazzini affetto da SLA: “ Non esistono
malattie inguaribili, di inguaribile c’è solo la mia voglia di vivere”.
La testimonianza di
Pierre Mertens ha toccato in modo particolare tutti noi. Nel suo libro racconta
come le parole dei medici possano diventare armi micidiali, capaci di togliere
speranza, distruggere l’amore verso un proprio caro. I loro tecnicismi non
considerano come sia fondamentale
mantenere e rinforzare l’ amore per affrontare momenti particolarmente
difficili.
Non è l’aborto la
risposta più efficace per una mamma che scopre di portare in grembo un bambino
in difficoltà. Non sono i tubi o le apparecchiature che tolgono senso alla vita.
I medici dovrebbero
aiutare le famiglie ad esempio ad incontrarsi con chi condivide la stessa paura
per aiutarsi fra loro.
Ciò che spesso inganna è
la nostra percezione: i nostri occhi tendono a cogliere le differenze, ciò che
non va. Dobbiamo allora sforzarci di andare oltre i nostri occhi ed ascoltare
l’altro, rivolgere lo sguardo non su di lui ma dove lui lo rivolge per poterlo
così veramente conoscere.
Questo intervento ha
toccato le corde più profonde del nostro cuore, l’emozione data dalle foto,
dalle scritte e dalle parole mi ha tolto il respiro. Personalmente ho rivissuto
momenti duri nei quali sembrava mancassero le speranze e ci fossero solo colpe.
Sono poi seguiti due interventi durante i quali ho capito di non essere la sola
a provare queste emozioni.
La mamma di Mauro ha
ricordato la durezza del linguaggio dei medici in ospedale ai quali però lei ha
saputo rispondere con grande fiducia grazie alla sua fede.
Le parole di Mauro ci
ricordano che i nostri ragazzi non sono oggetti: “Le
persone non sanno che dentro la paralisi c’è Mauro?”
La mamma di Christian ci
racconta della fatica ad accettare suo figlio, ora però sente di essere felice
perché vivere con lui significa imparare molte cose al punto che dice “prima non capivamo niente”.
Come ciliegina sulla
torta nel pomeriggio abbiamo avuto anche la possibilità di conoscere più
approfonditamente la parte artistica della Basilica grazie al sig. Perticarini
che avevamo già avuto la possibilità di apprezzare l’anno scorso quando ci ha
guidato alla visita del Museo del Palazzo Apostolico. Ci ha condotti in un altro
bellissimo viaggio nel tempo.
Lo ringraziamo di cuore
per la sua disponibilità.
Come ci dispiace che sia
già finito!
Quattro giorni passano
in fretta soprattutto quando sono così densi di attività.
Gli ingredienti c’erano
tutti: gioia, sorrisi, energia ed anche quel po’ di sole sufficiente per
consentirci di trascorrere una bellissima giornata al mare.
Per molti è stato il
primo bagn
Deliziose le Sorelle che
ci hanno organizzato il pranzo presso la sede dei Salesiani, abbiamo avuto
persino le brioches
fresche di giornata.
Tutto è filato a
meraviglia grazie agli organizzatori che ci hanno trasportato tutti 700 fino a
Porto Recanati, carrozzine comprese!
Che dire poi del
Vescovo, Monsignor Giovanni Tonucci, ci ha accolto ed ospitato con grandissimo
calore ed ha parlato ai ragazzi con un linguaggio a loro molto vicino.
Monsignor Tonucci ha
dedicato una mattinata anche a noi genitori raccontandoci qualcosa di sé e
parlandoci della Santa Casa e del Mistero che la pervade, di come a Loreto è
iniziato e si è divulgato il culto mariano in tutto il mondo.
Sempre per noi genitori
c’è stato un altro momento di incontro molto emozionante per l’argomento
trattato dalla dottoressa Emanuela Grazzini che dirige il Progetto “Il
cuore oltre l’ostacolo”. Questo il titolo dell’incontro
Guarda
bene e dimmi cosa vedi: la vita oltre le apparenze del limite umano“.
Abbiamo anche avuto
l’occasione di ritrovare il sig. Perticarini che mentre l’anno scorso ci ha
accompagnato nella visita del Museo del Palazzo Apostolico, quest’anno ci ha
spiegato i tesori artistici contenuti nella Basilica.
Una parte fondamentale è
rappresentata dai personaggi della storia intitolata “A
tutta pinna!” il pesciolino bullo Oscar e lo squalo vegetariano Lenny. Che
attori!! I bambini come al solito hanno partecipato in modo molto vivace.
Dopo il lancio dei
palloncini e di quintali di coriandoli, gli ultimi canti e balli, molti abbracci
e un caloroso arrivederci al prossimo anno.
Stefano e Daniela Siboni
TESTIMONIANZE LOURDIANE
ARTICOLO RISVEGLIO
L’Unitalsi Ravenna dal 29 aprile al 5 maggio ha
affrontato il primo pellegrinaggio dell’anno a Lourdes. Un pellegrinaggio il cui
bilancio non può che essere positivo, viste le numerose testimonianza di dame,
barellieri, volontari e pellegrini che ci sono giunti e che non lasciano dubbi
sulla straordinaria esperienza del trasporto malati a Lourdes. Noi del gruppo di
Ravenna abbiamo socializzato e allargato le nostre conoscenze; ci siamo
rafforzati nella fede e nel valore dell’esser-ci, cioè dell’essere presenti di
fronte al bisogno spirituale delle persone che vivono uno stato di sofferenza.
Ci auguriamo, attraverso queste testimonianze di riuscire a bussare alla porta
di tanti cuori che in solitudine cercano conforto, o più semplicemente ai cuori
di quelle persone che hanno voglia di offrire un poco del loro tempo a favore di
chi è meno fortunato, ma tanto tanto ricco di valore umano: il malato, il
disabile adulto, il disabile bambino, l’anziano, e più in generale tutti coloro
che vengono chiamati a raccolta davanti a
“Mamma Lourdes”. Cogliamo infine l’occasione per ringraziare tutti i
partecipanti al nostro pellegrinaggio poiché con la loro partecipazione e con la
loro solidarietà hanno contribuito a mantener viva l’esperienza ravennate del
pellegrinaggio a Lourdes, con l’Unitalsi.

di chiara
beatrice
Inizio con il dire che questo pellegrinaggio a
Lourdes è stata una bellissima esperienza che credo non dimenticherò mai. Quando
mia mamma mi aveva proposto di andare a Lourdes ero sì felice ma pensavo più ai
giorni di scuola che avrei perso che al fatto che sarebbe stato così bello.
Poi invece,man mano che si avvicinava il giorno della
partenza mi sentivo sempre più felice e non vedevo l’ora che quel giorno
arrivasse.
Il viaggio,che ha ricoperto due giorni del
pellegrinaggio, mi è piaciuto molto perché gia in esso si vive l’atmosfera di
Lourdes nel pregare, nell’aiutare a preparare i pasti ,nell’aiutare i malati.
Il primo giorno dopo essere arrivata a Lourdes sono
andata alla grotta con mia mamma e per andarci siamo passate da una strada tutta
alberghi e negozi, una strada rumorosa che non fa per niente immaginare la pace
che sprigiona la grotta.
La prima volta che ci sono andata non ci sono stata
molto e l’ho vista in fretta perché pioveva, poi invece qualche giorno dopo
,quando c’era il sole, ci sono tornata ed ho provato una gioia immensa.
C’era un silenzio,una pace,un’atmosfera di intensa
preghiera che mi ha colpito molto.
Da quel giorno ho sentito sempre più forte una specie
di richiamo ad andare alla grotta.
Poi però non ci sono potuta andare molte volte perché
ero impegnata al salus, ma era come se avessi la grotta nel cuore.
“Lavorare” al salus è stata un’altra cosa che mi ha
colpito molto perché ho capito che non serviva fare grandi cose ,come pensavo,
ma bastava fare due chiacchiere con i malati, fargli un sorriso, ascoltarli.
C’erano poi anche altre cose più “difficili” come fare i letti, lavare gli
ammalati , ecc.. ma erano tutti gesti fatti per amore e anche se si sentiva la
stanchezza fisica ci si sentiva molto gratificati. Dai malati infatti c’è sempre
molto da imparare: loro sono coraggiosi portatori di una pesante croce
quotidiana. Nonostante ciò non si sono persi d’animo ma hanno capito che la vita
è un dono e anche se non è uguale a quella di tutti gli altri va amata.
Questo pellegrinaggio mi ha reso più forte nella
fede, più disponibile ad aiutare gli altri,in cui c’è Gesù, e più serena
nell’affrontare le difficoltà della vita e nell’offrirle al Signore.
Spero di poter rifare presto un pellegrinaggio a
Lourdes, un’esperienza unica che ti cambia la vita.

LA MIA PICCOLA TESTIMONIANZA
Di Pilar (Pily)
Non ci sono parole per
ringraziare il Signore per questa Grazia chiamata pellegrinaggio di Lourdes è
venuta proprio nel momento giusto in cui avevo molto bisogno della Mamma
Celestiale del suo Amore, del suo conforto e delle sue coccole sono partita a
Lourdes col cuore afflitto e impaurito e con lo spirito debole e senza forza,
non riuscivo ad affrontare con coraggio i problemi di salute di mia mamma ero
terrorizzata al sapere che posso perdere mia mamma come già avevo perso mio
babbo. Sono tornata con lo spirito e il cuore pieno fiducia, di pace, di
speranza, di forza, di gioia e con tanti amici! E sono sicura che tutto andrà
bene. Faccio un ringraziamento molto speciale a tutti i volontari dell'Unitalsi
che il Signore Vi dia il coraggio di continuare ad essere testimoni con opere,
di amore e carità, e Vi benedica per sempre. Con gratitudine e affetto.

IL MIO SERVIZIO A LOURDES
Di Emanuela
Il mio servizio a Lourdes come “dama” è iniziato,
come per tutte le dame e i barellieri, durante il viaggio in treno. Quest’anno
la mia esperienza si è concentrata maggiormente nel servizio “barellato”, cioè
il servizio di assistenza per i malati in viaggio, alloggiati in una carrozza
attrezzata con cuccette speciali e presenza continua del medico e
dell’infermiera. Il barellato rappresenta l’essenza del “viaggio” verso Lourdes
ed è riconoscibile proprio attraverso gli occhi e le gesta del malato. Nel suo
sguardo, nel suo sorriso, nelle sue mani, nei suoi sospiri, è racchiuso tutto il
Mistero che lo ha portato a fare quel viaggio. La speranza, l’attesa, la
curiosità, la sfida, l’abbandono all’abbraccio Materno della Immacolata, si
leggevano fra i tormenti dolorosi della malattia. Il malato, ovvero Claudio,
Giovanna, Luisa, Dina, Simonetta, ecc… si sentivano protetti da “custodi” che
erano lì per accompagnarli fianco a fianco in quel viaggio. In tutti noi
dame e barellieri, si poteva leggere una dedizione assoluta verso il
malato, come se fossimo chiamati ad un servizio proveniente da una volontà
superiore, una volontà che trascendeva il nostro limite. La stanchezza e a volte
il dolore fisico che ne derivava, era ben poca cosa rispetto a quei sorrisi, e a
quelle braccia che si allargavano nel tentativo di prenderti, oppure a quegli
occhi che diventavano radiosi solo perché eri lì. A volte accadono anche cose
impensabili. Lavorando in un Centro di Accoglienza, proposi l’idea di Lourdes ad
un nostro ospite: Antonio. Antonio fu felicissimo di affrontare questo viaggio
soprattutto dopo aver trascorso un anno non facile, in cui a volte le notizie
mediche non erano delle migliori. L’umore di Antonio ne aveva risentito, non
socializzava più con nessuno. Antonio ha una patologia che gli impedisce di
parlare, comunica indicando le lettere dell’alfabeto stampate su un foglio.
Tuttavia durante il viaggio in treno e poi a Lourdes, quel foglio gli è servito
poco: le persone che lo seguivano, capivano tutto, con grande soddisfazione di
Antonio. Ennesima prova del fatto che a volte ci vuole altro dalle parole per
capire le persone. Così è successo che Antonio si è fatto degli amici, anche
senza l’uso del suo foglio di lettere. Attraverso la
relazione con loro, cioè con persone speciali, accade che si riceve
qualcosa di straordinario, oserei dire di soprannaturale che ti fa dimenticare
il tuo limite: quasi ti annulli nel fisico e nelle paure egoistiche.
Qualcosa dentro ti muove oltre l’ostacolo dell’ego.
Attraverso il malato si apre la sfida più dura e allo stesso tempo affascinante
con te stesso; non si può fare altro che lasciarsi andare a quella forza
superiore che guida le tue energie e i tuoi pensieri. Sei sempre tu ma non sei
più tu, qualcosa ti prende, ti travolge, ti mette “a servizio” vivendo una
situazione che riconosci lontana dal significato etimologico della parola
“servizio”, una condizione che definirei privilegiata.
Durante il viaggio di ritorno, le cose erano diverse
nel barellato. Esso appariva più calmo, silenzioso. Avvicinandomi ai malati li
vedo sereni, sorridenti, ma silenziosi. Alcuni mi cercano con discrezione,
ruotavano la testa verso di me per sorridermi, oppure per abbracciarmi in modo
insolito, non con le braccia, ma con gli occhi e con il cuore. La loro bellezza,
la loro anima, ringraziava. E noi poveri esseri limitati non potevamo fare altro
che farci scendere lacrime di commozione sperando che dentro di noi, questa
esperienza non finisca mai.
Impressioni di un barelliere alla sua prima
esperienza.
DI SIRIO
Tra i tanti pregi di Lourdes c’è anche quello di
riempire di significato ciò che, spesso, suona banale.
Ho sempre provato ammirazione mista ad invidia nei
confronti di coloro che si mettono al servizio dei pellegrini malati.
Ammirazione per lo spirito di solidarietà dimostrato.
Ma anche invidia, per come riescono a dedicare agli altri il loro tempo libero,
bene oggigiorno sempre più raro e prezioso.
Se fosse dipeso da me, con ogni probabilità, pur
desiderando da tempo fare qualcosa di più, anche in questa mia quarta visita
alla cittadina ai piedi dei Pirenei non sarei andato oltre l’egoistica
concentrazione su me stesso e sulla mia famiglia.
Ma avevo fatto i conti senza
Quest’anno Maria ha instillato sia in me che in mia
moglie Silvia, l’impulso quasi irresistibile a dedicare una settimana di ferie
al servizio dei malati.
E così, presentata domanda di iscrizione
all’UNITALSI, abbiamo potuto soddisfare tale imperativo interiore: accompagnati
dal piccolo Giovanni siamo saliti sul treno dei malati e, dopo un viaggio di
quasi ventiquattr’ore, siamo giunti a destinazione.
Dicevo più sopra, che, lungo il Gave, molte frasi
fatte riacquistano il loro reale significato.
E’ proprio vero, ad esempio, che a Lourdes il nostro
“poco” può significare “molto” per gli altri.
Personalmente non ho fatto altro che perdere alcune
ore di sonno, spostare qualche decina di valigie e passeggiare spingendo
carrozzelle. Niente di eroico, insomma.
Eppure (l’ho toccato con mano!) questo mio
modestissimo impegno ha suscitato gioia e gratitudine nelle varie Angela, Iside,
Albertina, Alice…da me scarrozzate a destra e a manca, tra messe, processioni,
visite alla grotta…
Mi imbarazzava molto, lo confesso, il ricevere tante
attestazioni di gratitudine ed affetto. Quasi avrei voluto sfuggire a tutti quei
ringraziamenti. Avrei preferito che la cosa passasse inosservata. Sarebbe stata
sufficiente la consapevolezza di aver portato a termine l’incombenza
assegnatami.
In effetti se penso alla sproporzione tra il poco che
ho fatto e la gioia che con questo poco ho contribuito a suscitare, mi stupisco
che così poca gente aderisca ad associazioni come l’Unitalsi.
E’ ovvio, sto parlando con il senno di poi. Fino a
quando non l’ho sperimentato sulla mia pelle, non potevo realmente sapere come
stessero le cose. Del resto a me sono occorsi decenni prima di decidermi a fare
qualcosa di tangibile per il mio prossimo.
Credo e spero, però, che

APPENA TORNATI A CASA
Di Felipa e Roberto
Siamo appena tornati da Lourdes (martedi scorso) col pellegrinaggio dell’Unitalsi. Il viaggio si è protratto oltre il previsto ed è quindi stato lungo e faticoso, ma il mat-tino successivo ci sentivamo in forma e riposati, e i nostri pensieri erano ancora pervasi dall’esperienza appena vissuta. Si, eravamo “qui” a Ravenna, ma il nostro sguardo interiore era ancora rivolto a Lourdes come se fosse dilatato sino a quel luogo in cui non eravamo più fisicamente presenti. Tutti gli episodi che avevamo vissuto, gli amici che ci eravamo fatti, in poco meno di una settimana, continuavano a passarci davanti agli occhi e a riempire i nostri pensieri, come succede quando si vive un’esperienza molto intensa. Da quest’anno per me e dall’ anno scorso per Felipa, dopo anni di visite come pellegrini, è maturato il momento di mettersi al servizio dei nostri ammalati e dare un aiuto come “barellieri” e “dame”. E in questo modo siamo entrati nel cuore dell’attività che si svolge a Lourdes. L’impegno è diventato stringente e c’è stato meno o pochissimo tempo per divagazioni e passeggiate; siamo riusciti a partecipare ugualmente a celebrazioni emozionanti ed intense come la processione del Santissimo, La Messa Internazionale (con la Chiesa di Pio X affollata sino all’inverosimile), La messa alla Grotta (sotto una pioggia intensa e scrosciante che non ha fatto desistere nessuno dal partecipare), La Via Crucis. E la dimensione in cui ci siamo inseriti è diventata più vasta e globale perché ci siamo trovati a partecipare con i nostri amici “ammalati e non”: Antonio, Pilar, Marietta, Patrizia, Silvano, Rossana, Laura, Domenica, Emanuela, Gabriele, Vittorio, Silvia, Sirio, il piccolo Giovanni e altri e lo sforzo di fare e l’amore che si dava e si riceveva era talmente forte che ci ha permesso di recuperare in fretta stanchezza e fatica e andare oltre le critiche e le obiezioni che il lavorare assieme a volte producono: Fra i tanti Miracoli di Lourdes e della Madonna forse anche questo è un piccolo miracolo a cui abbiamo assistito e che speriamo si ripeta anche nei prossimi anni.